Valzer con Bashir: un documentario fatto di frammenti di memoria compromessa


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Valzer con Bashir è un documentario, un documentario fatto di frammenti di memoria compromessa. Valzer con Bashir non è però un semplice documentario, e non è nemmeno il primo documentario animato della storia del cinema; nel 1918, infatti, il grande Winsor McCay realizzò The Sinking of the Lusitania, che ricostruiva la tragedia dell’omonimo transatlantico affondato.

Ari Folman, regista e scrittore di Valzer con Bashir, sfrutta l’animazione per realizzare ciò che sarebbe stato altrimenti irrealizzabile, e soprattutto ciò che, altrimenti, avrebbe mancato di forza comunicativa. Alle interviste, che sembrano realizzate in rotoscope, cioè “disegnando” sopra le riprese dal vivo, mantenendo così i movimenti umani fedeli, alterna frammenti onirici, ricordi di guerra, ricostruzioni dei racconti fatti dagli intervistati. Per la realizzazione di questi frammenti, Folman utilizza l’animazione tridimensionale in cell shading, che permette un aspetto “cartoon” sfruttando i vantaggi dell’ambiente tridimensionale.

Ari Folman vuole infatti raccontare ciò che è stato rimosso dalla sua memoria, e forse anche dalla memoria collettiva: la strage di Shabra e Shatila. Lo spunto narrativo parte da un sogno di un amico del regista, tormentato dall’incubo di 26 fantasmi, i 26 cani che uccise durante una missione della guerra civile libanese degli anni ’80. Lo spunto per cercare la verità, che Folman si accorge di aver rimosso dalla memoria, nasce dalla fantasia, dalla manipolazione subconscia del sogno. Proprio dei sogni, e dei ricordi compromessi, si compone la parte espressivamente più potente della pellicola.

Unico indizio da cui partire, è per Folman l’immagine ricorrente di una spiaggia, dove si trovava con alcuni commilitoni. Qui i tre si muovono verso la città, seguendo la luce dei razzi al fosforo, come stelle dell’avvento della morte. Quel ricordo è reale? I suoi compagni erano davvero con lui? Perché non ricorda altro dei giorni della strage di Shabra e Shatila?

Il ricordo è compromesso, non solo il suo, nessuno è sicuro di ciò che racconta. Il deposito dati della memoria non è sufficientemente sicuro.

Valzer con Bashir, oltre ai meriti artistici, ha un grosso merito, quello di dimostrare la potenza, e il realismo, o meglio la credibilità effettiva, dell’animazione. Valzer con Bashir ha molta più incisività e potenza di qualsiasi altro documentario classico, con interviste filmate, materiali d’archivio o ricostruzioni fiction. Midhat Ajanovic, autore del fondamentale volume Animazione e realismo (parte di ciò che segue è tratto da questo libro), ricorda come il dogma della fotografia come mezzo di presentazione realistica ha fatto sì che il disegno non venisse mai accettato alla stessa stregua. Ma la differenza è solo che se nel primo caso abbiamo impressioni fotografiche di attori in carne e ossa, nel secondo abbiamo solo evoluzioni di disegni su carta, ma che riconosciamo come persone, senza possibilità di errore. Anche la fotografia non garantisce somiglianza assoluta (basta cambiare obiettivo, luci, angolazione), e di conseguenza il disegno può essere tanto (ir)realistico quanto la fotografia, e viceversa. Per comprendere il cinema, dunque, più che al realismo ci si dovrebbe affidare alla verità artistica. Per citare anche Tarkovskij: «L’arte è realista quando cerca di esprimere un ideale estetico. Il realismo è lo sforzo di trovare la verità, e la verità è sempre bella».

Proprio una ricerca della verità è ciò verso cui si muove Ari Folman in Valzer con Bashir, e per farlo sceglie l’animazione. Quindi, se il realismo è una visione comunemente accettata della realtà, mentre la verità è la soggettiva realtà di un individuo, persino il cinema dal vero non è che un’idea individuale sviluppata, e che quindi non può trasmettere la realtà e la vita nella sua interezza. Di nuovo Tarkovskij: «Solo il creatore del film possiede l’oggettività artistica, che è quindi soggettiva, anche se si tratta semplicemente di montare un documentario». Sempre Tarkovskij ci parla dell’interessante divisione tra verità scientifica ed artistica: «In campo scientifico si segue la conoscenza del mondo che, gradualmente, si ripete nel processo infinito nel corso del quale noi rimpiazziamo le vecchie conoscenze con quelle nuove. Questo è fatto nel nome della verità oggettiva, seppur parziale. La rivelazione artistica ci offre ogni volta un’immagine del mondo completamente nuova e unica, un altro geroglifico nella strada verso la verità assoluta».

Valzer con Bashir rappresenta una mediazione tra la verità scientifica (in questo caso storica) e quella artistica. E non poteva essere fatta scelta migliore, perché, come sosteneva anche H.G. Wells (scrittore fantascientifico di inizio secolo), «l’animazione può raccontare verità sociali in modo altrimenti non realizzabile, perché gli animatori possono sfruttare il confine tra il reale plausibile e l’apertamente surreale in modo da esporre la falsità dell’oggettività ed inoltre mettere in dubbio le certezze ideologiche e gli illusori dogma culturali».

Ari Folman sfrutta proprio questo concetto, rende la realtà filmata (le interviste) animazione, e le intervalla al completamente surreale delle visioni oniriche. In questo modo Ari Folman giunge alla verità, al cuore della strage di Shabra e Shatila.

Ma a questo punto, sulle ultime immagini del film, ci si chiede, perché utilizzare, solo in chiusura, filmati di repertorio delle vittime fisiche e morali di quella strage? La sensazione è straniante, da una parte la realtà fotografica negata fino ad allora, dall’altra la triste sottovalutazione della propria scelta artistica, l’animazione, di fronte ad desiderio, e alla necessità, di dare allo spettatore scettico dinnanzi al mezzo animato quella realtà fotografica senza la quale non capirebbe quanto di vero e reale c’è stato fino ad ora.

 

 

Para

 

 

Voto Para: 3/4

 



Difficile aggiungere qualcosa alla bellissima recensione del Para, ma ci proviamo.

Valzer con Bashir è un film in cui la componente autobiografica è presente in maniera davvero rara per il cinema odierno.

Quest’opera, che ha appena vinto il golden globe per il miglior film straniero, può essere letta come una sorta di seduta psicoanalitica del regista Ari Folman al quale noi-pubblico possiamo assistere.

Ari Folman con l’aiuto di alcuni amici e di persone intervistate cerca di ricordarsi quanto avvenne in Libano nel 1982; fatti che la sua mente ha cercato di rimuovere. In questo senso il film è, a suo modo e non per tutta la sua durata, un documentario. Un documentario realizzato in animazione.

Ciò che risulta particolarmente interessante diventa quindi la doppia "ricerca" di Ari Folman.

Una ricerca "diegetica", interna alla narrazione, in cui il "personaggio" Folman cerca di ricordare la strage di Sabra e Shatila; accompagnata però anche da una seconda ricerca del "regista" Folman, esterna alle vicende narrate, che è quella della forma: il tentativo, seppur non unico (come scritto sopra) nella storia del cinema ma comunque altamente innovativo, di accostare cinema d’animazione e modalità documentaristiche.

Il primo livello, diegetico, può essere visto come una sorta di ricerca proustiana (o post-proustiana come ha scritto l’amico Lorenzo Conte nella sua ottima recensione sul film su Zabriskie Point) in cui alla ricerca del tempo perduto si va a sostituire una esplecita ricerca del tempo rimosso. Come diceva anche lo stesso Proust però il recupero del passato non è sempre possibile e quello di Folman sarà un viaggio tortuoso nella memoria per capire il significato di quel sogno ricorrente (sequenza fondamentale accompagnata dalla splendida musica di Max Richter) in cui lui e due suoi amici si trovano, di notte, a fare un bagno in mare mentre davanti ai loro occhi vi sono esplosioni e violenze.

Alla battuta esplicitamente proustiana di De Niro in C’era una volta in America in cui, alla domanda di cosa abbia fatto in tutti questi anni, risponde di essere andato a letto presto; ora in Valzer con Bashir invece il sonno, fatto di sogni e incubi, è l’unico luogo in cui la mente cerca di (ri)elaborare quei tragici momenti.

A questa ricerca si sovrappone quella sullo stile del film. Il lavoro del regista è davvero notevole e la modalità documentaristica unita all’animazione risulta essere pienamente equilibrata per tutta la durata della visione. Rimane soltanto qualche dubbio su quei minuti conclusivi, in cui non è facile capire fino in fondo la scelta di Ari Folman.

Colpisce nuovamente, ad un livello più generale, come il cinema israeliano riesca a ragionare con forza sulla sua terra, sul suo passato e anche sul suo futuro, molto di più (con rischio di risultare, dicendolo, retorici) di quanto facciano i loro capi di stato e i loro politici. Fondamentale era, in questo senso, un film come Il giardino di limoni, opera importantissima di cui non si è parlato certamente abbastanza al momento della sua uscita italiana.

Restava un dubbio prima e durante la prima parte della visione: perchè quel titolo così particolare? Da questa domanda la risposta è stata la scena forse più bella e significativa del film. Un soldato impazzito inizia a sparare in tutte le direzioni voltandosi e volteggiando da una parte all’altra come in una danza, accompagnato dalle soavi note della colonna sonora, sotto il volto (del gigantesco manifesto) di Bashir Gemayel.

In questa sequenza emblematica il pregio maggiore del film di Folman si va ad esemplificare: aver rappresentato perfettamente l’orrore del ricordo di quei giorni e della follia della guerra unendoli con la lirica poesia dell’arte cinematografica.

 

Chimy

 

 

Voto Chimy: 3/4


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26 commenti

  1. Interessantissimo il discorso sull’animazione, discorso su cui ahimè non sono molto ferrata ma su cui voglio comunque informarmi maggiormente. Bellissimo il riferimento alla sequenza che in un certo senso “spiega” la scelta del titolo. Curiosa la scelta finale di cambiare completamente stile, “snaturando” in qualche modo tutto ciò che viene prima, almeno così mi è parso di capire. Comunque lo guarderò al più presto, mi avete incuriosito e non poco, soprattutto con tutti quei rimandi a Tarkovskij, ma anche a C’era una volta in America.

    Rispondi
  2. Ciao Ale, grazie :).

    Naturalmente con “C’era una volta in America” non c’entra nulla, ma mi pareva bello citare la frase proustiana (visto che ho parlato del grande scrittore francese) di De Niro nell’ultimo capolavoro di Sergio Leone :). La scena del “valzer con Bashir” è da brividi.
    Credo che ti piacerà molto.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  3. A mio parere questo è uno di quei film che rientra nella “categoria” del “Bello, ma…”

    In questo caso il ma è relativo alla costruzione narrativa che non mi ha convinto del tutto.
    Resta un ottimo film, ma non mi ha convinto completamente. Mentre la scelta degli ultimi minuti realmente “documentaristici” mi è parsa decisamente incisiva.

    Infine, un piccolo inciso relativo l’uso del rotoscope citato da Para.
    Stando a quanto riportato nell’intervista a Folman che potete trovare qui (http://www.lospaziobianco.it/5162), non l’hanno utilizzato.
    A domanda risponde: «La tecnica di animazione è stata inventata dal nostro studio “Bridgit Folman Film Gang”, dal direttore dell’animazione Yoni Goodman. E’ una combinazione di animazione in Flash, animazione tradizionale e 3D. E’ importante per me chiarire che questo film non è stato assolutamente realizzato in rotoscopio, cioè che non abbiamo disegnato o dipinto sulla pellicola girata dal vivo. L’abbiamo ridisegnato da capo, grazie al grande talento dell’art director David Polonsky e dei suoi tre assistenti».

    Un saluto,
    Mr. Hamlin

    Rispondi
  4. Giungiamo a conclusioni molto simili. 😉

    Grandissimo film comunque no?

    Un saluto.

    Rob.

    Rispondi
  5. Un film che sembra molto interessante e recensioni che stimolano riflessioni a non finire^^

    Rispondi
  6. cavolo… siete le prime persone che hanno recensito in maniera negativa lasciami entrare °_° io ancora nn l’ ho visto, ma ero partita con un ideale fantastico visto che tutti ne hanno detto rose e fiori.. mi avete rimesso con i piedi per terra XD

    cmq avete davvero un bel blog, compliemnti! ..e visto che noi ne abbiamo uno con argomenti simili, che ne dite di uno scambio di link? fateci sapere ^^

    *Asgaroth

    Rispondi
  7. @hamlin: interessante puntualizzazione, la tua. Ma che secondo me cambia poco. Perchè se non è stata girata in rotoscopio, quando invece appare realizzata così la cosa cambia poco. E’ evidente che le parti intervista sembrano girate in rotoscopio. Se Folman le ha fatte ricopiare su flash, o comunque su digitale, al posto che ricalcarle, l’impressione non cambia.
    In ognic aso grazie per la segnalazione, io ovviamente davo per scontato che fosse così in quanto appare così.

    @rob: passerò a leggere con calma da te!

    @cinemasema: guardalo, se riesci, ti piacerebbe!

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  8. Dal punto della resa visiva non cambia assolutamente nulla.
    Probabilmente c’è stato un fraintendimento di fondo: non intendevo “bacchettare” nessuno.
    Semplicemente, essendomi imbattuto per puro caso in quell’intervista, intendevo semplicemente fornire un’informazione.

    Comunque, poiché tendenzialmente faccio tesoro dei miei errori, se dovesse ricapitare in futuro, mi guarderò bene dall’intervenire.

    Un saluto,
    Mr. Hamlin

    Rispondi
  9. @asgaroth: passo da voi 🙂

    @mr.Hamlin: hai fatto benissimo a fare quella puntualizzazione. Non penso proprio che il Para si sia sentito bacchettato… anzi, credo proprio che gli abbia fatto piacere sapere quella precisazione. Cmq poi ti dirà lui stesso…

    Saluti

    Chimy

    Rispondi
  10. @hamlin: scusa ma guarda che hai frainteso, io ti ho ringraziato veramente per la segnalazione. Non mi sembra di aver risposto con tono offeso o che altro. Dicevo solo che non cambia proprio perchè non cambia, e che ho scritto che era in rotoscope davvero perchè pensavo (e direi anche giustamente) che fosse fatto in rotoscope.
    Guarda, mi spiace ci sia stato questo fraintendimento, quindi per piacere non essere drastico e non smettere di puntalizzare, soprattutto quando c’è bisogno. Non so se ti ha “infastidito” il mio “cambia poco”, che magari hai inteso riferito alla tua puntualizzazione, quando io intendevo che cambia poco che sia realizzato o meno in rotoscope al fine di ciò che voglio dire. Ora io non sò perchè Folman abbia voluto NON realizzare la cosa in rotoscope, se per risparmiare, e quindi se ne vuole “vantare”, o per altro, visto che visivamente non cambia nulla. Comunque è giusto che tu l’abbia detto, perchè è un fatto e quindi nessuno ti può dare torto. Anche perchè ora, dicendomi questo, mi spingi a capire quale potrebbe essere il motivo di una scelta del genere, cioè usare un’altra strada per avere un risultato identico ad un altro.
    Mi spiace per la questione e spero che i tuoi interventi continuino senza problemi.

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  11. Ciao…veramente complimenti per il blog!!Davvero molto bello graficamente ed interessante….Se ti interessa uno scambio link fammi sapere!Grazie a presto…

    http://archimede2008.blogspot.com

    L’Acchiappa mosche

    Rispondi
  12. Intanto ringrazio Andrea per l’insperata citazione. Grazie^^

    Un po’ di cose:
    Sul rotoscope/flash. Cambia, invece, visto che in realtà il film è stato girato dal vivo in un teatro di posa e poi ridisegnato da capo, completamente, per poi animarlo in Flash e in 3D. Questo per dire che non è stato un semplice add effect, ma un lavoro di disegno con i contro.
    Sul i 5 minuti finali: lo scopo di folman è tutt’altro che dubbio e Andrea se ha letto la mia recensione dovrebbe averlo capito. Visto l’aim del progetto, utilizzare eslcusivamente l’animazione avrebbe condotto ad un effetto fuga dalla realtà che andava a tutti i costi evitato. E questo non perchè l’animazione è irreale e ilcinema/fotografia reale. Ma perchè l’animazione viene utilizzata come strumento di ricerca del reale, di ri-dare senso alla realtà. di giungere a quello che Folman stesso aveva già visto con i suoi occhi. Lo dice lui stesso nel filmn, in quella scensa straordinaria dove si aprla del soldato fotografo. Far finta di fotografare era la sua fuga dalla realtà: solo poi gli occhi dei cavalli (animale! l’occhio del volto dell’animale, non è forse un caso..) lo riportano alla realtà. Il procedimento è lo stesso. L’animazione è la “fotografia” di Ari Folma, il girato sul campo, il suo occhio di cavallo, o meglio ciò che il suo occhio ha vsito. Per capire davvero quelle immagini, per non svilirle e pr archiviarle, era necessario ripercorrere tutto il processo, in questo caso con l’animazione, con l’apparente opposto del reale (tant’èche che ci si può lasciare andare a cose oniriche) e per consentire a noi spettatori di poter rispondere, senza scusanti alla domanda “lo hai visto con i tuoi occhi?”. Insomma non aveva scelta e, per il me, il valore aggiunto, o il valore stesso del film.

    Ciau! Lor

    Rispondi
  13. Grande post!!! complimentoni ad entrambi. Voglio ASSOLUTAMENTE vederlo. 🙂

    Rispondi
  14. Ciao Zara,
    non vorrei dilungarmi troppo su questioni tecniche, perchè fino a quando Folman non spiega esattamente come ha fatto io continuo a fare le mie supposizioni.
    Infatti io credo che, visto l’uso del flash, abbiano girato in teatro (e va bene, era chiaro che gli attori c’erano) e disegnato sopra i fotogrammi tramite una penna ottica direttamente sullo schermo del pc. Cosa che va bene, toglie il rotoscope come effetto add on digitale (effetto che comunque usano in pochi, perchè va sempre ritoccato “a mano”), ma ritorna ad essere un rotoscope come una volta. Nel senso che una volta, e per una volta intendo Max Fleisher, dal 1914 con “Out of the Inkwell”, o sempre lui con Betty Boop (solo per quanto riguarda il personaggio), o anche come per Betty Boop anche Biancaneve della Disney, o “American Pop” del grande Bakshi, o la serie televisiva He Man, ecc ecc il rotoscope era proiettare dal basso ogni fotogramma su una lastra di vetro su cui il disegnatore appoggiava il rodovetro dove poi ricalcava i contorni.
    Credo che abbia fatto la stessa cosa anche Folman, solo che l’ha fatto con flash, quindi utilizzando il fotogramma sul pc e la penna ottica per disegnarci sopra. Oppure potrebbe anche avere ricopiato, e non ricalcato, dal fotogramma sempre su flash o carta, ma questo sarebbe stata, credo, una pazzia. Visto che se non lo facevano 100 anni fa un motivo ci sarà anche.
    Poi, per carità, può essere possibile tutto. Però c’è questa tendenza, nel mondo dell’animazione, a screditare il rotoscope perchè per molti significa sminuire il lavoro del disegnatore, in quanto viene inteso solo come effetto add on del tutto digitale. Ad esempio “A scanner darkly” è del tutto realizzato come semplice effetto digitale, per poi essere ritoccato nei dettagli, come dimostra il “tremolio” continuo dell’immagine. Per questo film e per il precedente dello steso Linklater utilizzarono proprio un plug in di interpolazione rotoscope. Programma per computer realizzato per la prima volta solo a metà anni 90.
    Sarei davvero curioso, a questo punto, di sapere nei dettagli come è stato fatto il film di Folman. Se avete fonti dettagliate ne sarei felice. Perchè se hanno davvero ridisegnato tutto, copiando la pellicola, e non ricalcandola MAI, in qualsiasi modo, che sia add on o che sia rotoscope vecchia maniera, un motivo ci deve pur essere e lo vorrei sapere.
    Per quanto riguarda i minuti finali il discorso che fai è legittimo e condivisibilissimo. E’ quello che ho anche pensato, e che tu spieghi nella tua rece molto bene, ma sta di fatto che mi hasciato perplesso. Non sono riuscito a considerarla subito e senza problemi una scelta obbligata, appunto per il discorso che fai, ma l’ho considerato anche una possibile scelta di dare a tutti l’immagine “reale” della tragedia. Io, sinceramente, non avevo e non ho bisogno di questo ritorno, anche se ne condivido l’incisività. A fronte della tua teoria, che ripeto essere una motivazione assolutamente ben articolata e condivisibile, la sensazione che ho provato è stata appunto quella di dubbio. Non sono riuscito e non riesco a schierarmi, a mente lucida, a questa scelta. Io, e questo è pura opinione personale, avrei preferito restasse animazione, e per questo mi chiedo perchè abbia scelto così Folman, se per il motivo che hai visto tu, e questa sarebbe una motivazione “nobile” da parte dell’autore, o se perchè voleva essere sicuro di “fare centro” con ogni tipo di spettatore.
    Sempre un piacere confrontare le proprio opinioni e scusate tutti per la lunghezza del commento.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  15. @pick: grazie, dottore! 🙂 Vada a vederlo, se riesce, viste le sole 18 sale! 🙂
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  16. @lorenzo: sui minuti finali la penso esattamente come il Para, i concetti che scrivi sono assolutamente condivisibili; ma la sensazione che ho avuto anch’io è che non fosse così “indispensabile” l’abbandono dell’animazione.
    Sulle tecniche d’animazione non mi intrometto perchè gli esperti siete voi 🙂

    @pick: grazie anche da parte mia 🙂

    Saluti

    Chimy

    Rispondi
  17. Rotoscope. Mai pensato che fosse una animazione minore! Anzi!
    Sul resto ti riporto quello che Folman ha detto in conferenza stampa. Purtroppo non sono riuscito ad appuntarmelo bene, perchè il mio “capo” non mi aveva detto che c’era folman in sala. sgrunt.
    da quello che mi ricordo, lui disse che è stato ridisegnato (e mi è sembrato sottinteso un “a mano”) tutto da capo e che non hanno fatto alcun lavoro di disegno direttamente sulla pellicola. E di aver poi trasportato tutto sul computer. Anche a me sembra una pazzia, sinceramente.
    Trovo adesso sul pressbook il passaggio:
    “valzer è stato realizzato prima in real video sulla base di uno script di 90 pagine. é stato girato in un teatro di posa e montato come un film di 90 minuti. è stato poi trasformato in uno storyboard, e quindi disegnato utilizzando 2300 illustrazioni che in seguito sono state animate. La tecnica di animazione è stata inventata dal nostro studio dal direttore dell’animazione Yoni Goodman. é una combinazione di animazione in Flash, animazione tradizionale e 3D. é importante per me chiarire che questo film non è stato assolutamente realizzato in rotoscopio, cioè non abbiamo disegnato o dipinto sulla pellicola girata dal vivo. L’abbiamo RIDISEGNATO da capo, grazie al grande talento dell’art director David Polonsky e dei suoi tre assistenti”
    Questo è quanto.
    Sui 5 minuti: confermo che la scelta è ponderata. In conferenza Folman ha detto che fin dall’inizio sapeva che sarebbe finito in quel modo, prima ancora di scriverlo. Voleva evitare che la gente uscisse e dicesse “che disegni fichi, bella musica” e basta, che sembrasse solo una cosa cool sulla guerra, mentre la guerra è reale. Non ho dubbi sull’onestà di Folman, anche eprchè lui quelle cose le ha viste davvero, e di certo non ha fatto quel finale per poter accontentare tutti. Anche per come l’ha fatto. Se fosse stato per accontentare tutti avrebbe smeplicmente messo in coda una serie di foto o filmati di archivio e basta. In valzer invece l’uso del footage è diegetico, si sovrappone all’animazione continuando lì dove (in questo caso) non poteva arrivare. Addirittura si inserisce in un controcampo soggettiva degli occhi del folman personaggio. Sinceramente, mi è impossibile, in questo caso, avere dubbi su quel finale. Quelle immagine hanno per me lo stesso valore delle foto redatte di Redacted (anche lì diegeticamente collegate, tramite la musica che invade la “pietistica” scena finale). Insomma non sono messe lì a caso e si vede. Folman poi ha solo confermato quello che era già evidente di per sè”. L’abbandono dell’aniamazione era indispensabile per come l’animazione era stata concepita inq uesto film da folman. Diverso è invece l’uso che se ne è fatto in Persepolis dove sarebbe stato impensabile (con quel tratto, con quell’animazione, con quella storia) far intervenire un filmato di archivio. In questo caso Folman ha preferito limitare l’animazione perchè potesse realizzare il reale, fino a quel momento irreale tra l’irreale.

    Ciaoo!
    Lor

    Rispondi
  18. Ecco, vorrei informazioni più dettagliate. Mi sembra lacunosa, come spiegazione. E questo ovviamente lo dico a Folman, non certo a te! Cioè, ho capito, Folman, che l’hai ridisegnato da capo, ma lo storyboard? Vorresti dirmi che non hai ricalcato nemmeno nemmeno i key frame? Anche perchè l’impressione è quella, in alcuni momenti le espressioni e i movimenti, che sono molto dettagliati, sembrano proprio proprio rotoscope. Comunque non mi ostino ulteriormente, perchè mi rendo conto di essere io particolarmente scettico e cocciuto nei confronti della dichiarazione di Folman.
    Spero in futuro di trovare qualche info o qualche articolo dettagliato sul processo di realizzazione. Magari negli extra di un dvd chissà che non mettano un bel making of. Ci vorrebbe proprio, almeno per me.
    Torniamo ai minuti finali. Direi che se parte di quello che riporti è ciò che ha detto Folman allora abbiamo “ragione” tutti e due. Cioè che la mia parte di dubbio riguardante la scelta di toccare tutto il pubblico si evince nelle parole “Voleva evitare che la gente uscisse e dicesse che disegni fichi, bella musica e basta, che sembrasse solo una cosa cool sulla guerra, mentre la guerra è reale”. Appunto per tutta quella gente che non riesce a “leggere” l’animazione.
    Ti ripeto, non l’ho detestato il finale, non lo ritengo completamente fuori luogo (come sarebbe stato, appunto, in Persepolis, ad esempio), ma lo ritengo non indispensabile. E non è nemmeno pietistico, perchè è molto forte ed incisivo.
    Non avevo bisogno di tornare alla realtà fotografica perchè ero già dentro la verità animata.
    Spero di non sembrare oltranzista nel sostenere queste mie tesi. Ultimamente devo cercare di pensare come potrebbe intenderlo colui al quale è diretto per timore di essere frainteso.
    Ci tengo a precisare che lo scambio di opinioni per me è momento di confronto positivo e non di prevaricazione o altro. Quindi spero che con chiunque, anche in caso di posizioni opposte e sostenute coi denti e le unghie, ci sia sempre un confronto senza rancori personali. E’ una cosa a cui tengo molto.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  19. ti volevo chiedere se per caso hai incontrato difficoltà a postare commenti nel mio nuovo blog. Mi sono stati segnalati dei problemi che dovrei avere risolto.

    Grazie e scusa.

    Rob.

    Rispondi
  20. Ciao Rob, a dire il vero sì, giorni fa volevo lasciarti un commento a Valzer e mi dava continuamente errore.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  21. ho visto il film e concordo assolutamente con voi. Purtroppo, a causa del poco tempo, non penso proprio di riuscire a scriverci qualcosa.

    Approfitto dello spazio per farvi una domanda:
    Avete visto imago mortis?

    Io forse vado stasera.

    Devo dire che ho paura, molta paura (e non di spaventarmi).

    Rispondi
  22. Mi fa piacere che concordiamo. Peccato che non riesci a scriverne.

    Imago mortis l’ha visto il Para e domani potrai leggerne la recensione… da quel che ho capito, credo che fai bene ad aver paura (e non di spaventarti) 🙂

    Chimy

    Rispondi
  23. Un grande film, bellissimo.

    Rispondi
  24. Un signor film. Sicuramente.

    Chimy

    Rispondi
  25. Nessun problema.
    Sono/siamo incappati in un banale fraintendimento.

    Buona serata,
    Mr. Hamlin

    Rispondi
  26. Bene, l’importante è chiarirsi.
    Saluti.
    Para

    Rispondi

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