Il curioso caso di Benjamin Button: esempi di cinema didattico


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Il curioso caso di Benjamin Button è un flusso di narrazione instancabile, è cinema didattico. Ti spiega cosa va fatto per avere 13 nomination agli oscar e per piacere alla platea più ampia possibile. Il curioso caso di Benjamin Button ha poco Cinema e molto cinema.

È un film girato con facile eleganza, il filmico è svuotato da ogni funzione se non quella di far leggere allo spettatore ciò che viene narrato.

Il curioso caso di Benjamin Button non può sperare di essere un grande film, purtroppo, perché Fincher non riscrive il testo ma lo ricopia. Era lecito, almeno da parte mia, aspettarsi che la splendida riflessione sul tempo uscisse dall’ambito narrativo per approdare al linguaggio filmico. Non c’è Cinema, appunto, ma solo cinema, quel cinema, perché no, hollywoodiano nel senso più comune del termine, che mira all’intrattenimento prima che al mantenimento della dignità artistica. Per quanto se ne possa dire Il curioso caso di Benjamin Button è un film che poteva essere territorio fertile per una stratificata elaborazione postmoderna in ogni ambito, dal citazionismo fino, ovviamente, all’operazione sul tempo. Quel tempo che scorre nella stessa direzione ma partendo dal vertice opposto. Si potrebbe obiettare, però, che il tempo, nel film, è un elemento senza valenza significativa, perché, in fondo, scorre pur sempre in avanti. E, in effetti, nel film è sfruttato soltanto come un semplice pretesto narrativo per raccontare la storia di una vita straordinaria. Una storia straordinaria esattamente come quella di un semi paralitico che si mette a correre per l’America.

Benjamin Button, infatti, è Forrest Gump, e Eric Roth, medesimo sceneggiatore, non fa niente per evitare un simile accostamento, anzi, lo inscena appositamente. Come Forrest Gump, Benjamin naviga, al posto di correre, nella storia, che è anche la storia del cinema, incontra personaggi bizzarri che vogliono compiere imprese bizzarre, persone che vorrebbero congelare il tempo in imprese e sogni, quando Benjamin, invece il tempo vorrebbe portarlo al normale scorrere.

Parte sicuramente interessante del film è quella relativa al citazionismo. A partire dalla struttura generale, alla Forrest Gump, che è uno degli esempi più lampanti (per chiunque) di film che introduce elementi esterni dentro alla narrazione, Fincher asseconda l’ingresso di momenti simili a quelli che connotavano Forrest Gump, portandoli sullo schermo senza particolari meriti registici. Si passa dal war movie (come in Forrest Gump), al rapporto controverso con l’amore d’infanzia. La Jenny del film di Zemeckis sarà una hippie, mentre Daisy una ballerina che parla della sua compagnia come di una comune hippie.

La citazione, poi, si fa più varia, e va a toccare anche la carriera di Brad Pitt, che viaggia in India e in Tibet con inquadrature identiche ad, appunto, Sette anni in Tibet. Un film, quest’ultimo, che, tra l’altro, consacrò Pitt ai desideri intimi di molte donne. Inoltre, nella parte centrale del film, quando Brad Pitt viene presentato senza più un filo di trucco, si trovano numerosi parallelismi con James Dean. Come il divo era adorato e venerato dalle più giovani, così la parte centrale de Il curioso caso di Benjamin Button sembra fatta apposta per sollazzare il pubblico femminile, che nel momento di apparizione di Pitt sulla sua motocicletta con Rayban scuri si sarà lasciata andare ad un gridolino eccitato. Tale segmento è condito di primi piani ammiccanti di Pitt e da citazioni da Dirty Dancing e Ghost, come a voler citare nuovamente un altro amato dalle donne, Patrick Swayze.

Il film è poi condito da una certa attenzione al cinema dei grandi giovani, come PTA o Spike Lee, che non è solo per l’uragano Katryna (documentario per Lee, e generale minaccia esterna alla PTA), ma anche per un certa sequenza in cui ai carrelli in avanti tipicamente Andersoniani si aggiunge anche il monologo alla Spike Lee con sguardo in macchina.

Il curioso caso di Benjamin Button, quindi, nella sua volontà di essere cinema e non Cinema, non può che rivelarsi per quello che è, un gran film d’intrattenimento, una grande storia messa in scena e girata soltanto per risultare godibile a tutti nelle sue 2 ore e 40 minuti, anche se con qualche elemento positivo a condirlo. Non è cosa da poco, chiaramente, ma gli intenti del film si esplicano proprio nella parte centrale del film precedentemente descritta, che è poi anche il significato del film, cioè che la vita, qualsiasi sia la sua direzione, inizia e finisce nello stesso modo, ed il suo centro è ciò che conta.


                                                                                               Para


       

                                                                                 Voto Para: 3/4

 


                                                                             Voto Chimy: 2,5/4

 


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19 commenti

  1. Sono uno di quelli che difende sempre la parte d’intrattenimento del cinema. Uno dei danni del postmodernismo è quello di voler sempre distruggere l’epos a vantaggio del modo del racconto, come se emozionarsi o costruire un racconto per emozionare fosse diventato un atto esecrabile.
    detto questo, poi, non trovo Benjamin Button un film così “tradizionale”. Mi sembra invece che Fincher abbia operato un discorso simile a quello fatto con Zodiac: rileggere la tradizione cinematografica americana sotto una lente critica che però non deve per forza essere demistificatoria. Può quindi trasformare l’amore in un oggetto da osservare con molto più realismo, ma senza togliergli la sua dimensione emozionale.

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  2. Forse penserai che io sia qui per lasciarti un commento su Benjamin Button e invece no ^__^ (ma anche si, però come saprai a me è piaciuto un tantinello più che a voi ^__*)
    Sono qui per un OT “miikiano”, infatti ho recuperato Sun Scarred del 2006 con il grandissimo Sho Aikawa e, se non l’hai visto, te lo consiglio vivamente!!!
    Saluti ^__^

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  3. Un bel film con un solo vero picco che mi ha fatto urlare: la bellissima sequenza con la swinton.Il resto bello ma….

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  4. @noodles: io non disdegno l’intrattenimento, altrimenti non avrei detto che questo è un buon film. E’ che mi pare un’occasione mancata per le potenzialità che erano insite. E’ evidente, per me, che Fincher ha scelto una strada piuttosto che un’altra, e la rilettura o la riflessione sul cinema, per me, era nell’altra strada, perchè per me rileggere Forrest Gump con qualche citazione e riferimenti gustosi ad altro non è una grossa rilettura. Soprattutto, poi, per la regia, che non è presente per aiutare ad ampliare una riflessione, se poi questa effettivamente c’è.

    @weltall: 🙂 grazie del consiglio, rimedierò. Io, invece, l’altro gionro ho recuperato Silver, episodio pilota di una serie che non hanno mai fatto continuare a Miike e che, nonostante sia una schifezza (a tratti pure noiasa) ha il suo perchè e i suoi momenti miikiani. 🙂

    @davis: a me sinceramente non è che mi abbia fatto urlare al miracolo quella parte. E’ in linea con il resto del film, secondo me.

    IMPORTANTE: da domani fino a sabato pomeriggio saremo via per seguire un convegno, quindi se non avrete risposta ai commenti attendete fiduciosi, recuperemo sabato! 🙂

    Saluti a tutti.
    Para

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  5. io l’ ho trovato un tantinello sopravvalutato.. bel film per carità! molto commovente con sequenze assai suggestive.. ma detto questo non saprei proprio cosa aggiungere u_u

    *Asgaroth

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  6. Oh oh oh Silver ^__^
    La penso proprio come te e se ne hai voglia dai uno sguardo a questo link

    http://weltallsworld.blogspot.com/2008/07/sono-il-bisturi-dargento-il-coltello.html

    Però bisogna dire che l’attrice principale ha un grande talento… anzi, ne ha due e non è poco ^__*

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  7. anonimo

     /  26 febbraio 2009

    Lascio il mio commento nel momento in cui non ci siete, in modo da rimpolpare la mole di commenti da recuperare una volta tornati…. ehehe.
    Al di là dei bassissimi trucchetti vagamente e stancamente ironici, il mio giudizio generale sul film già lo conoscete, buon film, ma nulla che faccia urlare al capolavoro. Detto ciò, mi unisco alla frangia di coloro che sostengono l’intrattenimento al cinema e la narratività non decostruita. Ma ciò non significa che si debba scadere nel didascalico, come invece mi pare abbia fatto, ahimè, Fincher stavolta. In questo sono totalmente d’accordo col Para, anche se più che darmi l’impressione di un ammiccamento ad un cinema, non Cinema, hollywoodiano medio, mi ha dato l’impressione di una totale mancanza di riflessione sui temi che potevano essere sviscerati, anche se i motivi possono essere vari, molti dei quali non coinvolgono pienamente il regista come colpevole primo.
    Un’altra cosa che mi sento di sottolineare, e per cui ho già tirato in ballo Burton in precedenza, è la poca attenzione che viene dedicata alle potenzialità visuali e fantastiche insite in questo film: in alcuni momenti (mi riferisco in particolare alla scena della morte del capitano col l’apparizione del colibrì, è da lì che è nata la mia associazione con un’immaginario burtoniano) il film avrebbe potuto giocare più/meglio su un immaginario fantastico, quasi fiabesco, che avrebbe dato sicuramente nuova linfa alla pellicola, portandola, anche dal punto di vista visuale, su livelli che vengono a volte solo accennati e poi quasi abbandonati, come ci fosse una stanchezza latente o una mancanza di voglia (coraggio?) di approfondimento in tal senso. Senza voler arrivare agli apici immaginifichi di un Big Fish, credo che anche da questo punto di vista il film nascondesse delle potenzialità incredibili, oltretutto, proprio per il fatto che ogni tanto traspaiono, assolutamente a mio parere a portata di un regista come Fincher.
    Per quel che riguarda gli oscar, oramai credo di aver perso ogni speranza di meritocrazia…

    Legolas

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  8. anonimo

     /  26 febbraio 2009

    Quindi il fatto che mi sia addormentata (in ben due riprese) è giustificato?!

    Panty

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  9. Sostanzialmente sono d’accordo, nel senso che lo trovo un’ottimo film di intrattenimento con alcune riflessioni che potevano essere approfondite in maniera più adeguata o perlomeno non conforme ad un determinato tipo di cinema, così come hai scritto tu nel post. Insomma da Fincher non mi aspettavo un film di questo genere, però devo dire che tutto sommato la qualità è alta. Ah, lo sai che pure io quando ho visto Brad Pitt lì sulle montagne ho pensato: “Ma che è Sette anni in Tibet?”

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  10. anonimo

     /  27 febbraio 2009

    Panty penso di parlare a nome di tutti i possessori di una dignità nell’affermare che sei riprovevole…

    Legolas

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  11. Concordo parecchio sul voto (soprattutto quello di Para) e su diversi aspetti della recensione 😀

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  12. @legolas: menomale che la solita e dovuta dose di bastardaggine non manca perchè altrimenti mi preoccuperei. 🙂
    Comunque esatto, Fincher ha preso la sua scelta, cioè di evitare riflessioni di qualsiasi tipo, per agevolare al massimo grado la forma del racconto d’intrattenimento.
    Anche la questione visiva è un buon punto, e proprio perchè dici che è inesistente che io non ci proverei nemmeno ad accostarlo a Burtun.
    (inesistente o quasi, ma la storia del colibrì a me non è piaciuta per niente, e comunque le soluzioni visive traspaiono poco. Anche per dire una cavolata, quella del ralenti. La sequenza del ristorante tutta in ralenti è fuori luogo, a bene vedere. Che poi non stona è un altro discorso).
    Certo che, ovviamente, se lo dici solo perchè sei sicuro che Burton lo avrebbe fatto meglio allora nessuno potrebbe obiettare. 🙂

    @panty: ma bentornata! 🙂 Niente ti è giustificabile, niente! Perchè cerchi sempre la nostra comprensione quando sai bene quanto siamo crudeli, cattivi e arroganti? E parlo soprattutto di Legolas. 🙂

    @ale: certo, la qualità è alta, ma ovviamente non basta per farne un film di alta qualità. 🙂

    @aldirektor: molto bene, direi! 🙂

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  13. @legolas: “poca attenzione che viene dedicata alle potenzialità visuali e fantastiche insite in questo film”.

    Frase emblematica del mio giudizio sul film…

    @asgaroth: sopravvalutato anche x me 🙂

    Saluti anche alla cara Panty e a tutti gli altri 🙂

    Chimy

    Rispondi
  14. Per me un buon film (ma in questo credo che siamo d’accordo), forse il mio è un giudizio più positivo del tuo per alcune sequenze secondo me molto emozionanti. Caso mai dovrei rivedere quelle sequenze che mi hanno convinto meno. Infatti ho messo Button nella lista dei film da rivedere. Una sola visione mi ha lasciato troppi quesisti aperti.

    Rispondi
  15. La mia immagine per questo film:

    le due vite dei due esistenti protagonisti come due pesi su due piani inclinati in direzioni opposte. Condannati ad avicinarsi e poi ad allontanarsi inesorabilmente.

    L’amore che viene conquistato e poi irrimedibilmente perso, il tema dei fulmini che colgono l’uomo, ed il ringiovanimento di Benjamin, non possono non portare alla mente “Youth without Youth” di Francis Ford Coppola anche se i riferimenti religiosi di Mircea Eliade sono molto attenutati ed, in parte, banalizzati, nel racconto di Scott Fitzgerald.

    Il film risulta pertanto così privo di pathos ed inutilmente e fastidiosamente lungo.

    Un po’ come quelle squadre di calcio che fanno magari anche un bel gioco, ma che non segnano mai.

    Insomma una cocente delusione aggravata dalla scialba interpretazione di Bradd Pitt.

    Un saluto.

    Rob.

    Rispondi
  16. @luciano: effettivamente hai ragione, sarebbe da rivedere in ogni caso, positivo o negativo che sia il voto.

    @rob: l’immagine che visualizzi è molto bella, peccato che la cosa non si percepisca così tanto come riflessione, ma più come deduzione nostra.
    Fincher ha fatto un film confezionato per piacere il giusto a tutti, non per soddisfare i palati più fini. Ed è una delusione, visto il nome e visto il tema.

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  17. anonimo

     /  30 aprile 2009

    QUOTE Il curioso caso di Benjamin Button sembra fatta apposta per sollazzare il pubblico femminile, che nel momento di apparizione di Pitt sulla sua motocicletta con Rayban scuri si sarà lasciata andare ad un gridolino eccitato QUOTE

    Un pensiero riduttivo sulle donne e anche offensivo.

    Rispondi
  18. anonimo

     /  31 agosto 2009

    è di quei film che mentre li vedo mi danno sui nervi.. tanti mezzi (attori, effetti speciali etc etc) per quasi-niente .. il quasi è per l’ormone femminile che si risveglia quando si rivede Brad giovane come ai tempi di Thelma e Louise… scherzi a parte, ma quanto è più originale The big fish?? ecco, trovo per Button, che pure nella sua idea di base spinge a riflessioni, una carenza di originalità: l’ennesimo personaggio burbero ma simpatico (che muore), la risibile trovata del colibrì (?), nessun picco interpretativo, la “cornice” ambientata nel presente prevedibile quanto inutile (all “Pomodori verdi fritti”).. godibile, e vorrei vedere visti i mezzi, ma ennesima occasione sprecata dal cinema americano dei blockbuster.
    kyra

    Rispondi
  19. @anonimo: non mi ero mai accorto di questo commento, giuro. Come mai non ho mai sentito dire che è un commento inutile ed offensivo sugli uomini quando viene scritto che vanno al cinema a vedere i film perchè ci sono le belle donne?
    Mi vorresti dire che le donne non vogliono vedere uomini belli? O che in alcuni film non vengono scelti apposta attori che piacciono alle donne solo per attirare il pubblico femminile?
    Direi che è il tuo commento ad essere piuttosto inutile ed offensiovo verso le donne.

    @kyra: sono d’accordo. 🙂

    Saluti.
    Para

    Rispondi

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