"Il Settimo Sigillo": il bianco e il nero di una scacchiera dicono più di mille parole.

settimo sigilloLa morte è forse l’unica certezza che ci accompagna nel nostro cammino. Si può evitare di pensarci, si può esserne ossessionati, si può rifiutarne la crudeltà, o si può esserne morbosamente attratti. La nostra vita terrena è indissolubilmente legata alla sua stessa fine. Attendiamo, senza volerlo ammettere a noi stessi, che la fine ci mieti con la sua scure, riflettendo su quello che perderemo e su quello che ci attenderà.
<<Nessuno può vivere sapendo di dover morire come cadendo nel nulla senza speranza.>>
Le parole del cavaliere Antonius Block ci parlano con una fermezza assoluta, ma costantemente attanagliate dal dubbio. Tornato dalle crociate con la propria fede cristiana ridotta all’osso, si vede giungere la visita di una figura scura, avvolta in abiti neri, ma con un volto che si mostra in una inquietante luce bianca. Quel volto, bianco di cipria, rappresenta la nitida certezza del messaggio di cui si fa voce: la fine è giunta e non lo si può evitare. Una partita a scacchi tra i due, tra la morte e la sua vittima, diventa l’effimero prolungamento di una vita destinata a finire, in cui la speranza di vittoria, da parte del cavaliere, è consapevolmente nulla, e diventa soltanto l’occasione per avere il tempo di riflettere su Dio, sulla fede e sulla natura umana.
Antonius Block è accompagnato nel suo viaggio verso casa dallo scudiero Jones, una figura che fa della parola e della ragione la sua arma. Nel suo atteggiamento sicuro e lucido vediamo la netta contrapposizione con il suo signore. Uno che ha risposto al terrore della guerra, della pestilenza e della morte con dubbi e timori, l’altro che ha risposto mostrando sicurezza, determinazione e cinico realismo.
I saltimbanchi che incontrano nel loro viaggio rappresentano quella gioia e quella semplicità di vivere che i reduci di guerra hanno quasi cancellato. Josef, Mia, il loro piccolo figlio Mikael e il capocomico Jonal, portano i propri spettacoli per le strade, inscenandoli al fianco di processioni di flagellanti e pentiti, di terrorizzati e deboli uomini che vedono  nella malefica peste il giudizio divino, l’apocalisse per un manipolo di poveracci la cui fede è diventata troppo debole. La paura della morte ricorda all’uomo la piccolezza dinnanzi a Dio e la paura diventa la prima e più importante forma di controllo dell’opinione pubblica e di “arruolamento” di anime desiderose (o costrette dall’autocommiserazione) di donare corpo, anima e denaro alla chiesa.
La semplicità dei saltimbanchi, spensierata ma consapevole, affiancata al viaggio verso la morte del cavaliere, rappresenta la duplicità della natura umana, costantemente accompagnata da gioie e dolori, paura e speranza, tragico e comico. Una natura umana fatta di diversità e opposti, così come l’amore coniugale sereno e fedele di Mia e Josef si contrappone al geloso ed adulterino rapporto tra il fabbro Plog e la consorte Lisa, che fugge momentaneamente con l’attore Jonal, per poi tornare con la coda tra le gambe piangendo e mentendo.
Il dubbio tra l’esistenza o meno di un Dio che ci parla col silenzio, di un Dio che i nostri sensi non possono percepire, è il dubbio che Block vuole risolvere prima di morire. Lo domanderà anche ad una presunta strega destinata al rogo, con la morte negli occhi, occhi dove lei crede di custodire Dio, perché Dio è nella morte, come Dio è nella vita.
L’epilogo della partita a scacchi è scontato, e pur sapendolo fin dall’inizio è lo stesso Block a porgere la vittoria al suo avversario: i pezzi cadono, urtati dal mantello del cavaliere, e la morte può ridisporli, a proprio piacimento, così come a proprio piacimento viene a farci visita, col suo mantello scuro e il suo volto bianco.
Nel castello di Block, quando sua moglie, rassegnata e consapevole, legge versetti dell’apocalisse, la morte giunge, e con lei la loro fine. Block e la moglie, Jones e la ragazza muta, Plog e Lisa, in fila dietro al cavaliere oscuro, si mostrano come sette figure scure, sulla cima di una collina, che danno spettacolo con una danza macabra, i cui spettatori sono i saltimbanchi che fieri e gioiosi di vivere li guardano ballare verso l’aldilà. Chissà che anche Ingmar Bergman non abbia finalmente trovato il Dio che ha costantemente cercato insieme ai suoi personaggi.
In fondo "Il Settimo Sigillo" è la fiera e magistrale messa in scena dei dubbi di un uomo e dei dubbi dell’uomo. Dubbi che non avranno mai risposta nel nostro breve ed effimero hic et nunc.

Para
Voto Para: 4/4
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16 commenti

  1. be che dire?l’idea delle week è molto interessante (io mi occupo di volta in volta di un regista ma lo faccio sul lungo tempo..il primo è stato il maestro della fantascienza anni 50 jack arnold) e il settimo sigillo è il classico film ch ho in casa da mesi ma che non riesco mai a vedere!devo darmi una svegliata!bellissima recensione!
    deneil

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  2. anonimo

     /  12 novembre 2007

    Farete anche una week su di me? Se no mi offendo e comincio a lasciare commenti seri…

    Legolas

    Rispondi
  3. @deneil: poi facci sapere cosa ne pensi..è un film da vedere assolutamente.

    @legolas: eh no… perchè hai rovinato la sorpresa? tra due sett avevamo già deciso che fosse la Legolas Week.
    Tu ti chiederai: come mai fra due settimane?… la risposta è: perchè la prossima sarà la “Panty-Week”!!!

    Chimy

    Rispondi
  4. bravo para, molto bella la rece
    io di bergman ho visto solo il posto delle fragole e sarabanda, questo mi manca (e qui mi meriterei quanto meno una sassata!)
    però da qualche parte dovrei averlo, lo vedrò prossimamente e vi farò sapere!

    Rispondi
  5. Grazie Honeyboy, sono davvero molto felice che la mia rece piaccia. E’ un film che amo molto.
    Guarda, io con questa “Bergman Week” colgo l’occasione per redimermi e guardare un po’ di suoi film.
    Purtroppo i film in generale sono troppi, è impossibile vedere tutto di tutti. Propongo quindi di fermare le produzioni cinematografiche per almeno una decina d’anni così da permettere ad ognuno di noi di recuperare la maggior parte dei titoli che ha perso.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  6. E’ uno dei film di Bergman che mi impressionò di più (quando lo vidi per la prima volta) dopo il Posto delle fragole. Quell’uomo incappucciato lassù sulla collina che trascina via tutti quanti, metafora che diventa emblema, anzi simbolo stesso dell’attimo che cancella affanno e desiderio, speranza e rinuncia. Bellissima recensione. Ciao.

    Rispondi
  7. questo film è davvero uno sei 10 più belli di sempre. bella rece. a presto ciao ; )

    Rispondi
  8. si… uno dei più belli, concordo bellissima recensione!

    Rispondi
  9. Innazitutto grazie davvero a tutti per i complimenti.

    @cinemasema: “Il Settimo Sigillo” è davvero un’opera incredibile. Come i pezzi degli scacchi tutto si muove per coppie di opposti. Ma la Morte non appartiene a nessuno schieramento.
    La danza macabra è davvero l’attimo che diventa quasi eterno, come se volessero ballare per sempre, pensando che la morte non li stia accompagnando da nessuna parte.

    @sendo84: ciao e benvenuto sul nostro blog. Il Settimo Sigillo è uno di quei film che in un modo o nell’altro tornano sempre nei nostri pensieri. Capolavoro senza mezzi termini.

    @cinemasuperga: come per Sendo, senza il bevenuto, dato che mi pare di averti(vi) visto già altre volte.

    Saluti a tutti.
    Para

    Rispondi
  10. Ed alla fine arrivo anch’io (meglio tardi che mai) a porgere i complimenti per la recensione. Io il film l’ho visto una vita fa e con la tua attenta analisi mi hai fatto venir voglia di rivederlo.

    Ciao,
    Mr. Hamlin

    Rispondi
  11. Ciao Hamlin, grazie anche a te per i complimenti.
    Se hai tempo e voglia non posso che spingerti a riguardarlo. Non dura molto, un’ora e mezza mi pare, ed è decisamente una visione piacevole, nonchè ricca.
    Se lo rivedi avvisaci.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  12. Geniale, assolutamente straordinario.

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  13. E’ sempre un piacere constatare che Bergman venga venerato da tutti. Obiettivamente sarebbe impossibile non farlo.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  14. Grandissimo film e purtroppo l’unico di Bergman che ho visto finora…è stato anche uno dei miei ultimi acquisti in dvd quindi gli dedicherò una re-visione prossimamente…
    Ricordo che la sceneggiatura mi lasciò estasiato…bellissima e molto poetica…
    un saluto

    Rispondi
  15. splinder…

    Rispondi
  16. Ciao Filippo. Sulla scenggiatura nulla da ridire, come sul film.
    Appena revisioni posta oppure torna qui a dirci la tua.
    Anche se prevedo che non sarà di sicuro negativa. 🙂
    Saluti.
    Para

    Rispondi

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