Cinema e legge.

<<Il cinema italiano non è più quello di una volta.>>
<<E’ vero, ma il problema è che non ci sono soldi!>>
Quante volte abbiamo sentito discorsi simili a questi e quante volte abbiamo sperato che il cinema italiano tornasse alle eccellenze di un tempo.
Io credo che il problema non siano solo i soldi, ma anche i talenti. Che ci sono, per carità, però si fa sempre di più per tenerli alla larga.
Dunque, stabilito che i problemi del cinema italiano sono due (?), alla loro risoluzione se ne stanno occupando i nostri cari, simpatici, instancabili, brillanti, superlativi parlamentari.
L’iter parlamentare della nuova legge sul cinema, proposta da Margherita e Ds, è iniziato il 18 luglio con la deposizione del testo in Camera e Senato. Si parla di legge impostata sul modello francese, si parla di sintesi tra esigenze artistiche e di mercato, ecc ecc.
Il punto principale dell’intera riforma resta comunque la realizzazione di un "Centro nazionale per il cinema e l’audioviso" che dovrà occuparsi di destinare l’intervento pubblico ai progetti meritevoli:
"I contributi verranno destinati anzitutto ad opere prime e seconde, mentre per le altre si dovrà tenere conto dei risultati economici raggiunti in passato da produzione, cast o regista".
L’intento c’è, ed è già qualcosa, ma come al solito i tempi saranno interminabili e Rifondazione Comunista ha già cominciato a lamentarsi, annunciando la stesura di un testo di legge differente. Quello che i seguaci del buon Faustino criticano è la mancanza di serie ed efficaci regole antitrust per distruggere il predominio di quei pochi produttori che stanno miseramente rovinando l’immagine del cinema italiano ogni giorno di più. Non hanno tutti i torti, diamogliene atto.
Alla fin della fiera staremo a vedere, ai posteri l’ardua sentenza.

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2 commenti

  1. Mah… diciamo che è già qcs (?!?). vedremo che ne esce fuori!
    Ciao!

    Rispondi
  2. Ciao Trinity.
    Il punto è questo, ogni volta che c’è da rinnovare un qualcosa in un paese fortemente segnato dell’immobilismo le cose si fanno sempre più rocambolesche. Io sono sicuro che il primo punto che lascerà cadere in secondo se non terzo o quarto piano la proposta di legge in questione è la mancanza di fondi per creare il benedetto centro nazionale per il cinema e l’audiovisivo e per fare i giusti finanziamenti. Il FUC (fondo unico per lo spettacolo) dovrà essere in qualche modo riempito e la cosa potrebbe siginificare un aumento di tassazione. Altra cosa è senza dubbio la certa protesta da parte delle posizioni politiche (leggi tutte le destre, più o meno al centro) meno propense ad occuparsi di cultura e spettacolo. Alla fine se ci son problemi da risolvere meglio risanare prima le pensioni e le buste paga degli operai, questo è indubbio. Ma se vogliamo la questione non è nemmeno quest’ultima, visto che non si arriva mai ad una vera risoluzione su nulla, neanche sulle priorità.
    Fare del semplicismo sfrenato e dar la colpa ai vecchi governi DC sarebbe appunto troppo facile, ma visto che ci sono inizio un discorsetto.
    Andreotti con la sua legge del 1949 fece bene e fece male nello stesso istante. Da una parte introdusse un sistema di finanziamento statale, una quota di importazione di film stranieri che ne limitava l’impatto, e un sistema di co produzione tra industrie cinematografiche di nazioni differenti che permetteva di vendere il film su altri mercati con più efficacia. Dall’altra parte negava sostanzialmente il finanziamento a tutte le sceggiature che erano al di fuori della politica DC.
    Anchille Corona, uomo politico del PSI e ministro durante i governi Moro e Rumor, sfornò una legge, la legge Corona, che è tutt’ora in vigore da 30 anni e che diede il colpo di grazia al cinema italiano. Con questa legge un film deve essere interamente girato in Italia, con mezzi e uomini italiani e con finanziamenti italiani. In poche parole è fare del protezionismo in un mondo globalizzato, cosa che ha chiuso il cinema italiano nel suo piccolo e ne ha bloccato letteralmente la visibilità sul mercato estero, a parte ovviamente pochissime eccezioni.
    Per concludere io dico che è senz’altro lodevole che ci sia almeno l’intenzione di cambiare le carte in tavola. Ma la parte di me fortemente realista mi suggerisce che non sarà tutto così facile. In tutti questi anni le cose sono sempre peggiorate e tutti han fatto finta di nulla. Se questa riforma non farà nulla di buono o se semplicemente questa riforma cadrà nel dimenticatoio dovremmo aspettare altri 30 anni prima che qualcono faccia qualcosa.
    Perciò diamo fiducia ad un governo che campa sulla fiducia ma che alla fine ha mostrato un po’ più di riformismo (che non è ancora e non sarà mai abbastanza) di altri. Lamentarci è il nostro forte, ma è indubbio che tutti ci spingono a lamentarci sempre di più.
    Per finire mi scuso se vi ho tediato e metto le mani avanti dicendo che se ci devessero essere imprecisioni e semplificazioni eccessive nel mio discorso la colpa è quella di aver fatto un discorso che vale un libro in “poche” battute.
    Saluti.
    Para

    Rispondi

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