The Spirit: dal fumetto anni '40 al cinema anni 2000.

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Parlare di The Spirit senza cadere nel confronto, più o meno diretto, con Sin City è difficile. Frank Miller, maestro e pietra miliare del fumetto statunitense, dopo aver rifatto (con Rodriguez e Tarantino) il suo Sin City, prova (da solo) a rifare The Spirit di Will Eisner, padre del fumetto statunitense, facendolo prima diventare “suo”. Miller, infatti, ridisegna, prima sullo storyboard (i cui disegni appaiono nei bellissimi titoli di coda del film), e poi sulla pellicola, un suo Spirit, che finisce con il diventare, ovviamente, materiale simile a quello di Sin City. Infatti, delle avventure settimanali  in sette pagine che hanno accompagnato alcuni quotidiani statunitensi dal 1940 al 1952, resta, forse, poco. La rilettura e la riproduzione Milleriana sono da un certo punto di vista positive, perché lo stile Milleriano (e dicendo stile Milleriano si parla sia di fumetti che di cinema, dato l’effetto fotocopia a cui lo stesso Miller anela) ben si addice al nostro tempo. Il problema, però, non è a livello di scelta generale, ma di scelte particolari, che rendono The Spirit un film senza coerenza, anche e soprattutto a livello visivo.

Se infatti la cura maniacale della fotografia, di luci e di visual effects, sorprende, sorprende anche quanto non ci sia amalgama ed un giusto dosaggio tra le parti che compongono il tutto. Le sequenze più comics, quelle con colori in contrasto, con le figure umane quasi a silhouettes, che si avvicinano all’animazione, appaiono in maniera brusca, sporadicamente, non sono parte coerente, ma piuttosto scelte occasionali che non riescono a caricarsi di quel significato forte a cui forse puntava Miller. Così come il particolare delle scarpe di Spirit, in bianco acceso, che spesso appare come unico particolare colorato in rotoscope del quadro, disturba proprio in quanto unico neo.

Le sequenze dell’ “angelo della morte”, poi, oltre che essere un altro elemento differente da tutto, sempre a livello visivo, introducono un altro problema del film, quello narrativo. Questi inserti, infatti, sono abbozzati, sporadici, slegati, pensieri del protagonista che però appaiono fuori luogo, senza utilità narrativa. Se l’impianto narrativo generale del film può sorprendere per le meccaniche da fumetto (e ci mancherebbe, visto il nome), il film cade proprio su alcuni passaggi. Tratto caratteristico del film è infatti un cospicuo uso di inserti e gag grottesche, bizzarre, di forte contrasto, ma proprio alcune di queste scelte, purtroppo, spezzano bruscamente, distruggendo momentaneamente ciò che si era creato a livello di atmosfera. Il gioco a volte funziona, ma non sempre.

Anche per quanto riguarda la recitazione si può fare il medesimo discorso di tutto il film. I personaggi sono giustamente caratterizzati da stereotipi molto forti, e recitati dagli attori altrettanto meccanicamente. Questo significa da una parte avere momenti in linea con il carattere comics del film, dall’altro di non raggiungere un livello sufficiente nei momenti di maggior pathos.

Miller, in sostanza, con The Spirit si è divertito a giocare su ogni fronte. Ha citato sé stesso (i suoi fumetti), Eisner e Disney (i guanti di Octopus sono quelli di Topolino) e ha portato sullo schermo un personaggio, quello di Spirit, cercando, senza riuscirci pienamente, di proporre allo spettatore un compromesso: mediare tra il proprio fumetto e quello di Eisner, e tra il fumetto degli anni ’40 e il cinema del nuovo millennio. Forse, la linea più forte che unisce i due Spirit è solo quella piacevole ed innocente misoginia che li accompagna.

 

Para

Voto Para: 2/4

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8 commenti

  1. Non ho letto perchè probabilmente andrò a vederlo domani ma mi è caduto l’occhio sul voto e, insomma, già quello da un’ ulteriore spinta ai dubbi che mi erano venuti, sulla bontà del progetto, dopo aver visto i trailer del film.
    Comunque, tornerò a visione compiuta!
    Ciao carissimo ^__*

    Rispondi
  2. Allora attendo anche un tuo giudizio! 🙂
    Guarda, a sentire e leggere in giro sono uno di quelli a cui è piaciuto di più, se così si può dire.
    Però distruggerlo secondo me è fuori luogo, perchè c’è del buono.
    E’ Natale, siam tutti più buoni! Ciao Weltall! 🙂
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  3. Sono molto curioso di vederlo anche tenendo conto dei limiti che hai ben definito nella recensione.

    Rispondi
  4. Ennesima recensione negativa.
    Temo proprio che sia una debacle su tutta la linea… Un vero peccato perché ci speravo, ma visti i giudizi unanimemente negativi…

    Solo una domanda… quale fonte attribuisce a Eisner la paternità di Braccio di Ferro, Topolino e Paperino? Perchè, a quanto mi risulta, Popeye esordì nel 1929 (quando Eisner, nato nel 1917, aveva 12 anni) a firma Elzie Crisler Segar. Topolino esordì nel 1928 (Eisner aveva 11 anni) e Paperino nel 1934 (Eisner era 17enne, quindi potrebbe anche aver contribuito al personaggio, anche se ufficialmente esordì nel 1936 e 4 anni dopo creò Spirit).

    Scusate la pignoleria, ma da appassionato di fumetti (e soprattutto del geniale Will) ci tenevo a far chiarezza.

    Un saluto e buon anno,
    Mr. Hamlin

    Rispondi
  5. Ciao Hamlin.
    Ti ringrazio, perchè effettivamente ho scritto basandomi soltanto su miei ricordi, senza controllare, prendendo un abbaglio mostruoso.
    Ho corretto. Effettivamente, per qualche oscuro motivo (in realtà credo di aver ricostruito la traccia mentale che mi ha portato ad un abbaglio del genere, ma è lunga ed intricata), anche perchè non volevo mettere in dubbio la paternità di Disney a Topolino e Paperino, e di Popeye a Segar (come dici bene tu), ma volevo anzi dire soltanto che (sempre seguendo la mia sbagliata credenza iniziale) Eisner aveva contribuito al design dei personaggio.
    Effettivamente ho fatto un casino incredibile, quindi mi scuso molto coi lettori e ti ringrazio davvero molto per avermi corretto.

    @luciano: beh, aspetta il dvd! 🙂

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  6. Ci ho creduto fino all’ ultimo ma effettivamente The Spirit è un film poco riuscito…peccato! Ogni volta che un grande fumetto non riesce a diventare un grande film la trovo una triste occasione sprecata!
    A questo punto non rimane che aspettare Watchmen: una delle graphic novel più importanti di sempre e uno dei registi più tamarri di Hollywood. La combinazione potrebbe anche essere vincente perciò inizio già da adesso ad incrociare le dita ^___*

    Rispondi
  7. Di nulla. Anche se, col senno di poi, ho pensato che forse avrei fatto meglio a segnalartelo via mail. Ma ormai è fatta…
    In ogni caso la paternità dei personaggi Disney è sempre un po’ controversa, considerando che nello Studio lavoravano molti professionisti.

    Comunque era solo una piccola segnalazione a margine di una recensione come sempre eccellente.

    Un saluto,
    Mr. Hamlin

    Rispondi
  8. @weltall: io ho paura per Watchmen, ma ci spero. E’ come dici tu, un regista tamarro per fare Watchman fa solo venir paura, ma vogliamo dargli tutto almeno una possibilità. A me già 300 non era piaciuto quindi ho paura. 🙂

    @hamlin: non preoccuparti, hai fatto benissimo a dirlo qui, ci mancherebbe.
    Poi la questione Disney / Eisner, se ci pensi si complica anche solo per la loro firma. 🙂
    Una segnalazione piccola ma indispensabile, grazie ancora!

    Saluti.
    Para

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