Cloverfield: un mostro grosso, un film grandissimo.

Un film “epocale”. Controllo sul vocabolario il significato del termine: «che caratterizza un’epoca»…  sì, allora è l’aggettivo giusto.
Tralasciando, almeno per il momento, possibili interpretazioni sul significato del mostro (anche perchè credo che non farei altro che ripetere i concetti espressi da alespiet, la cui straordinaria riflessione mi sta convincendo sempre di più) o del titolo (i trifogli sopravvivono nell’immaginario post-atomico?), con questa sottospecie di analisi/recensione (assolutamente indegna visto l’importanza del film di cui si parla) cercherò di mostrare perchè Cloverfield è un’opera che caratterizza i tempi in cui viviamo su ben tre livelli diversi di ragionamento (per questo è unica rispetto ad altri film tirati erroneamente in ballo in questi giorni).
Epocale quindi. Almeno fino a possibile (solo e soltanto) romeriana prova contraria… 

 

Forma

Come ormai è noto, il film è ripreso in soggettiva da una cinepresa digitale che, insaziabile e traballante, diventa una sorta di protesi del corpo di colui che sta filmando e, allo stesso tempo, che sta fuggendo.
E’ straordinario notare come Matt Reeves non “sfrutti” mai questa modalità registica per utilizzare trucchi beceri per spaventare il pubblico.
La visione spesso si interrompe, con stacchi che rimandano ad un passato idilliaco il cui ricordo si sta cancellando, ma quando riprende non ci troviamo mai in una situazione differente da quella precedente, non ci troviamo davanti il mostro (o i suoi piccoli) che ci urla in faccia per farci sobbalzare dopo qualche attimo di quiete: quando la creatura viene mostrata, la vediamo avvicinarsi da lontano o, quantomeno, ci aspettiamo tranquillamente di vederla. La base linguistica di Cloverfield è troppo forte, non ha bisogno davvero, a differenza di Rec, di ricorrere a questi trucchetti per angosciare.
La cinepresa digitale diviene il simbolo dell’oggi filmico-amatoriale, tutti se la possono permettere e la maggior parte di questi la usa proprio alla maniera in cui viene ripresa la festa iniziale: anche se tutto sembra banale, riprendiamo comunque! In attesa che qualcosa d’interessante avvenga.
La tecnica (chiamiamola) da “Real TV” viene, intelligentemente, fatta scontrare dalla presenza dell’elemento finzionale-cinematografico per eccellenza: il grande mostro che devasta la grande città. Lo “scontro” è però, ancora una volta, coerente con i tempi in cui viviamo: la società delle immagini, in cui quello che ci viene presentato e mostrato come reale, si rivela spesso “finto” al 100%.
Allo stesso modo risulta assolutamente coerente, in relazione ai tempi odierni, che i giovani protagonisti non stacchino mai la cinepresa per scappare più facilmente o aiutare (e aiutarsi) gli amici in difficoltà (nonostante la “trama” centrale sia proprio il tentativo di salvare una persona cara).
Nella nostra epoca, prima si pensa a riprendere la violenza (o la morte) e poi, forse, si pensa a fermarla.
Colui che sta filmando registra, addirittura, il momento in cui viene lui stesso ucciso: probabilmente sarà morto felice perchè è riuscito a riprendere la fine della sua vita, che potrà essere vista a breve su YouTube.

 

Contenuto

Cloverfield può essere letto come la fine della società delle immagini: molto giustamente.
Dato che questo l’hanno sottolineato in molti, vorrei provare a collegarlo (per i contenuti) ad un altro “tema” dell’epoca contemporanea: l’immaginario post 11 settembre, al quale Cloverfield si rifà esplicitamente.

La “banale” e, quasi, stucchevole festa iniziale è in realtà un momento fondamentale – per tutta la sua durata (circa 20 minuti) – per il discorso che Matt Reeves e JJ Abrams vogliono compiere con questo film.

La “festa” diventa il simbolo della quotidianeità: una serata (quasi) qualunque che viene interrotta dal terrore puro: una minaccia che viene a turbare l’ordine, ancora una volta, quotidiano.

Cloverfield
mostra come, anche dopo l’11 settembre, non si è mai pronti all’arrivo inaspettato della paura, del male e, in conseguenza e soprattutto, della morte.

Dopo quello che è avvenuto quel fatidico giorno del 2001 mostrare catastrofi o minacce, al cinema, sembra sostanzialmente inutile. Nulla che potremmo vedere sul grande schermo potrà (forse) sconvolgerci più di quello che abbiamo visto sul piccolo schermo quel giorno.

Gli autori del film hanno capito questo concetto splendidamente e, così, la loro riflessione (come avveniva nel The Host di Bong) si sposta dalla tragedia collettiva (il rimando al giorno fatidico) a quella privata.

Cloverfield
ci mostra degli esseri umani che fanno i conti con i loro problemi personali: amori infranti, partenze, scelte di vita e quant’altro.

La scelta della cinepresa digitale a mano, e delle conseguenze stilistiche che ne derivano, porta a focalizzare l’attenzione su queste persone, sulla loro vita e anche sulla loro morte.

La possibile apocalisse, così come il mostro, non sono il centro narrativo della vicenda, tanto che non ha senso chiedersi quale sia l’origine dell’orrenda creatura, il centro sono le umane individualità in fuga da questi eventi.

Spesso si ripete che, al giorno d’oggi, ci rendiamo conto di una tragedia soltanto se ci colpisce direttamente: questo concetto, così tristemente contemporaneo, potrebbe essere proprio l’idea stessa del film. Vedere le immagini di palazzi in fiamme, al cinema, ormai non ci colpisce più; ora è necessario, per spaventare, far vivere agli spettatori quei momenti. Magari attraverso una cinepresa traballante, alterego degli occhi di uno spettatore, ormai partecipe della fuga del mezzo cinematografico.

 

Immedesimazione

Mai come oggi, causa la “banalità” in cui viviamo, c’è la voglia di sfuggire dalla realtà tramite strade diverse: viaggi, sogni, videogiochi ecc ecc.
Anche il cinema può farlo, e Cloverfield lo dimostra magnificamente facendo “entrare” lo spettatore all’interno del film che sta guardando.
Grazie ai procedimenti registici che ho cercato di spiegare nei precedenti due paragrafi, il film ci prende e ci catapulta direttamente nel “viaggio” dei quattro protagonisti: una fuga alimentata dalla nostra voglia insana di vedere, e insieme di vivere, sempre di più l’evento mostrato.

Cloverfield sembra quasi ricreare l’emozione ancestrale del cinema delle origini, quando (secondo la leggenda) gli spettatori scappavano per l’arrivo di un treno in corsa dei Lumière. In questo senso decisamente molto interessante è il parallelismo anche con The Big Swallow, opera incommensurabile del 1901, in cui un uomo stufo di essere ripreso si mangiava il cameraman insiema alla macchina da presa; lo stesso gesto che sembra fare il mostro nell’inquietante pre-finale del film.
Come sottolineato, magnificamente, da Kekkoz nella sua bellissima recensione, Cloverfield si rifà ad un intrattenimento circense, un divertimento muscolare e tangibile.
Come quasi mai nel cinema degli ultimi decenni, Cloverfield sconvolge, scombussola, angoscia giungendo fino ad una perversa eccitazione, data dal fatto che ti fa “vivere” il film come se ci fossi dentro.
Durante la visione si ha come l’impressione che non sei tu a guardare il film, ma è lui a guardare te. E lo stesso avviene con il mostro che sembra rincorrerci durante la nostra fuga, fino a quando non riesce a trovarci e ad ucciderci.
L’”attacco” alla cinepresa diventa un attacco allo spettatore che si è spinto troppo in là, per la foga di voler vedere (e di voler mostrare).
Le immagini rimarranno per sempre, ma il prezzo della contropartita è davvero molto alto perchè il mostro ci ha ucciso. I titoli di coda non servono più. Siamo tutti morti.



Chimy

Voto Chimy: 3,5/4

 

          

Evitando inutili ripetizioni, sottoscrivendo ogni singola parola espressa dal buon Chimy, con cui concordo assolutamente, e condividendo l’invito a leggervi quanto detto da un Alespiet mai così in forma, vorrei soffermarmi su alcuni particolari (ebbene sì, la mania da paragrafo titolato mi ha assalito).

 
Il corpo come steadycam dell’occhio

Ci muoviamo, vediamo, registriamo fotogrammi sparsi in sequenze a volte ordinate dentro la nostra materia grigia. Il nostro occhio è una cinepresa e il nostro corpo è la steadycam che ne stabilizza la ripresa.

Tra il nostro occhio e il mondo inscenato in Cloverfield è situata la steadycam di Hud (Reeves), che è il suo occhio.

La ripresa del film non è una vera ripresa amatoriale, ma bensì la soggettiva di Hud, è il suo occhio, che è come il nostro. Nessuna ripresa amatoriale può restare per 80 minuti ferma ad altezza d’occhio. Questa sottigliezza è inutile, come ogni altra pignoleria imputabile al film. Non è per la trascurabilità delle imperfezioni che va giudicato il film, ma per la portata della sua perfezione di sintesi tra realtà e linguaggio cinematografico.

 

 

Ossessioni

L’ossessione è riprendere, registrare, documentare.

Perché?

Per avere l’esclusiva su qualcosa, essere i primi, gli unici, i più bravi. L’ossessione di visibilità e di ri-visibilità è imperante e raggelante.

Cloverfield è l’ossessione della ripresa che si concentra sull’ossessione dei riprendenti.

Hud è il “migliore” e il più tenace tra gli ossessionati, così tanto da riprendere lo schermo di cellulari e televisori.

La critica mossa da Cloverfield sulla realtà della nostra società affamata di video è proposta per mezzo di un oggetto (la videocamera) che rappresenta ciò che viene criticato. E’ criticare usando l’oggetto della tua critica. E’ la mirabile capacità di riflettere attraverso il linguaggio con cui ti esprimi e non con le immagini, o le parole, che esprimi.

 

 

Post cinema delle attrazioni

Come detto da Chimy, Cloverfield richiama il cinema delle origini. Ma se cento anni fa la paura era che la realtà del cinema invadesse materialmente la realtà degli spettatori, oggi questa paura può essere ricreata soltanto per via inversa. La paura è che sia la realtà dello spettatore ad invadere la (brutale) realtà del cinema. Cloverfield è l’incarnazione diametralmente opposta del cinema delle attrazioni perché si nutre di un processo infallibile investendolo di (post) modernità.

 

 

Video attrazioni (extra) cinematografiche

Il cinema delle attrazioni non è mai scomparso dallo sterminato scaffale dell’offerta cinematografica (qualcuno ha detto porno?), anzi, si moltiplica a dismisura.

YouTube rappresenta la più grande raccolta di frammenti la cui unica finalità è attrarre e farsi mostrare. E’ una piattaforma di contenuti video aperta a tutti che schiavizza gli utenti spingendoli ad invaderla di filmati.

Tutti possono e vogliono lasciare la propria traccia su YouTube.

 

 

Libertà

La statua della libertà viene decapitata. La libertà viene decapitata. Ma la nostra libertà è stata già decapitata da tempo.

L’occhio meccanico ci registra, i nostri occhi meccanici accessori registrano sempre, e nel film registrano anche la testa della statua. Sono mezzi di documentazione feroci frutto della nuova e unica libertà che ci rimane: spiare, registrare, documentare, rendere pubblico il privato. Filmando e fotografando la testa della statua l’uomo cerca di assaporare la libertà di filmare stuprando il simbolo (falso ed ipocrita) della tanto professata libertà statunitense.

Hud filma i filmanti. Stupra gli stupratori.

 

 

Il massimamente falso dentro il massimamente falso = il massimamente vero

Quello che ci viene mostrato in Cloverfield è falso, finto, impossibile ed irreale. E’ tra le più false e fantasiose storie mai narrate.

Cloverfield ci viene mostrato attraverso il mezzo cinematografico, per mezzo della ricostruzione cinematografica. Il cinema, di per sé, è finzione. Anche se ciò che viene filmato è reale, il cinema rimane finzione. Per Welles il cinema è suprema menzogna messa in scena rispettando il realismo ontologico del cinema.

Reeves mette in scena il fantastico rispettando il realismo ontologico della ripresa amatoriale, e rispettando, nello stesso tempo, il realismo ontologico del cinema.

Questo trasmette una immedesimazione inimmaginabile in altri modi, perché ci riporta alla mente la realtà filmata da gente comune.

Cloverfield è realistico non perché propone la realtà ma perché propone la trasposizione filmica più vicina alla realtà.

Il grado di perfezione imitativa raggiunto è indubbio, e da premiare con mille applausi è il maniacale lavoro di scrittura e di regia, dimostrazioni della bravura di chi ha saputo studiare e ricreare quello che nessuno studia.

 

Cloverfield è epocale.

Cloverfield ingloba  e uccide lo spettatore.

Sì, siamo (siete?) tutti morti.

 

 

Para

Voto Para: 3,5/4

 

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81 commenti

  1. Noto che tutti gli esperti di cinema, come voi, considerano questo film un capolavoro. Menti semplici come la mia non arrivano a tutte le chiavi di lettura che voi riuscite a dare. La cosa mi duole parecchio! Quando ho visto questo film al cinema la prima cosa che ho pensato è stata: ” Maledetti mi avete fottuto i soldi!”. Infatti non mi è piaciuto per niente. Ma non posso incolpare che me stesso dato che detesto con tutto me stesso i monster movie! In realta’ mi aspettavo qualcosa di diverso. Un mostro un po’ piu’ etereo alla Lost per intenderci. Quindi per me film pessimo!

    Rispondi
  2. siete dei pazzi da legare!!!
    mi ci ritrovo assolutamente (con qualche piccolo dubbio su “libertà”, ci devo pensare!)
    bravissimi, davvero!!

    Rispondi
  3. avete magistralmente penetrato il film. fino a fondo scala.

    Rispondi
  4. Grazie infinite per avermi letto, apprezzato e linkato. Ne sono davvero orgoglioso.

    Passo a qualche considerazione:

    @Chimy:

    “Dopo quello che è avvenuto quel fatidico giorno del 2001 mostrare catastrofi o minacce, al cinema, sembra sostanzialmente inutile. Nulla che potremmo vedere sul grande schermo potrà (forse) sconvolgerci più di quello che abbiamo visto sul piccolo schermo quel giorno.”

    Affermazioni innegabili, non soltanto per la risonanza mediatica data all’avvenimento (che ripreso, visto e rivisto moltiplica esponenzialmente il suo senso), ma anche perché in quel momento abbiamo visto rompersi un’immagine, come se si fosse rotto un pezzo di cielo (è più o meno quello che dice Ghezzi). Sicché, sì, “Cloverfield”, essendo un film sull’immaginario è a tutti gli effetti un film post 11 settembre.

    @Para:

    “La critica mossa da Cloverfield sulla realtà della nostra società affamata di video è proposta per mezzo di un oggetto (la videocamera) che rappresenta ciò che viene criticato. E’ criticare usando l’oggetto della tua critica. E’ la mirabile capacità di riflettere attraverso il linguaggio con cui ti esprimi e non con le immagini, o le parole, che esprimi.”

    Questo a mio avviso è il cuore teorico del film. Testo autoironico, autocritico e iconoclasta che si distrugge nel momento in cui si dà a vedere. Uno spettacolare processo di autofagia visiva. Esaltante.

    Grazie ancora per il link e complimenti per le splendide riflessioni, è un piacere leggervi! Vi seguo!

    Rispondi
  5. @shepp: no Shepp assolutamente. Non è una questione esperti di cinema o meno, dipende un pò come uno vive il film: in moltissimi, come te, hanno detestato “Cloverfield”, e parlo di critichi celebri… quindi dipende da ciò che uno ci vede.
    “Lost” lo vedrò a brevissimo, mi aspetto molto..

    @honeyboy: ti ringrazio molto e mi fa piacere che sei d’accordo (“libertà” è territorio del Para e quindi lascio a lui ^^). Ah, sì siamo proprio pazzi da legare…

    @delirio: grazie di cuore… abbiamo fatto il possibile per metterne in luce la grandezza.

    Saluti a tutti

    Chimy

    Rispondi
  6. @ale: grazie a te per averci stimolato con la tua splendida analisi.
    Mi fa piacere che concordi anche sul discorso dell’immaginario post 11 settembre.
    E’ un film che fa nascere interpretazioni e ragionamenti su tantissime basi di riflessione… dote rarissima.

    Un saluto, a presto

    Chimy

    Rispondi
  7. E dopo aver letto questo doppio post, applausi a voi ragazzi! Ve li siete meritati!
    Le analisi che avete fatto del film, unite al fatto che domani dovrei finalmente riuscire a vederlo, mi mandano in fibrillazione ^__^
    E’ pericoloso andare al cinema in questo stato d’eccitazione…meglio se mi porto appresso un cambio di mutande ^___*

    Weltall

    Rispondi
  8. Caspita che recensioni al cardiopalma! Complimenti! Adesso non mi rimane che vederlo. L’ansia aumenta ogni giorno di più insieme al rammarico di non potere andare per il momento al cinema (speriamo che rimanga ancora un po’) 😦

    Rispondi
  9. @welltall: grazie e sei obbligato a ripassare dopo la visione (aspetta però qualche ora/giorno per digerirlo) e dirci se ti è piaciuto ^^

    @luciano: personalmente ci terrei moltissimo che tu lo veda perchè sono curiosissimo di sapere la tua opinione…

    Saluti

    Chimy

    Rispondi
  10. cloverfield purtroppo ad un certo punto non racconta più una fuga ma un salvataggio.

    è questo che per me è il vero passo falso del film, della sceneggiatura, perchè da quel punto in poi saltano all’occhio le incoerenze e quindi crolla ciò che si era prefisso, ovvero dare un senso di credibile all’incredibile.

    un film che è bello da vedere al cinema, ma che non mi lascia così affascinato come molti di quelli che l’han visto, di sicuro non al punto di definirlo capolavoro.

    epocale sicuramente, abrams ha capito che con il boom-youtube era il momento di riproporre in grande TBWP.

    tutte cose scritte nella mia recensione dopotutto, dategli un occhio se volete…infine lasciando perdere le furbate di abrams secondo me dai sequel potrà venire solo male.

    Rispondi
  11. ho gradito il film, ma non così tanto. Il fatto è che l’ho trovato molto furbo, fa presa su un sensazionalismo troppo facile e la pretesa di realtà soccombe alle regole del blockbuster.
    Per quanto mi riguarda lo salva la regia, senza sarebbe stato un filmetto, neanche troppo originale…

    Rispondi
  12. Cavolo che analisi! Non sto più nella pelle, domani sera corro al cinema!

    Mi ha fatto piacere leggere questo

    “La base linguistica di Cloverfield è troppo forte, non ha bisogno davvero, a differenza di Rec, di ricorrere a questi trucchetti per angosciare”

    REC è stato per me una grande delusione e temevo un po’ per Cloverfield.
    Tornerò a leggere meglio la recensione dopo aver visto il film, ho saltato qualche passaggio per non rovinarmi la sorpresa 🙂

    Rispondi
  13. Curiosità: CLOVERFIELD è il nome della via in cui ha sede la Bad Robot, casa di produzione di JJ Abrams! ^^
    Questo lo vedrò, ma a noleggio…
    Chimy, buon delirio con LOST!!!!!!

    Rispondi
  14. @sheep:purtroppo non dipende tanto dall’essere esperti di cinema o meno, ma da comi ci si approccia al film di volta in volta. Cloverfield ha diviso un po’ tutti, anche gli “esperti”.

    @dome: anche tu sei pazzo. Se hai qualcosa da ridire fatti avanti. 🙂

    @delirio: fino nei sotterranei. In realtà ce ne sarebbe da dire ancora per molto.

    @alespiet: “Testo autoironico, autocritico e iconoclasta che si distrugge nel momento in cui si dà a vedere. Uno spettacolare processo di autofagia visiva. Esaltante.” ASSOLUTAMENTE SI’. E figurati, quando è giusto bisogna riconoscere il valore delle parole di un altra persona. La tua analisi è davvero magnifica.

    @welltal: torna a dirci tutto, miraccomando.

    @luciano: fai di tutto per vederlo, dura anche poco, qui attendiamo tutti il tuo parere. O meglio, la tua analisi.

    @kingdom: le potenzialità di questo film non stanno nella storia, ma come viene raccontata. La sceneggiatura ti sbagli, è un esempio di scrittura incredibile, al di là di quello che racconta. Il punto secondo me è questo. Cloverfield si nutre di un genere con le sue convenzioni e i suoi cliché, altrimenti il film non reggeva, i tizi andavano via dopo mezz’ora di film con l’evaquazione generale e bom. La potenza di Cloverfield è nutrirsi di un genere e di una categoria produttiva (il blockbuster) operando una serie di innovazioni stilistiche e sottotestuali che lo rendono un esempio di post modernismo. Non è un capolavoro, d’accordo, ma è epocale (come dici anche te). La storia del cinema, il lento passaggio tra classico e moderno, è stato fatto soprattutto dalle grandi produzioni, e Cloverfield è proprio questo, una grande produzione che propone un impianto classico (classico per noi, ma sarebbe giusto dire moderno) investendolo di (post) modernità.

    @cinedelia: vale anche per te la risposta a kingdom. Unica aggiunta, d’accordissimo, se fosse stato girato con un “film normale” non avrebbe avuto senso, quindi la regia è parte dei grandi pregi del film. La messa in scena, la messa in quadro e il piano sequenza sono usati dal regista con un’abilità e una originalità rara.

    Saluti a tutti.
    Para

    Rispondi
  15. @t3nshi: hai fatto bene a non leggere tutto, così ti godi meglio il film. Torna a dirci tutto.

    @iggy: è vero, ne avevo sentito parlare anche io della via. O forse era il nome dell’uscita dell’autostrada che prendeva Abramas per raggiungere gli studi. Comunque una cosa del genere.
    La cosa che ti sconsiglio Iggy è di vedere il film in dvd, vai al cinema, fidati.

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  16. Veramente a me la sceneggiatura è sembrata terribilmente classica (l’eroe che salva la sua bella dalle grinfie del mostro) e in alcuni punti forzata il sensazionalismo poi è creato con facili mezzucci (seondo me:
    troppo facile attaccare la statua della libertà come simbolo, si era già visto in passato (il pianeta delle scimmie) e oltretutto appariva già decapitata nella locandina di fuga da new york.
    Esercito, situazioni estreme, operazioni tabula rasa, ormai tutto già visto (voglio dire, ci sono persino nel nuovo alien vs predator).
    In definitiva per me non è così innovativo o epocale.
    Se poi lo si analizza come film d’azione, è un’altra storia…in questo caso posso ritenermi soddisfatto.

    Rispondi
  17. @t3nshi: aspetto con ansia di conoscere il tuo commento..^^

    @iggy: vai al cinema, davvero..

    @cinedelia: naturalmente senza questo tipo di regia, questo film sarebbe stato inutile, perchè il senso sta proprio tutto nel modo in cui è girato: in questo modo caratterizza la nostra epoca per la forma, i contenuti (collegati all’immaginario post 11 settembre) e l’immedesimazione… è tutto legato alla base registica, la sceneggiatura rimane in funzione di essa.

    Saluti a tutti

    Chimy

    Rispondi
  18. Infatti la scenggiatura racconta una storia classica, ma proviamo a vedere come è stata scritta e poi vediamo se sembra una scenggiatura classica.
    Altra cosa, la stuatua della libertà si sà benissimo che è stata già citata in altri film, ma ti sembra che in quei film ci fosse qualcuno che la riprendeva col cellulare mentre il regista riprende chi riprende? Il punto non sta nel guardare COSA esprime il regista, ma COME lo esprime.
    Cloverfield si nutre di già visto rendendolo nuovo. E non è poco.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  19. Ulteriore spunto di riflessione (mi è stato suggerito non è mio). Nel frullare l’immaginario contemporaneo CLOVERFIELD butta dentro anche pezzi di FPS: gli aracnidi mordaci sono identici a quelli di DOOM 3 (al quale personalmente non ho mai giocato) e le modalità di visione in rigorosa soggettiva sono appunto quelle di uno sparatutto in soggettiva.
    Ora, la spinta supplementare che questa osservazione dà alla tesi di Cloverfield come riflessione iconoclasta sull’immaginario contemporaneo è la seguente: negli FPS guardare equivale a mirare ed è una vera e propria anticamera dello sparare (cosa che tra l’altro è implicita nel verbo inglese “to shoot”: sparare ma anche inquadrare, riprendere). First Person Shooter sta dunque per “Sparatutto in soggettiva” ma anche “Riprenditutto in soggettiva”: la componente visiva e quella distruttiva tendono sostanzialmente a identificarsi, sicché il fatto che Cloverfield, nel suo frullatore di immaginario, butti dentro anche pezzi di FPS rende il beverone ancora più esplosivo e devastante. Non solo real tv, breaking news e private media, dunque, ma anche frammenti di FPS: questo aumenta la potenza di fuoco della handycam di Hud. Respawn.

    Rispondi
  20. Beh, lo stesso concetto era già stato sviluppato da spielberg nella guerra dei mondi (riprendere la tragedia a costo di diventare vittime)…telefonini e vidocamere si vedevano anche li!
    Cmq non insisto, le opinioni sono insindacabili!;)
    Un saluto

    Rispondi
  21. @alespiet: quello lo avevo notato anche io, dato che i mostriciattoli fanno molto FPS. Ho giocato a DOOM 3 ma non mi ricordo i ragnetti.
    Cavoli magari il mostro di cloverfield è come il CyberDemon finale di DOOM, rigioco. 🙂
    Comunque ti faccio i complimenti per la precisazione. Come disse Morandini: “shoot vuol dire sia sparare che riprendere, è dietro questa uguaglianza che si sviluppa tutto il cinema americano”.
    Portare il videogioco al cinema è ancora impossibile perchè manca il contatto fisico tra il tuo corpo e la macchina, però che il film cerchi di svilupparsi come un FPS è indubbio davvero, in quanto non ci sono videogiochi che immedesimano più degli FPS. Oggi gioco. 🙂
    Non c’è che dire, Cloverfield è qualcosa di allucinante. E noi tre (io, te e chimy) siamo forse quelli che stanno impazzendo di più in tutto il mondo. 🙂
    AIUTO.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  22. Infatti il discorso in sé non è nuovo, figurati che già Pirandello nel 1916/1925 aveva trattato più o meno lo stesso argomento nei Quaderni di Serafino Gubbio operatore. E’ invece assolutamente nuova e inaudita (epocale, giusto) la lucidità e la radicalità con cui questo discorso è portato avanti con l’apparato linguistico della contemporaneità. Un solo medium (il digitale) ingloba l’intera iconosfera e la scaglia contro se stessa. Ancora una volta è il come a contare, non il cosa (come osserva giustamente Para).

    Rispondi
  23. @cinedelia: non ho visto il film di Spielberg, però, solo per precisare, credo (ma non ne sono sicuro) che a mostrare videofonini e riprese non sia la videocamera amatoriale di uno dei personaggi, ma la mdp “esterna” di Spielberg. Comunque Filippo potremmo andare avanti per ore a dibattere. Ma è anche bello così.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  24. @filippo: però ne “La guerra dei mondi” non prendi il punto di vista di chi filma e dell’oggetto che sta filmando… secondo me con “Cloverfield” siamo su un livello completamente diverso..

    @alespiet: io sulla riflessione sono d’accordissimo. Infatti l’immedesimazione per me, come ho scritto, è un punto fondamentale. Noi siamo dentro e corriamo e, alla fine, moriamo…

    Saluti

    Chimy

    Rispondi
  25. @alespiet: grazie.
    “Infatti il discorso in sé non è nuovo, figurati che già Pirandello nel 1916/1925 aveva trattato più o meno lo stesso argomento nei Quaderni di Serafino Gubbio operatore. E’ invece assolutamente nuova e inaudita (epocale, giusto) la lucidità e la radicalità con cui questo discorso è portato avanti con l’apparato linguistico della contemporaneità. Un solo medium (il digitale) ingloba l’intera iconosfera e la scaglia contro se stessa. Ancora una volta è il come a contare, non il cosa”
    Sottoscrivo ogni singola parola, virgola e parentesi della tua precisazione.

    Rispondi
  26. Ero Para.
    Saluti.

    Rispondi
  27. ha ha… ormai è una chat ^^
    W Cloverfield!!!

    Chimy

    Rispondi
  28. grazie Chimy, l’avevo già letta ‘sta cosa. E’ in perfetta sintonia con il il discorso videoludico: si tratta di un vero e proprio respawn.

    Rispondi
  29. Invece una cosa che non sapevo (anche se non era così difficile arrivarci e infatti ci siamo arrivati) è che, per creare Cloverfield, Abrams avesse “dichiaratamente preso spunto da The Host”.
    Io sarei anche curioso di vedere “D-War”, nonostante tutti dicano essere una ciofecona inguardabile. La curiosità rimane, se non altro a titolo informativo.

    Rispondi
  30. @chimy: ah ah ah stavo per dirvelo io.

    @alespiet: c’è sta cosa che mi frulla in testa: il monster movie è l’odierna culla del post medernismo.
    Su DWar concordo, lo guarderemo tutti comunque.
    A noi piacciono i mostri grossi.

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  31. Più che il monster movie direi l’horror (o forse, meglio, il fantahorror), che sta all’immaginario postmoderno come il noir classico stava a quello moderno.

    Rispondi
  32. anonimo

     /  12 febbraio 2008



    Non ho più parole… Sono rimasto da solo… Ora non ho il tempo necessario per fare un commento degno, e non so neanche se sia giusto intasare i commenti con delle riflessioni che potrebbero risultare lunghe giorni… Magari quando sono un po’ più libero ci provo, ma nel frattempo mi sa che preparerò un bel foglio di word da 45 pagine per spiegare perchè secondo me questo non è neanche degno di essere chimato cinema (nè meta cinema, nè post cinema nè altre invenzioni balzane simili) personalmente per i due blogger (me la pagherete cara…).
    Me ne vado rabbuiato a rinchiuderm nella mia inquietudine postapocalittica.
    Cloverfield voto: 0!

    Legolas

    Rispondi
  33. mamma mia la megarecensione doppia!non ho molto tempo per scrivere in questi giorni ma un post come questo si legge volentieri sempre!cercherò di vederlo come mi suggerì tempo fa il buon chimi mi pare e poi ritornare a commentare!gran bel post davvero!cercherò di tenere a mente le vostre considerazioni durante la visione!

    Rispondi
  34. Solo per farvi i miei complimenti (per quel che possa valere, ovviamente)! 😀

    Credo di aver già delirato abbastanza su ‘sto film e non ho al momento altro da aggiungere.

    Posso dire solo una cosa: questo film (a mio avviso) lo state trasformando [voi] in un mostro epocale. 😀

    Ciao!

    Rispondi
  35. Wow, alla fine sono arrivata senza fiato!!! Condivido gran parte dei pensieri, anche se il mio entusiasmo è stato leggermente minore. Insomma io sono nella via di mezzo: non una genialata, ma nemmeno una boiata! Sulla funzionalità della prima parte sono assolutamente d’accordo: ma doveva durare proprio venti minuti? Io li ho trovati eccessivi…

    Rispondi
  36. Orbene ragazzi, dopo questo fior fiore di considerazioni mi avete convinto.. lo affitterò in dvd.. tornerò a commentare

    Rispondi
  37. Accipicchia quanti commenti!Tornerò a leggerli nel week end…
    Intanto dico, come già da Souffle ho detto, per me solo puro divertissment, qui davvero non trovo nulla di filologico o filosofico o grammaticale da dire. Usa la tecnica della camera a mano per creare pathos (e allo stesso tempo rende, vabbè, la storia ancora più non reale:chi corre sui tetti di un edificio pericolante con una mano anzichè due solo per riprendere?????).
    La tua analisi è bella però stavolta non mi fai tuo complice!^^

    Rispondi
  38. Ragazzi sono appena tornato dal cinema.
    Ho riletto il vostro post e adesso mi piace ancora di più quel che avete scritto.
    Per quel che riguarda il film, per il momento posso dire solo questo:
    “Mangiava le persone…mangiava le persone…”

    Weltall

    Rispondi
  39. @alespiet: esatto, il senso era quello, film che oggi facciano quello che ha fatto il noir. Pensavo a The Host e Cloverfield perchè entrambi sono monster movie dall’impianto “classico” ma (post) moderni il primo nella scrittura (idea, corso degli eventi, inserti grotteschi) il secondo nella forma.

    @legolas: guarda, noi non vediamo l’ora di sentire le tue motivazioni perchè non ti sarà facile darcele. Voglio che confuti ogni nostra considerazione.

    @deneil: vai, guarda, torna e dicci. 🙂

    @virginPrune: grazie per la visita e i complimenti!
    Che abbia delirato anche tu (nel bene o nel male) mi fa piacere. 🙂
    Potresti anche aver ragione, noi lo stiamo semi venerando. 🙂

    @alessandra: guarda, invece non erano per niente eccessivi secondo me. Quella parte è tutta scrittura, serve a caratterizzare i personaggi al meglio, a renderli tuoi amici e soprattutto a rendere te Hud. 🙂

    @trinity: fidati di me, vai al cinema. In dvd non te lo puoi godere al 100%.

    @mrdavis: “La ripresa del film non è una vera ripresa amatoriale, ma bensì la soggettiva di Hud, è il suo occhio, che è come il nostro. Nessuna ripresa amatoriale può restare per 80 minuti ferma ad altezza d’occhio. Questa sottigliezza è inutile, come ogni altra pignoleria imputabile al film. Non è per la trascurabilità delle imperfezioni che va giudicato il film, ma per la portata della sua perfezione di sintesi tra realtà e linguaggio cinematografico.”
    Non aggiungo altro. 🙂

    Che il mostro grosso sia con voi. 🙂
    Saluti a tutti.
    Para

    Rispondi
  40. Welltal aspettiamo una tua rece allora.
    Bene, credo di capire che Cloverfield ha mangiato e ucciso anche te. 🙂
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  41. @legolas: ci teniamo molto alla tua riflessione. Quando hai tempo scrivicela…

    p.s. ho paura della tua vendetta.. ^^

    @deneil: non vedo l’ora di sapere il tuo parere..

    @Mr.Davis: secondo me quel senso di non reale invece è una “realtà” di oggi: come ho scritto nel commento nell’epoca YouTube “si pensa prima a filmare che a salvarsi” (naturalmente con tutte le dovute proporzioni, ma il senso di base c’è a mio parere).

    Saluti a tutti

    Chimy

    Rispondi
  42. troppa grazia!!!
    mario

    Rispondi
  43. Secondo noi è meritata ^^

    Chimy

    Rispondi
  44. anonimo

     /  13 febbraio 2008

    mmmm, per me la perfezione è ben altra cosa. Qui abbiamo una forma al servizio di una trama che è pressochè inesistente.
    MrDavis

    Rispondi
  45. Secondo me la trama è proprio poco importante, rispetto alla riflessione che viene fatta…

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  46. Complimenti, recensione bella e approfondita che colpisce perfettamente nel segno. Non posso che fare un inchino.

    Rispondi
  47. Mamma mia che analisi! Complimenti a entrambi, siete riusciti a sottolineare ogni aspetto del film.

    Il termine “epocale” calza a pennello: un film che nasce dalla paura dell’11 Settembre e un film che è tale per la presenza sempre più massiccia di internet (youtube) nelle nostre vite. Dobbiamo registrare tutto, siamo morbosamente attratti dal particolare raccapricciante. Una cosa è reale solo se visualizzata, non basta un racconto. La forza dell’immagine (=reale) è potentissima, ma dobbiamo stare attenti a non spingersi troppo oltre.

    Perfettamente d’accordo riguardo a REC (grande dleusione per me). Qui la videocamera è funzionale (monta, sovrascrive, “illumina” il colpo di scena) alla storia, non serve solo per far saltare lo spettatore. Ringrazio poi per il finale non spiegato. Possiamo farci delle idee, ci sono dei timidi accenni su cui possiamo costruirci la nostra interpretazione. REC spiegando (banalmente) tutto, distrugge il film.

    Ancora complimenti, un’analisi lucidissima!

    Rispondi
  48. @lilith: troppo gentile ^^. Ci fai arrossire…

    @t3nshi: grazie di cuore. Mi fa davvero molto piacere che sia piaciuto anche a te. Vengo a leggere la tua rece….

    Saluti

    Chimy

    Rispondi
  49. Caspita ragazzi!!! al cinema ancora non sono riuscito a vederlo (periodo incasinato e per giunta ricchissimo di roba da vedere), ma a leggervi sembra si tratti veramente di un super filmone! dovrò recuperarlo sooner or later! a risentirci 😉

    Rispondi
  50. Recuperalo al cinema, se puoi. Sul piccolo schermo credo che renderà molto meno…

    Ciao Pick, a presto

    Chimy

    Rispondi
  51. anonimo

     /  14 febbraio 2008

    Ok, allora ci provo. Mettevi comodi sulla sedia perchè sarà lungo e ben poco indolore.
    Cloverfield: campo di trifogli, espressione che sta a significare che non esiste più nulla, tabula rasa (vi ricorda qualcosa?). Già l’incipit mi ha lasciato più che perplesso. Per chi non se lo ricorda o non ci avesse fatto caso il film inizia con delle scritte a schermo verdi nella parte in basso a sinistra: qualcosa del genere “filmato rinvenuto sul luogo dell’attacco denominato: Cloverfield” (non è testuale ma il senso è quello. Ciò che ci comunica è una visione a carattere militare, o comunque un qualcosa che è legato all’esercito, segreti e palle varie. Domanda: se è così, ovvero se la cassetta è veramente stat trovata e visionata dai militari, perchè non avrebbero dovuto cancellare i 20 minuti iniziali del nastro, o perlomeno saltarli? A meno che l’esercito non sia interessato alla vita sessuale di un qualunque newyorkese e ad una festa piena di cazzoni. Ma magari non era quello il senso delle sovraimpressioni iniziali; ma allora, che senso avevano? Non sarebbe stato più “reale” far iniziare direttamente il video? Avrebbe lasciato delle perplessità certo, il che ci dice che c’era bisogno di spiegare qualcosa, di dare un minimo di senso a ciò che si stava per vedere. A mio avviso è stato fatto nel peggiore dei modi. Semplice escamotage, trito, ritrito, inutile e fuori luogo. -1.
    Parte seconda: i 20 minuti iniziali; devo essere sincero, i primi 10 mi hanno anche tenuto con gli occhi fissi sullo schermo, ero curioso di vedere cosa sarebbe successo, ma dopo quelli i 10 successivi mi sono parsi interminabili, stantii, eccessivi e… ma questo film non doveva non avere una backstory? non doveva essere la summa del vedo ciò che è? E allora perchè le immagini del protagonista con Beth a letto? Perchè questa seppur insolita presentazione dei personaggi? Se ci pensiamo bene è una messinscena dei protagonisti tra le più classiche: appare l’eroe, con la ragazza che ancora non si capisce se sia la sua ragazza o no (si capirà presto); poi appaiono i comprimari, dapprima il fratello con la ragazza, quindi Hud (l’operatore occhio del film), quindi Marlena, la ragazza di cui è invaghito colui che ci trasporta al centro della scena. Più archetipale di così si muore. Non ci sono personaggi superflui, non ci sono comparse che dapprima sono in scena e poi scompaiono senza ragione, personaggi che, in un reale filmato home made, sono all’ordine del giorno. I personaggi che ci vengono presentati e sono evidenziati sono coloro che ci accompagneranno per tutto il film (perdite di vite umane permettendo, è un disaster movie dopo tutto). Guarda tu il caso… E tra l’altro questo casualissimo filmatino rende perfettamente le dinamiche ed i rapporti che intercorrono tra i vari personaggi. “Sono il tuo migliore amico…” “C’è anche Marlena?”. La camera, sempre per caso, coglie la frase di insulto che Rob rivolge a Beth… Tutto sempre per caso… Fatto sta che per caso abbiamo spiegazione di ciò che stiamo per vedere, personaggi archetipici, una back story, esemplificazione dei rapporti tra i vari personaggi e chi più ne ha più ne metta. Un po’ troppo per l’epoca di You Tube, in cui tutto finisce in rete senza spiegazioni…

    (Continuo dopo cena)

    Legolas

    Rispondi
  52. anonimo

     /  14 febbraio 2008

    Continuo…
    Parte 3: i personaggi. Stucchevoli, piatti, senza forma, perfetti sconosciuti. Ma neanche a farlo apposta. Sappiamo tutto di Rob, sappiamo tutto dei rapporti che ha con Beth, abbiamo già conosciuto Hud nelle sfaccettature della sua personalità (detto in soldoni: è un perfetto Coglione), sappiamo che Lily e Jason sono fortemente innamorati. Ancora un po’ troppo per degli sconosciuti… Durante il film non scopriamo niente che già non sappiamo all’inizio sui nostri eroi (il termine non è casuale). Sono personaggi a tutto tondo.
    E già a questo punto la stucchevole festa iniziale non è stat inutile, bensì ci ha immerso nel mondo che dobbiamo conoscere per seguire l’avventura. Ci sono anche dei processi di localizzazione piuttosto forti: viene inquadrato central park, citata Coney Island, ripresi i grattacieli di Manhattan.
    Primo riassunto: dopo 20 minuti abbiamo un film perfettamente inquadrato in quelli che sono lo spazio, il tempo, i personaggi e le loro relazioni. Vedere alla voce sceneggiatura. Vedere alla voce tutti i film ce l’hanno e di innovazione neanche l’ombra.
    Parte 4: lo stile di ripresa. Tutto ripreso con Handycam (in realtà steadycam, chi non ci ha mai filmato una festa?). Penso che The Blair Witch Project (1999) stia rimbalzando enlla testa di chiunque. Applichiamolo ad un contesto diverso, il disaster movie. Risultato: nella sceneggiatura, alla voce dialoghi, ogni 5 minuti appare un “Devo riprendere”, “Aspetta, la telecamera”, “La gente deve sapere” ecc ecc. Un po’ debole come spiegazione. Soprattutto dato il fatto che un mostro delle dimensioni di Godzilla (altro paragone non casuale, ci tornerò in seguito) sta alle calcagna di chi riprende. E guardacaso la telecamera inqudra sempre ad altezza d’uomo e/o sempre e comunque fisso davanti a sè, solo con qualche compiacimento stilistico che dovrebbe farci incappare nell’illusione che quell’idiota che sta riprendendo rischiando di essere fagocitato dal gemello cattivo e troppo cresciuto di un Corpulento (http://www.battle.net/diablo2exp/monsters/act4-regurgitator.shtml) lo stia facendo in maniera del tutto naturale, come si confà ad uno che sta scappando dalla morte certa. In particolare mi riferisco al punto in cui, dopo aver salvato Beth, i ragazzi ritornano saltando sull’altro palazzo, quello ancora in piedi, e la telecamera finisce sulle scarpe con una sorta di slw motion che più innaturale di così Meliès ha solo da imparare. Tutto ciò infarcito di un bel po’ di sballonzolamenti inseriti per il fine di cui sopra, che se fossi stato in terza fila quello davanti a me sarebbe tornato a casa con la giacca di un colore diverso.
    Chimy mi dice poi durante la sua recensione (cito) “Cloverfield ci mostra degli esseri umani che fanno i conti con i loro problemi personali: amori infranti, partenze, scelte di vita e quant’altro.”: mi hanno appena ammazzato il ragazzo che amavo tanto, verserò una lacrima? Non sia mai… Del fatto che Jason è morto ce ne dimentichiamo ben presto, tanto che è lo stesso Hud a dovercelo ricordare quando i quattro superstiti si fermano nella metro. Marlena muore per un morso, non se la caga nessuno. Mi sembra che i problemi personali siano messi un po’ in secondo piano rispetto all’obiettivo finale: salvare Beth. E’ l’unica cosa che conta e di cui ci frega. Morti o non morti.
    In un loco diverso da questo ho letto anche che la tecnologia della telecamera viene utilizzata in modo magistrale per creare pathos: credo che l’autore si riferisse alla scena dei tunnel della metro, in cui senza la luce della camera non si sarebbe visto nulla, e con l’accensione della visione notturna si salta sulla sedia per l’apparizione magica di quelle creature altamente inutili che sono i mostriciattoli (servono solo ad uccidere Marlena, della cui morte si veda sopra). Personalmente alla sedia ci sono rimasto più che incollato: la trovata della luce della camera è quantomeno banale ed anticipabile, per non parlare della scena successiva dei mostri. Suono acusmatico: versi dei mostri, gli eroi si fermano, colpo di scena. Procedimento non certo innovativo. E’ sempre cinema.
    Versante cinema delle origini: devo ammettere che l’idea non mi aveva neanche sfiorato. Lo stupore che derivava dal vedere degli oggetti in movimento credo non si possa paragonare per principio a chi vive nell’epoca di You Tube, dei salti mortali temporali, degli shock visivi e dei Walter Benjamin. E oltretutto la presenza della telecamera c’è, si sente e pesa, eccome se pesa. Io, e non solo io in sala, mi sono ritrovato spesso a chiedermi: ma ora la mollerà per un attimo la telecamera? La lascerà lì per un secondo? Gli cadrà? La camera è troppo invasiva, la sua presenza troppo rimarcata e ingombrante, appesantisce la narrazione (che non dovrebbe esserci, ma c’è) e la tenacia con cui non viene mai lasciata non fa altro che rendere sempre più stupido Hud ai nostri occhi e sempre più palese quanto sia un espediente piuttosto malcapitato nell’economia del film. L’idea di base era anche buona, lo sviluppo più che rivedibile.
    Parte ho perso il conto: immedesimazione/realtà. Questo discorso è strettamente legato a quello precedente, nel senso che il fatto che la camera si faccia così tanto sentire rende impossibile un qualunque tipo di empatia, anche se è indubbio che fino alla fine noi tifiamo perchè Rob riesca nella sua impresa. E’ un eroe. Il protagonista di un film (grossa pecca per quel che il film vorrebbe rappresentare). Quindi empatia no, ma in realtà sì. Non so che intenzioni avesse il connubio Reeves-Abrams, ma se l’idea era quella di far seguire la scena dall’interno come a creare una sorta di soggettiva, l’esperimento non è riuscito, non possiamo mai credere che la camera sia quello che vediamo, ma allo stesso tempo non riusciamo (perlomeno io non ce la faccio proprio) a credere alla casualità e alla realtà delle riprese. Né carne, né pesce.
    Capitolo mostro (qui un po’ impallidisco): nei titoli di coda (ci sono, ci sono…) appare in bella vista il Monster Designer, come se quest’uomo avesse creato un prodigio mai visto, di una bellezza ed un’unicità introvabili. Per chiunque frequenti il mondo videoludico credo sia solo uno dei milioni di stampini che potrebbe benissimo stare come boss di fine livello (o anche mostro casuale, perchè no, riducendone le dimensioni) di un qualunque rpg fantasy. Forse qui va dato perlomeno un minimo di merito al regista, che con il vedo/non vedo, perlomeno ha creato un po’ di aspettativa (personalmente delusa).
    Parte della camera tecnica: ma come, l’elicottero precipita e la camera funziona ancora? Il mostro si mangia Hud e la camera funziona ancora? Il mostro distrugge tutto e tutti, fa di Rob e Beth una pappetta e la camera funziona ancora?
    L’esercito fa tabula rasa (lo fa sì, altrimenti il mostro sarebbe ancora lì e nessuno avrebbe mai recuperato la cassetta e il film non si chiamerebbe Cloverfield) e la cassetta rimane integra e funzionante? Con una definizione del genere? Una luce così potente da illuminare delle gallerie eppure così leggera da poter essere scorrazzata in giro per New York per un’ora e venti minuti? Se qualcuno dovesse reperirla mi contatti, la comrperei immediatamente…
    Lascio le riflessioni finali ad un nuovo commento, sperando di non essermi dimenticato nulla.

    Legolas

    Rispondi
  53. anonimo

     /  14 febbraio 2008

    In definitiva: partendo dal presupposto che si tratta sempre di gusti e punti di vista, Cloverfield per me è stato un fallimento totale:
    l’uso della handycam è banale, stereotipato, malfunzionante e mal condotto e giustificato. Per non parlare delle impossibilità tecniche.
    La storia che non dovrebbe essere una storia in realtà ha una sceneggiatura di fondo che più forte non si può, i personaggi sono da subito riconoscibili come i protagonisti, aventi una backstory, e ne vengono approfondite le relazioni. Non c’è né immedesimazione, né distacco, solo l’ingombrante presenza di una camera che mi ha portato a tifare per il mostro; non c’è pathos, non c’è atmosfera, non c’è brivido, non c’è terrore, non c’è stupore, non ci sono colpi di sena. In definitiva, qualunque fossero le intenzioni, a mio avviso non rimane nulla. Solo la noia.

    P.S: durante il film ho guardato 3 volte il cellulare e almeno 4 mi sono voltato verso gli altri presenti in sala. Vado al cinema una volta a settimana e non mi capita mai di staccare gli occhi dallo schermo.

    Legolas (più cattivo che mai)

    Rispondi
  54. Legolas, forse ci conviene andare a bere una birra insieme una di queste sere e ne parliamo ^^.

    A parte gli scherzi: causa mancanza di tempo per oggi, mi leggo tt la tua analisi con calma nel weekend.

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  55. @legolas: alla prossima Vitali Night io te e chimy ci mettiamo in un angolo e te le diamo. No scherzo, ne discutiamo animatamente.
    Ho letto tutto di fretta, sono difretta e prima di risponderti per via commenti ti invito a RILEGGERE (o leggere, se non l’hai fatto) esaustivamente la nostra analisi, quella di Alespiet e tutte le discussioni dei commenti precedenti al tuo. Troverai quasi ogni risposta.
    Si vede proprio che fai lo IULM. 🙂
    Bella Legolas.
    Para

    Rispondi
  56. Oddio raga pure qst al cinema nn ce la posso fa.. 😦
    xò chissà.. magari mi ci trascina il mio boy..

    Rispondi
  57. anonimo

     /  15 febbraio 2008

    Scusami Paolone, ho letto e riletto, ma di risposte non ne ho trovate… Anche perchè non ho posto domande…

    Legolas

    Rispondi
  58. anonimo

     /  15 febbraio 2008

    Sullo IULM potrei scrivere un altro post… Nel caso venga attaccato da un mostro distruttore giuro che riprenderei tutto a rischio della mia stessa vita, in quel caso lo farei volentieri…

    Legoals

    Rispondi
  59. @trinity: merita di essere visto al cinema…

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  60. premettendo che non l’ho ancora visto:
    “Cloverfield mostra come, anche dopo l’11 settembre, non si è mai pronti all’arrivo inaspettato della paura, del male e, in conseguenza e soprattutto, della morte.”
    l’operazione non ricorda un pò quella dei godzilla post-hiroshima?

    Rispondi
  61. Potrebbe starci tranquillamente come paragone. Godzilla però era giusto per quell’epoca, Cloverfield lo è per questa.

    Ciao Simone

    Chimy

    Rispondi
  62. @legolas:
    allora, parto con le risposte ai tuoi commenti. Per comodità (anche se è un metodo che non mi piace per niente) cito le tue frasi che ritengo le più significative (se salto punti importanti dimmelo) e poi ti dico le mie considerazioni…

    “se la cassetta è veramente stat trovata e visionata dai militari, perchè non avrebbero dovuto cancellare i 20 minuti iniziali del nastro, o perlomeno saltarli?”

    Per dare una spiegazione logica, si potrebbe tranquillamente pensare che fosse la prima volta che vedevano la registrazione e, a mio parere, è assolutamente coerente (dopo una forma di “apocalisse”) guardare l’intera registrazione di una cassetta ritrovata, che mostrava quello che c’era prima del “fattaccio”.

    “personaggi che, in un reale filmato home made, sono all’ordine del giorno”.

    Appunto, la festa iniziale mostra la banalità del quotidiano e noi spettatori, sapendo che qualcosa sta per accadere, la viviamo con immensa inquietudine (anche se praticamente non succede niente). Mostra come tutti i problemi personali si vadano a perdere, e diventino inutili, di fronte a una tragedia di tali proporzioni.

    “messinscena dei protagonisti tra le più classiche”

    Su questo nessuno ha detto il contrario… la struttura narrativa può essere classica, ma è il modo in cui viene mostrata che si può definire (per i tanti motivi spiegati) addirittura postmoderna.

    “Un po’ troppo per l’epoca di You Tube, in cui tutto finisce in rete senza spiegazioni… ”

    Il mostro ha una spiegazione? Quello che viene mostrato alla festa è un preludio al ragionamento YouTube, che parte soltanto con la comparsa del mostro… la festa ha un altro senso.

    “dopo 20 minuti (…)di innovazione neanche l’ombra. ”

    Naturalmente.

    “The Blair Witch Project”

    The Blair Witch Project, per me, non c’entra nulla. Là la base narrativa stava nel mostrare la realtà (e tt il discorso del marketing…) attraverso modalità documentaristiche (che poi si è rivelato falso naturalmente). Qui si parte da una base che è tutt’altro che reale a livello narrativo: l’essere che più di tutti ha contrassegnato la finzionalità cinematografica:il mostro che attacca una città. Da questa base finzionalissima, la resa di “Cloverfield” (tramite la regia) è molto più reale rispetto a quella “documentaristica” di “Blair Witch Project”.

    La mia frase che hai citato, penso di aver già risposto sopra. Di fronte ad una tale tragedia i problemi personali (simbolo della vita pre-attacco) si vanno a perdere..

    Sulla parte seguente del tuo secondo commento rinvio totalmente al mio paragrafo dell’immedesimazione, perchè non farei che ripetere quelle cose.

    Del tuo terzo commento. C’è un punto che mi lascia davvero basito…
    “l’uso della handycam è mal (…) giustificato”.

    Non riesco a comprendere questa cosa… posso capire che possa non piacere.. ma che non sia giustificato proprio no… Al di là di ogni ragionamento che si può fare, è indubbio che quella modalità registica trasmetta emozioni più forti durante la fuga dei protagonisti. Si ha quasi la sensazione di essere in pericolo insieme a loro…(mi ripeto) anche al di là di qualsiasi ragionamento è assolutamente giustificata per la forma di Intrattenimento che “Cloverfield” vuole portare avanti e che resta una delle basi principali del film.

    Se ci sono altri punti importanti che non ho commentato fammi sapere…

    Allora a presto carissimo, appena ci vediamo ti regalo un peluche del mostro ^^

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  63. Riprendo un attimo il discorso, con qualche collegamento in più (se non si fosse capito l’altra sera ero un po’ alterato con la mia università, per cui la lucidità era venuta un po’ meno).
    Effettivamente devo dare ragione a Paolone, dato che ho capito di non essere stato molto chiaro nei concetti, ma questo l’ho capito non dopo aver riletto per la decima volta tutte le riflessioni sue, di Chimy e di Alespiet, ma dopo aver riletto la mia. Ammetto che c’erano sottintesi dei passaggi per me chiarissimi, ma che potevano risultare confusi per altri. Cercherò di spiegarmi meglio.
    Per quel che riguarda la sceneggiatura, credo siamo tutti d’accordo che il film si avvalga di una scrittura forte, molto forte, per me troppo forte, o perlomeno troppo visibile. Per chiunque abbia un minimo di conoscenza di come una sceneggiatura viene scritta, tutto appare, oltre che chiaro, troppo evidente, è tutto troppo in superficie, non è stato fatto un lavoro di limatura che avrebbe consentito allo spettatore di credere di trovarsi realmente nel mezzo di una riproduzione in prima persona. La mia impressione è stata per tutta la durata del film, di una scrittura immaginata in terza persona e poi convertita grossolanamente per essere inserita in una logica di ripresa dal punto di vista interno della storia.
    Tutti questi termini ripresi dai videogiochi non sono casuali, così come non è certo casuale un rimando al mondo videoludico da parte di Abrams e Reeves. Ma anche in questo caso il tutto mi pare sia stato trattato in maniera un po’ frettolosa: dal mio personalissimo punto di vista (sono un esaltato mangia-FPS, se qualcuno vuole dei consigli ne conosco circa 6 milionate…) l’avvicinamento al punto di vista in prima persona dei sovarcitati FPS avrebbe voluto essere uno dei punti cardine del film, ma in questo caso quello che mi lascia perplesso è una sorta di contraddizione insita nello stile di ripresa: come ho già ribadito la telecamera pesa, si fa sentire, eprciò non possiamo credere che il suo sguardo sia quello del personaggio, potrebbe tuttavia essere il nostro, di noi video-divoratori che vogliamoa tutti i costi entrare nella vicenda e viverla in prima persona (First Person, per il discorso Shooter vale la riflessione già di Morandini). Tuttavia il continuo sballonzolare tra l’essere inseriti all’interno della storia, ed una camera che col suo peso te ne catapulta continuamente fuori per dare adito a riflessioni sul versante del “se non filmo, non sono vivo”, fa sì che anche lo spettatore non sappia in che logica inserirsi, se in quella della prima persona, o se in quella del videofagocitatore esterno voyeuristico. Anche in questo caso non posso che essere d’accordo con le riflessioni dei tre principali sostenitori del film, che vorrebbero le due logiche intersecate ed indissolubili, dico solo che ancora una volta ci sarebbe dovuto essere un maggiore studio ed una maggiore attenzione alle logiche che si sviluppano nello spettatore, soprattutto in quello medio, data la portata di blockbuster di questo film. Il classico ragazzo che va il sabato sera al cinema non cercherà mai di cogliere le logiche che soggiacciono un film, perciò queste gli devono essere rese il più chiare possibile e gli devono essere instillate in maniera coercitiva. Per me Cloverfield non ci riesce, richiede troppa attenzione perchè queste logiche e queste riflessioni possano venire a galla. Stesso discorso si potrebbe fare per il “si pensa prima a filmare che a salvarsi”. La tenacia (o stupidità, perchp ai più Hud non appare altro che uno stupido) dell’operatore nel voler riprendere passa presto in secondo piano per quel che riguarda la riflessione di cui sopra, per trasformarsi presto in un’incomprensibile cocciutaggine senza fine alcuno.
    In definitiva le riflessioni che portate avanti non possono che essere condivisibili, ma per me la pecca del film nasce non tanto nell’idea (quella sì che è innovativa, sarei anche pronto a definirla epocale seguendovi), ma nello sviluppo che ne è stato fatto, a mio avviso troppo poco studiato e i cui difetti, che mi sono risultati visibilissimi, vanno a sotterrare quello che, a tavolino, era un impianto interessante e che avrebbe meritato uno sviluppo più attento, magari lasciandoci in attesa per un altro po’ di tempo (siamo sicuri che Abrams non stia cavalcando l’onda lunga di Lost? Un film progettato da Abrams in uscita tra tre anni avrebbe avuto lo stesso richiamo?).
    In conclusione, ponendomi nell’ottica dello spettatore puro e semplice, il film annoia, è stucchevole e non riesce a rendere le logiche di cui avrebbe voluto farsi portatore. E’ proprio il COME che viene a difettare in questa produzione, perchè non gli viene data abbastanza rilevanza. Non basta inquadrare una televisione con una handycam per stimolare riflessioni sullo stato di post-modernità (stendiamo un velo pietoso su tutto ciò che è post…) in cui viviamo, così come non basta prendere una scenaggiatura e filmarla con una handycam per avvicinare lo spettatore alla storia nel modo in cui oggi si avvicina a tutto il resto.
    E’ proprio questa serie di mancanze che mi fanno definire questo film un disastro e, da puro sempliciotto del sabato sera al cinema, un abominio.
    Voto: rimandato per mancanza di impegno.

    Legolas

    Rispondi
  64. Annotazione: lasciate perdere il mio blog, non c’entra ed è aggiornato al 2006; mi sono loggato per caso per questioni esterne. Saluti a tutti, fagocitati e non.

    Legolas

    Rispondi
  65. So che mi odierete e che non finirà mai, ma per rendere ciò che voglio dire consiglio la lettura di un romanzo per me più che appropriato: “la gelosia” di Robbe-Grillet. Qui siamo catapultati in una soggettiva velata di un’oggettività estrema, capace di farci vivere dall’interno una storia che stiamo guardando dall’esterno. Per fare riferimento alla recensione del Para: il massimamente vero reso attraverso il massimamente falso.

    Legolas

    Rispondi
  66. Tecnicamente non è una soggettiva (e siamo d’accordo), ma la resa è esattamente la stessa. La videocamera diventa gli occhi di colui che la porta.

    Post-modernità non solo per (a differenza ad es. di Rob Zombie) le basi linguistico/testuali che porta avanti. Ma perchè simboleggia la nostra epoca.

    Volevo solo fare queste due precisazioni…

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  67. anonimo

     /  16 febbraio 2008

    Ciao ragazzi…..mamma che SUPER RECENSIONE, e che super commenti.
    Io nn ho visto il film, e purtroppo da me l’hanno tolto….:(
    Cercherò di recuperarlo in qualche cinema di milano, intanto il post nn lo leggo ( prima guardo il film) ho visto solo la LUNGHEZZA e i titoli in grassetto…wow.
    Vi ha proprio folgorato!!!:-)
    a presto!!!
    Erica

    Rispondi
  68. @ Chimy: Sono esattamente d’accordo con te su queste due cose. Il problema per me continua a rimanere la resa di questi due concetti.
    Aspetto con ansia il momento della birra (solo1?).
    Ciao doctor.

    Legolas

    Rispondi
  69. @erica: ci ha folgorato davvero… E’ un ottimo periodo cinematografico.

    @legolas: HA HA… una birra per ogni punto su cui non siamo d’accordo 😉

    Ciao cari

    Chimy

    Rispondi
  70. Ah, ragazzi, se potete non perdetevi “Lo scafandro e la farfalla” per me bellissimo. Legolas, lì c’è una soggettiva straordinaria e purissima ^^

    Chimy

    Rispondi
  71. @legolas: arrivo tardi ma Chimy ti ha già sapientemente risposto. Io ripeterei più o meno ogni cosa.
    E grazie per il consiglio letterario. Comunque guarda che alla prossima rimpatriata la discussione con conseguente rissa non scappa mica. A meno che quelle molteplici birre di cui si parlava non ci rendano più pacifici piuttosto che più cattivi. 🙂

    @erica: qualcuno mi sembra che t’abbia detto di andare giovedì sera a vederlo. 🙂

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  72. anonimo

     /  17 febbraio 2008

    @chimy: “lo scafandro e la farfalla” è nella lista dei film della settimana da vedere, ma nel podio c’è Tim Burton manca poco …..E’ DAVVERO UN GRANDE PERIODO!!! ;)..

    @para: hai ragione è che giovedì sera dopo l’esame ero talmente stanca che mi sono addormentata…poi nel mio cinema l’hanno tolto ( che sfiga:-( ) e dovrò recuperarlo in qualche cinema di Milano AL PIU’ PRESTO…:)

    Rispondi
  73. anonimo

     /  17 febbraio 2008

    ero la Erica …ciao
    a presto!!!!

    Rispondi
  74. Sweeney Todd… Sweeney Todd… Sweeney Todd… Sweeney Todd…

    -5…..

    Chimy

    Rispondi
  75. anonimo

     /  18 febbraio 2008

    Volevo solo ringraziare Splinder, o Internet Explorer, o chiunque sia il colpevole del fatto che l’ultimo commento di Chimy, quello in cui rispondeva riprendendo la mia analisi punto per punto, mi si è visualizzato solo ora, e forse solo grazie al fatto che ora sto usando il portatile e quindi Mozilla.
    Per la risposta rimando alla serata che la Panty sta disperatamente tentando di organizzare. Guardate la mail, cinebloggers, la resa dei conti si avvicina…

    Legolas

    Rispondi
  76. Ma cacchio…. e io che pensavo che l’avessi già letto quando ci siamo visti.
    Allora attendo la resa dei conti…^^

    Chimy

    Rispondi
  77. E chi la scrive più una recensione su questo film dopo questo saggio. 😉

    Bravi non sapete quanto siamo in sintonia e quanto apprezzi questo modo di parlare di cinema.

    Con molta stima per la generosità e la passione che dimostrate e che sento come molto affine.

    Un caloroso saluto.

    Rob.

    Rispondi
  78. Rob grazie davvero per le belle parole. Ci fa davvero piacere sapere che le nostre analisi (anche quelle più folli, come questa di Cloverfield) vengano apprezzate. Poi da gente competente come te è sempre una grande soddisfazione.
    E senza generosità e passione nel cinema, come in ogni arte, non si va da nessuna parte.
    Grazie ancora.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  79. Cercavo post dedicati a Cloverfield, e ne trovo uno così ben fatto… e su un blog con un header tratto da Paris Texas… che dire di più, epocale! 🙂

    Rispondi
  80. He he, grazie per i complimenti (e benvenuto sul nostro blog).
    “Cloverfield” è davvero un film che ci ha stimolato in maniera pazzesca… sto aspettando con ansia il dvd per riassaporarmelo…

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi

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