Funny Games: Haneke nei multisala! Possibile?

Funny Games è appena uscito nelle sale italiane ed è già riuscito a stimolare un intenso dibattito teorico che si sviluppa su vari livelli di riflessione.
Innanzitutto può essere interessante pensare al fatto che un film di Haneke sia venduto come film "commerciale".
Michael Haneke, geniale regista nato in Germania, è in assoluto uno dei più complessi autori del panorama cinematografico attuale. Uno di quelli più adatti ai "cinefili duri e crudi", che non si fanno impressionare troppo da inquadrature statiche e infinite e da una regia che, in generale, non cerca di dare alcuna "soddisfazione spettatoriale". Haneke fa da sempre un cinema profondamente teorico: in particolare sulla natura dell’immagine e sul rapporto fra realtà e finzione.
Un film di un tale regista ve lo potete immaginare uscire nei multisala con un pubblico che crede di andare a vedersi un qualcosa a metà fra Saw e Hostel? Deve essere stata davvero una goduria per Michael Haneke (regista che ama farsi odiare) entrare in un cinema che proiettava il film e vedere il pubblico che inveiva contro lo schermo in ogni modo. Stessa situazione a cui noi andremo incontro in sala; ma con la differenza che sentire le persone parlare, sbuffare, incavolarsi, chiedere una maggiore rapidità a Naomi Watts nell’alzarsi, a noi non farà così tanto piacere.
Venendo al film, Funny Games è in assoluto uno dei film più angoscianti che si siano mai visti sul grande schermo. La violenza, reale protagonista, è sempre messa fuori campo; e questo la rende ancor più agghiacciante. Haneke riesce ancora una volta a "violentare" lo spettatore con la sua regia maestosa e spietata; proprio come avveniva nel memorabile, suo film precedente, Niente da nascondere.
Ma ha davvero senso spendere parole su questo film come oggetto singolo? Tutti saprete che Funny Games è un remake… anzi qualcosa di più di un semplice remake. Haneke rifà il suo film (con lo stesso titolo) del 1997, seguendo le stesse identiche inquadrature dell’originale.
Può avere un senso? Sì e ne ha molti se il film di cui si parla è Funny Games. Haneke aveva dichiarato che quest’operazione aveva come fine quello di mostrare il film a più persone, che non avevano visto l’originale, e di volerlo girare in inglese, la lingua propria della violenza.
Conoscendo un pò il regista si capisce subito che però c’è sotto qualcosa di più grande a livello teorico.
Haneke dimostra come ancora oggi il suo film sia estremamente attuale, dopo un decennio in cui la violenza è si è sempre più esplicitata. Ancora oggi, il film riesce ad angosciare come nessun altro (tra i recenti), e rende ancor più solide teorie ed interpretazioni fatte sull’opera del 1997 (che ti porta, forse, ad apprezzare ancora di più), sia per le situazioni mostrate, sia per i personaggi: citando, in questo senso, il sempre grandioso Federico Gironi <<
Quello che ci fissa dallo schermo, guardando diritto in camera e rivolgendosi direttamente a noi, ponendo domande e ridendo delle supposizioni e delle interpretazioni che vengono date, non è allora Michael Pitt oggi come non era Arno Frisch allora. È lo stesso Haneke. Che, sornione e spietato, si e ci sfida a riconoscere l’inconoscibilità della verità. La verità sul suo film e forse sul mondo tutto>>.
Questo film ha inoltre il grandioso merito che, durante la visione, riesce quasi a farti dimenticare che esiste un originale, ti fa scordare quasi che sai già come andrà a finire. Ti porta ancora una volta a scommettere, anche se sai già chi andrà a vincerla.
Funny Games è un film sulla nostra voglia di vedere la violenza e sulla messa in scena di quest’ultima. Il "cattivo" continua a parlarci, ci chiede di scommettere, di giocare o se vogliamo che quella violenza finisca. Noi ancora oggi non riusciamo a dirgli di no, non riusciamo a staccare gli occhi dallo schermo o ad uscire dalla sala. Vogliamo continuare a guardare, in una situazione simile a quella creata dal Genio ne La finestra sul cortile in cui volevamo che James Stewart ci facesse continuamente spiare col binocolo insieme a lui. Questa è la vera genialità di Michael Haneke, che al termine della visione ci fa riflettere su quello che siamo diventati: una società di persone che vogliono vedere sempre di più sullo schermo la sofferenza e il dolore. Ed è proprio questo il senso più profondo del geniale remake di Haneke.
Sappiamo già come va a finire il film, facciamo sempre più dichiarazioni della volontà di ricercare una maggiore purezza nelle immagini, diciamo che i film exploitation sulla violenza sono robaccia, che un film dove c’è violenza senza senso non dovrebbero esistere. Eppure… siamo proprio sicuri di averlo capito? Siamo proprio sicuri di essere diversi da… 10 anni fa?

Chimy

Voto Chimy: 3/4

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25 commenti

  1. Sono sicura che sarà d’accordissmo con te a fine visione, anche perchè diciamocela tutta, non è necessaria la visione per saperlo. Siccome si sa che è il film è identico in tutto e per tutto all’originale, sappiamo già cosa pensarne e soprattutto se essere propensi a questa iniziativa o meno.

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  2. Hai ragione, però vedendolo secondo me hai proprio la sensazione (quasi naturalmente) di non aver visto l’altro… continui ad avere la stessa partecipazione emotiva.

    Poi fammi sapere

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  3. Hai ragione, però vedendolo secondo me hai proprio la sensazione (quasi naturalmente) di non aver visto l’altro… continui ad avere la stessa partecipazione emotiva.

    Poi fammi sapere

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  4. “Funny Games U.S” ci dice che l’originale non esiste. O che l’originale aspetta soltanto di essere declassato a copia. Io, per me, l’ho capita così 😉

    La cosa che a fissarci dallo schermo è lo stesso Haneke per me è una bruttura critica. Non altrettanto le tue considerazioni, ampiamente condivisibili.

    Un caro saluto

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  5. è proprio il fatto che sia identico all’originale a lasciarmi perplesso…che un regista ritorni sui suoi passi può accadere ma, citando esempi passati, ai loro tempi Raimi e Hooper (lo so, è un chiodo fisso, ma mi vengono solo esempi horror^^) hanno sempre cercato di sfruttare budget e esperienza sicuramente maggiori (perchè non farlo del resto).

    Un progetto che mi ricorda molto l’omaggio a Hitchcock di Van Sant, che per la cronaca non ho apprezzato (veramente non sono mai riuscito a vederlo tutto, a metà film il nervosismo prende il sopravvento…).

    Vabbè, staremo a vedere.

    Intanto mi rivedo l’originale come preparazione…;)

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  6. Dando ormai per scontati i complimenti per l’analisi, volevo soffermarmi un attimo sullo stranimento del pubblico “generalista”.
    In effetti, oltre a sentire improperi di ogni genere a fine proiezione, mi ha colpito (molto negativamente) ascoltare la reazione di buona parte della sala di fronte ad alcune delle scene più angoscianti.
    Ridevano di gusto!!!! Davvero sconvolgente, quasi più del film.
    Comunque un’ulteriore conferma che Haneke aveva (e ha) ragione nel teorizzare l’assuefazione alla violenza.

    P.S.: Mi sono reso conto che, per varie cause, nell’ultimo mese ho un po’ trascurato i blog che seguivo e che seguo.
    Nei prossimi giorni cercherò di recuperare, quindi non spaventatevi troppo nel caso finissi per inondarvi di commenti. Sono notoriamente piuttosto prolisso! 🙂

    Ciao,
    Mr. Hamlin

    Rispondi
  7. @alespiet: ti ringrazio. La tua riflessione mi è piaciuta molto, come sai, e spero di leggerla al più presto anche sugli spietati.

    @filippo: anch’io la pensavo come te inizialmente. Ma a mio parere, rispetto a van Sant, questo remake ha diversi motivi di esistere e di essere fatto in questo modo… proprio per il discorso fatto nelle ultime righe della recensione. Sono molto curioso di sapere la tua opinione però.

    @mr.hamlin: grazie di cuore ^^.
    Esatto. E’ stupefacente come molta gente “veda superficialmente” alcune scene. Dimostrazione ulteriore del genio di Haneke e di quanto abbia ragione, come hai detto anche tu.

    Attendiamo i tuoi commenti allora 😉

    Saluti a tutti

    Chimy

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  8. Non potevo credere che Haneke rifacesse un suo stesso film, così tanto per fare!
    Le tue parole sono una conferma ed un grande sollievo!
    A questo punto non mi rimane che andare a vederlo ^__*

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  9. Grazie, spero che convinca anche te ^^.

    Un salutone

    Chimy

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  10. >>>opera del 1997 (che ti porta, forse, ad apprezzare ancora di più)

    Esatto, anzi esattissimo. Ed è appunto per questo che mi pare difficile dimenticarsi che c’è il film del 1997. Non si può farlo neanche per un attimo. Ed è per questo che quello del 2007 non può essere uguale. Ed è per questo, in definitiva, che è meno interessante, importante, radicale, “geniale” e — sì — anche meno bello. Pur essendo “uguale”.

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  11. Al cinema eravamo già pochissimi, alcuni sono arrivati a mezz’ora dall’inizio. Man mano però il cinema si è quasi completamente svuotato. La gente se ne andava schifata!!! Mah.

    Rispondi
  12. Il che è esattamente quello che Haneke pensa si dovrebbe fare. Bingo!

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  13. @gahan: teoricamente hai perfettamente ragione. Ma ritrovandomi immerso nel buio della sala, ho riprovato delle sensazioni come se (quasi, sottolineo sempre) il film non lo conoscessi.

    @ale: come ha detto Gahan: Bingo! 😉

    Saluti

    Chimy

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  14. Dovrò guardarmi quello del 1997. Sono uno dei pochi che non l’ha visto.

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  15. Sì, ti conviene vedere prima quello.

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  16. Nonostante abbia ben presente tutte le motivazioni che hanno portato a questo autoremake, qualche perplessità rimane. Comunque fa piacere leggere quello che hai scritto Chimy, soprattutto in riferimento al fatto che questo film (durante la visione) fa dimenticare che esiste una prima versione. Spero di riuscire a provare la stessa sensazione.
    Un saluto!

    Rispondi
  17. Spero di riuscire a vederlo. Per ora niente in arrivo. Nei prossimi giorni guarderò più lontano. Mi piacerebbe, un domani, far partire contemporaneamente i due film su due tv o pc diversi e vedere quali sono (se ci sono) le differenze. Sarebbe interessante percepire le piccole differenze e perché sono state apportate. Sono convinto che i due film non sono perfettamente identici, proprio come due gemelli. Recensione molto stimolante: grazie!

    Rispondi
  18. Appena tornato al cinema (Haneke nei multisala? Una goduria infinita) e stessa identica sensazione: durante la visione di “Funny Games U.S.” non ho quasi mai pensato alla pellicola originale. Sapevo come si sarebbero comportati i personaggi, cosa avrebbero detto e come si sarebbero evoluti i giochi. Ma ho avuto lo stesso i brividi lungo la schiena. Agghiacciante!
    Lode ad Haneke che non si è venduto ed è riuscito a portare nelle sale di tutto il mondo il suo film, così come lo ha progettato in origine (estenante scena del pianto e rewind compreso. In sala ci sono state non poche obiezioni… ^^).

    Ciao,
    Lorenzo

    p.s. In sala una ragazza dietro di me alla fine del film ha esclamato: “Mmm… tutte qui le torture di cui parlavano? Pensavo peggio, invece tranqui”.
    Più agghiacciante del film stesso.

    Rispondi
  19. @iggy: grazie Iggy. Naturalmente è una sensazione personale che ho provato… vedremo se la proverai anche tu ^^.
    Cmq, per spiegarmi meglio, aver “dimenticato la prima versione” è perchè ho sentito nuovamente la stessa angoscia e la stessa voglia di giocare (;)) provata quando avevo visto il film del 1997.

    @luciano: grazie a te ^^. Sì, ci sono diverse interessanti differenze. Es. più interessante: quando si rivolgeva al pubblico per la prima volta, Arno Frisch strizzava l’occhiolino, ora Michael Pitt si volta verso di noi allo stesso modo ma fa un sorrisetto divertito che chiede la nostra partecipazione. Spero che riuscirai a vederlo il prima possibile.

    @lorenzo: felicissimo che anche tu la pensi come me e che hai provato le stesse mie sensazioni. Lode al genio Haneke.
    Il pubblico? He he… vedere le reazioni delle persone (magari non troppo appassionate) che vedono questo film, pensando di vedere Hostel o cose simili, è un’indagine sociologica molto interessante. E dimostra come il nostro Michael abbia fatto un’operazione molto importante anche da questo punto di vista.

    Saluti a tutti

    Chimy

    Rispondi
  20. beh il remake identico non so se lo vedrò… però che vadano nei multisala a vederlo una marea di persone è sicuramente positivo… poi spero capiscano le provocazioni di haneke…

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  21. Dalle testimonianze che ho e dalla visione che ho vissuto, ti assicuro che le provocazioni non vengono molto capite… gente che esce, gente che s’incazza contro lo schermo, gente che ride… ecc ecc. A dimostrare di come Haneke abbia ragione e a dimostrare anche come questo remake abbia diversi motivi di esistere.

    Chimy

    Rispondi
  22. Io la necessità di questo remake pedissequo proprio non ce la vedo. E continuo a preferire Caché (molto bello davvero) alla programmaticità un po’ spocchiosa di Funny Games (anche del primo, che bastava per me).

    Rispondi
  23. Per me ha un senso proprio in relazione al suo essere identico a quello originale.
    Anch’io preferisco “Niente da nascondere”, ma quello lo considero un film memorabile.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  24. “Deve essere stata davvero una goduria per Michael Haneke (regista che ama farsi odiare) entrare in un cinema che proiettava il film e vedere il pubblico che inveiva contro lo schermo in ogni modo.” Ho praticamente scritto la stessa cosa senza averti letto! Per me è un filmone da 4.5/5, e gli avrei dato 5 se solo non perdesse un pochino l’impatto dell’originalità del vecchio Funny Games…

    Rispondi
  25. Mi fa piacere che abbiamo avuto la stessa opinione, passo a leggerti 🙂

    Chimy

    Rispondi

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