Il matrimonio di Lorna: l'ennesima, potente, riflessione dei Dardenne sul mondo in cui stiamo vivendo

Qualcuno (io compreso) durante la cerimonia di chiusura del Festival di Cannes aveva visto la vittoria del premio alla sceneggiatura de Il matrimonio di Lorna come una sorta di "contentino"qualunque da dare ai Dardenne per un film nuovamente ottimo, ma forse non degno di premi superiori, viste anche le due palme d’oro già presenti nella bacheca dei due fratelli belgi. In realtà non è così; il premio è stato veramente meritato e forse si può proprio partire dalla sceneggiatura per parlare della nuova opera di Jean-Pierre e Luc.
Il matrimonio di Lorna è qualcosa effettivamente di diverso nella carriera dei Dardenne. Il film ha un ampio respiro che trova proprio nell’intreccio, molto più elaborato rispetto ai precedenti, la sua principale fonte di interesse.
Il piano iniziale di Lorna (e del suo "agente") è quello di sposarsi con un ragazzo tossicodipendente (in cambio di soldi) così da farle ottenere la cittadinanza belga (lei è albanese), fatto questo si sarebbero liberati del ragazzo uccidendolo con un’overdose; così Lorna avrebbe potuto (ri)sposare un ricco russo (desideroso anch’esso di cittadinanza belga) che in cambio gli avrebbe portato (a lei e all’agente) molto denaro con il quale Lorna avrebbe potuto comprare un bar dando una svolta positiva alla sua vita.
I Dardenne forse per la prima volta lasciano molto spazio alle parole; la regia diventa leggermente più accomodante rispetto alle loro ultime, enormi, opere pur rimanendo altrettanto incisiva.
La protagonista viene costantemente seguita dalla macchina da presa, ma sembra che le venga  lasciato più spazio rispetto ai predecessori protagonisti dei Dardenne. Non più costanti riprese a ridosso del viso e del corpo dei personaggi, ma una più vasta presenza di campi totali e di figure intere allo scopo di far sentire maggiormente su Lorna la presenza di una società opprimente e ignobile.
Il cinema dei Dardenne, che rappresenta la punta estrema (e la più riuscita) degli ultimi decenni di cinéma vérité, scava delle riflessioni potenti e necessarie sul mondo spietato in cui stiamo vivendo. Con scelte neorealistiche che portano anche al compimento di ellissi rosselliniane, lavorano mostrandoci soltanto il necessario, senza alcuna enfasi, senza alcuna retorica in opere per cui diventa perfino impossibile commuoversi.
Nel mondo degradato che viene descritto, si viene però a scoprire un barlume di vera umanità, che prova Lorna (brava Arta Dobroshi) verso il tossicodipendente Claudy (ormai una sicurezza Jeremie Renier) durante il suo percorso di vita in Belgio.
Quella di Lorna sembra essere una graduale presa di coscienza di essere finita (nata?) in un mondo che non sente suo; un mondo senza speranza che non può essere l’unico possibile; i Dardenne ce lo raccontano con una regia di una solidità che ormai ha pochi eguali nel cinema contemporaneo (fra i pochissimi per cui, entrando in sala, sai già che andrai a vedere un film sicuramente meritevole…).
E l’umanità di Lorna trova il suo compimento nella magnifica parte finale in cui la ragazza, rimasta sola e sentendosi abbandonata da tutti, si immagina (?) di essere incinta di un bambino da proteggere e per il quale varrà la pena di continuare a vivere e a lottare. Un’ultima, estrema, via di fuga illusoria (nella sua tenerezza commovente) in un mondo che non riesce più ad offrircene di reali.

Chimy

Voto Chimy: 3 / 4

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21 commenti

  1. Cercherò di vederlo assolutamente. I Dardenne, come dici giustamente, non deludono mai.

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  2. Sono completamente ingorante in materia Dardenne!
    Vedrò di recuperare questo in sala…da qualcosa dovrò pur cominciare, no? ^__*

    Weltall

    Rispondi
  3. Oggi ero pronto per andare a vederlo, ma la sala è troppo lontana e il tempo per andare a vedere il film e tornare non sarebbe stato sufficiente. La tua coinvolgente e bella recensione non fa che aumentare la mia curiosità. No! Non posso perdermi anche questo 😦

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  4. @leonard: davvero mai. Devi vederlo…

    @weltall: direi di sì :). Va più che bene come partenza ma poi recupera gli altri.

    @luciano: grazie Luciano. Non puoi assolutamente perderlo 🙂

    Saluti a tutti

    Chimy

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  5. grandi dardenne come sempre… questa volta c’è anche un po’ di “sentimento” ma subito dopo una mazzata terribile… grandissimi!

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  6. è molto giusto quello che dici, sopratutto sulla assenza di retorica, retorica invece assai presente nel cinema contemporaneo (anche nella sua orrida compagna, l’antiretorica).
    Meno convinto sono di quanto questo cinema “morale” dei Dardenne possa interessarmi. Ahimè, molto poco.
    Questo non toglie nulla alla realizzazione dell’opera.
    un saluto

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  7. @claudio: grandissimi davvero.

    @souffle: hai perfettamente ragione sulla retorica, di cui non riusciamo davvero a liberarci nel cinema contemporaneo.
    L’interesse ad un determinato è giustamente soggettivissimo… ci mancherebbe.

    Saluti a entrambi

    Chimy

    Rispondi
  8. Non ho visto nulla dei Dardenne ahimè. Cercherò di recuperare non solo questo.

    Rispondi
  9. Recuperali, non te ne pentirai di certo….

    Chimy

    Rispondi
  10. Sottoscrivo la recensione, aggiungendo che la “graduale presa di coscienza” (osservazione di grande puntualità) è elaborata fondamentalmente fuori campo, così come dovrebbe avvenire per lo spettatore emancipato: non recipiente in cui travasare idee sotto forma di immagini, ma soggetto in grado di relazionarsi problematicamente col testo filmico.

    Ciao

    Ale

    Rispondi
  11. Io non posso che sottoscrivere le tue parole 🙂

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  12. Non ho voglia di dardenne in questo periodo…ma lo vedrò prima o poi..

    Rispondi
  13. Voglia di film più leggeri in questo periodo?
    Cerca cmq di recuperarlo più avanti perchè ne vale la pena..

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  14. Beh, sottoscrivo anch’io. Ottimo cinema davvero. Cinema che sa avere una sua (potente) forza “etica” senza ergersi a giudice di niente e nessuno, e non è cosa facile. “Un film non è un tribunale” hanno dichiarato i registi in una bella intervista che mi è capitato di leggere. Apprezzato, nonostante gli abbia preferito quel filo di radicalità in più di “L’enfant”.

    Saluti 🙂

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  15. He he… mentre io commentavo da te, tu commentavi da noi 🙂

    Giustissimo quello che dici: i Dardenne mostrano, ma non giudicano mai… lasciano allo spettatore le conclusioni, loro fanno solo delle domande.

    Un saluto

    Chimy

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  16. A me è piaciuto molto, e forse prende anche di più proprio per ciò che scrivevi, per una maggiore “cura” data all’intreccio e alla messa in scena (almeno all’apparenza). Il finale anch’io l’avevo interpretato come te, ma restavo ancora un po’ nel dubbio se mettercelo o meno quel punto interrogativo.

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  17. Direi che concordiamo in pieno.
    Il finale comunque aperto… anche se in un modo diverso rispetto agli altri finali dei loro film. Bellissimo davvero.

    Un saluto

    Chimy

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  18. I Dardenne hanno uno stile che può risultare eccessivamente pesante, ma i loro film sono piccoli capolavori di vita reale.

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  19. Concordo in pieno. Registi assolutamente imprescindibili.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  20. frenzmag

     /  18 novembre 2008

    non saprei….
    io i dardenne faccio fatica a digerirli.
    la sceneggiatura è molto solida nella prima parte , poi nella seconda mi ha convinto poco.
    meglio rispetto a l’enfant ma come al solito troppo debole visivamente per i miei gusti. sufficienza stiracchiata…forse…

    Rispondi
  21. Su questo argomento mi sa che abbiamo opinioni molto diverse Frenzmag.
    Amo molto i Dardenne e il loro cinema è tutt’altro che debole visivamente per quanto mi riguarda… il loro stile registico è, x come la vedo io, qualcosa di estremamente studiato e “preciso” pur nascondendosi dietro la finzione della “amatorialità” (estremizzando un pò).

    Un saluto

    Chimy

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