Angel: Ozon continua a giocare con i generi… questa volta tocca al melodramma

François Ozon (classe 1967), dopo aver realizzato lo splendido "Il tempo che resta" (forse il suo film migliore), torna a giocare con i generi del cinema classico: questa volta tocca al melodramma.
Angel è una giovane ragazza che vive nella parte povera di Londra e ha una grande passione per la scrittura.
Un giorno un importante editore (Sam Neill) la chiama perchè deciso a pubblicare un suo romanzo; da quel momento la sua grigia vita si vestirà di colori sgargianti.
Le opere di Angel non prendono spunto dalla triste realtà, ma dal desiderio di una vita da favola. Il suo sogno si realizzerà grazie all’enorme successo dei suoi romanzi: avrà l’uomo che ama, avrà la casa che sognava da bambina (non a caso chiamata Paradise) e vestiti magnifici.
Con l’arrivo della guerra, però, finirà un’epoca: il sogno della belle epoque si dissolverà e, insieme ad esso, il sogno di Angel.
"Angel" è un film che fa nascere sentimenti contradditori nello spettatore durante la visione: è commovente nella sua freddezza, toccante nella sua distanza e magnificamente raffinato nel suo cattivo gusto.
E’ un’opera con la quale Ozon omaggia (non solo il melodramma) una "maniera" di fare cinema di una cinquantina di anni fa, epoca che sembra ormai lontanissima dal punto di vista cinematografico.
Il personaggio protagonista, Angel, sembra calzare perfettamente alle eroine dei cosiddetti woman’s film, genere anni ’40 e ’50, in cui il punto di vista spettatoriale era completamente femminile (a differenza che nel cinema anni ’30 che, storicamente parlando, considerava il personaggio maschile il soggetto e quello femminile l’oggetto). Certo che Romola Garai non è Bette Davis o Joan Crawford, però, tramite ironia ed eccessi fa rivivere (bene) quel tipo di personaggi che avevano una valenza ben più profonda dal punto di vista sociale.
Ozon dirige con classe e si conferma uno dei più importanti registi sotto i 40 anni (è del novembre 1967) del panorama europeo (e forse mondiale).
Rispetta gli stilemi del melodramma (la ragazza povera che riesce a realizzare i suoi sogni di gloria, l’incontro con l’uomo che ama, la guerra che li divide e, infine, la morte) e modalità stilistiche del passato, in particolare la retroproiezione: magnifiche le sequenze con Angel e l’editore in carrozza, oppure quelle del viaggio di nozze, mentre dietro i personaggi si muove un paesaggio (visibilmente e volutamente) sconnesso all’azione.
Attenzione però: non pensiamo che Ozon abbia semplicemente voluto giocare prendendo in giro il melodramma classico; al contrario omaggia questo genere, che ha dichiarato di amare moltissimo, attraverso l’ironia. Non ha l’ambizione (o l’arroganza) di ricreare i generi del cinema classico, semplicemente vuole riproporli in un’epoca in cui sembrano essere scomparsi, o aver preso strade molto diverse rispetto a quelle che avevano in passato.
Nel triste finale del film Sam Neill dice che le storie (melò) di Angel passano facilmente di moda… purtroppo è vero, ma l’importante è che quando ci sono riescano a trasmettere sincere emozioni e sentimenti profondi (anche se contradditori).
E in questo Ozon ci riesce in pieno…

Chimy

Voto Chimy: 3 / 4


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15 commenti

  1. Come ormai ben sai non ho molto amato questo film. Secondo me è un pò “paraculo” da parte sua usare sempre così l’ironia:in questo modo gli si può concedere tutto. Il personaggio della Garai non ha nulla a che vedere con quelli di Bette Davis: non ha sfacettature, non ha complessità, è solo superficialmente un personaggio, piatto.

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  2. Certo non voglio assolutamente paragonare i personaggi di Bette Davis a quello della Garai (come ho scritto quelli degli anni ’40-50 erano personaggi femminili ben più profondi dal punto di vista sociale e di altro spessore). Però non sono d’accordo che “Angel” sia un personaggio privo di complessità e sfaccettature: ho trovato molto interessante il suo trasmettere nei romanzi i suoi sogni, che proprio grazie al successo dei romanzi stessi diventeranno realtà. Un personaggio che sogna di conoscere la “vita vera”… e una volta conosciuta tutto sembra cadergli addosso.
    Sull’ironia che usa l’ho vista come una maniera per omaggiare il genere giocandoci un pò sopra. Non lo trovo “paraculo”, perchè non vi vedo alcuna furbizia…anzi, al contrario, mi sembra che Ozon abbia fatto un’opera sincera, sapendo anche che non verrà vista da molte persone e non puntando al grande pubblico. A differenza del meno riuscito, a mio parere, “8 donne e un mistero”…
    Ciao, a presto

    Chimy

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  3. Anche questo non vedo l’ora di vederlo. Ozon mi piace proprio.
    Un saluto.
    Neville

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  4. Se ti piace Ozon non puoi perdertelo assolutamente…
    Ciao

    Chimy

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  5. Ecco, Ozon è uno di quegli autori che proprio non riesco ad apprezzare. Per un motivo o per l’altro finisco sempre per perdermi i suoi film (e non sentirne troppo la mancanza). L’unico che mi ha incuriosito (e che pertanto ho visto) è “Otto donne e un mistero”, ma anche in quel caso niente di che…
    Comunque ottima recensione, come sempre del resto.

    Ciao,
    Mr. Hamlin

    Rispondi
  6. “8 donne e un mistero” non ha convinto pienamente neanche me.
    Ti consiglio, però, molto caldamente “il tempo che resta”, un film di una poeticità intensa…
    Ciao e grazie dei complimenti alla recensione

    Chimy

    Rispondi
  7. L’ho visto poche ore fa e posterò presto un commento. La tua recensione è molto interessante e come sempre precisa ed esauriente.
    Grazie Chimy. A presto.

    Rispondi
  8. condivido assolutamente
    anche il voto
    quindi “il tempo che resta” dovrei proprio vederlo, me lo (anzi melò ^^) segno

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  9. @cinemasema: grazie a te x i complimenti. Attendo tue parole

    @honeyboy: eh eh… sì “Il tempo che resta” devi proprio vedertelo, a me ha colpito tantissimo..

    Saluti a entrambi

    Chimy

    Rispondi
  10. Edooo

     /  22 ottobre 2007

    Io di Ozon avevo visto solo Il tempo che resta. Ricordo solo che mi era piaciuto molto e poi ricordo il finale meravigliosamente poetico.
    Hai ragione Angel fa nascere sentimenti contrastanti. Per più momenti ho ridacchiato vedendo l’enfasi volutamente esagerata di alcune scene, mi sono commosso guardando la brava (molto di più qui che in Espiazione) Romola Garai interpretare molto bene i mutamenti di Angel e in altre parti mi sono chiesto che volesse fare Ozon. Non è un film immediato, non per niente ci ho messo una settimana a scrivere qualcosa,e forse solo ora sono riuscito a capirlo!

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  11. Ciao Edo, concordo assolutamente con le tue parole: non è un film immediato… è un’opera che fa riflettere molto, anche nei giorni successivi alla visione. Ora passo a leggere la tua recensione…
    Ciao

    Chimy

    p.s. sono contento di aver trovato finalmente qualcuno che abbia visto “Il tempo che resta”, film davvero magnifico, poetico e toccante… non farmi ripensare a quel finale che mi vengono ancora i brividi…

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  12. Visto il calore con cui parli e consigli Il tempo che resta credo proprio che dovrò attivarmi per trovarlo!
    Poi ti farò sapere che ne penso.

    Ciao,
    Mr. Hamlin

    Rispondi
  13. Sì, ci terrei davvero che lo vedessero in molti, dato che è un film che in sala è passato poco (e che purtroppo conoscono in pochi)…
    Quando l’avrai recuperato fammi sapere cosa ne pensi…
    Ciao

    Chimy

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  14. Ho visto finalmente il film ma devi dire in tutta onestà che mi ha deluso.
    Il personaggio di Angel Deverell è interessante, così come gli altri che gli ruotano intorno, il problema è che molte situazioni sono scontate: le morti, le delusioni, le bugie a lungo andare sono prevedibili.
    Un saluto.
    Roberto

    Rispondi
  15. Ciao Roberto, guarda a mio parere il fatto che molte situazioni sono assolutamente prevedibili (hai ragione) è dovuta alla volontà del regista di ricreare situazioni tipiche, e convenzionali, del genere melodrammatico. In questo modo, secondo me, riesce ad omaggiarlo (con molta ironia) al meglio…
    Ciao, a presto

    Chimy

    Rispondi

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