"Cronaca di Un Amore": è del 1950 l'esordio di Antonioni.

cronaca di un amoreCronaca di Un Amore” è il primo lungometraggio del nostro caro Michelangelo Antonioni, ed è indubbiamente uno dei migliori esordi della storia del cinema.
Paola Moron è la giovane moglie di Enrico Fontana, un ricco imprenditore milanese che assume un detective privato per avere informazioni sul passato oscuro della consorte.
Uno dei motivi per cui Paola mantiene riservatezza sulla sua gioventù è il voler nascondere l’omicidio commesso insieme al suo unico amore Guido. Le domande del detective destano però sospetto in una vecchia amica di Paola, che avvisa quest’ultima. Paola, credendo che sia in corso un’investigazione di polizia riguardante l’omicidio, contatta ed incontra Guido, dopo parecchi anni. L’amore tra i due è ancora forte, e i loro incontri si faranno più frequenti.
Per mezzo delle inchieste del detective, e degli incontri segreti tra Paola e Guido, anche noi scopriamo pian piano il loro passato gelosamente nascosto. Ben nascosto grazie anche alla Seconda Guerra Mondiale, che ha permesso una sorta di tabula rasa generale, a causa di molta documentazione andata perduta: registri di scuola, anagrafici, ecc. Ciò che è venuto prima del conflitto può essere insabbiato, tutto può e deve ricominciare daccapo. Come nel molto successivo “Professione Reporter”, anche Paola cerca in qualche modo di cambiare identità, senza però riuscirci. I ricordi d’amore, e i ricordi d’orrore, non possono essere cancellati nemmeno dalla più grande delle guerre.
Uno dei temi forti di questo film è dunque il passato che ritorna. Un passato che si pensava sepolto ritorna a sconvolgere la vita dei personaggi. L’amore adulterino e dirompente che aveva spinto i due innamorati ad eliminare in passato la ragazza di Guido, li spingerà a cercare di eliminare Enrico Fontana. Proprio la tragedia tenuta nascosta per anni rivivrà come un incubo ricorrente ed inevitabile.
Quello che però muove verso tale direzione è una casualità quasi schematica. Il sospetto di Enrico verso la moglie permette l’entrata in scena dell’investigatore, e il sospetto di Paola verso l’investigatore permette l’entrata in scena di Guido. E quando la donna scopre che non è un’indagine di polizia quella sul suo conto, ma una mera questione di gelosia, l’orrore dell’omicidio impunito di giovane età si ripresenta necessario. I due amanti che si sono macchiati una volta, possono rifarlo.
Spinta finale verso tale decisione è il loro rendersi conto di come l’omicidio può essere provocato da un evento casuale. Un cane che taglia la strada al ricco borghese mentre è al volante di una veloce Maserati, facendolo leggermente sbandare, ma senza conseguenze, diventa da propulsore verso la definitiva decisione dei due. Il piano è quello di attraversare all’improvviso la carreggiata dove Enrico si troverà a guidare, facendolo cadere in un naviglio.
Ma così come ci si può servire del fato, usandolo come maschera, così il caso si serve delle sue pedine, portando Enrico alla morte senza l’intromissione dei due amanti. Nonostante il volere di Paola e Guido si sia compiuto, la consapevolezza della superiorità del destino beffardo li porta alla definitiva separazione. Il fato li ha privati di un gesto che era diventato tappa fondamentale e ricorrente della loro relazione.
Con questo film Antonioni si presenta in un panorama cinematografico post neorealista, ed introduce lo spettatore al personalissimo cinema del grande regista ferrarese. Già da questa prima prova notiamo con piacere l’ampio uso, rapportato a quegl’anni, del piano sequenza. Da menzione è la splendida scena del ponte, scena in cui la macchina da presa segue Paola e Guido sottolineando, grazie a precisi movimenti, lo stato d’animo dei due, il tutto in un piano sequenza che finisce con la stessa inquadratura da cui è iniziato.
Da menzione anche la grande prova attoriale di Lucia Bosè (Paola) e Massimo Girotti (Guido).
Un Michelangelo Antonioni che si affaccia nel cinema di finzione con una forza incredibile, una forza che lo ha tenuto in questo mondo per quasi 60 anni.
Para
Voto Para: 3,5/4
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6 commenti

  1. anonimo

     /  17 agosto 2007

    Sono un grande amante di Antonioni. Complimenti per le due bellissime recensioni.
    “Cronaca di un amore” è, probabilmente, il mio preferito del regista. Un esordio a dir poco folgorante!!!

    Luca

    Rispondi
  2. Ciao Luca, grazie per i complimenti da parte anche di Chimy.
    Non ti posso dare torto, “Cronaca di Un Amore” è un esordio stupefacente, un film affascinante e costruito egregiamente.
    Merita di essere ricordato e segnalato appunto per il suo grandissimo valore.
    Un grande regista che inizia la sua carriera in grande, questo è Antonioni e il suo “Cronaca di Un Amore”.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  3. OT

    ho visto il grande capo, mi è pure piaciuto!

    Murda

    Rispondi
  4. Oh, mi fa molto piacere che hai apprezzato l’ultimo di Lars, dato che so (viste le nostre discussioni nelle notti udinesi:) ) che è un regista che non ami particolarmente…
    A presto

    Chimy

    p.s. vengo subito sul tuo blog a leggere la recensione..

    Rispondi
  5. Antonioni è un regista che devo approfondire…ed è un vero peccato farlo ora, dopo la sua morte…

    Ps. bel blog, ti aggiungo subito tra i miei link…^^

    Rispondi
  6. Merita davvero di essere approfondito, appena vedi qualcosa facci sapere. Personalmente ti consiglio “Blow-up” che per me è il suo capolavoro.
    Saluti

    Chimy

    p.s. ti ringrazio per i complimenti al blog (anche da parte del mio compare Para che è in vacanza) e per il link, appena sistemiamo un pò la parte grafica (spero a settembre..) e mettiamo i link ricambiamo il favore

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