Il dubbio: dubbiosa la regia, grandioso tutto il resto.

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Il dubbio è come il vento: soffia. E per la scuola cattolica di St. Nicholas, il periodo è piuttosto ventoso. Qui, infatti, suor Aloysius, interpretata da una grandiosa Maryl Streep, con l’aiuto della giovane suor James (Amy Adams), vuole indagare sulla possibilità che padre Flynn, un Philip Seymour Hoffman stupefacente come sempre, non sia semplicemente gentile con l’unico ragazzo di colore della scuola, ma che nasconda una tendenza pedofila.

Il dubbio è il secondo lungometraggio di John Patrick Shanley, ed è tratto dall’omonima pièce teatrale di successo scritta dallo stesso regista. Come è quindi piuttosto facile intuire, la forza de Il dubbio  è la parola, la scrittura. La sceneggiatura del film è infatti meticolosa, con dialoghi e dinamiche studiate e precise. Comportamenti degli attori, dialoghi ed espressioni facciali fanno scattare nello spettatore il medesimo dubbio che le due suore hanno nei confronti di padre Flynn. Shanley, con la sua sceneggiatura, ci guida verso un continuo riposizionamento, che non si risolverà nemmeno col finire della pellicola.

Va da sé, quindi, che la regia del film si è andata completamente ad adagiare dietro la forza della parola e della recitazione. Il dubbio è infatti un film che poggia sulla forza scenica degli attori, girato in maniera schematica, seguendo le basi del linguaggio cinematografico. Dialoghi girati totalmente in campo e controcampo, pochissimi movimenti di macchina, campi totali e semitotali, e inquadrature inclinate per avvertire lo spettatore che qualcosa si sta incrinando (anche se spesso, in quest’ultimo caso, sembrano quasi scelte per confondere lo spettatore). Il dubbio non è quindi teatro filmato, e talvolta il dettaglio e la valenza simbolica di alcune trovate prettamente cinematografiche ci riportano alle potenzialità della celluloide dopo il sovrabbondare delle parole.

Il dubbio, in ogni caso, resta un buon film dall’inizio alla fine. La sceneggiatura è inattaccabile, e la regia, nella sua semplicità, si limita a fare lo stretto necessario: mostrare la bravura degli attori e servirci le parole che pronunciano in maniera più chiara e facile possibile.

Un film la cui riuscita è da attribuire totalmente alla bravura della Streep e di Hoffman, e alla bravura di John Patrick Shanley come scrittore per immagini piuttosto che come scrittore di immagini. Per lui, meglio la stilografica che la caméra stylo.

Para

Voto Para: 3/4

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9 commenti

  1. Ne ho scritto anche io stamattina e praticamente abbiamo pensato più o meno le stesse cose ^^

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  2. Perfettamente d’accordo con quanto avete scritto.
    Mi permetto solo di aggiungere una citazione per Viola Davis, anch’essa candidata all’Oscar, che, pur presente in scena per pochi minuti, la riempie.

    A differenza della regia, che io ho trovato quasi irritante.

    Un saluto,
    Mr. Hamlin

    Rispondi
  3. @ale: bene! 🙂

    @hamlin: verissimo, anche Viola Davis fa la sua gran figura. Sicuramente un cast di altissimo livello.
    La regia è insignificante. Per fortuna che il resto è ottimo.

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  4. Io però non capisco..Eastwood usa i C/CC e tutti a urlare al rigore a ad uno stiel classico e asciutto. Qui invece diventa banale, senza guizzi,blablabla..Perchè?
    Io ho trovato la regia al servizio del film: perfetta nell’elevare il quartetto di attori e di un rigore immobile (in senso positivo!) che rendeva il film glaciale e sospeso (grazie anche ad una fotografia perfetta): la scena in cui le suore si svegliano all’inizio è meravigliosa, così come le due sequenze dei cuscini e delel foglie.

    Rispondi
  5. A questo punto sono curioso di vederlo (soffermandomi sulla regia, visto che difficilmente rimango affascinato dai C/CC. Un film che merita una visione anche se per il momento spero di vedere in sala Revolutionary Road.

    Rispondi
  6. @mr davis: vedi, però qui i dialoghi sono totalmente girati in C/CC, cioè che ogni volta che aprono bocca parte il C/CC, non parlano mai insieme nella stessa inquadratura.
    E poi io dico infatti che ci sono alcune trovate prettamente cinematografiche che ci riportano alle potenzialità della celluloide, tra cui le sequenze che tu citi.
    Dici anche bene che è funzionale agli attori, ma con una regia del genere, ma senza attori e dialoghi così ottimi, sarebbe stato probabilmente orribile. E’ tutto in mano loro, il regista è quasi come non facesse nulla. E più che una scelta consapevole mi sembra solo una conoscenza semplicistica e principiante.
    Ci tengo comunque a dire che il film è un signor film, e che infatti alla regia ci si passa sopra grazie alla forza del resto. Comunque poteva anche essere girato molto peggio, è chiaro.

    @luciano: se riesci guardalo, è comunque un buon film con i suoi punti di forza. Revolutionary Road vedrò se riesco a gustarmelo, la mia prossima priorità è Forst/Nixon.

    Saluti.
    Para

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  7. ma con una regia del genere, ma senza attori e dialoghi così ottimi, sarebbe stato probabilmente orribile.

    Se non ci fossero stati questi dialoghi e questi attori magari ci sarebbe stata un’altra regia.La regia deve essere funzionale al film, alla storia che racconti e vuoi raccontare, agli attori che hai a disposizione.Niente è campato in aria.
    La scena nello studio nel prefinale ha più volte Hoffman e Streep nella stessa inquadratura urlanti….

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  8. Allora se ho gli attori bravi e la sceneggiatura bella, allora mi sbatto di meno? Faccio il regista umile? Non ha senso, se sei un regista bravo anche se hai Marlon Brando e Liv Ulmann non è che ti siedi e fai lavorare il tuo aiuto regista di 21 anni uscito dalla scuola di cinema che sa fare solo totale seguito da semitotale, poi piano americano e poi tutto C/CC, dicendo tanto ci sono Brando e Liv. Conta quanti registi con cast e sceneggiature immense han girato film meglio di questo.
    Shanley non è un registone. Che poi il film sia comunque bello, e che la regia non distrugge tutto, quello è un altro discorso. Ma secondo me la regia non ha grossi meriti.
    La parte che citi tu, può essere l’unica occasione, ma guarda caso perchè tutti e due stanno sbraitando e non è necessario visualizzare e focalizzare l’attenzione sull’attore e su quello che dice.
    Il C/CC non è il male, ma è il male quando lo usi sempre senza sosta. E qua di dialoghi tra due persone non ce ne sono pochi.
    Poi Davis il film ci è piaciuto a tutti e due, solo che a te è piaciuto un po’ di più. Giustamente a te la regia non è dispiaciuta e difendi il film.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  9. Un’opera importante, che induce a riflettere e discutere (e basterebbe già solo questo per renderla meritevole di essere vista).
    Un atto d’accusa a ogni forma di intolleranza, fanatismo, pregiudizio (tema oggi più che mai importante).
    Bellissimo testo, grandissima interpretazione da parte dell’intero cast (è raro che quattro attori dello stesso film siano contemporaneamente candidati all’Academy Awards). Grande, grandissima Meryl…

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