La famiglia Savage: tra pianti e sorrisi, una riflessione profondissima con due attori in stato di grazia

Immersi nelle discussioni su "Into the Wild", si sta parlando davvero poco di questo notevolissimo film proveniente dal Sundance e visto al Torino Film Festival. Ma, forse, anche in questo caso la colpa è di una distribuzione che cerca in tutti i modi di privarci di opere che fanno realmente riflettere…
"La famiglia Savage" (in originale "The Savages", ma titoli in lingua ormai in Italia non si possono quasi più tenere) ha l’enorme merito di sembrare un film semplice e leggero, quando in realtà è molto complesso e profondo.
Un fratello, John, e una sorella, Wendy, entrambi in preda ad una crisi esistenziale collegata alla propria solitudine, devono prendersi cura dell’anziano padre, afflitto da demenza senile.
Fra questi tre personaggi sembra esserci, inizialmente, una barriera eretta tempo prima: ognuno viveva faticosamente la propria vita senza rapporti (quantomeno idilliaci) con gli altri due.
Passando da una casa di riposo all’altra, John e Wendy iniziano pian piano a conoscere meglio il padre, che non aveva mai dimostrato un grande amore per loro, e insieme a lui a conoscere meglio sè stessi.
Inizialmente insofferenti al genitore, la ricerca di un luogo adatto dove fargli trascorrere l’ultimissima parte della sua vita diventerà, in seguito, una vera ragione di vita.
La riflessione sulle varie età umane, della regista Tamara Jenkins, è davvero molto interessante: la difficoltà della vecchiaia sembra quasi essere messa in secondo piano per parlare della desolazione delle persone di mezza età nella società contemporanea.
Fra i tre componenti del nucleo familiare, sembrano essere i due figli (più del padre) i "malati": hanno perso fiducia nella vita, nelle relazioni umane, nella possibilità di un futuro migliore. Soltanto dopo "essersi conosciuti", riusciranno a ritrovare la speranza.
Grazie ad una sceneggiatura coi fiocchi, "La famiglia Savage" è giocato su vari registri, dal tragicomico al drammatico, risultando mai noioso per tutta la sua durata.
Impossibile non menzionare i due attori protagonisti: Philip Seymour Hoffmann è strepitoso come sempre, ma (pur essendo uno dei miei attori preferiti devo dirlo) non è lui il migliore.
Laura Linney ci regala una delle interpretazioni più toccanti degli ultimi tempi e, in assoluto, la migliore della sua carriera. Meriterebbe l’Oscar come miglior attrice protagonista… ma tra un pò arriva Julie Christie e lì, purtroppo per lei, la musica cambia.
Per cercare di convincere chi fosse insicuro se andarlo a vedere o meno, vi anticipo che c’è una splendida sequenza iniziale in puro stile Lynchiano (vi ricordate l’inquietudine trasmessa dall’inizio di "Velluto blu"?). Insieme a quello di "The Darjeeling Limited", potrebbe essere l’incipit dell’anno.

Chimy

Voto Chimy: 3 / 4

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20 commenti

  1. Non sapevo niente di questo film.
    Ottima segnalazione, cercherò di beccarlo se non altro in DVD.
    Un saluto!
    Roberto

    Rispondi
  2. E’ uscito venerdì, ma purtroppo con una brutta distribuzione.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  3. splinder, ma oggi proprio non ce la facciamo?

    Rispondi
  4. Completamente d’accordo, mi piace la riflessione sulla “malattia dei figli”. Vorrei vederla più spesso sullo schermo Laura Linney, in questo film è veramente eccezionale.
    La sequenza d’apertura da te citata è bellissima (la stradina deserta mi ha ricordato l’inizio di ‘Alexandra’s Project’).

    Peccato per la pessima distribuzione… spero almeno che queste 20 copie inizino a girare l’Italia.

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  5. AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Bellissima recensione!Laura Arrivooooooooo!!!!!!!!!!!!Cacchiolina quest’anno sarò divisa tra tre signore attrici!!!!Che dilemma straziante agli Oscar!!!!^^

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  6. E con la sequenza inquietante alla Lynch mi hai conquistato. Questo come il nuovo di Wes Anderson li attendevo veramente da tempo, peccato che sicuramente non avrò mai la fortuna di poterli vedere al cinema, così come per Lars e una ragazza tutta sua. Vabè, pazienza, mi toccherà aspettare…

    Rispondi
  7. @t3nshi: ti ringrazio. Davvero una splendida riflessione quella della Jenkins… Ah, quella sequenza di apertura: ce l’ho ancora davanti agli occhi a 2 mesi di distanza ^^

    @Mr.Davis: AHHHHHHHHHHHHh. Ti ringrazio, attendo la tua rece ^^

    @ale: è un film che merita davvero… ti piacerebbe di sicuro.
    Peccato che la distribuzione continui a danneggiarci senza tregua….

    Saluti a tutti

    Chimy

    Rispondi
  8. lo voglio assolutamente vedere!
    (qui non è arrivato – per ora)

    “Per cercare di convincere chi fosse insicuro se andarlo a vedere o meno, vi anticipo che c’è una splendida sequenza iniziale in puro stile Lynchiano (vi ricordate l’inquietudine trasmessa dall’inizio di “Velluto blu”?). Insieme a quello di “The Darjeeling Limited”, potrebbe essere l’incipit dell’anno.”

    sì, ma non mi puoi istigare così!!!!!

    Rispondi
  9. Istigo, istigo ^^

    Spero che arrivi presto anche da te…

    Chimy

    Rispondi
  10. E’ vero l’incipit è troppo bello… per un attimo ho pensato di aver sbagliato sala, poi mi sono ricordata che quel cinema ne ha una sola!!

    Ora attendo solo Wes Anderson!!
    ciao Chimy
    Ps: una battuta che mi ha fatto troppo ridere è stata quella in cui lei offre la pasticca al fratello e lui le risponde: “Non sono depresso!”
    E lei: “Ma per piacere!!”
    Cmq quei due alla fine mi avevano davvero convinto che fossero fratello e sorella!

    Rispondi
  11. Hehe… sì, l’incipit è abbastanza straniante.
    Tra l’altro, hai fatto bene a sottolineare, che nel corso del film ci sono molte battute che fanno davvero sorridere, anche se il registro principale resta quello drammatico.

    Ciao Trinity, a presto

    Chimy

    Rispondi
  12. come ho detto anche a trinity lo vado a vedere se arriva in sala da me molto volentieri…speriamo!bella recensione come al solito anche se da quella di trinity mi sembrava ci fosse anche un po da ridere mentre qui l’elemento sembra molto messo da parte..mumble mumble..chi avrà ragione?

    Rispondi
  13. He he, no Deneil anche Trinity ha ragione. Si ride anche, però sono risate agrodolci dato che il film fa una profondissima riflessione (anche) molto drammatica.
    Cmq non ci si annoia di certo ^^
    Fammi sapere quando riuscirai a vederlo.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  14. se vado a vederlo è soprattutto “colpa” tua, sappilo
    se non mi piace torno da queste parti armato di fucile ^^ (scherzo, ovviamente!)

    Rispondi
  15. Ti attendo allora ^^

    Chimy

    Rispondi
  16. Devo vederlo. Ma per il momento da me tutto tace 😦

    Rispondi
  17. Maledetta distribuzione…anche per questo abbiamo iniziato questa battaglia.

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  18. Visto. E mi ha zittito. Stupendo. E poi vorrei ringraziare tutti a non aver detto mai nelle recensioni del messaggio sulla segreteria telefonica di Laura Linney, perchè quando l ho sentito ho applaudito e urlato (tanto eravamo in 3 tutta la sala!) a scena aperta.

    Rispondi
  19. He he… gli urli ci stavano benissimo ^^
    Mi fa molto piacere che ti sia piaciuto, attendo la tua rece.

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  20. honeyboy

     /  1 febbraio 2008

    http://cineb[..] La famiglia Savage Chimy Honeyboy [..]

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