Imago Mortis: un ritorno deludente per l'horror italiano.

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Il tanatoscopio è uno strumento ideato per catturare l’immagine che resta impressa sulla retina al momento della morte, e si compone di un apposita arma atta ad uccidere e a cavare gli occhi, e da una specie di macchina fotografica che permette di stampare l’immagine su un acetato direttamente dai bulbi. Imago mortis, titolo che significa “immagine della morte”, si concentra sul ritorno alla luce di questo strumento, ideato da un certo dottor Fumagalli nel XVII secolo. Ovviamente, riesumando l’oggetto, iniziano una serie di omicidi e di eventi misteriosi.

Imago Mortis, secondo lungometraggio di Stefano Bessoni, “allievo” di Pupi Avati, è un film che gioca male le proprie carte. Bessoni, infatti, gira bene le sequenze, il problema sta nel raccordarle. Problema grande del film sono le ellissi, numerose e spesso senza giustificazione né narrativa né linguistica.

La messa in scena, come la messa in quadro, sono molto precise e dettagliate. L’ambientazione, una scuola di cinema che sembra fuori dal mondo e dal tempo, in piena tradizione gotica, è infatti giusta protagonista del film, con ampie inquadrature in plongée e contro plongée e con molti campi lunghi che ne mostrano le architetture. Purtroppo manca una riflessione metacinematografica forte, che avrebbe probabilmente arricchito il film e dato spessore al plot.

I momenti di tensione e paura, pochi e sporadici, sono comunque ben girati, con jump cut e un montaggio velocissimo che si rivela una scelta appropriata.

Il cast, tra cui spiccano il protagonista Alberto Amarilla, Geraldine Chaplin e la figlia Oona, da una prova altalenante: alcuni momenti ottimamente recitati, mentre altri scadenti.

Se, quindi, ad un livello di regia delle sequenze il livello è più che buono, anche se per quanto riguarda l’organizzazione delle sequenze si notano problemi con le ellissi, il problema più grande resta quello narrativo. La sceneggiatura, infatti, pare piuttosto frettolosa, senza chiari riferimenti temporali e con una conclusione tra le più classiche del genere. Anche in questo caso, se la spiegazione finale è classica e banale, il flashback che l’accompagna è invece girato piuttosto bene.

Altri momenti veramente imperdonabili, a livello di sceneggiatura, sono le scelte di fare baciare i protagonisti dopo situazioni sconvolgenti che farebbero passare la voglia di baciarsi a chiunque.

Imago Mortis, quindi, è un’altalena di pregi e difetti, tra cui spiccano i secondi, in maggior numero riferiti alla sceneggiatura, e che vanno purtroppo a minare una regia tutto sommato di qualità.

Comunque una speranza per un ritorno del genere in Italia, anche se coprodotto con Spagna e Irlanda, ma speriamo, per noi e per Bessoni, che vada meglio nei prossimi lavori.

Para

Voto Para: 2/4

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23 commenti

  1. anonimo

     /  22 gennaio 2009

    Ciao paolo, concordo pienamente con la tua recensione. Sebbene Bessoni dimostri un’abile maestia nel girare, è tradito da uno script confusionario e retorico, che sfrutta soluzioni visive e narrative spesso in contrasto con l’intreccio.

    Rispondi
  2. anonimo

     /  22 gennaio 2009

    E sebbene abbia apprezzato l’ambientazione gotica e il tentativo di omaggiare la corrente espressionista, il film manca della giusta tensione narrativa che per un horror è fondamentale. Poi come sottolinei anche tu, Bessoni ha rinunciato a imbastire una riflessione sul rapporto tra horror contemporaneo e società odierna, che avrebbe di sicuro aumentato il valore di un’opera che ha delle basi buone ma che non sono sviluppate a pieno.
    Saluti nicolò

    Rispondi
  3. “Bessoni, infatti, gira bene le sequenze, il problema sta nel raccordarle.”

    Concordo pienamente. Una storia troppo poco curata, narrativamente parlando.
    Poca, pochissima tensione.
    A parte qualche atmosfera suggestiva (ma anche qui siamo ai minimi livelli) rimane ben poco.

    Mi ha parecchio deluso…anche perchè sembra più attingere dal (nuovo) cinema di genere spagnolo che da quello (vecchio) italiano.

    Prossimamente ci scrivo qualcosa anch’io…

    Per quanto mi riguarda l’unica vera fiammella l’ha riaccesa Albanesi con Il Bosco Fuori, ma anche quella si sta spegnendo col tempo…

    Rispondi
  4. Incuriosito dal post ho fatto una ricerchina su questo fantomatico tanatoscopio. Nella pratica medica reale esiste ma… è tutt’altro, e si usa in tutt’altro modo. Meglio non approfondire il discorso. 🙂

    Sul film invece: interessante. Ma la tua recensione abbastanza spietata mi induce ad adottare un atteggiamento di “sospensione” della fruizione, per ora. Nel caso magari lo vedo in DVD o in TV.
    Saluti, mr. Para.

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  5. P.S. E grazie per il link ad Artiglieria 🙂

    Rispondi
  6. @nicolò: esatto, basi buone sviluppate male per colpa di una sceneggiatura blanda e lacunosa.

    @cinedelia: quella del nuovo cinema spagnolo è vero, lo dice anche il regista stesso. Probabilmente anche una scelta commerciale, visto che quelle pellicole stanno andando.
    Il Bosco Fuori non l’ho visto ma ricordo che ne parlasti parecchio tempo fa. Da recuperare, menomale che l’hai ricordato.

    @pick: e no, adesso lo devi dire, cos’è in realtà il tanatoscopio. 🙂
    Comunque è chiaro che non andare a vederlo è la scelta migliore. 🙂
    Prego per il link. 🙂

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  7. @ para: (riferito al film di albanesi) alla fine si tratta di puro cinema di genere, con tutti i suoi pro e contro.

    Ma ragazzi, erano secoli che non vedevo uno splatter italiano!

    Come al solito si tratta di film che hanno più successo all’estero…recentemente Sam Raimi (che l’ha mlto gradito) si è occupato della distribuzione americana…

    Rispondi
  8. @Para: Meglio che chi è veramente interessato approfondisca per i fatti suoi, lascia stare :))

    Rispondi
  9. @cinedelia: infatti mi incuriosisce. Va bene splatter, basta che non sia trashone. 🙂
    Il fatto che Raimi abbia curato la distribuzione usa, però, mi fa ben sperare.

    @pick: uno strumento scientifico con cui si misura, per via rettale, la temperatura cadaverica per stabilire da quanto tempo è avvenuta la morte di un individuo, in relazione a fattori ambientali, fisiologici e patologici. Visto che hai timore, mi basta che mi dici o sì o no. 🙂

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  10. beh…è abbastanza trash (forse anche per questo l’ho gradito).

    PS: ecco cos’è quel marchingegno che il mio dottore conserva in vetrina…;)

    Rispondi
  11. ah ah ah ah! Attento al tuo dottore, allora! 🙂
    Beh. trash può andare, basta che lo sia il giusto! 🙂
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  12. cavolo.. hai elencato tutto ciò di cui avevamo paura -__- eravamo partite tutte entusiaste, ma appena scoperto che era italiano ci siamo subito frenate, e tu, infatti, hai confermato in pieno i nostri timori ç_ç
    ..mi sa che facciamo bene a non andare al cinema a vederlo!

    Rispondi
  13. Concordo con te mi aspettavo decisamente di piü da questo film…per non parlare degli attori poi come ho scritto anche io nel mio blog

    Rispondi
  14. @labirinto: esatto, non andate. 🙂

    @dylandave: benvenuto su Cineroom! Passo a leggere da te, comunque dai, anche se non bravissimi, gli attori sono meglio di altri.
    🙂

    Saluti.
    Para

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  15. Però c’è Bertè sulla locandina! :))

    Rispondi
  16. Registicamente però non è poi così un disastro, allora…almeno un motivo per recuperarlo c’è…oltre alla curiosità.

    Rispondi
  17. Sigh… L’avevo atteso con una certa curiosità, ma un po’ lo temevo…
    Insomma, buone cose e altre molto meno…

    Però, se non altro, è un punto di (ri)partenza per l’horror italiano, stranamente distribuito abbastanza dignitosamente. Speriamo il futuro del genere possa tornare ad essere roseo.

    A proposito di film molto attesi, mi accingo ad andare a vedere “Milk”. Presumo interessi molto anche voi, giusto? Attendo di leggerne qui!

    Buona serata,
    Mr. Hamlin

    Rispondi
  18. Peccato. Ero molto curioso di vederlo. Ero… perché adesso non lo sono più di tanto.

    Rispondi
  19. Un’occhiata prima o poi glie la darò lo stesso. Anche se quello che scrivi non è proprio invitante.

    Rispondi
  20. @iggy: 🙂

    @ale: sì, beh, menomale, altrimenti era una schifezza totale! 🙂

    @hamlin: infatti per quello è una speranza. Speriamo che possa essere davvero un punto di (ri)partenza.
    Milk è andato a vederlo Chimy, ne parlerà nei prossimi giorni. Purtroppo nei cinema nelle mie immediate vicinanze non c’è e quindi credo di saltarlo per ora.

    @luciano: saltalo per ora senza problemi.

    @leonard: invitante quasi per nulla. Comunque chi è curioso può anche vederlo, come ho detto almeno la regia si salva.

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  21. si si è proprio la curiosità che mi porta a metterlo nella lista dei film da vedere, ma dopo questa recensione un pò mi è passata la voglia. Forse meglio così, meno uno ihihi
    ely

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  22. anonimo

     /  10 aprile 2009

    io ho trovato Imago Mortis un film mediocre e mal riuscito proprio da un punto di vista registico. Mai un acuto, tutto convenzionale e prevedibile, attori mal diretti. Sono d’accordo con quelli che vorrebbero assegnargli la palma di peggiore film dell’anno…

    Rispondi
  23. Ciao anonimo, ricorda di firmarti, la prossima volta.
    Mah, io credo che non sia girato male perchè da un punto di vista della regia adotta soluzioni giuste. Quello che proprio non va è come vengono raccordate le sequenze, e una sceneggiatura davvero approssimativa.
    Saluti.
    Para

    Rispondi

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