Nessuna qualità agli eroi: una certa tendenza del cinema italiano…

"Nessuna qualità agli eroi", opera seconda di Paolo Franchi, visto in mezzo ai fischi (forse anche un pò esagerati, visto che "L’ora di punta" di Marra gli era, se possibile, inferiore) della Mostra di Venezia, fa parte di un filone negativo che sta prendendo purtroppo piede fra i tanti difetti del cinema italiano.
Tutti noi vorremmo che il cinema italiano rischiasse di più, ci proponesse nuove storie, nuovi stili, diversi da quelli dei melodrammoni di casa nostra che vediamo ormai in continuazione.
Tentare qualcosa di diverso è quindi giustissimo (e questo è un merito del film), ma bisogna farlo con umiltà, come un punto di partenza e non di semplice arrivo.
Diversi registi italiani, in questi ultimi anni, dopo un’opera prima apprezzata, caso proprio di Paolo Franchi, realizzano delle seconde opere eccessivamente ambiziose che prendono direttamente la strada dell’estrema arroganza.
Sembra quasi che, visto l’apprezzamento critico dopo un film che ha avuto recensioni di successo, ci si senta già arrivati, ci si crede di essere già Fellini o, in questo caso, Antonioni e si va a realizzare un secondo film pieno di una pretestuosità non supportata dalle proprie capacità.
Venendo al caso specifico di "Nessuna qualità agli eroi": la sceneggiatura sembra essere stata fatta soltanto per cercare di far considerare Franchi un autore. Dialoghi spesso imbarazzanti, scene eccessivamente pesanti di cui sinceramente non si sentiva il bisogno.
"Nessuna qualità agli eroi" ha il merito, però, di essere fatto visivamente bene per i nostri canoni e di essere recitato discretamente dai tre protagonisti.
Per questo motivo non voglio essere eccessivamente negativo sul giudizio; anche perchè del filone arroganza-italiano sopracitato non è certamente uno dei peggiori: decisamente superiore, ad esempio, alla seconda opera di Saverio Costanzo intitolata "In memoria di me" vista (purtroppo) lo scorso anno. Quella sì da trattare senza alcuna pietà…

Chimy

Voto Chimy: 2/4


Annunci
Articolo precedente
Lascia un commento

13 commenti

  1. La tua è una considerazione interessante, soprattutto perchè ultimamente non esistono vie di mezzo in Italia: al cinema più commerciale si contrappone una ricerca forzatamente autorale che il più delle volte è fallimentare. Però come ho scritto altrove, un film italiano che tenta nuove vie, anche fallendo è da difendere (o almeno da mettere in discussione con doverose analisi) e da quello che scrivi mi sembra che “Nessuna qualità agli eroi” abbia almeno una vaga idea di cinema alla spalle. Comunque mi incuriosisce e spero di vederlo, prima o poi! ^^

    Rispondi
  2. Esattamente Iggy, hai perfettamente capito. Una via di mezzo sarebbe giusta, o ancora meglio, è giustissimo (sono il primo a dirlo) rischiare, cercare di fare qualcosa di nuovo, ma bisogna farlo partendo dall’umiltà di non essere ancora arrivati.
    Comunque una vaga idea di cinema ce l’ha, soprattutto però in relazione al resto del cinema attuale italiano.

    Ciao, a presto

    Chimy

    Rispondi
  3. chimy direi che concordo abbastanza, io ho apprezzato la voglia di rischiare e di osare (forse non pienamente riuscita) che può essere arroganza sicuramente però ho un dubbio serissimo: come si può valutare l’arroganza del regista in un film?

    ps. su costanzo il padre è una garanzia! però private era un gioiello…

    Rispondi
  4. Sì, bisogna anche tener conto almeno che qualche regista italiano “ci prova”, ma secondo me c’è qualcosa che impedisce al cinema italiano di “decollare”(perché non c’è una scuola) e i motivi forse sono molto simili a quelli che determinano una pessima distribuzione.

    Rispondi
  5. Non ho ancora visto il film, ormai aspetto il dvd.
    Le considerazioni sul cinema italiano sono giustissime, poca voglia di “rischiare” e “osare” proponendo qualcosa di nuovo e pochi investimenti. Ormai esistono solo i due estremi: o le commediole natalizie/romantiche/col divo del momento o il melodramma arrogantemente impegnato. Sono davvero pochi i registi italiani (Paolo Sorrentino e Matteo Garrone) che seguo volentieri e di cui aspetto i nuovi film.
    Lo stesso problema si presenta anche a livello televisivo, solite fiction, soliti telefilm.
    (Ho appena visto la sigla del telefilm “Quo Vadis baby”, a Maggio su Sky e sembra un ottimo prodotto, speriamo).

    Ciao,
    Lorenzo

    Rispondi
  6. @claudio: secondo me si può valutare tranquillamente (per il film, non in generale) dall’approccio alla pellicola, dal sentirsi già arrivati, dal puntare troppo in alto… ecc ecc
    Su Costanzo il padre è una garanzia, però “In memoria di me” era un cesso ^^

    @luciano: hai ragione, può essere tranquillamente. Un approccio più umile sarebbe però una soluzione importante…

    @t3nshi: parole perfette: o una strada o l’altra. In mezzo ci sarebbe (forse) il Cinema con la C maiuscola, quello che in Italia fa ormai soltanto (degli under 50 almeno) Sorrentino (che è davvero un grande) e, anche se mi piace meno, Garrone.
    Sul livello televisivo italiano ripassa fra qualche ora che ci sarà un post interessante ^^

    Saluti a tutti

    Chimy

    Rispondi
  7. Wow, un post sul livello televisivo italiano è imperdibile! Non vedo l’ora.
    Stasera guarderò il secondo episodio della serie “I Liceali” (nonostante il primo mi abbia devastato). Con la febbre alta si butta giù qualsiasi cosa! ^^’

    Rispondi
  8. “una certa tendenza del cinema italiano” ricordo male o lo avevo suggerito io? ha ha ha, grandioso!

    Rispondi
  9. @t3nshi: spero che tu l’abbia apprezzato ^^

    @honey: ormai sei il titolista ufficiale della rete ^^ grande idea.

    Chimy

    Rispondi
  10. Un mezzo disastro quindi…non ho il piacere di conoscere l’opera (e nemmeno l’autore). Approfondirò, nel caso fossi colto da un insano raptus di masochismo 😉

    E comunque: sul cinema italiano avete già detto tutto voi. Io dico solo una cosa: qualcosina qualcosina da salvare c’è. Difendiamo e pubblicizziamo quel qualcosina. sa
    Saluti, a presto

    Rispondi
  11. Sì qualcosina c’è…ma bisogna cercare col lanternino. Tra i giovani intendo, naturalmente.
    A parte Sorrentino, molto buio.
    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  12. @Chimy: Infatti…tra i giovani. E il paragone (anche inconscio) con gente come Fellini e Antonioni dobbiamo tutti quanti sforzarci di evitarlo. Altrimenti è finita…

    Rispondi
  13. Hai ragione, ma secondo me il problema principali è che i paragoni li fanno, con l’arroganza di cui si parlava, gli stessi giovani registi che si sentono (dopo un film apprezzato) di essere Fellini o Antonioni e partono con film ambiziosissimi, pretestuosi e assurdi.

    Chimy

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: