Non è un paese per vecchi: il libro, il film…

Un’esperienza. Leggere il romanzo di Cormac McCarthy dopo aver visto il film dei fratelli Coen è un’esperienza unica, e il fine di questo post è quello di consigliarvela.
Di solito si consiglia di fare il contrario: per prima cosa leggere il libro e poi guardare il film che ne è stato tratto; ma in questo caso il percorso inverso (naturalmente per chi non abbia ancora letto il libro) è davvero sorprendente.
Leggendo McCarthy si rivivono tutte le immagini viste sul grande schermo; ogni singola azione, parola, scelta fatta dai personaggi nel film è descritta minuziosamente dallo scrittore americano.
Il film dei Coen è una trasposizione perfetta, maestosamente girato e splendidamente interpretato, ma bisogna ammettere che i grossissimi meriti del film derivano da un romanzo straordinario che, personalmente, ritengo sia in assoluto uno dei testi più "cinematografici" mai scritti.
McCarthy costruisce una struttura narrativo/drammaturgica davvero incredibile, che saggiamente i Coen seguono alla lettera non aggiungendo praticamente nulla, nè azioni nè dialoghi o qualsiasi tipo di battuta.
Diventa però assurdo premiare la sceneggiatura di questo film (come ha fatto l’Academy) poichè, per quanto non sia originale, i Coen non aggiungono assolutamente nulla: se proprio volevano premiarla doveva salire McCarthy a ritirare la statuetta. Grossa differenza, in questo caso, per il "rivale" Paul Thomas Anderson, partito da un testo del 1927 che è riuscito a rendere attualissimo.
Oltre alla struttura narrativa, McCarthy ha creato (almeno) due personaggi già entrati nell’immaginario collettivo letterario (e ormai cinematografico) americano del nuovo millennio: Anton Chigurh e Ed Anton Bell.
I Coen non potevano fare scelta migliore con, rispettivamente, Javier Bardem (in un ruolo indimenticabile, già fra i grandi Bad Boys della storia del cinema) e un magnifico Tommy Lee Jones che, dopo aver cercato con una grande interpretazione di alzare da solo il basso livello di "Nella valle di Elah", si conferma uno dei grandi interpreti del cinema americano.
"Non è un paese per vecchi", il film, conferma inoltre una tendenza del cinema americano degli ultimi anni: il riuscire a parlare del proprio paese, riflettendoci sopra, con una forza ed un’incisività davvero unica.
Associabili in questo senso vi sono anche film americani usciti nelle scorse settimane, quali "Cloverfield", "Il petroliere", "La promessa dell’assassino" e "L’assassinio di Jesse James", che dimostrano la superiorità assoluta (proprio per la riflessione che fanno su sè stessi), nell’età contemporanea, degli Stati Uniti su qualsiasi altra cinematografia mondiale.
Purtroppo nel film non si sono potute ricreare (non per colpa dei Coen naturalmente) delle "pause", pari quantomeno a quelle scritte da McCarthy, in cui Bell riflette sul mondo che lo circonda: all’inizio di ogni capitolo nel romanzo, il personaggio interpretato da Tommy Lee Jones, "parla" con noi lettori raccontandoci esperienze della sua vita e del passaggio generazionale nel suo paese: un paese dove i padri avevano indicato la via da seguire, con una fiaccola accesa, ma i figli sono rimasti indietro e non sono riusciti a raggiungerli.
I Coen, per concludere, hanno fatto un film perfetto, non ha difetti, non si poteva fare di meglio; ma il capolavoro l’ha scritto Cormac McCarthy. Fate la scelta di leggerlo o, se proprio siete insicuri, decidete a testa o croce.

Chimy

Voto Chimy: 3/4

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31 commenti

  1. Ecco, mi manca sia il film che il libro. Spero finalmente in settimana di vedere il film, mentre il libro lo compro subito (attualmente sto leggendo Wallace, ma intanto me lo compro). Come sempre una recensione che possiede il fluido magico di trascinarti in sala. 😉

    Rispondi
  2. “Fortunatamente” il romanzo non l’ho letto e avevo pensato di prenderlo. Dopo le tue righe lo farò senza ulteriori ripensamenti. 😉

    Rispondi
  3. @luciano: ti ringrazio. Poi facci sapere come ti sono sembrati, sia uno che l’altro ^^

    @virginprune: mi fa molto piacere. Attendo tue future impressioni.

    Saluti

    Chimy

    Rispondi
  4. (buuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu)

    Rispondi
  5. Stavo aspettando la tue rece Chimy (a conti fatti era l’unica tra quelle che considero “importanti” a mancare all’ appello ^__*)!!!
    Anche io mi sono procurato il romanzo di McCarty dopo aver visto il film e dopo averne letto i primi capitoli mi sono sorpreso della fedeltà con cui i Coen hanno riportato su pellicola il testo!
    Non è facile adattare un romanzo per lo schermo ma forse la statuetta per la sceneggiatura la meritava maggiormente il film di P.T. Anderson.
    Al di la dei premi, due film MONUMENTALI!!!

    Weltall

    Rispondi
  6. @dome: i buuuu dopo aver scritto un film perfetto, senza difetti ancora mi mancavano ^^. Grazie di cuore 🙂

    @welltall: ti ringrazio per avermi inserito fra le recensioni importanti ^^.
    Davvero sorprendente leggere il libro, vedrai che proseguendo ti accorgerai ancor di più di quanto sia cinematografico.

    Saluti

    Chimy

    Rispondi
  7. “ma bisogna ammettere che i grossissimi meriti del film derivano da un romanzo straordinario ”

    Aggiudicato! Accetto il consiglio, cercherò di leggere il romanzo al più presto. Grandissima recensione, l’aspettavo 😉

    Ciao,
    Lorenzo

    Rispondi
  8. Grazie, l’obiettivo della recensione era proprio quello di consigliare la lettura del romanzo.
    Dopo che l’hai letto fammi sapere le tue impressioni che m’interessano molto.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  9. anonimo

     /  10 marzo 2008

    EVVIVA!!!!
    Ciao finalmente la tua recensione…:)
    E sì la voglia di leggerlo diventa veramente tanta….lo recupererò subito…!!!!
    Sto decidendo ancora il nome del blog….è dura, nn riesco a trovare quello che mi convince al 100%:(
    A presto!!!
    ERICA

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  10. He he… noi il nome te l’avevamo suggerito 🙂
    Ci sentiamo..
    Ciao

    Andrea

    Rispondi
  11. bello il testa e croce finale!
    ti dicevo della fedeltà al libro no? straordinario! tutti quell che lo stanno leggendo dopo che gli ho fatto una testa così, mi confermano quel che scrivi tu…

    Rispondi
  12. Di solito il leggere il libro dopo aver visto il film mi toglie l’emozione nello girare la pagina, che è quello che mi spinge a proseguire in una lettura. Ma visto lo spessore dell’opera potrei fare uno strappo alla regola!

    Rispondi
  13. Già avevo una mezza idea di leggerlo…ora lo farò sicuramente!

    Rispondi
  14. @claudio: bene, mi fa molto piacere che ci siano altri che supportano la mia idea.

    @shepp:di solito anch’io ho la tua idea. Ma questa volta, ti assicuro, uno strappo alla regola ci vuole ^^

    @edooo: mi fa molto piacere. Poi fammi sapere.

    Saluti a tutti

    Chimy

    Rispondi
  15. io avrei premiato l’adattamento (che è fantastico) perchè molto spesso si rovina per poter “mettere la propria firma!, quel che han fatto i coen è un lavoro di umiltà clamoroso e per questo meritorio…

    ps. sulla sceneggiatura da me c’è un dibattito

    Rispondi
  16. Anche io avevo intenzione di leggerlo, ma tra saggi cinematografici, biografie di registi e via dicendo, dove troverò il tempo, contando che ho anche da seguire le lezioni, preparare gli esami, andare al cinema, guardare film a casa, ecc…? Mannaggia!!

    Rispondi
  17. @claudio: ora passo…

    @ale55andra: anche per noi stessi identici problemi.

    Saluti

    Chimy

    Rispondi
  18. Hai perfettamente ragione riguardo l’Oscar per la sceneggiatura. Se proprio volevano assegnarlo a questo film, avrebbe dovuto ritirarlo McCarthy.
    Quando ho visto il film avevo appena finito di leggere il romanzo, che già mi era parso estremamente accurato e “cinematografico”, quindi mi ha favorevolmente colpito la scelta dei Coen di riprenderne alla lettera ampi stralci.

    Detto questo, piccolo disaccordo su “Nella valle di Elah” (per me un ottimo film, indipendentemente dalla prova magistrale di Lee Jones) e altrettanto minuta precisazione su “La promessa dell’assassino”.
    Film solo relativamente statunitense, poiché gran parte dei capitali provengono da UK e Canada, che poi è anche la terra di Cronenberg.

    Scusa la precisazione, che comunque non infici quanto hai scritto e che condivido, ma sono un precisino di natura… 🙂

    Ciao,
    Mr. Hamlin

    Rispondi
  19. come shepp anch’io sono scettico sul leggere il libro dopo il film, ma per questo forse farò un’eccezione, se trovo il tempo…

    Rispondi
  20. @mr.hamlin: hai ragione a precisare: quando l’ho scritto volevo fare una parentesi con scritto “anche se in parte inglese e canadese”. Nel discorso l’avevo inserito perchè secondo me è un film che fa una profonda riflessione sulla condizione umana nella società contemporanea (anche in quella americana..nonostante sia ambientato in Inghilterra).
    Mi fa piacere che condividi il resto 🙂

    @simone:di solito anch’io, ma in questo caso ti giuro che è un’esperienza da provare.

    Saluti

    Chimy

    Rispondi
  21. dovrei leggere il libro ma sono appena uscito da un esperienza non molto buona con un altro libro-film consigliatissimo e non saprei (a breve ne parlerò)…sul film dei coen…bo…a me non è parso perfetto, o meglio..è parso perfino troppo perfetto, troppo calcolato, studiato…mmm…non mi ha convinto lo ripeto per la milionesima volta.

    Rispondi
  22. Capisco quello che vuoi dire, sul troppo calcolato, troppo studiato. In parte sono anche d’accordo. Ti consiglio davvero caldamente di leggere il libro comunque, secondo me non te ne pentirai.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  23. Già messo in lettura, quasi ultimata…mi è stato consigliato e ho accolto il consiglio: non ho avuto bisogno di ricorrere alla monetina. 😉

    Un grandissimo libro veramente. E il vincitore effettivo della statuetta alla sceneggiatura è ovviamente McCarthy, come tu ben dici. A presto.

    Rispondi
  24. Davvero un libro enorme, vedrai che ti convincerà fino alla fine.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  25. seguirò il tuo consiglio e leggerò il libro.
    ma tu davvero credi che oggi come oggi gli usa primeggino nel campo del cinema?
    io ritengo che questa sia una verità incontestabile, ma non una conquista recente. gli usa hanno sempre fatto qualcosa in più sulla celluloide, ma oggi il potere delk cinema americano è affievolito dalla vorticosa crescita di altri paralleli cinematografici: la francia, nel mondo, più d’una volta è risultata campione d’incassi; il cinema italiano (mai così svilito e tedioso come oggi) sfonda il botteghino; opere piccole e remotissime, come il rumeno “4 mesi 3 settimane 2 giorni” arrivano ad ottenere successo di pubblico planetario.
    secondo me le pagine del cinema si stanno riscrivendo.
    mario

    Rispondi
  26. Hai pienamente ragione: non è una conquista recente.
    Però il mio discorso è che è sorprendente, proprio per le “nuove” cinematografie che si evolvono (parlo per la qualità, non per gli incassi che mi interessano poco…), gli Stati Uniti continuino ad essere i migliori proprio per le riflessioni che fanno (e in questo mi collego all’epoca di oggi…) su sè stessi, sulla condizione umana, sulle differenze generazionali e più in generale sulla contemporaneità pur collegandosi a “storie” del passato (vedi “Il petroliere” o “L’assassinio di Jesse James”).

    Un saluto (sarebbe una discussione da farci un futuro post)

    Chimy

    Rispondi
  27. Un gran bel film, asciutto come pochi. Il romanzo mi manca, come mi avanzano due soldi me lo compro.

    Rispondi
  28. con puntuale ritardo l’ho finalmente letto; grandissimo romanzo e non c’è altro da aggiungere.

    Rispondi
  29. @virginprune: non c’è davvero altro da aggiungere.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  30. Sono d’accordissimo sulla sceneggiatura che non aggiunge nulla.

    Rispondi
  31. Mi fa piacere che si concorda.

    Ciao 🙂

    Chimy

    Rispondi

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