Persona: Liv Ullmann e Bibi Andersson a confronto nel (a nostro parere) più grande film di Bergman

Fate silenzio, inizia il film.

Due luci si accendono, una pellicola scorre in un piccolo proiettore: in rapida successione si sovrappongono un pene (ricordate cosa diceva Tyler Durden?) e disegni animati; un ragno e un agnello sacrificale; immagini slapstick e chiodi che si piantano nelle mani di (?) Cristo.

Forse è la dimostrazione che, a più di 40 anni di distanza, le teorie Ejzensteniane sulla messa in pratica del montaggio delle attrazioni sono ancora valide, o forse Bergman ha voluto mostrare frammenti di contenuto che hanno caratterizzato la sua filmografia precedente: il sesso, la religione, il sacrificio, la passione per gli albori del cinema (come racconta nella sua autobiografia: “La lanterna magica”), il ragno-rappresentazione di Dio in “Come in uno specchio” e, per ultima, la neve che rimanda a “Luci d’inverno” e alla sua Svezia che non ha mai voluto lasciare.

In seguito vediamo in una stanza-limbo alcuni corpi (morti?), un bambino si alza dal letto, accarezza un enorme schermo che riproduce il volto di una donna. Questo volto inizia a sfocarsi, ne compare un altro (di un’altra donna) e lui continua ad accarezzarlo.

Questo straordinario incipit, uno dei migliori di sempre, rimane profondamente enigmatico per il momento. Sicuramente, però, Bergman vuole suggerirci già dalle primissime immagini che stiamo assistendo ad una finzione, un film che avrà probabilmente risvolti metacinematografici e, forse, che quei corpi (compreso il bambino) sono personaggi che non hanno trovato spazio all’interno della storia.

Dopo i titoli di testa inizia la narrazione vera e propria: l’infermiera Alma (Bibi Andersson) riceve l’incarico di accudire l’attrice Elisabeth (Liv Ullmann) che, mentre recitava L’Elettra, smise improvvisamente di parlare. Da quel momento si è chiusa in un mutismo assoluto: Alma cercherà di scoprirne le ragioni e farle tornare la parola.

Inizialmente però, più di Alma, è la dottoressa che sembra comprendere il suo silenzio: capisce che il fine di quell’estremo gesto è la volontà di smettere di sembrare e iniziare ad essere. Senza parlare si evita di mentire, si perdono quelle maschere che hanno accompagnato Elisabeth per tutta la vita.

Come in Beckett le parole sono futili, il silenzio è l’unica verità possibile.

Ma così Bergman sembra aprire ad un paradosso: stare in silenzio non è che un’ulteriore maschera, la vita stessa comporta obbligatoriamente la rappresentazione di un ruolo. Si può essere davvero sè stessi?

Alma e Elisabeth (i volti che quel bambino accarezzava sullo schermo), su consiglio della dottoressa, vanno a passare del tempo su un’isola, nella speranza che questo porti giovamento all’attrice.

E’ curioso che il regista scelga, per la prima volta, di girare sull’isola di Faro, quello stesso luogo dove Bergman ha deciso di passare (quasi isolato) gli ultimi decenni della sua vita.

Alma, una strepitosa Bibi Andersson, e Elisabeth, Liv Ullmann in una delle migliori interpretazioni della storia del cinema, diventano sempre più intime: l’infermiera descrive alla grande attrice tutta la sua vita, le sue ossessioni, il suo amore per Mark.

Arriva persino a raccontarle di essere rimasta incinta, in seguito ad un rapporto con dei ragazzini sconosciuti, e di avere avuto un aborto naturale (?).

La natura metacinematografica del racconto viene comunque sempre sottolineata da Bergman con sguardi in macchina e, in un momento memorabile, Elisabeth che fotografa il pubblico.Questo processo trova il suo culmine a metà del film: la pellicola si brucia, è necessario cambiarla; l’immagine rimane sfocata per alcuni secondi prima di riprendere la sua nitidezza naturale.

Il film riprende, ma ogni cosa sembra essere cambiata.

Il bel rapporto che si era instaurato tra le due donne sembra finire quando l’infermiera apre alcune lettere scritte dall’attrice per la dottoressa: vi trova tutto ciò che aveva raccontato ad Elisabeth in quei giorni, compreso l’episodio dell’aborto.

Le due litigano e, dopo un duro scontro, Elisabeth corre sulla riva del mare con Alma, dietro, che la insegue per chiederle perdono.

La sera Alma entra in camera di Elisabeth e la osserva dormire: questo momento, spiega Bergman, è il punto centrale del film: “Alma ha paura, la guarda timidamente, ed improvvisamente si scambiano le rispettive personalità. (…) Alma prova la condizione dell’anima dell’altra donna, per assurdo. Incontra la signora Vogler, che ora è diventata Alma e parla con la sua voce. E’ una scena-specchio".

Nella sequenza successiva (forse un ricordo dell’attrice) Alma incontra il marito di Elisabeth, che vede in lei sua moglie.

Grazie ad una magnifica costruzione dell’inquadratura Bergman ci mostra il volto di Liv Ullmann in primo piano e, dietro di lei,  Bibi Andersson e Gunnar Bjornstrand che si comportano come una normale coppia sposata.

Questo viaggio all’interno dell’inconscio femminile sembra la base (il confronto è d’obbligo) degli ultimi film di David Lynch. Il rapporto che si instaura tra Alma ed Elisabeth è molto simile a quello tra Diane e Camille in “Mulholland Drive” (paragone di cui ha fatto un ottimo saggio Luigi Porto): la duplicità, le diverse dimensioni, il sogno, un rapporto di strettissima intimità… che sfociano (come anche in “INLAND EMPIRE”) in una profonda riflessione metacinematografica sulla natura della finzione (come quello di Liv Ulmann il personaggio di Naomi Watts, in “Mulholland Drive”, è un’attrice).

Il tema del doppio e dello scambio di personalità trova il suo estremo nella sequenza successiva, in assoluto, a mio parere, una delle più importanti della seconda metà del ‘900 cinematografico.

Bergman ci mostra per due volte lo stesso dialogo tra le due protagoniste: prima mostrandoci il volto di Elisabeth, poi quello di Alma.

L’infermiera ha ormai capito il segreto dell’attrice: ella ha avuto un bambino che non desiderava, che voleva nascesse morto; nonostante il suo disprezzo per lui, questi ama profondamente sua madre e lei non riesce a ricambiare questo suo amore.

In realtà questo non è un dialogo ma un monologo, non è un colloquio ma un soliloquio; è solo Alma a parlare mentre Elisabeth la sta a sentire.

Entrambe hanno rifiutato il proprio figlio: Alma con l’aborto, Elisabeth con il desiderio che suo figlio non fosse mai nato.

Questo parallelismo porta all’unità estrema tra le due, raffigurata dalla (memorabile, geniale, strabiliante) fusione tra i due volti.

Sono molto interessanti le parole di Bergman quando racconta di aver mostrato quest’immagine (doppia) alle due attrici: “Quando ricevetti la copia del filmato dal laboratorio, chiesi a Liv ed a Bibi di venire nella stanza del montaggio. Bibi esclamò, sorpresa: "Ma Liv, sembri così strana!". E Liv disse: "No, se tu, Bibi.. sembri davvero strana!". Spontaneamente negarono la loro metà di quel viso..".

Dopo questa sequenza vediamo Elisabeth che succhia il sangue di Alma, e Alma che prende a schiaffi Elisabeth. Facendosi del male, l’una contro l’altra, è come se facessero del male a sè stesse per le scelte che hanno fatto.

In seguito (in una scena forse onirica) Alma riesce a far dire spontaneamente a Elisabeth una parola: “Nulla”. Una parola che sembra sottolineare, ancora una volta, l’inutilità del parlare.

Dopo che Alma parte dall’isola e Elisabeth (morta?) viene ripresa da una troupe (ancora la finzione filmica), Bergman ci mostra ancora il bambino dell’inizio che accarezza quei due volti sovrapposti sullo schermo.

Ora, però, sappiamo (forse) cosa rappresenta: il figlio (morto, mai nato, rifiutato) che mostra affetto per quelle madri che non l’hanno mai voluto.

La pellicola esce dal proiettore, le luci si spengono…la finzione è finita. “Persona”, uno dei più grandi film della seconda parte del secolo, è finito.

Ora potreste parlare, ma rimanete ancora per qualche momento in silenzio. Riflettete su quello che avete visto.

Senza sussurri.

Senza grida.

Rimanete in silenzio.

 

Chimy

Voto Chimy: 4 / 4

Voto Para: 4 / 4

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34 commenti

  1. Un breve commento, innanzitutto, per scusarmi della lunghezza della recensione (questo film l’ho visto per la prima volta nei giorni scorsi e mi ha esaltato talmente tanto che non riuscivo a fermarmi) e grazie a chi ha avuto la forza di leggerla tutta…

    A chi fosse interessato al saggio di Luigi Porto sul rapporto tra “Persona” e “Mulholland Drive” lo può trovare a questo indirizzo: http://www.offscreen.it/primo/personamulhollanddr01.htm

    Saluti a tutti e, per chi non l’avesse visto, cercate assolutamente di recuperarlo… è un’opera incredibile.

    Chimy

    Rispondi
  2. Ho visto pochi gg fa IL VOLTO e come te sono stato in estasi, x cui capisco il tuo entusiasmo per un film di Bergman!!!!!!

    Rispondi
  3. Recensione eccezionale, bellissima, per un film altrettanto eccezionale. Possiedo un vecchio VHS della Sampaolo audiovisivi (acquistato oltre dieci anni fa), che è anche un caro ricordo (un regalo per un mio compleanno). Un film poco nominato (forse tra i meno conosciuti di Bergman?), eppure uno dei più attuali. Il film è del 1966 ma se viene messo in relazione a Mulholland Drive, significa che è un capolavoro che “buca” il tempo ed è divenuto un cult che non può mancare nella cultura “visiva” di un cinefilo. Grazie per l’ottima recensione e per aver proposto questo stupendo film. Ciao.

    P.S. anche questo 4/4. Con Bergman è difficile scendere sotto il massimo dei voti.

    Rispondi
  4. @Mr.Davis: “Il volto” mi manca…devo recuperarlo a breve. “Persona” non l’hai mai visto? Te lo consiglio all’inverosimile….

    @cinemasema: grazie davvero per i complimenti… ci tenevo molto di sapere il tuo parere su questo film che, ho visto da poco, e mi ha davvero folgorato….
    Sì concordo è assolutamente un capolavoro senza tempo…nelle mie due recensioni (questa è “il posto delle fragole”) non avevo dubbi sui voti…per me sono i due suoi capolavori…i miei preferiti dell’immenso Bergman.
    Davvero un film che ogni cinefilo deve assolutamente vedere… assolutamente..

    Grazie a entrambi

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  5. @Mr.Davis: dimenticavo…attendo una tua recensione per “Il volto”…scrivere (e leggere) su Bergman è davvero un piacere….

    Chimy

    Rispondi
  6. Come Chimy anche io ho visto il film pochi giorni fa, e come lui sono rimasto folgorato.
    Consigliarne la visione è riduttivo, io ne obbligherei l’esperienza. Perchè più che una visione, il film è un’esperienza che va vissuta.
    Irripetibile.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  7. preziosissima questa serie di post bergmaniani, grazie mille!
    bellissima, questa recensione, complimenti!
    a me manca, e non lo possiedo neppure purtroppo 😦
    ne vado il prima possibile alla ricerca!

    Rispondi
  8. Che header meraviglioso!

    Rispondi
  9. @honeyboy: cercalo per Dio, cercalo! Ad ogni costo! 🙂

    @cinemasema: sono felice che ti piaccia l’header. Ne siamo a dir poco soddisfatti anche noi. Ora, ogni volta che apriamo Cineroom, Bibi Andersson e Liv Ullmann ci accolgono con quel loro meraviglioso sguardo. Favoloso.

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  10. e io che ancora scrivo recensioni..come si fa con voi in giro?be complimenti davvero una delle più belle che ho letto in questi giorni..e non dico tanto per!il film devo vederlo..mi devo chiudere in casa una settimana per gustarmi un po’ di bergman altrimenti non recupero più!
    deneil

    Rispondi
  11. @honey: innanzitutto grazie x i complimenti alla recensione… Guarda questo film devi assolutamente vederlo a breve… è incredibile. Lo amerai alla follia..

    @cinemasema:eh eh…sull’header ha già detto tt Para… aggiungo soltanto che sarà una vera fatica cambiarlo ^^

    Saluti a entrambi

    Chimy

    Rispondi
  12. @deneil: ti ringrazio molto per i complimenti… guarda il merito maggiore di alcune recensioni sono proprio gli stessi film di cui si parla che ispirano riflessioni profondissime… questo è uno di quei casi.
    Ti consiglio davvero caldamente di farti qualche giorno col cinema di Bergman… parti con due film a tua scelta… poi al terzo-quarto vai pure su “Persona”: una vetta immensa….

    Ciao e grazie ancora

    Chimy

    Rispondi
  13. OT: Ultimamente ho pochissimo tempo libero…
    Non ho ancora letto i vostri post su Bergman perchè, vista la lunghezza e l’argomento trattato, li voglio leggere con la dovuta calma…
    Ero venuto solo per dirvi che sto per andare a casa della mia ragazza e sto portando con me il dvd di “Nightmare Detective”!^^
    Prossimanete le mie impressioni…
    Ciao

    Rispondi
  14. Ottimo… per ora è l’unico Tsukamoto che abbiamo recensito (la trovi nella lista dei film). Spero che ti piaccia, naturalmente facci subito sapere le prime impressioni, poi attendiamo anche un post.
    Ciao, a presto

    Chimy

    p.s.mi raccomando, su Bergman sei obbligato a recuperare ^^. In particolare “Persona”…

    Rispondi
  15. anonimo

     /  18 novembre 2007

    Ciao Andre ho visto “Persona”, e sono rimasta anche io in ” silenzio” per tutto il film è meraviglioso, anche per me diventerà uno dei migliori di Bergman nn so in che posizione metterlo però sarà di sicuro tra i primi 5 …..ma quanto è “grande”, passerò la settimana a gurdarmi solo i suoi film…sicuro!!!!

    Erica

    Rispondi
  16. @deneil: grazie per i complimenti. Beh, in un modo o nell’altro ogni cineblogger è bravissimo (almeno per quanto riguarda la “nostra cricca” di commentatori abituali), dipende solo dal film e dall’energia che il films tesso esercita su ognuno di noi. Più il film stimola, e più la recensione è bella.

    @cinedelia: quando c’è di mezzo Tsukamoto noi non possiamo che approvare, aspettiamo un tuo post. Su Bergman, ovviamente, vale quanto detto da Chimy.

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  17. Ciao Erica, grazie della visita.
    Sono felicissimo che “Persona” abbia folgorato anche te… è davvero una meraviglia, un capolavoro straordinario…
    Ti consiglio inoltre di rivederlo quando t va….ad una seconda visione, se possibile, lo si apprezza ancora di più..
    Ciao, a presto

    Andrea

    Rispondi
  18. anonimo

     /  19 novembre 2007

    assolutamente si….l’ho già visto due volte e ci scapperà pure la terza…mi ha davvero folgorato….IL MONOLOGO NELLA CINEPRESA, LA PELLICOLA CHE SI ROMPE….. sembrano voler racchiudere tutto nella finzione filmica e nn è possibile sottrarsi al confronto che il regista impone allo spettatore”persona”…DUE DONNE, DUE ATTRICI , DUE “PERSONE ” IN STATO DI GRAZIA ( io poi adoro la Anderson, è uno dei miei modelli d’attrice).

    Comunque questo è di sicuro uno dei suoi film più avanzati.

    Si potrebbero fare mille interpretazioni e ognuna a mio parere è necessaria!

    p.s. concordo con il paragone con Linch

    a presto!!

    Erica

    Rispondi
  19. Chimy, mamma mia che belle cose hai scritto! Questo Bergman mi manca, ma spero di recuperarlo quanto prima!!

    Rispondi
  20. anonimo

     /  19 novembre 2007

    Ciao sono ancora io…concludo con una frase celebre del Maestro sul cinema …

    >

    Ingmar Bergman

    Ops ..mi sono accorta che nel commento precedente ho scritto Lynch senza la y…perdono…ehhh!!
    Besos

    Erica

    Rispondi
  21. anonimo

     /  19 novembre 2007

    la frase era questa….bo..si è cancellata?!

    ” Film come sogni, film come musica. Nessun’arte passa la nostra coscienza come il cinema, che va diretto alle nostre sensazioni, fino nel profondo, nelle stanze scure della nostra anima”

    I. B.

    ariciao!!!
    Erica

    Rispondi
  22. Analisi magistrale di un’opera cinematografica spaventosamente grande e potente…mi avete messo addosso una voglia pazzesca di rivederlo, l’ho visto solo una volta almeno 5 anni fa…è ora di rispolverarlo, alla luce delle vostre parole illuminanti! a presto

    Rispondi
  23. @Erica: mamma mia che citazione!!! non la conoscevo… grazie mille di averla postata…
    Dato che l’hai sottolineato, due attrici straordinarie…immense…
    Io, ti giuro che faccio fatica a pensare a delle interpretazioni femminili superiori a quella di Liv Ullmann in questo film….
    Senza nulla togliere a Bibi Andersson che è strepitosa…
    Ciao Erica, a presto (attendo nuove impressioni con la terza visione ^^)

    Andrea

    Rispondi
  24. @Iggy:ti ringrazio davvero di cuore…. è il film che mi ha dato l’ispirazione… è un’opera immensa… recuperalo, non te ne pentirai…

    @pickpocket: Grazie molte anche a te… Sì devi assolutamente rivederlo… io l’ho visto tre volte in quattro giorni. L’ho conosciuto soltanto una settimana fa e me ne sono follemente innamorato… Non sono riuscito a scrivere meno di così ^^

    Saluti a entrambi e grazie ancora

    Chimy

    Rispondi
  25. @erica: citazione da mettersi in ginocchio e venerare Bergman.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  26. film immenso in cui immergerci e pensare pensare…

    Rispondi
  27. Assolutamente sì… fa piacere che altri l’abbiano visto e, come noi, amato alla follia…
    Da riflettere per giorni e giorni dopo la visione…

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  28. anonimo

     /  21 novembre 2007

    DOPO LA TERZA VISONE…
    J’adore Bergman, adesso voglio vedere ” Il flauto magico “….se nn l’hai visto, te lo consiglio mi hanno detto che è stupendo!!!!
    Concludo con…

    ” In realtà io vivo continuamente nella mia infanzia: giro negli appartamenti nella penombra, passeggio per le vie di Uppsala, e mi fermo davanti all Sommarhuset ad ascoltare l’enorme betulla a due tronchi, mi sposto con la velocità a secondi, e abito sempre nel mio SOGNO: di tanto in tanto faccio una piccola visita alla realtà”

    I. B.
    Besos

    A presto!!!

    Erica

    Rispondi
  29. Eh eh… la terza visione è necessaria… “Il flauto magico” purtroppo mi manca, naturalmente (visto che si tratta di Bergman) recupererò….

    Grazie x la citazione, davvero meravigliosa (se ne hai altre scrivicele che sono bellissime…).

    Ciao Erica, a presto

    Andre

    Rispondi
  30. L ho vistooooo!
    A parte l’incipit, quasi surrealista, che mi ha sconvolto in fatto di bellezza, ma vogliamo parlare della sequenza in cui Alma fa il suo monologo confessione ad Elizabeth??Ripetuta due volte, ciascuna con dei primi piani che avrebbero spaventato chiunque!!!!!Meravigliosa, meravigliose!
    Ottima riflessione!
    Cosa aggiungere? un monologo straordinario sull’arte dell’essere/apparire(non a caso Elizabeth è un attrice) in cui due done diventano una comunione dell’altra, fino all’unisono.

    Rispondi
  31. Wow, contentissimo che l’hai visto…
    E’ davvero una folgorazione…
    La sequenza che citi, x me (come ho scritto), è una delle più importanti della seconda parte del secolo cinematografico…
    Grazie mille x i complimenti (che ricambio x la bellissima frase finale del tuo commento)

    Ciao, a presto

    Chimy

    Rispondi
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    Rispondi
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