The Wrestler: Rourke, Aronofsky e l'ossessione dello sguardo.

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Il ritorno di Mickey Rourke sul grande schermo è un ritorno totale su più livelli. Rourke porta sul ring e sul set la propria esperienza passata di ex pugile fallito e di ex attore fallito in un unico personaggio: Randy “The Ram” Robinson, fittizio ex lottatore di wrestling tra i più celebri degli anni ’80. Gli anni ’80, il periodo d’oro del wrestling, e il periodo d’oro di Rourke al cinema, e il 2008, in cui si svolge il film, anno del ritorno di Rourke, forse anche quello del wrestling e del cinema della celebrità di Rourke. Randy “The Ram” Robinson, quindi, non è un personaggio interpretato da Mickey Rourke, ma è Mickey Rourke. È il Rourke della redenzione, della riflessione, della malattia, dell’amore, tutte realtà impossibili che si ha la fretta di riafferrare. Mickey Rourke diventa dunque non l’attore perfetto per interpretare quel ruolo, ma è quel ruolo, non recita, vive.

The Wrestler è, anche, un film di Darren Aronofsky, e come tale segue la linea dei film precedenti. The Wrestler, infatti, è un altro film sull’ossessione. In Pi greco l’ossessione dei numeri, in Requiem for a Dream l’ossessione della droga, in The Wrestler l’ossessione dello spettacolo.

Ma se nei film precedenti l’ossessione era su agenti in qualche modo esterni, e topos linguistico dell’ossessione era il montaggio rapido e ciclico durante il film di particolari ricorrenti, in The Wrestler la scelta linguistica di riferimento è una camera a mano che segue alle spalle il camminare di Randy “The Ram” Robinson nella solitudine. Il nostro punto di vista di spettatori alle sue spalle è il fardello che Randy si porta dietro, quello di essere oggetto degli sguardi degli spettatori. Anche dopo una carriera in declino, il pensiero per il protagonista di essere oggetto di sguardi è un desiderio fisso e ricorrente da cui non può separarsi.

Così, nel finale, la Ram Jam ripresa in contro plongée, con il corpo di Randy “The Ram” Robinson che saltando oltrepassa il campo dell’inquadratura, è il suo gettarsi di nuovo tra gli spettatori, ritornare pienamente dentro ciò che lo seguiva a debita distanza.

The Wrestler è un film che porta la realtà dentro la finzione, la vita di un uomo (Mickey Rourke) dentro un personaggio, la violenza e il dolore fisico dentro l’innocuo mondo della lotta libera studiata a tavolino. The Wrestler è un film che fa male perché c’è il dolore dove non te lo aspetti, la solitudine dove non la vorresti e la gloria dentro (e dietro) la morte.

Para

Voto Para: 3/4


 

Voto Chimy: 3/4

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19 commenti

  1. Domani sera sono in sala a vederlo, poi torno a commentare ^__*

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  2. the wrestler è un film che fa male, soprattutto a me che non riuscirò a vederlo (in sala)
    amen. -___-

    Rispondi
  3. complimenti. anche qui:
    “Rourke diventa dunque non l’attore perfetto per interpretare quel ruolo, ma è quel ruolo, non recita, vive.”

    e qui:
    “The Wrestler, infatti, è un altro film sull’ossessione”

    e:
    “The Wrestler è un film che porta la realtà dentro la finzione, la vita di un uomo (Mickey Rourke) dentro un personaggio, la violenza e il dolore fisico dentro l’innocuo mondo della lotta libera studiata a tavolino. The Wrestler è un film che fa male perché c’è il dolore dove non te lo aspetti, la solitudine dove non la vorresti e la gloria dentro (e dietro) la morte.”

    Rispondi
  4. “Randy “The Ram” Robinson, quindi, non è un personaggio interpretato da Mickey Rourke, ma è Mickey Rourke. È il Rourke della redenzione, della riflessione, della malattia, dell’amore, tutte realtà impossibili che si ha la fretta di riafferrare. Mickey Rourke diventa dunque non l’attore perfetto per interpretare quel ruolo, ma è quel ruolo, non recita, vive.”

    Mai stata tanto d’accordo su qualcosa.
    Ah, bellissima anche la chiusa di questa recensione.

    Rispondi
  5. Ciao Para!
    Complimenti per la bellissima recensione! Appena sarà possbile lo vedrò sicuramente.

    A presto!

    Rispondi
  6. Spettacolo. The Wrestler il dolore te lo fa sentire a livello fisico proprio, e senza melodrammi vieti. E’ un miracolo. Però se Rourke vive il ruolo, è anche vero che la sua è anche una grandissima costruzione/artificio, l’evoluzione di una tecnica recitativa sopraffina.

    Rispondi
  7. caxxo, c’è bruce nella colonna sonora *_*
    per chi ha visto il film le sue musiche sono ricorrenti ?

    Rispondi
  8. @weltall: torna, torna! 🙂

    @lost: direi che è imperdonabile! 🙂 Ma forse è meglio, così te lo guardi in dvd in originale con sub. Indispensabile per godere della prova di Rourke.

    @wd: grazie, WD. 🙂

    @ale: grazie, a te però ho notato che è piaciuto davvero da impazzire. Bene! 🙂

    @fush: grazie, Fush! Alla prossima laurea di Chimy si fa un’altra bella bevuta! 🙂

    @noodles: spettacolo sì! Quando lo abbiamo visto per la prima volta a Venezia, ricordo che eravamo tutti belli esaltati. Si andava in giro a urlare Randy Raaaaaaaaaaaaaaam Roooobinson! 🙂 Comunque è vero, la sua è tecnica sopraffina, ma per Rourke deve essere stato un po’ come dover imparare la parte di un personaggio uguale a se stesso. Che potrebbe essere anche più difficile.

    @spyker: ciao, benvenuto su Cineroom! Comunque il Bruce c’è solo per la canzone principale, che poi sono i titoli di coda.

    Saluti a tutti.
    Para

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  9. Questo ancrona non riesco a vederlo. Ho bisogno di una macchina accidenti!

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  10. azzo che delusione.. pensavo che avesse curato tutta la colonna sonora…

    Rispondi
  11. Un film che non si guarda ma che si vive, un attore che non recita ma che è. E quella canzone finale unita a quell’immagine che va a nero è di una potenza che non lascia alternative alla disperazione.

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  12. Non c’è neanche bisogno di sprecare tante parole: un film grande, punto ^__*

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  13. Ecco, ossessione dello sguardo! Ciò che non ho saputo spiegare. Bellissima recensione! Un film che mi ha attratto dentro, trascinato nell’onda lunga dei due corpi, quello tagliato di Randy e quello macchiato (e stupendo) di Cassidy.

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  14. @weltall: eh già! 🙂

    @luciano: grazie luciano, è un film che ti tira dentro perchè senza lo spettatore non avrebbe senso la vita del protagonista.

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  15. Bella analisi, del tutto condivisibile.
    Se anche fosse un film non riuscito (e fortunatamente non lo è, anzi…) andrebbe comunque lodato per la capacità (forse “coraggio”?) con la quale Rourke si mette a nudo, nella completa identificazione tra se stesso e il personaggio.

    Un saluto,
    Mr. Hamlin

    Rispondi
  16. @hamlin: grazie hamlin, e comunque sì, Rourke ha fatto una cosa incredibile, e menomale che Aronofsky ha saputo fare altrettanto bene.
    Saluti.
    Para

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  17. Ancora un film da recuperare al più presto!!!!

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  18. Semplicemente complimenti.

    LucaMarra

    Rispondi
  19. Grazie! 🙂
    Saluti.
    Para

    Rispondi

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