La felicità porta fortuna: i paradossi del cinema di Mike Leigh

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La felicità porta fortuna, orrendo titolo italiano che fa perdere il senso dell’originale Happy-Go-Lucky, è un film pieno di particolari paradossi.

Il primo di questi è che l’uscita italiana del film, presentato all’ultimo Festival di Berlino, a ridosso delle festività natalizie sembra stranamente azzeccata per l’ultima opera di Mike Leigh. Già, Mike Leigh, il bravissimo regista inglese che quattro anni fa ci aveva regalato quel grandissimo film che rispondeva al nome de Il segreto di Vera Drake è tornato ora con un film che celebra l’allegria e la gioia di vivere. E qui entriamo nel secondo, più interessante paradosso: un regista che, abitualmente, ha girato film estremamente drammatici ci regala una commedia vivacissima e “sbarazzina”.

I paradossi più interessanti sono però quelli interni alla diegesi narrativa.

All’inizio del film, Poppy entra in una libreria e legge il titolo di un volume che parla di un “ritorno alla realtà” e, appena lo vede, si allontana dichiarandosi assolutamente disinteressata a tali tematiche. Nel corso della narrazione, però, Poppy “lavorerà” completamente all’interno della realtà più concreta dei nostri giorni per cercare di portare un sorriso a chiunque si trovi davanti.

Poppy, interpretata da una fenomenale Sally Hawkins in una delle performance femminili dell’anno, è una sorta di “solo nella stanza” (seguendo il concetto di Todd Haynes in Lontano dal paradiso): unico essere fatto completamente di luci, in un mondo (Londra è “la sua stanza”) dove ogni persona è composta soprattutto da ombre.

In questo senso forse il vero protagonista di Happy-Go-Lucky è lo spazio esterno, la “stanza”, in cui Poppy si muove: una scuola dove un bambino sfoga il suo odio per il patrigno con la violenza verso i suoi compagni; un’automobile della scuola guida dove l’insegnante, represso per la sua vita, sfoga il suo dolore attraverso l’odio per gli altri esseri umani; una casa borghese, dove si svelano veleni e ipocrisie famigliari; o ancora un (non)luogo, dove un vagabondo può cantare nella notte e stupirsi perchè esiste ancora qualcuno al mondo che possa provare affetto per lui.

E quindi forse abbiamo sbagliato tutto. Perchè dietro alle tante risate della divertente commedia Happy-Go-Lucky si nasconde uno dei film più drammatici visti negli ultimi anni; dove la simpatica Poppy si trasforma in una sorta di clown triste, con il sorriso sempre sulle labbra, che cerca di far divertire e rallentare un mondo che non sembra più interessato a persone come lei (es. ancora fortissimo, il commesso del negozio nella scena iniziale) o a fermarsi per una risata. Questo è il paradosso più forte del film, che arriva così ad annullare tutti i precedenti.

Rimane poi ancora una volta da segnalare la grandissima importanza del cinema inglese, non solo di Mike Leigh ma (solo per fare qualche nome) di Ken Loach e (più di tutti) del grande Stephen Frears, per il cinema contemporaneo, europeo e non.

Quel filone di registi che hanno iniziato a lavorare nei primi anni ’80 (la cosiddetta British Renaissance) per trattare e mostrare le contraddizioni dell’Inghilterra del periodo sotto la gestione Thatcher, sono adesso fra i grandi narratori che meglio riflettono sulla condizione umana (non solo inglese) nel nuovo millennio. Che sia anche questo un paradosso?

Chimy

Voto Chimy: 3/4

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22 commenti

  1. concordo, l’ho trovato amarissimo
    alla fin fine la cosa più interessante del film è proprio questa, usare un genere che dovrebbe far ridere per parlare di un mondo che non sa più ridere (se non, di nuovo, al cinema e sotto natale ^^)

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  2. Molto bene :). Hai ragione: “usare un genere che dovrebbe far ridere per parlare di un mondo che non sa più ridere”. Bellissimo…

    Attendo il tuo post allora

    Ciao

    Chimy

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  3. Vedereeeeeeeeeeee!!Io amo Mike Leigh!

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  4. Allora non perdertelo 🙂

    Ciao

    Chimy

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  5. Eppure continuo a pensare, io che sono pessimista di natura, come ha già scritto dal caro honeyboy, che questo sia un film genuinamente ottimista, nonostante tutto il dolore sottopelle. Mike Leigh può permetterselo (anche perché , concedimelo, non è poi così vero che Leigh giri abitualmente “film estremamente drammatici”, il sorriso e la commedia li conosce bene e da tempo, il suo sguardo è spesso aspro ma mai truce). Detto questo, quel 3,5 gonfio poteva essere anche un bel 4, dai. ^^

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  6. Hai ragione che Mike Leigh ha uno sguardo aspro ma mai truce e che conosce bene la commedia, ma a livello di soggetto (pensando ad es. a Vera Drake) i suoi film partono spesso come opere decisamente drammatiche, che poi possono diventare anche dell’altro. Il senso del mio discorso, collegato al “paradosso”, è un pò quello che in questo film la partenza, il soggetto, è invece sì quello di una commedia ottimista ma poi forse (questa è una mia interpretazione personale) si vanno a toccare riflessioni molto “drammatiche” sul mondo che stiamo vivendo.

    Cmq sì poteva essere anche un 4 ^^

    Un saluto

    Chimy

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  7. Io aggiungerei Segreti e Bugie che a me è sembrato sempre un felice film sulla Famiglia che si conclude con una scena di una dolcezza e intimità infinite.
    Sta a noi vederci un film triste o un inno alla famiglia e alla vita.

    Lo stesso direi di questo film. Sta a noi vederci la storia amara di un clown triste (siamo sicuri che Polly sia triste o proiettiamo su di lei la nostra incapacità di ridere?), o la storia ottimista di chi ci propone un nuovo modo di vedere la vita e noi siamo così avvolti nella copertina del nostro pessimismo che indossiamo la maschera di clown tragici e ci rifugiamo in essa, non volendo ascoltare gli inviti al bicchiere mezzo pieno.

    Io preferisco il socialista sereno Leigh al comunista triste e infelice Loach.
    Si tratta di due modi di vivere la vita. A noi scegliere.

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  8. Interessante, molto interessante. Spero di poter vedere il film in sala. Altrimenti lo recupererò in seguito. Non posso perderlo.

    Rispondi
  9. @souffle: mi spiace, ma io non sono così convinto che questo film mostri il bicchiere mezzo pieno; o almeno non in maniera così netta come potrebbe sembrare. Poichè Poppy è sì un personaggio solare e positivo, ma si rivolge ad un mondo che sembra non avere più tempo per ascoltarla e sorridere. Ce ne vorrebbero di più di persone come Poppy, ma purtroppo ce ne sono sempre meno.

    Questa, x me, non è una scelta dello spettatore se vuole vivere la vita serenamente o infelicemente; questo film è semmai una presa di coscienza, che lo spettatore dovrebbe fare, del mondo che lo circonda; non di come voglia o debba indirizzare la sua vita.

    Anche perchè per quanto mi riguarda scegliere un regista piuttosto che un altro c’entra poco col senso di come si voglia vivere la propria vita.
    Perchè il triste e infelice Loach può fare un film triste e infelice altrettanto importante che un film sereno del sereno Mike Leigh. Io per amare o meno un regista guardo il come parla delle cose (felici o infelici che siano); non semplicemente di cosa parla.

    @luciano: non puoi perderlo assolutamente. Mi raccomando 🙂

    Saluti a entrambi

    Chimy

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  10. ancora non l ho visto ma mi aspetto molto da questo film, in apparenza così leggero ma che sotto la maschera rivela grandi emozioni
    ely

    Rispondi
  11. Esatto… cerca di recuperarlo, credo che ti piacerà.

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  12. Questo e “The Millionaire” sono i miei hype di dicembre 🙂
    Riuscirò a vederne almeno uno? Me lo auguro, anche perchè sento proprio che li adorerò entrambi!

    Ciao,
    Lore

    Rispondi
  13. Spero che ce la fai a vedere questo film… penso che ti piacerà sicuramente 🙂

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  14. Ma quanti film importanti e interessantissimi mi sto perdendo in quest’ultimo periodo? Sto troppo incasinata, però questo e The millionaire voglio vederli assolutamente!

    Rispondi
  15. Ne stanno uscendo molti interessanti, è vero. Cerca di recuperarlo questo.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  16. meno male che non l’ho perso, questo. gran bel film. la “leggerezza” della protagonista trasfigura l’amara realtà?
    assolutamente d’accordo sul fatto che non si debba perdere. sento di consigliarne la visione.

    Rispondi
  17. Non tanto la leggerezza della protagonista forse.. quanto il mondo che le sta attorno che sembra da andare da un’altra parte rispetto a dove si muova lei.

    Un saluto 🙂

    Chimy

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  18. eh sì, giusta osservazione.

    Rispondi
  19. E’ nella mia wish-list! 🙂

    Rispondi
  20. @virginprune: grazie 🙂

    @cineserialteam: bene, è da non perdere 😉

    Saluti

    Chimy

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  21. Sì, sapevo che mi sarebbe piaciuto molto 🙂

    Un film amaro, molto amaro: Poppy si muove in un mondo di persone incapaci di ridere, di vivere con leggerezza e spensieratezza.
    Però lei non si arrende. Lei ha sempre un sorriso per tutti, una buona parola, un gesto cortese. E, per fortuna, ci sono anche molte persone che riescono a capirla e ad apprezzarla. Un po’ di ottimismo io ce l’ho visto (forse voluto vedere) 🙂

    Ciao,
    Lore

    Rispondi
  22. Hai pienamente ragione. Un pò di ottimismo c’è eccome. Ce ne vorrebbe ancor di più forse 🙂

    Ciao

    Chimy

    Rispondi

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