Milk: cronache di morti annunciate


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C’era un pò di preoccupazione che, con Milk, Gus Van Sant fosse tornato a girare un film alla maniera delle sue pellicole di una decina di anni fa, prive dell’attenzione formale che il “regista di Psycho” ha invece sviluppato nel nuovo millennio.

Invece Milk è un compromesso registico abbastanza stupefacente.

Alle retoriche hollywoodiane classiche, usate correttamente, si aggiungono nel film le “consapevolezze (quasi) avanguardistiche” degli ultimi lavori del regista.

Se, comunque, per buona parte del film si va a seguire (anche giustamente, se vogliamo) la struttura tradizionale del biopic; questa viene integrata ad immagini profondamente affascinanti (vedi le tante inquadrature “di riflesso” negli specchi o in un fischietto) tipiche degli Elephant o dei Paranoid Park (le immagini sgranate, solo per fare un altro esempio).

Van Sant viene inoltre supportato da un cast in grande forma: ottimo Sean Penn (anche se la statuetta continua a meritarsela Mickey Rourke) e molto bravi tutti gli attori secondari, in particolare un perfetto James Franco che avrebbe meritato la nomination probabilmente più di Josh Brolin.

Naturalmente però il primo fine di Van Sant era soprattutto raccontare la storia di Harvey Milk e trasmettere al pubblico il suo importante messaggio.

La biografia di Van Sant del primo consigliere gay dichiarato di S.Francisco non è soltanto un’operazione militante: il suo è un lavoro appassionato, orgoglioso e sincero.

Erano infatti molti anni che Van Sant teneva molto a fare quest’operazione e ora che c’è riuscito ha ottenuto anche diverse nomination agli Oscar (una curiosità è che nel 1984 un film su Harvey Milk aveva già vinto un oscar nella categoria del film documentario: si trattava di The Times of Harvey Milk di Rob Epstein).

Inserendo il film anche nel contesto politico attuale colpisce molto negativamente notare che le ipocrisie e le posizioni contro le quali lottava Milk negli anni ’70 sono le stesse contro le quali ancor oggi i gay, ma non solo, devono confrontarsi.

Un riferimento importante per ulteriori riflessioni sull’oggi è anche l’uscita del film in un momento tanto delicato per la storia americana con l’avvento dell’era Obama: come Milk, un altro membro di una minoranza che cerca di portare avanti con forza le sue fondamentali idee. Entrambi, Milk e Obama, uniti da una parola chiave importante, come ha dichiarato anche Van Sant: la speranza per un futuro migliore.

Come Obama, Milk però non si rivolgeva unicamente alla sua minoranza e Van Sant è stato perfettamente in grado di trasmettercelo (centrando l’obiettivo forse primario del film) realizzando un film che, ci auguriamo, riuscirà a parlare con forza a tutti gli spettatori che lo vedranno.

Chimy

 

 

Voto Chimy: 3/4

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22 commenti

  1. “Invece Milk è un compromesso registico abbastanza stupefacente.
    Alle retoriche hollywoodiane classiche, usate correttamente, si aggiungono nel film le “consapevolezze (quasi) avanguardistiche” degli ultimi lavori del regista.”
    su questo sono particolarmente d’accordo
    sul film alla fine siamo anche d’accordo, salvo che il mio entusiasmo è decisamente maggiore

    Rispondi
  2. Direi proprio di sì. Quella frase lì è una delle chiavi principali di “Milk” che a livello registico, e non solo cmq, è un film molto interessante.

    Ciao

    Chimy

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  3. credo che, come dici, il maggiore successo del film di Van Sant sia stato quello di avere ottenuto a livello filmico identità col messaggio politico di Milk: cioè il fare capire che i diritti di una minoranza interessano tutti.
    Convinceremo il 90% a interessarsi del nostro 10% se loro ci conosceranno.
    La conoscenza sconfigge la paura.
    Un saluto.

    Rispondi
  4. Esatto, credo anch’io che Van Sant sia riuscito a ottenere perfettamente quell’identità fra il livello filmico e il messaggio di Milk. Anche questo è un altro degli aspetti più interessanti del film, sicuramente.
    Giustissimo anche il discorso sulla conoscenza.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  5. Sull’eccezionalità del film mi sono già espresso (da me, in commenti a molteplici altre recensioni sparse per il web e ora qui), ma rinnovo ancora i complimenti a Van Sant e al suo giovanissimo sceneggiatore.

    Che, tra l’altro, ho letto da qualche parte (mi ricordassi pure dove…) essersi interessato alla vita di Milk proprio dopo aver visto “The Times of Harvey Milk”.
    Quindi la curiosità che hai segnalato è interessate e assolutamente pertinente.

    Rispondi
  6. Allora ci ricambiamo la curiosità :). Non lo sapevo che si fosse interessato alla figura di Milk dopo aver visto quel documentario. Mi piacerebbe molto recuperarlo a questo punto.

    Un saluto

    Chimy

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  7. Trovato!
    Era più facile di quanto non ricordassi, l’avevo letto su Wikipedia.
    Per la precisione qui: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=21032346

    E stavolta, a differenza del messaggio precedente in cui me l’ero dimenticato, firmo 🙂

    Mr. Hamlin

    Rispondi
  8. Grazie :). Spero sempre più di trovare questo film.

    Approfitto anche per aggiungermi anch’io a fare i complimenti a questo sceneggiatore giovane che ha fatto un ottimo lavoro per “Milk”.

    Chimy

    Rispondi
  9. volevo solo aggiungere che Epstein oltre ad avere girato il documentario su Milk ha firmato altri due lavori interessanti: “Paragrafo 175” sulla persecuzione degli omosessuali da parte dei nazisti e “The celluloid closet” (da noi uscito come “Lo schermo velato”) che ci racconta dalle origini a oggi come è stata trattata l’omosessualità al cinema, tratto dal saggio di Vito Russo “Lo schermo velato”, uscito anche in Italia.
    Ricordo di avere visto il film a Roma proiettato al cinema Sacher di Nanni Moretti, uno dei pochi a scommettere su un documentario (era il 1996).

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  10. Molto interessante,grazie per le info. Purtroppo non conoscevo assolutamente questo regista prima di leggere il suo nome accanto al documentario su Milk che ha vinto gli Oscar.

    Gli anni ’90 sono stati tempi davvero duri per la distribuzione dei documentari… negli ultimi anni abbiamo leggermente migliorato in questo senso.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  11. Complimenti per la ottima recensione Chimy!!!

    Il film purtroppo non l’ho ancora visto… speriamo che serva a diffondere un messaggio di tolleranza tra gli spettatori!!!

    Auguriamoci anche che Obama apra una nuova Era, migliore di quella del suo predecessore, messo a nudo dal film W. di Oliver Stone

    Un saluto!

    Rispondi
  12. Potente, energico manifesto.Doloroso vedere coem in trent anni la situazione dei diritti non sia poi così cambiata.

    Rispondi
  13. Mi fa piacere sapere che Milk sia un altro ottimo film di Van Sant. Spero che rimanga in sala ancora un po’ per darmi il tempo di allontanarmi non poco per vederlo.

    Rispondi
  14. ..amo i film che colpiscono al centro..spero che questo riesca a farlo!
    buonaserata
    ely

    Rispondi
  15. Sul documentario di Epstein c’è molto più di una semplice ispirazione. Viene citato nei titoli di coda del film come creditore di moltissime scene del film, per intendersi, quelle girate in 16mm, che Van sant ha proprio copiato dal doc, ricostruendole e rigirandole col 16mm. Che poi l’intenzione di Gus era quello di girare tutto in 16mm, ma la produzione l’ha mandato a quel paese…

    Mi pronuncio solo sul duello all’Oscar. Quella di Penn e quella di Rourke sono due delle più straordinarie interpretazioni degli ultimi anni (insieme a Day-luis e bardem dell’anno scorso). Mi hanno commosso entrambi, ma mi sposto su Penn, anche se di poco.

    sul resto ci tornerò

    lor

    Rispondi
  16. @aFush: auguriamocelo davvero. Grazie Fush 🙂

    @mr.Davis: esatto, fa davvero rabbia pensarci.

    @luciano: spero proprio che rimanga abbastanza in sala perchè tu riesca a vederlo.

    @ely: ce la farà ;). Ciao

    @lorenzo: grazie per le info. Tutti i riferimenti a Epstein (compresi i credits) me li sono persi.
    Io non mi muovo da Rourke neanche ma neanche… 😉
    Aspetto che ritorni allora.. dai i tuoi voti sulla cinebloggers connection ai film che vedi, mi raccomando 🙂

    Saluti a tutti

    Chimy

    Rispondi
  17. Non vedo l’ora di riuscire a vederlo (forse stasera), ci sono un sacco di pellicole che devo recuperare: Australia, Valzer con Bashir, Vuoti a rendere, Tony Manero, Defiance, W. e mi fermo qui va…

    Rispondi
  18. Ti piacerà sicuramente, anche Valzer con Bashir cerca di non perderlo.

    Un saluto 🙂

    Chimy

    Rispondi
  19. credo anch’io che l’importanza del personaggio, del suo messaggio abbia prevalso nel film (forse anche comprensibilmente da parte di van sant). Un po’ tradizionalista, specie rispetto ai suoi precedenti lavori. Peraltro io stimo molto van sant ma non credo d appartenere a quelli che vann proprio in fiamme per lui.

    Rispondi
  20. Io sicuramente, come molti sanno, non ho una grandissima simpatia per Van Sant; dipende un pò dai film.

    In questo caso mi sembra che ci sia una bella amalgama fra modalità tradizionaliste-classiche e forme appartenenti al Van Sant degli ultimi lavori.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  21. Ottimo commento. Un film che andava fatto, decisamente.

    Rispondi
  22. Grazie Leonard. Un film che andava proprio fatto 🙂

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi

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