"Il petroliere": larger than life.

Il petroliere” è un’opera grandiosa, monumentale, larger than life. Un’opera per la quale non basta una semplice visione (il sottoscritto è a quota due e non è detto che non ce ne sia un’altra a breve), perchè dopo la “prima volta” lascia imbambolati, spiazzati, affascinati; ma solo dopo la seconda (parlo sempre per me) se ne riesce a cogliere interamente la grandezza e i tanti riferimenti che ne costituiscono la base.
Il film (da sottolineare l’incredibile assenza di personaggi femminili…) è una chiara metafora (ma di questo se ne occupa il mio eccellente compare) politica e religiosa, con un Daniel Plainview novello Anticristo che si serve di un (falso) profeta per raccogliere fedeli che vedono in lui il Messia che gli può portare la salvezza.
“Il petroliere” è però anche (e forse soprattutto) grande CINEMA nel senso più pieno del termine.
Chi non ha provato i brividi per la perfezione del montaggio, della fotografia e (naturalmente) della regia in diverse sequenze? Tra queste spicca la straordinaria scena dell’incendio che sembra dividere nettamente il film in due parti.
La base filmica e narrativa si collega naturalmente alla storia americana, sia letteraria  (“Moby Dick”) che cinematografica (un chiaro esempio è John Huston).
E’ molto interessante notare che il regista de “Il tesoro della Sierra Madre” abbia trasposto per il grande schermo, nel 1956, proprio il celebre romanzo di Herman Melville, il cui protagonista ha più di un collegamento con quello de “Il petroliere”.
Come per il capitano Achab, quella di Plainview è una sfida costante alla natura: per loro è più importante il successo di aver compiuto la loro personale Impresa, piuttosto che il semplice guadagno. In entrambi la smania di raggiungere il proprio sogno porterà ad un delirio di onnipotenza che si esplica nelle relative conclusioni.
I riferimenti cinematografici maggiori si collegano però al cinema muto e, in questo senso, mi permetto di fare una piccola interpretazione. Perchè (tralasciando la primissima parte) le date del film sono 1911 e 1927?
Seguendo una strada interamente storico/cinematografica, si può notare come il 1911 sia considerato da molti (per non dire da tutti) la data con la quale si iniziano a porre le basi per le convenzioni del cinema muto (che diverrà poi classico), mentre il 1927 è naturalmente l’anno che determina l’inizio del sonoro e la fine del muto. In questo senso si potrebbero spiegare i tantissimi riferimenti (citazioni e non) de “Il petroliere” a quel cinema che certo Anderson non ha dimenticato.
Come in quasi tutta la filmografia di questo geniale regista, anche ne “Il petroliere” c’è un mescolamento di generi diversi; come lo stesso Anderson ha giustamente dichiarato questa sua ultima opera è un «horror travestito da film western». Palese collegamento con uno dei registi simbolo del muto: Eric von Stroheim, il cui “Rapacità” sembra riecheggiare più volte all’interno della pellicola.
Un altro fondamentale riferimento (oltre a diversi registi americani) è F.W.Murnau, omaggiato da P.T.Anderson con un’esplicita citazione al capolavoro “Nosferatu”: Daniel Plainview, novello conte Orlok, si incurva e si “storta” sulla scala, prima di succhiare (metaforicamente) il sangue della sua inerme vittima.
Come in moltissime opere del muto, inoltre, “Il petroliere” ha un pregio davvero molto raro: riesce a suscitare reazioni emozionali-istintive e, allo stesso tempo, reazioni profondamente cerebrali. Fa rabbrividire durante la visione e fa ragionare al termine di essa: elemento da non sottovalutare.
Ottimo davvero il lavoro di tutta la troupe, dal montatore allo scenografo, ma una menzione speciale va ad una delle più belle colonne sonore degli ultimi anni, composta da quel genio di Johnny Greenwood, che accompagna la danza macabra che Anderson mette in scena.
Daniel Day Lewis è spettacolare, intenso come mai, entra direttamente nel personaggio con tutto sè stesso (quando firma Daniel e temporeggia prima di scrivere il cognome, chi non ha pensato per un secondo che le parole successive fossero Day Lewis e non Plainview?) e fa letteralmente paura quando si rivolge ad un frastornato Paul Dano, che ne rimane vittima (anche attoriale) per tutta la durata del film. Molto diverso è il rapporto tra il protagonista e suo “figlio”: il regista, da sempre maestro nel raccontare magnifiche relazioni umane, anche in questo caso tratteggia un rapporto bellissimo e sorprendente, tra i più incisivi visti negli ultimi anni.
Naturalmente le ultime parole della recensione sono per Paul Thomas Anderson: questo straordinario autore (per il quale provo un particolare affetto) che non ha mai sbagliato un film, e che si può considerare tranquillamente il più importante regista mondiale che non ha ancora compiuto 40 anni.
Ultimo figlio di quella categoria di registi, di cui fanno parte Andrej Tarkovskij, Stanley Kubrick e Alain Resnais, che girano film alla maniera di un architetto che costruisce uno straordinario monumento.
Paul Thomas Anderson, come diceva il nume tutelare del nostro blog, concepisce magnificamente (e forse in questo senso è davvero l’ultimo) il Cinema come l’arte di scolpire il tempo.


Chimy
Voto Chimy: 3,5/4

Quando un film è imponente ed importante parlarne diventa piacevole calvario, indi per cui, a favore di una maggiore facilità espositiva per me, e fruitiva per voi, ecco nuovamente la suddivisione in paragrafi titolati.
Come annunciato proverò a proporvi la mia personale analisi di questo immenso film. Metto le mani avanti pregandovi di capire che un eventuale semplicismo nell’esporre concetti su cui si fondano interi libri è motivato dal fatto che questo resta pur sempre un post relativo ad un film. E nonostante questo è lungo e noioso, siete avvisati.

 

Capitalismo
Max Weber sostiene che il capitalismo sia un processo di razionalizzazione economica. Fin qui, nulla di strano. Weber sostiene anche la presenza di una componente extrastrutturale che definisce “lo spirito del capitalismo”: una mentalità che affonda le radici nell’etica della religione protestante. Per Weber, culture occidentali e culture orientali sono progredite economicamente in maniera differente a causa delle differenti religioni. L’etica protestante, in particolare, ha per fondamento il ringraziare Dio per ciò che si è ottenuto (piuttosto che pregare Dio per ottenere qualcosa), e il successo economico (ciò che si ottenuto) è una sorta di indicatore della grazia divina. La professione diventa vocazione. (In tedesco la parola beruf significa sia vocazione che lavoro).
Per Weber le basi del capitalismo, o meglio, della società in cui può svilupparsi al meglio il capitalismo, si trovano nelle comunità protestanti. Per Weber il capitalismo nasce da idee, non (solo) da particolari condizioni storiche ed economiche (concezione marxista). Col passare del tempo, l’idea di profitto come indicatore di grazie divina, si svuota della componente etica e religiosa, mantenendo prioritario il solo concetto di profitto. Weber non individua in questo termine solo l’accumulo di denaro (tutti gli uomini lo desiderano), in quanto il capitalista perde interesse per il mero denaro ma lo acquista a dismisura per il denaro frutto della propria capacità di competere e di vincere con i concorrenti. Il capitalista cerca un’ascesa nel (suo e solo suo) regno dei cieli.
David Plainview ed Ely sono l’incarnazione del capitalismo. Entrambi sono privi di credenze religiose. Ely sfrutta l’aridità d’animo delle persone come Plainview sfrutta l’aridità della terra. Scavando nell’aridità si può trovare arricchimento.
Entrambi sono però chiaramente figli dell’etica protestante. Entrambi la sfruttano per raggiungere i propri scopi. Se Ely lo fa più palesemente (l’evangelismo è branchia del protestantesimo), Plainview si concentra sul potere di quei semplici ma potenti valori (la famiglia) e i beni materiali alla comunità («pioverà oro sulle teste dei tuoi fedeli») cari all’etica protestante.
Precisazione necessaria: Ely prospera e sfrutta le condizioni poste dall’arrivo di Plainview, che lo individua dunque come concorrente del suo potere e come parassita dei suoi meriti.

 

Il potere del sacro
Secondo José Ortega il comando è il prevalere di un’opinione, di uno spirito. Il comando è dunque potere spirituale. Ogni tipo di comando primitivo ha un carattere sacro, in quanto si fonda sulla religione e la religione è la prima forma sotto cui si manifesta ciò che diventerà spirito, idea, opinione. Gli uomini, non avendo opinioni, necessitano che qualcuno la imponga loro dall’esterno. Lo spirito vuole il potere, lo ottiene e lo esercita.
Plainview e Ely sono due spiriti in concorrenza. Comandano perché assegnano uno scopo ai loro seguaci, il primo assegnandogli posti di lavoro, il secondo ipnotizzandoli dinnanzi alla grandezza del signore. Plainview ed Ely impersonano un camouflage storico (di cui parla Ortega) , cioè una realtà sostanziale nascosta da una realtà apparente.
Plainview ed Ely sono due facce della stessa medaglia, sono gli addendi del grande camouflage rappresentato dagli USA. L’America è un popolo primitivo camuffato dalla propria superiorità tecnica. L’essenza primitiva, istintiva e irrazionale di Plainview ed Ely è nascosta dalla loro apparente superiorità “tecnica” (trovano e producono).

 

Eredità
H. W., il (non) figlio di Daniel Plainview, è la dimostrazione di come il capitalista metta la mondo figli storpi, o resi storpi dai propri errori, che non imparano la lezione dai padri, ma imparano la lezione dei padri. H.W., figlio storpio, vuole diventare petroliere, e nel momento in cui il padre ha davanti agli occhi un possibile concorrente il suo desiderio è sconfiggerlo prima che entri in campo.

 

Razionale vs Irrazionale
La sequenza finale, avviene in una taverna di kubrickiana memoria. E’ un luogo di totale razionalità e simmetria in cui verrà messa in scena la perdita della razionalità. La razionalizzazione economica capitalista è generatrice di eventi irrazionali.
“Il petroliere”, in fondo, è un’inattaccabile castello di compostezza tecnica e narrativa minato (o premiato) nella sua essenza dall’imprevedibile ed emotiva irrazionalità degli eventi. E’ il razionale che genere irrazionale. Come in Kubrick è dentro la perfezione e la simmetria che si nasconde la follia.

 

I riferimenti biblici
Nel film si possono trovare alcuni riferimenti biblici, che appaino però isolati e chiusi. Non credo si trovi una profonda, completa e congruente allegoria biblica.
Il primo è un possibile riferimento tra la torre di Babele e l’impianto petrolifero. Ely lo definisce pozzo, Plainview lo corregge in malo modo più volte specificando che si tratta di una torre. Il primo usa quindi un termine che richiama la provenienza del petrolio; il secondo, forse, sottolinea la parola torre, oltre perché è obiettivamente una torre di legno, anche per identificarla come un possibile innalzamento verso il dio (denaro).
P.S.: la sequenza del battesimo non ha fondamenti religiosi in quanto lo stesso battesimo effettuato da Ely non è mosso dalla fede. E’ perpetuarsi dell’apparenza e momento di prevaricazione sul suo concorrente.

 

Caino e Abele
Nel film ci sono due coppie di fratelli: Paul ed Ely; Plainview e il suo (falso) fratello.
Ely e Plainview appaiono gli Abele della situazione, per poi dichiarasi Caino. Oppure, rifacendoci ad alcune interpretazioni bibliche, restano Abele, in quanto è lui il fratello crudele.
Paul è il (forse) gemello vendicativo che cerca di strappare la ricca terra degli ingrati familiari, mentre Ely è il fratello buono timorato di Dio. Come ben sappiamo in realtà Ely è falso, crudele ed ambizioso, mentre Paul sincero e modesto.
Il fratello di Planview è un bugiardo ma, in fondo, appare docile ed innocuo. Plainview, sentendosi tradito, prevarica la negatività dell’uomo (ha mentito), uccidendolo. Plainview agisce in questo modo in quanto tradito. Uomo solo e senza legami familiari di sangue, credeva di aver trovato la vitalità mai avuta, la somiglianza, l’appartenenza ad un certo sangue. Il tradimento verso la sua fiducia è imperdonabile.
La verità è che non voleva ammettere di aver provato affetto per qualcuno, tantomeno per un estraneo.

 

Apocalisse di Giovanni
Un riferimento parziale e discordante di un episodio dell’Apocalissi può essere letto nel film.
Nell’apocalisse si parla dell’arrivo della bestia del mare e della bestia della terra. La prima ha il compito di proferire parole d’orgoglio e bestemmie, fino a che l’adorino tutti gli abitanti della terra. Questa figura è Ely.
La bestia della terra è Plainview. E’ lui che sfrutta la terra, ricavandone il petrolio, petrolio che diventa il marchio senza il quale nessuno può vendere e comprare. Il petrolio è indispensabile nell’economia della nostra società.

 

Conclusione
"Il petroliere" è la messa in scena della genesi della società statunitense, e il più grande riferimento biblico è nascosto proprio in questo.
Anderson racconta la nascita di Babilonia, e Babilonia, come è scritto, verrà rasa al suolo.
Scorrerà il sangue è una profezia.


Para
Voto Para: 3,5/4

Articolo successivo
Lascia un commento

36 commenti

  1. Sono le 2 e 20 (secondo Splinder no, lo so…) e sono stanco ed incazzato (succede di rado ultimamente…) per vari motivi, per cui ho letto solo la parte scritta dal buon Chimy, solo perchè è la prima, niente di personale contro il buon Brio. E devo dire che mi ha incuriosito più del solito. Domani (oggi, ndr) volevo recuperare American Gangster, ma la lettura mi ha messo in crisi, mi sa che opterò per Anderson.
    Comunque la prima cosa che farò domani sarà completare la lettura della recensione, cosa che, data la mole del testo parachiniano, non sono in grado di fare ora, anche se la curiosità è molta.
    Spero di non essere assolutamente d’accordo con voi neanche stavolta, così avremo ancor più di che litigare e potrò lasciare dei commenti lunghissimi che nessuno a parte i due cinebloggers legggerà mai.
    Saluti e buonanotte (o buongiorno se siete mattinieri).

    Legolas

    Rispondi
  2. Come si fa a sentire ancora di più il peso di non essere riuscito ancora a vedere questo film?
    Ma leggendo le vostre fantastiche analisi naturalemente ^__*!
    Complimenti ragazzi!

    Weltall

    P.S.: questa sera dovrei riuscire a vedere Lo Scafandro e La Farfalla ^__^

    Rispondi
  3. Ok, sono confermate le mie aspettative alle stelle, complimenti ad entrambi.
    Questa settimana ho scelto “lo scafandro e la Farfalla” e stasera “Away from her”, ma la prossima PTA non me lo leva nessuno.

    (era un sacco di tempo che le sale non si riempivano di così tanti film grandiosi tutti insieme!)

    A presto!
    Lorenzo

    Rispondi
  4. analisi pazzesca e completissima. Il tema , ( quello della fondazione ), non è affatto nuovo, ma il film di Anderson è bello proprio perchè si rifà ai classici pur possedendo una potenza tutta sua

    Frank

    Rispondi
  5. @legolas: He he… spero che sarai, almeno in parte quantomeno, d’accordo. Perchè degli altri tuoi commenti lunghissimi, in così breve tempo dopo quelli del mostro non li reggerei ^^. Facci sapere allora…

    @welltall: grazie di cuore ^^
    Fammi sapere per “Lo scafandro e la farfalla” che, come sai, per me è bellissimo.

    @t3nshi: grazie mille per i complimenti ^^. E’ un periodo pazzesco e venerdì escono altri due film assolutamente IMPERDIBILI.
    Dopo che vedrai i film facci sapere…

    @Frank: grazie di cuore anche a te ^^. Concordo in pieno: Anderson riesce a basarsi sui classici, ma con uno stile ed una forza tutta sua…

    Saluti a tutti

    Chimy

    Rispondi
  6. anonimo

     /  21 febbraio 2008

    BRAVI Ragazzi!!!!!!!!!

    Ho visto anche io martedì sera il film….concordo pienamente i commenti, soprattutto su alcuni punti, ma nn mi metto a scrivere i poemi altrimenti sto qua fino a domani, quando ci si vede discutiamo….:)
    Sono entusiasta…!!!!!!Anderson si conferma uno dei più grandi registi di oggi…mamma che periodo domani Burton….:) , ma questa sera pensavo ad una seconda visione del Petroliere…
    a presto!!!!
    Erica

    Rispondi
  7. tanto di cappello alle due recensioni…! però una cosa mi sento di dirla: non è prematuro accostare Anderson a Tarkovskij, Stanley Kubrick e Alain Resnais?
    mario

    Rispondi
  8. GODO! ^^

    Rispondi
  9. @erica: mi fa molto piacere che sia piaciuto molto anche a te. E’ un periodo pazzesco… “Lo scafandro e la farfalla” l’hai visto? se no, Devi assolutamente. E domani è il GRAN GIORNO ^^

    @mario: sì sì assolutamente. Volevo soltanto dire che P.T.Anderson fa quel “tipo” di cinema che facevano quei tre registi immensi, con i quali è impossibile, per il momento, paragonarlo direttamente. E’, forse, l’ultimo che scolpisce i film, non li gira soltanto (come facevano i tre Geni sopracitati..).

    @Iggy: ^^

    Saluti

    Chimy

    Rispondi
  10. chimy & para tutto quel che dite (i sottotesti immensi e importantissimi) mi fanno ancora più pensare che il film sia un capolavoro non riuscito! Tutto quel che si poteva (e doveva) raccontare non è stato raccontato ma messo in secondo piano…

    Rispondi
  11. Non ho parole per descrivervi il godimento provato a leggere le vostre due recensioni. Stimolanti e piene di spunti. Mentre vedrò il film terrò in considerazione le vostre analisi. Grazie.

    Rispondi
  12. @claudio: capisco quello che intendi. Secondo me invece ogni cosa è visibile e riscontrabile, purtroppo dipende sempre da ciò che viene percepito durante la visione.

    @cinemasema: grazie davvero Luciano. Non vediamo l’ora di leggere la tua di analisi.

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  13. Ho finalmente letto la vostra recensione-tenaglia: aspetti squisitamente cinematografici Chimy, esplorazione tematica Para. Lavoro più che eccellente come al solito.
    Io, come sapete, avevo formulato una tesi politica meno articolata e strutturata. Di fronte alle vostre avvertitissime riflessioni, devo dire che la sento scricchiolare un po’. Ma siccome ci sono affezionato, prima di ricusarla pensavo: non potrebbero essere letture complementari e intrecciate? Cioè H.W. non potrebbe rappresentare a livello simbolico-storico i nativi americani e a livello socio-archetipico il figlio storpio del capitalista?
    Secondo me così salviamo capra e cavoli e siamo tutti contenti^^

    Ancora complimenti

    Ale

    Rispondi
  14. Mi avete dato il colpo di grazia!!! Siete bravissimi!!! Complimenti davvero!

    Rispondi
  15. Sbaglio o il giudizio dopo la seconda visione è migliorato?!^^
    Cmq verissimo, l assenza di personaggi femminili ha scioccato non poco anche me!Ottima sottolineatura!

    Rispondi
  16. @alespiet: grazie dei complimenti ^^.
    Secondo me, assolutamente sì. Possono essere letture intrecciate e valide entrambe. Concordo… e così salviamo capra e cavoli ^^

    @ale: troppo gentile. Grazie ^^

    @mr.Davis: ebbene sì. Una seconda visione mi era, come detto, necessaria e me l’ha fatto apprezzare ancora di più. Davvero sorprendente l’assenza femminile….

    Saluti a tutti

    Chimy

    Rispondi
  17. @alespiet: vedi, in un modo o nell’altro le capre e i cavoli si salvano sempre.

    @alessandra: grazie! 🙂

    @mr davis: troppe cose ci sarebbero ancora da sottolineare. Film straordinario.

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  18. non ci sono personaggi femminili? voluto… completament voluto per ancora di più sottolineare la “individualità” della storia…

    sul film rimango della mia idea, non mi ha turbato fino in fondo e non mi ha raccontato tutto quel che poteva raccontare…

    Rispondi
  19. Ragazzi…che dirvi se non complimentoni per questo succosissimo e ricchissimo post! traboccante di roba! bravi!

    @Chimy: Fantastici i tuoi riferimenti alla storia del cinema. La cosa che hai notato a proposito delle date (che io non avevo colto, ma che a questo punto non può essere una semplice coincidenza) è pazzesca. Così come ho trovato azzeccatissimo il riferimento ad un film mitico, e sottovalutatissimo, come il “Moby Dick” di John Huston. Davvero Daniel ripensandoci ha molto del Capitano Achab…

    @Para: Anche qui si vola alti…da Max Weber all’Apocalisse di Giovanni! 🙂 molto belli i tuoi rimandi a tutto campo. Quelli biblici mi sembrano proprio pertinenti, visto che Anderson già dai tempi di “Magnolia” ha dimostrato di saper padroneggiare rane e versetti.

    In sintesi: un film coi controc***i direi, permettetemi di ribadirlo se mai ce ne fosse bisogno. A presto
    🙂

    Rispondi
  20. @claudio: voluto sicuramente…

    @pick: ti ringrazio ^^. Quella delle date è solo una possibile interpretazione (che effettivamente mi piace molto ^^).
    “Moby Dick” è la prima opera (letteraria o cinematografica) che mi è venuta in mente guardandolo…

    Saluti

    Chimy

    Rispondi
  21. @pick: grazie pick. I riferimenti biblici, ti dirò la verità, anche se calzanti e numerosi a mio avviso sono i più “dubbiosi”. Tra le pagine della bibbia e il film ci sono notevoli differenze che vanno interpretate e che ho provato ad interpretare. Quindi sono felice che tu sia d’accordo.
    Certo che le rane erano ben più esplicite. 🙂
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  22. Filmone.
    Urge al più presto una seconda visione, anche se sarà difficile con tutti i titoli presenti in sala…

    Rispondi
  23. Ciao Filippo, hai perfettamente ragione. Io non vedo l’ora di rivederlo, ma con tutto quello che c’è da vedere al cinema in questo periodo è dura. Attenderò con piacere l’uscita a noleggio.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  24. Ho visto il film ieri sera e ho letto nuovamente i vostri interventi: vi faccio i miei più sentiti complimenti!
    Veramente ottimi i due punti di vista attraveros i quali avete analizzato il film!
    Adesso vedo se riesco a scriverci sopra anch’io qualcosa di decente ^__^
    Ciao

    Weltall

    Rispondi
  25. Grazie di cuore ^^.

    Vengo a leggere al tua rece..

    A presto

    Chimy

    Rispondi
  26. Grazie Welltal! “Il petroliere” è di una densità stupefacente.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  27. ragazzi posso essere anche d’accordo con voi su tutto, montaggio, fotografia, regia, “lettura” dei contenuti… ma la verità è che, nonostante tutto, il film mi ha fatto due palle clamorose… che ci devo fare?

    Rispondi
  28. Ciao Lapidario, benvenuto su Cineroom. Guarda, apprezzo veramente la tua lapidaria sincerità. E su questo non si può discutere, la noia è chiaramente troppo soggettiva per discuterci.
    Menomale che almeno i meriti oggettivi tu li abbia visti. 🙂
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  29. aggiungo che ho trovato un po’ troppo “marcata” l’interpretazione del – peraltro generalmente bravissimo – Daniel Day-Lewis.
    Per il resto, i meriti oggettivi riesco ancora a vederli, nonostante tutto… in realtà sai cosa mi è mancato? Cosa avrei voluto vedere di più? Un’esplorazione ed un racconto maggiore del rapporto padre-“figlio”. Il salto temporale che viene fatto facendoci ritrovare il babmbino ormai adulto mi ha deluso. Avrei eliminato qualche silenzio interminabile della prima parte, per un approfondimento di quel rapporto. Il momento in cui il petroliere gli rivela di non essere il vero padre, che dovrebbe essere un passaggio importante del film, secondo me è sminuito dal fatto che tanti anni di convivenza tra i due, proprio nella fase più importante della crescita del ragazzo, vengano dati per scontati. Lì mi manca qualcosa proprio a livello narrativo.

    Rispondi
  30. @lapidario: ma sei sicuro che non sia veramente suo figlio e quella sia una menzogna? 🙂
    A parte le interpretazioni il loro rapporto non è così poco trattato come pensi. Forse non è proprio che evitando di “parlarne” quel rapporto sia stato delineato al meglio? 🙂
    Il salto temporale a me è piaciuto molto, perchè sono passati tanti anni e lui non è cambiato e il figlio è diventato come lui. Il come non importa, importa il risultato.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  31. sicura è la morte. ma diciamo che per quel che si vede all’inizio è abbastanza probabile che non sia il figlio. Ma è sicuramente vero che mente quando dice che non glien’è mai importato niente di lui e che l’ha tenuto con sè solo per motivi economici, quindi il senso più o meno è lo stesso…

    Rispondi
  32. @lapidario: il senso è lo stesso. 🙂
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  33. L’ho rivisto e mi ha colpito allo stomaco, al cuore e alla testa, molto di più che alla prima visione. Devo dire che rileggere le vostre analisi è stato davvero illuminante, soprattutto a seguito della seconda visione. Per rispondere a Lapidario, secondo me: a)ovviamente non è vero che il figlio è stato adottato e b)secondo me non è nemmeno vero che Daniel l’ha tenuto solo per il suo bel faccino e che non gli ha mai voluto veramente bene, anzi.

    Rispondi
  34. Grazie Alessandra!
    Per me Il petroliere rimane ancora uno dei migliori film degli ultimi anni!
    La questione figlio – non figlio è piuttosto incerta. Ci sono indizi che spingono sia da una parte che dall’altra, quindi è anche bello lasciarla aperta. 🙂
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  35. anonimo

     /  4 gennaio 2009

    La vostra recensione mi ha lasciato senza fiato: l’analisi del film non potrebbe essere più accurata. Non è un film facile: l’assenza di retorica (musiche, figure femminili -come acutamente rilevato da voi!-, insomma di un qualche elemento di compiacenza) spaventa sicuramente chi cerca nel cinema puro svago. Invece, è un film che racconta una sua verità, inquieta, disturba senza ricorrere a stereotipi.. in definitiva, arricchisce. L’unico appunto è che alla fine mi è risultato troppo “cerebrale” e non ha smosso le mie corde più intime: il punto di vista con il quale si narra la vicenda è esterno e neutrale, credo che per questo non mi abbia coinvolto emotivamente. Quindi, un po’ condivido l’opinione espressa da Claudio in precedenza. D’altra parte, credo l’autore sapesse che questo era il rischio visto che il protagonista per primo è un personaggio imperscrutabile.

    PS: non avevo colto Nosferatu.. bel collegamento!

    kyra

    Rispondi
  36. Ciao Kyra.
    Innanzitutto grazie! Per noi è un piacere fare una breve analisi sui film che ci smuovono così tante riflessioni.
    Il petroliere è un film celebrale, certo, che non regala emozioni però secondo me è parzialmente vero. Io non sono rimasto freddo (come forse te e Claudio), ma certo non si hanno momenti di empatia con i personaggi. La costruzione, filmica, profilmica e simbolica è però ammaliante. Io sono rimasto letteralmente rapito dalle possibilità interpretative e allo stesso momento dalla potenza del linguaggio. Un linguaggio che, tra l’altro, come sempre fa PTA, ragiona sulla storia del cinema. Qui, oltre che ragionare sulla storia del cinema, ragiona anche sulla storia dell’america. Con tutto questo voglio dire che la freddezza, se per alcuni può essere un “problema”, per me è del tutto secondaria. 🙂
    Saluti.
    Para

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: