Paris, Texas: sinfonia di viaggio su strada americana…

Un’aquila ci presta i suoi occhi e ci fa planare sopra un Grand Canyon mai così nostalgico e incantato. Qui vediamo un uomo, solo, che cammina immerso nella luce di una calda giornata d’estate. L’uomo si ferma, si volta, vede l’aquila, beve un sorso d’acqua e ricomincia a camminare lungo la strada deserta della sua esistenza.

Così si apre “Paris, Texas”, ineccepibile Palma d’oro al Festival di Cannes del 1984, e così inizia il lungo viaggio di Travis alla ricerca di se stesso e del suo passato.

Travis, rimasto in Messico per quattro anni lontano da tutto e tutti, è chiuso in un mutismo assoluto dal quale non vuole uscire: la vita gli ha tolto l’anima, parlare non ha alcun senso.

Suo fratello Walt quando viene informato della presenza di Travis in Texas parte per portarlo a Los Angeles dove abita lui.

Durante il viaggio con Walt, Travis torna finalmente a parlare pronunciando la parola “Parigi”: il luogo dove è stato concepito.

Arrivato a casa di suo fratello Travis ritrova Alex, il figlio di otto anni che vive con gli zii da quando Jane, ex-moglie di Travis e madre del piccolo, l’aveva a loro affidato prima di sparire a sua volta.

Il rapporto fra padre e figlio inizia a sciogliersi col passare dei giorni e insieme decidono di partire in cerca di Jane, che scoprono vivere a Houston.

Travis, con questo secondo viaggio, continua a salire i gradini sulla scala della sua vita: ora che ha ritrovato suo figlio, vuole rivedere la donna che ha amato con tutto se stesso prima di un’insensata separazione.

Jane si scopre essere una donna sola come Travis, ma a differenza dell ex-marito che era immerso nella luce messicana, Jane ha scelto di vagare nelle tenebre di un luogo ancor più desolato del deserto: un “peep-show” dove le donne si esibiscono in apposite cabine, con i clienti che le guardano (senza essere visti) attraverso un vetro.

Travis le và a parlare, le racconta la storia della loro vita facendosi così riconoscere.

I due, in questo struggente dialogo, riescono ad essere vicini come un tempo anche se fra loro c’è un muro di vetro, eretto anni prima, che ancora non si vuole rompere.

Come il giorno e la notte hanno ragione d’essere per la presenza/assenza del sole, così Travis e Jane sembrano ormai legati soltanto dalla presenza (non più assenza) del figlio Alex, che sogna di tornare a vivere con i suoi genitori.

Al di là della forza contenutistica di queste scene al “peep-show”, è obbligatorio segnalare la grande capacità visiva di Wim Wenders nel rendere questi momenti ancora più toccanti: soggettive; immagini sovrapposte dei due volti; Jane che vede se stessa nello specchio mentre Travis le parla, costretta così a guardare la donna che è diventata a causa del suo passato.

Harry Dean Stanton (Travis) e Nastassja Kinski (Jane) raggiungono l’apice della loro carriera attoriale, grazie al percorso introspettivo dei loro personaggi durante questo dialogo.

Sceneggiato dal grande Sam Shepard e musicato magistralmente da Ry Cooder, “Paris, Texas”, è l’apice del road movie nel cinema di Wenders, da sempre il più grande cantore dell’ On the road nella settima arte.

Nel finale Travis decide di riportare assieme Jane e Alex, ma lui non può stare con loro, “certe ferite non si rimarginano” dice, anche se non ricorda la ragione della loro separazione: ma forse proprio perchè certe azioni, certe scelte della vita, non hanno senso nè ragione.

Quando madre e figlio si rincontrano non riescono a dirsi niente, si abbracciano semplicemente: l’affetto di una per l’altro vale più di ogni vana parola.

Travis ha concluso il suo viaggio esistenziale: ha fatto rincontrare le due persone che più amava, che forse proprio a causa sua si erano divise in passato.

Decide però di non restare con loro, li lascia soli con il loro amore. Per sempre.

Travis se ne va nuovamente verso un luogo sconosciuto, forse proprio verso l’amata Parigi in cui la sua anima ha preso forma per la prima volta.

Non pensate però alla magnifica capitale francese: la Parigi di Travis è una piccola cittadina del Texas. Sola e dimenticata. Come lui.


Chimy


Voto Chimy: 3,5 / 4
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24 commenti

  1. Recensione ineccepibile (ma questa non è una novità). Rileggere a distanza di anni alcuni dei “nomi” che vi hanno partecipato (dal mai sufficientemente lodato Shepard a Ry Cooder) fa capire quali meraviglie possono nascere dal lavoro congiunto di un gruppo di veri artisti.

    Ciao,
    Mr. Hamlin

    Rispondi
  2. Mamma mia che brividi mi dà solo il ricordo di questo film monumentale!! Ottimissima recensione Chimy ^_-

    Rispondi
  3. @mr.Hamlin: gentile come sempre. Ti ringrazio. Effettivamente in “Paris, Texas” c’è un lavoro collettivo straordinario per renderlo un film indimenticabile: regia, colonna sonora, sceneggiatura, anche la fotografia e la recitazione.
    Basterebbe la splendida ripresa aerea iniziale con le note di quella musica perchè il film venga amato alla follia…

    @alessandra: Grazie di cuore anche a te ^^. Un film monumentale: hai detto benissimo. I brividi che si provano durante il dialogo al “peep-show” sono impossibili da descrivere.

    Saluti a entrambi

    Chimy

    Rispondi
  4. okok..con calma…aaaaaaaaa lo sto già recuperando!recensione eccezionale!bravissimo!mi hai trasmesso la voglia di vederlo ed è la cosa migliore!l’unica cosa che mi spaventa è la kinski..non so se ti ricordi..recensii non molto tempo fa il bacio della pantera con lei…e lei come attrice era invedibile!ma mi fido lo stesso!

    Rispondi
  5. Ti ringrazio Deneil, gentilissimo.
    La voglia di far vedere i film di cui si parla, penso sia uno dei motivi più importanti per cui si scrive…
    Su Nastassja Kinski mi prendo tutte le responsabilità ^^. Vedrai che la apprezzerai tantissimo anche tu in questo film…

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  6. anonimo

     /  20 gennaio 2008

    wow ottima recensione Andre…:) mi hai fatto venire voglia anche di vederlo…appena posso vado a recuperare la VHS in casa…devo trovarla…!!!
    besos
    Erica

    Rispondi
  7. Ciao Erica, grazie mille.
    Di Wenders cos’hai visto?
    Questo è assolutamente da recuperare…

    A presto

    Andrea

    Rispondi
  8. cazzo chimy
    mi è proprio garbata
    bene bene!
    e io questo dovrei recuperarlo… no anzi DEVO!

    Rispondi
  9. E a me che l’ho già visto più volte, hai trasmesso tutte le emozioni che PARIS TEXAS riesce a smuovere! Del cinema di Wenders apprezzo proprio la solitudine cronica dei suoi personaggi. Si avvicina a quello che Hopper faceva con la pittura! Bravo Chimy

    Rispondi
  10. @honeyboy: ti ringrazio. DEVI recuperarlo a breve!!! ^^

    @iggy: anche secondo me l’elemento principe del cinema di Wenders è la solitudine dei personaggi… ed il viaggio come deriva esistenziale di tale condizione umana.
    Il riferimento alla pittura di Hopper è giustissimo, soprattutto nel magnifico inizio.
    Grazie di cuore per le belle parole…

    Saluti a entrambi

    Chimy

    Rispondi
  11. Un film indimenticabile che vidi anni fa in VHS. La tua ottima recensione sottolinea bene le capacità ineguagliabili di Wenders quando ci mostra le sue visioni nei road movie. Inoltre, per quanto riguarda la Kinski, concordo con il fatto che sia la sua migliore interpretazione di sempre.

    Rispondi
  12. Ti ringrazio delle belle parole Luciano.
    Un film maestoso e indimenticabile…Wenders è, per me, uno dei più grandi registi della storia del cinema nel fare road movie.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  13. Bella iniziativa questa, soprattuto per me che di wenders ho visto veramente poco…
    Già mi avete invogliato alla visione!;)

    Rispondi
  14. Assolutamente da recuperare 😉

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  15. Complimentoni, caro Chimy! gran bella rece davvero, per un film che non ho remore nel definire “il mio Wenders del cuore”…film indimenticabile. Straconsigliato a chiunque ancora non lo avesse visto: non sapete cosa vi perdete…fatelo vedere agli amici, ai genitori, ai nonni, ai vicini di casa…salutoni 😉

    Rispondi
  16. Grazie Pick, molto probabilmente è anche il mio “Wenders del cuore”.
    Hai ragione: da far vedere a tutti quelli che si conoscono 😉

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  17. paris texas l’ho trovato meraviglioso per mille cose ma ci trovo già i primi passi del wenders compiaciuto e ridondante degli ultimi anni. Però questo è ancora un gran film…
    Secondo me wenders va visto cronologicamente perchè vedi tutta l’evoluzione/involuzione del suo cinema

    Rispondi
  18. Invece noi abbiamo voluto non seguire un ordine cronologico proprio per mostrare come Wenders riesca a fare diversi tipi di cinema…
    Dal road movie al documentario ecc ecc (come avrai visto honeyboy ha infatti postato “Buena vista social club” che rispetto a “Paris, Texas” è naturalmente legato ad altri motivi d’interesse..).
    Cmq in questa “week” abbiamo scelto sei film che, a nostro parere (ognuno per i due che recensisce) meritano molto; il senso non era quello di mostrare il percorso filmico di wenders in 30 anni di carriera: dai massimi film ad alcune delusioni degli ultimi anni, ma “omaggiare” questo grande regista che ci ha regalato diversi grandi film: categoria di cui “Paris, Texas” fa certamente parte, come sottolinei anche tu.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  19. Ottima recensione per uno dei migliori film di Wenders qui con una ispirazione visiva incredibile.
    Un saluto!
    Roberto

    Rispondi
  20. il mio “va visto cronologicamente”, intendevo quando si scopre Wenders lo si ama alla follia e si iniziano a cercare e vedere i suoi film, per un neofita cinefilo anche un film come “Così lontano così vicino” può sembrare sensazionale se invece lo si valuta vedendo i suoi capolavori diventa un filmetto…

    Questo è un ragionamento a tutto tondo che vale secondo me anche nella valutazione autore A/autore B di 30 anni prima oltre che film A/ film B dello stesso autore, ad esempio quando si guarda agli autori presunti rivoluzionari di oggi bisognerebbe aver visto tutto welles, von stronheim, godard… e non ci si stupirebbe di alcuni registi di oggi…

    Rispondi
  21. @roberto: ti ringrazio. Anche per me è uno dei Wenders migliori.

    @claudio:ok, pensavo che per la cronologia ti riferissi all’ordine di recensioni da mettere…
    Concordo con il tuo ragionamento comunque: per conoscere completamente un autore, ci vuole una conoscenza a tutto tondo.
    Pensa che “Così lontano, così vicino” mi manca… anche se so di che film si tratta.

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  22. anonimo

     /  22 gennaio 2008

    @chimy: nn ho visto molto di Wenders ma è uno di sicuro di quegli autori che devo approfondire e questa è l’occassione buona ;)…
    In questo periodo sto facendo una scorpacciata di film di Cronenberg e di Carpenter:) ho visto “Madame Butterfly”..eh Jeremy Irons è meraviglioso, poi in “INESPARABILI” wow.
    Ieri sera mi sono rivista bene ” Essi Vivono” e l’altra sera mi sono riguardata ” The fog” ehehe
    E ho recuperato Paris Texas…poi te dico.
    Besos
    A prestissimo!!
    Erica

    Rispondi
  23. C’azzecca magari poco, ma a riguardo consiglio l’ascolto di “New Amsterdam” (album: The Boy with no Name) dei Travis, appunto. Ciao a tutti!

    Rispondi
  24. Consiglio molto ben accetto ^^

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi

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