Watchmen: teorie d'adattamento…

La recensione del Para sul film la trovate qui su Paper Street

La (lunga) recensione di Chimy:

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Oggetto strano questo Watchmen di Zach Snyder, ambiguo e difficilmente definibile in breve. Più adatto ad un lavoro saggistico accademico sulla questione dell’adattamento che ad una recensione di critica militante.

Tralasciando in parte, per ora, per motivi di spazio e d’interesse relativo nella lettura di un blog, la questione che più gli compete, quella di analisi del testo e dei rapporti fra i testi, che ci auguriamo di poter trattare più ampiamente in futuro, è però corretto anticipare qualche possibile riflessione testuale sul film (senza scomodare, per il momento, la semiotica che parrebbe però la disciplina più adatta ad inquadrare le potenzialità analitiche dell’opera in questione).

Watchmen è un testo a due livelli: al secondo è un film di Zach Snyder, ma al primo è un adattamento dell’opera di Alan Moore che, tralasciando giochi di parole o possibili incomprensioni, considero personalmente uno dei capolavori letterari del secolo che ci siamo lasciati alle spalle. Lascerò perdere delle questioni fondamentali sullo spessore tematico e filosofico presenti nel testo per concentrarmi maggiormente sul passaggio da Moore a Snyder.

Bene. Detto questo diventa assolutamente centrale tentare di definire cosa sia ontologicamente il film di Snyder in un rapporto di adattamento con il testo di partenza per poi giungere soltanto in seguito a dare una valutazione critico-numerica del film uscito nelle nostre sale.

Con queste riflessioni sulla portata ontologica della relazione fra testi non voglio dare delle risposte ma fare piuttosto alcune domande, che troveranno forse maggiori spunti dalla discussione.

Watchmen è un fumetto, non un libro, e questo naturalmente cambia molto per un adattamento cinematografico. Watchmen però non è un semplice fumetto-serie, ma è una graphic novel: un romanzo-fumetto, volendo semplificare molto.

Quanto è corretto parlare di intertestualità per definire allora questo lavoro? Abbiamo davvero il passaggio da una forma di testualità ad un’altra oppure non è così semplicemente definibile la questione?.

Watchmen di Snyder potrebbe essere allora visto come lavoro semplicemente illustrativo dell’opera di Moore, ma non credo proprio sia così (magari lo fosse! La questione sarebbe allora ben più semplice). Vero che il fumetto di Moore, grazie alle illustrazioni di Dave Gibbons, è qualcosa di assolutamente “cinematografico” con icone-vignette che sembrano costantemente icone-inquadrature di un immenso film apocalittico che ci troviamo davanti.

Dove sta allora l’interesse del passaggio fra un testo e l’altro se sembra (ma non è) la semplice ripresa di un qualcosa che era semplicemente da “illustrare” sullo schermo e non più sulle pagine? L’interesse sta che il passaggio da Watchmen a Watchmen non fa parte dell’intertestualità, ma forse dell’intratestualità (si badi vorrei porre questa questione come spunto di riflessione, come domanda, non come risposta).

Già perché si potrebbe pensare che il lavoro di Snyder sia all’interno dello stesso contesto culturale-testuale di quello di Moore e non di forme artistiche diverse completamente.

Se prendiamo come buona questa suggestione si sviluppano due possibilità: una più facilmente giudicabile come corretta e possibile e una molto facilmente considerabile errata e degna di far storcere il naso a molti, se non a tutti.

Nel primo caso Snyder utilizza il fumetto di Moore come sceneggiatura, o meglio ancora come storyboard. Il passaggio non è più quindi da una testualità all’altra, ma da fasi diverse della stessa complessità di un unico testo. Come spesso avviene alcune parti di questa sceneggiatura-visiva vengono modificate da Snyder che mantiene però per buona parte l’ordine degli eventi e dello storyboard. Non è molto diverso il rapporto, per fare un esempio, fra lo Psycho definitivo sullo schermo e quello della sceneggiatura e dello storyboard, che aggiunge parti (poche come per Watchmen) che verranno poi tolte (o modificate) nel film definitivo.

La seconda suggestione diviene quasi invece una provocazione, sempre inserita in termini di intratestualità.

Se il Watchmen di Zach Snyder fosse un remake del Watchmen di Alan Moore? Un rifacimento che opera all’interno della stessa testualità. Possibile? Sì se iniziassimo a lavorare maggiormente su categorie non unicamente definite in cinema, letteratura, fumetto… ma all’interno di categorie intermediali fatte di scambi e relazioni fra forme diverse.

Qui mi devo allora collegare a citare un magnifico (e forse folle, quanto questo post) saggio di Gianni Canova sulla questione del remake in cui scrive testualmente: «Parliamo di remake da film a film ma siamo molto più diffidenti ad applicare questa categoria a fronte di operazioni di rimediazione che fanno transitare un racconto, un mondo, una visione, da un videogame a un film, da un libro a un film, da uno spettacolo teatrale a un film […] è come se il cinema e noi studiosi faticassimo ad aprirci a una cultura veramente intermediale oltre che intertestuale, cioè come se faticassimo ad operare con categorie aperte a ipotesi di lavoro basate su un vero meticciato ermeneutico, linguistico e testuale».

L’idea del meticciato è straordinaria e sarebbe da approfondire, speriamo, in futuro.

La domanda di base è quindi però se a seconda del grado di fedeltà, possiamo aprire la concezione di remake anche da un’arte all’altra oppure no? Se mai si dovesse entrare in un dibattito sull’argomento Watchmen sarebbe il caso esemplificativo di cui mi piacerebbe parlare.

 

Mi auguro sinceramente di poter sviluppare in futuro più ampiamente queste tematiche, ma ora è anche giusto giustificare brevemente perché reputo il lavoro di Snyder un buonissimo film al di là delle questioni abbozzate sopra sul rapporto fra i due testi.

Snyder riesce, pur con qualche discutibile (vedi il finale) cambiamento, a rimanere fedele allo spirito del fumetto di Alan Moore e alla sua componente di spessore filosofico quasi ineguagliabile.

Watchmen (parlo del film) non è solo un’opera che parla del 1985, della paura atomica, o che è riuscita ad essere attualissima per parlare degli anni in cui stiamo vivendo: Watchmen riesce a parlare dell’umanità, delle sue paure e dei rapporti fra le persone. Paure e rapporti che trascendono l’identità storico e politica che Moore e Snyder mostrano ad un livello di base ed esplicito dell’opera.

Il grosso merito di Snyder è stato poi quello di aver delineato dei personaggi magnifici che vivono di vita propria rispetto a quelli “adattati-sceneggiati-storyboardati-remakati” di Moore.

Rorschach, per il quale ammetto una predilezione ai limiti del fanatismo, diviene così uno dei personaggi più belli e profondi visti sullo schermo negli ultimi anni, ma non sono da meno tutti gli altri.

Quello che più mi ha fatto piacere (ed è questo il principale motivo per cui giudico assolutamente degno un film dal quale invece mi aspettavo poco) è che Snyder è riuscito a trasmettere in quasi ogni sequenza tutta la grande passione che lui (e noi) ha avuto per il fumetto originale ponendosi con la giusta umiltà rispetto a Moore, che si trasforma (l’umiltà) in vero e proprio amore per il materiale di partenza. Non esagera con il suo stile eccessivo (qualche fastidioso stop-and-go, perdonabile nel complesso) perché sa che il protagonista del film non è lui ma è il “testo” stesso, a cui lascia tutto lo spazio possibile senza inserimenti di altri che ne possano minare la superiorità (regia, messa in scena, un personaggio).

Una passione talmente forte, quella del regista, che tende a diffondersi su tutto il pubblico, anche su chi (mi auguro almeno in parte) non abbia ancora letto il fumetto.

Una passione che non si può non apprezzare e che non può che fare felici e far sorridere gli amanti del fumetto durante la visione.

Anche, e soprattutto, in tempi come questi (parafrasando Spettro di seta) in cui abbiamo sempre meno da sorridere. Ma d'altronde cosa possiamo aspettarci? Il Comico non ci ha lasciati stanotte, è morto diverso tempo fa.

 

 

 

Chimy

 

 

Voto Chimy: 3/4

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29 commenti

  1. la questione che hai introdotto è forse una delle meno considerate se non si conosce l’oggetto del “remake”. p a mio avviso, ogni singolo film creato sulla base di un libro o di un comics è una interpretazione e mai sarà fedele alla fonte d’origine. ma io sono convinto di una cosa, ossia che un film rimane tale, e deve essere considerato secondo i suoi stilemi narrativi, tecniche e modi di raccontare. perchè è impossibile ottenere una elaborazione perfetta e parallela a un libro, poichè è un “medium” diverso da quello del cinema, e quindi i loro linguaggi sono diversi.

    Rispondi
  2. molto interessante la questione che sollevi, ci sarebbe davvero da discuterne
    sul film siamo d’accordo, anche se ho trovato alcune scelte penose e ridicole (“hallelujah” nella scena di sesso dopo che avevan ciccato la prima volta? non ci stavo credendo, ironia da asilo nido. e questo solo per fare un esempio, ce ne sono altri ^^) che si compensano con altre invece meravigliose (i titoli di testa sulle note di dylan: capolavoro).
    perdono tutto, però sul momento ho provato un po’ di fastidio
    ne scriverò a breve

    Rispondi
  3. @spyker: quello che dici sulla trasposizione è giusto, anche se per me non è universale ma dipende comunque dal testo di partenza.
    La suggestione/provocazione però è proprio quella sul ragionare se parliamo di inter o intratestualità in questo caso specifico del passaggio da Watchmen a Watchmen..

    @dome: sul film siamo d’accordo, ma ciò che m’interessa in questo caso è la questione adattamento, al di là del valore del film. Se ne riparlerà e speriamo che ne esca una bella discussione…

    Saluti

    Chimy

    Rispondi
  4. @dome: hai ragione, quel pezzo del coito è una caduta incredibile, ma si perdona. Se non hai letto il fumetto, e qualcosa mi dice che non lo hai fatto, allora fallo. 🙂
    I titoli di testa sono da brivido.

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  5. Leggo questo “considero personalmente uno dei capolavori letterari del secolo che ci siamo lasciati alle spalle.” e sappi che virtualmente ti stringo la mano ^__*

    Per il resto vedo che siamo proprio d’accordo: continuo a ribadire che Snyder ha compiuto un piccolo inaspettato miracolo non privo di imperfezioni (come l’accostamento musicale di cui si parla anche nei commenti precedenti). Poi penso a quei titoli di testa (meravigliosi, guardate qui per qualche easter eggs http://io9.com/5167732/easter-eggs-and-missing-parts-in-watchmens-titles), o a tutta la sequenza del funerale del Comico (wow) e i difettucci passano decisamente in secondo piano!
    A questo punto si aspetta la probabilissima versione estesa in dvd ^__*

    P.S.: complimenti anche a Para per la sua recensione ^__^

    Rispondi
  6. (no, para, il fumetto l’ho letto eccome ^^)

    Rispondi
  7. @weltall: ricambio la stretta di mano :).
    Grazie per il link, qualche difettuccio c’è sicuramente, a parte i commenti musicali gli stop-and-go di Snyder non è che proprio mi esaltino, ma i pregi sono ben superiori ^^

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  8. Ottimo lavoro, ragazzi. Ottime recensioni davvero. 🙂
    Non mi resta che vedere il film (spero presto).

    Una sola cosa, poi per il resto ripasserò appena avrò approfondito come si deve il tutto. La “provocazione” del grande Gianni Canova credo apra uno squarcio di estremo interesse sul rapporto tra testualità diverse…

    Salutoni

    Rispondi
  9. Grazie Pick, è proprio quella provocazione (di cui però mi prendo la responsabilità di averla portata nel contesto graphic novel-film) che m’interessa in relazione a Watchmen.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  10. il mio contributo alla questione lo trovate, al solito, su ZP:

    http://www.zabriskiepoint.net/node/7720

    Comunque non ho parole: ve siete fatti infonocchià da quel ricalcatore folle di Snyder 😛

    Rispondi
  11. Io la tua recensione l’ho letta e del mio parere già sai :).

    Quello che però m’interessa di più, va oltre un giudizio del film, ed è proprio incentrato su quel “ricalcatore”… spero di approfondire la questione ricalco-adattamento-remake ecc ecc con maggiore spessore in futuro

    Ciao Lorenzo 🙂

    Chimy

    Rispondi
  12. Lo stop-and-go però secodo me non era fastidioso, nella misura in cui citava molto fedelmente il testo di partenza. Era come una tavola fissa ripresa da Moore, un omaggio, che poi si srotola davanti ai nostri occhi diventando cinetico e dunque cinema.

    Rispondi
  13. Riflessione molto interessante e piena di spunti per discutere. Un fumetto come Storyboard del film ricavato dal fumetto, quasi come se il creatore del fumetto avesse “pensato” al film. Sappiamo che molti scrittori “pensano” alle storie che stanno scrivendo come sequenze cinematografiche. Penso capiti anche a me. D’altronde secondo me il cinema rappresenta più le sequenze del pensiero che quelle del mondo (questa mia affermazione però, presentata in questo modo, è generica e inefficace, prendila come tale). Eppure molti romanzi pre-cinema (vedi ad esempio alcuni capitoli della Pelle di Zigrino di Balzac) o almeno alcune pagine, sono scritti come sequenze di cinema. In fondo il cinema è sempre stato dentro la mente dell’uomo finché non ne è uscito fuori per posarsi su una tela bianca. Da qui probabilmente un punto di partenza per constatare (per adesso non me la sento di “affermarlo”) che “vediamo” forme d’Arte completamente differenti e totalmente inconciliabili, ma è pur vero che provengono dalle nostre idee dove (durante questa fase di pre-creazione) sono un’unica cosa. Ma forse sto esagerando. Hai scritto un ottimo post che mi invoglia a scrivere e a scrivere. Devo impormi di smettere! OK, chiudo qui 😉

    Rispondi
  14. @zara: il discorso che tu fai è giusto, giustissimo. Anche secondo me c’è troppo ricalco (ma a ben vedere non è proprio così tanto, altrimenti ci sarebbero dovuti essere molti più plongée) e poco sottotesto, ma il film, ad un livello anche solo ludico funziona. Snyder ha accontentato tutti, ed era la scelta più giusta da fare, probabilmente. Che poi Snyder non sia un autore ma un mestierante quello è palese.
    E secondo me, un film così fatto da un mestierante (che aveva partorito quell’infamata di 300) è un successo. Snyder il tamarro che prende Watchmen il capolavoro e riesce a tirare fuori qualcosa di buono io sono contento. Io ti parlo proprio a livello di critica militante, di giudizio sul film, per il discorso teorico si può, anzi si deve, approfondire il più possibile.
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  15. @noodles: secondo me lo stop-and-go non è un omaggio a Moore, ma è più che altro una volontà di Snyder di usare una sua “marca stilistica” già presente molto in “300”. Almeno questa è la mia impressione.

    @luciano: grazie Luciano :).Non dovevi importi di smettere, le tue considerazioni sono come sempre molto interessanti.
    In particolare per questa frase:

    In fondo il cinema è sempre stato dentro la mente dell’uomo finché non ne è uscito fuori per posarsi su una tela bianca.

    Il mondo delle nostre idee come luogo dove tutte le testualità artistiche sono unite, uniche, in un’idea appunto :). Spunto interessantissimo, ti rigrazio.

    Saluti

    Chimy

    Rispondi
  16. anonimo

     /  14 marzo 2009

    Premesso che concordo sul considerare il lavoro di Moore/Gibbons un capolavoro (e, come noi e molti altri, la pensano anche i redattori del “Time magazine” che l’ha inserito tra i 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 ad oggi), il film di Snyder mi ha convinto un po’ meno.

    In effetti era un compito improbo e lui ha certamente dimostrato grande amore per l’opera originaria.
    Però, sia pur tra qualche sprazzo notevolissimo (i titoli di testa con Dylan in sottofondo e il funerale del Comico su tutti), non mi ha colpito come speravo.

    Un saluto,
    Mr. Hamlin

    Rispondi
  17. Personalmente ho trovato l’opera di trasposizione dal fumettistico al filmico di Zach Snyder di una approssimazione e di una superficialità a dir poco imbarazzanti.

    Boccio il film categoricamente.

    Il tema del remake è secondo me improprio. I medium sono per quanto simili differenti.

    E’ sempre e comunque necessario un pensiero altro che peraltro Snyder fa.

    Il pensiero deve mirare al medium filmico e deve assolutamente ripensare l’azione per renderla credibile cinematograficamente.

    Con stima,

    Rob.

    Rispondi
  18. Interessantissima la questione sollevata da Canova sui remake e sulle trasposizioni da una forma d’arte all’altra e la possibilità di considerare anche queste dei remake. Proprio l’altro giorno stavo leggendo il saggio di Bazin sulle trasposizioni cinematografiche di altre forme d’arte (letteratura e teatro) e devo dire che l’argomento è veramente molto stimolante. Fatto sta che io purtroppo non ho letto il fumetto e mi sembra questa una condizione, non dico fondamentale ma molto importante, per potersi approciare in maniera adeguata alla pellicola.

    Rispondi
  19. @mr.Hamlin: peccato, a me a parte qualche scena/scelta ha convinto per tutta la sua durata.

    @rob: il discorso del remake è chiaramente un azzardo, un’idea che a me stimola molto per aprire particolari riflessioni, anche se di certo non si può considerarla valida oggettivamente. Io credo che nel fumetto di Moore ci fosse già una “consapevolezza cinematografica” insita che il film ha poi tirato fuori portandola sullo schermo.

    @ale: questione molto interessante e stimolante, anche in relazione al fondamentale saggio di Bazin. E ti consiglio se non li hai ancora letti anche quelli di Truffaut sull’adattamento, forse anche più importanti di quelli del maestro.
    Cerca di recuperare il fumetto se riesci, ne vale davvero la pena.

    Saluti a tutti

    Chimy

    Rispondi
  20. E se invece fosse proprio il contrario?
    Se fosse che ogni opera cinematografica sia di per sè un universo autoreferenziale che nasce coi titoli di testa e muore con quelli di coda?
    Certo, il cinema ingloba e fagocita tutto, dalla realtà alla finzione, ma poi acquista vita propria e il valore, se ce l’ha, lo dispiega solo nel proprio svolgimento.
    Ovviamente questo è un estremismo opposto ma sinceramente la mia passione del cinema per il cinema me la fa preferire.
    Ma a quanto pare sono una mosca bianca…

    Rispondi
  21. E’ un’ipotesi invece interessantissima e anche più che condivisibile.

    Io credo che negli ultimi anni si stia sviluppando un’intertestualità e un’intermedialità che porta direttamente al confronto fra forme artistiche differenti ancor più che nel passato. E’ un tema che a me interessa, ma è importante partire sempre dall’opera cinematografica e dal suo universo di riferimento per (tentare di) analizzare un film.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  22. ammettendo che non ho mai letto il fumetto, devo dire che mi è piaciuto molto! sopratutto il montaggio e il montaggio sonoro.. verso la metà si perde un pò e diventa pesantuccio, ma tutto sommato l’ ho trovto un buon film.
    specialmente grazie a figure come Rorschach e il Comico, che sono veramente personaggi splendidi.

    *Asgaroth

    Rispondi
  23. anonimo

     /  17 marzo 2009

    Mi discosto di molto dal vostro giudizio, stavolta. A mio avviso questo film è proprio brutto brutto.
    Non ho letto il fumetto ma credo che questo non debba essere un limite per giudicare un film come opera in sé, anzi in realtà mi ha permesso di vederlo con gli occhi del 90 % del pubblico.
    Promosso in pompa magna, non mantiene per niente le aspettative create. Grandi effetti speciali, ma vuoti, perché non valgono a coprire le falle evidenti di una sceneggiatura da dilettanti allo sbaraglio… intanto, che Jupiter è figlia del Comedian si capisce dopo 5 minuti (c’è la sua foto nell’armadio del Comedian aperto da Rorschach durante il suo sopralluogo del luogo del delitto, ma non è questo l’unico elemento che lo fa capire), non occorre fare facce tanto stupite 2 ore e passa dopo…Alcuni momenti sono veramente imbarazzanti: la scena bollente in navetta spaziale con getto di fuoco finale (fine metafora proprio!)… la maggior parte del pubblico, io compresa, avrebbe strozzato l’uomo blu (scusate se lo ribattezzo così, ma ha talmente tediato con i suoi interminabili monologhi con sottofondo musicale inutilmente tragico che mi vendico così)…“Mordere il tuo dito è come mordere una batteria!” battuta indimenticabile di Jupiter che fa pensare a chissà quali altre sensazioni possa dare l’omino blu, visto il contesto della scena… dialogo finale familiar-casalingo tra mamma e figlia melenso all’inverosimile… salti di scena sconnessi con montaggio da “mestierante” (bella definizione per Snyder!) che a chi non conosceva la storia non ha consentito di entrare nella vicenda né di condividere pienamente i motivi per cui sullo schermo si affannavano tanto. Gli unici personaggi che si salvano dal ridicolo dilagante sono senza dubbio Rorschach ed il Comedian, gli unici che appaiono sempre e solo a proposito e che mi sono parsi recitati con un minimo di cuore!
    Scusate la schiettezza, ma non posso credere che proprio voi riteniate questo delirio da 3/4: penso che vi siate fatti influenzare troppo dall’amore che portate per l’opera grafica che vi sta alla base (tutti mi hanno detto che è ottima e mi sa che la comprerò), perché davvero non si spiega… e infatti non a caso la vostra rece si sofferma in massima parte proprio sul rapporto tra opera e sua trasposizione filmica: ma questo è un argomento stimolante da trattare a sé, come dite poi anche voi giustamente. Il film di Snyder puro e semplice è un’altra cosa… purtroppo.

    kyra

    Rispondi
  24. anonimo

     /  17 marzo 2009

    Mi discosto di molto dal vostro giudizio, stavolta. A mio avviso questo film è proprio brutto brutto.
    Non ho letto il fumetto ma credo che questo non debba essere un limite per giudicare un film come opera in sé, anzi in realtà mi ha permesso di vederlo con gli occhi del 90 % del pubblico.
    Promosso in pompa magna, non mantiene per niente le aspettative create. Grandi effetti speciali, ma vuoti, perché non valgono a coprire le falle evidenti di una sceneggiatura da dilettanti allo sbaraglio… intanto, che Jupiter è figlia del Comedian si capisce dopo 5 minuti (c’è la sua foto nell’armadio del Comedian aperto da Rorschach durante il suo sopralluogo del luogo del delitto, ma non è questo l’unico elemento che lo fa capire), non occorre fare facce tanto stupite 2 ore e passa dopo…Alcuni momenti sono veramente imbarazzanti: la scena bollente in navetta spaziale con getto di fuoco finale (fine metafora proprio!)… la maggior parte del pubblico, io compresa, avrebbe strozzato l’uomo blu (scusate se lo ribattezzo così, ma ha talmente tediato con i suoi interminabili monologhi con sottofondo musicale inutilmente tragico che mi vendico così)…“Mordere il tuo dito è come mordere una batteria!” battuta indimenticabile di Jupiter che fa pensare a chissà quali altre sensazioni possa dare l’omino blu, visto il contesto della scena… dialogo finale familiar-casalingo tra mamma e figlia melenso all’inverosimile… salti di scena sconnessi con montaggio da “mestierante” (bella definizione per Snyder!) che a chi non conosceva la storia non ha consentito di entrare nella vicenda né di condividere pienamente i motivi per cui sullo schermo si affannavano tanto. Gli unici personaggi che si salvano dal ridicolo dilagante sono senza dubbio Rorschach ed il Comedian, gli unici che appaiono sempre e solo a proposito e che mi sono parsi recitati con un minimo di cuore!
    Scusate la schiettezza, ma non posso credere che proprio voi riteniate questo delirio da 3/4: penso che vi siate fatti influenzare troppo dall’amore che portate per l’opera grafica che vi sta alla base (tutti mi hanno detto che è ottima e mi sa che la comprerò), perché davvero non si spiega… e infatti non a caso la vostra rece si sofferma in massima parte proprio sul rapporto tra opera e sua trasposizione filmica: ma questo è un argomento stimolante da trattare a sé, come dite poi anche voi giustamente. Il film di Snyder puro e semplice è un’altra cosa… purtroppo.
    Kyra

    Rispondi
  25. Fa piacere vedere due pareri tanto diversi, di entrambe che non hanno letto il fumetto 🙂

    @asgaroth: mi fa piacere che ti sia piaciuto. La componente dei personaggi è uno dei grandissimi meriti del film. Recupera il fumetto che ti piacerà…

    @kyra: parto innazitutto dal fatto che per valutare questo film personalmente non credo affatto di essermi fatto influenzare dal fumetto che ne è alla base. Anzi… prima di entrare in sala avevo aspettative bassissime ed ero sicuro che Snyder avrebbe rovinato quello fatto da Moore. Cosa che per me non è avvenuta soprattutto per l’amore e il rispetto che Snyder ha dimostrato per il fumetto.
    Fra i difetti che hai riscontrato (alcuni giustissimi tipo la sequenza bollente) ce n’è uno sul quale non sono per nulla d’accordo che è sui discorsi del Dr.Manhattan… “watchmen” è un fumetto soprattutto riflessivo, filosofico, e quei momenti nel film sono assolutamente necessari e coerenti con lo spirito dell’opera. Non è un lavoro commerciale incentrato sull’azione come il 90% dei fumetti, ma un’opera di ragionamento sul mondo e sui tempi che stiamo vivendo. Lo dimostra anche il fatto che sta diventando un flop al botteghino…

    Mi spiace che non ti sia piaciuto, ma ti consiglio anch’io di leggere il fumetto.

    Saluti

    Chimy

    Rispondi
  26. anonimo

     /  17 marzo 2009

    Il fatto è che non mi sembra che il film abbia pregi propri non ascrivibili né al fumetto né al budget ingente.. personalmente non ho difficoltà a seguire discorsi “filosofici” e mi rendo conto che in questo caso probabilmente quello che funziona in un mezzo (il fumetto) non ha funzionato nell’altro (il film)… il discorso del “non è un lavoro commerciale etc.” tiene fino ad un certo punto: a) è stato promosso come tale creando le aspettative conseguenti in una larga fetta di pubblico b) si possono trattare temi impegnati senza annoiare (ne abbiamo di esempi..) ma in questo caso non sono riusciti a farlo. Più di qualcuno nei commenti precedenti parla di pesantezza, asgaroth compresa. Riconosco che il film non accontenta chi cerca facile azione , ma non tutti sono fra questi (neanch’io :-)). Secondo me non sta diventando un flop perché ha contenuti troppo elevati per essere compresi dalla massa, ma proprio perché non accontenta quasi nessuno (spesso nemmeno chi il fumetto l’ha letto prima).

    Rispondi
  27. Dico la mia sui due punti del lavoro commerciale:
    a) quasi tutti i film vengono venduti dalla distribuzione come film più commerciali di quello che sono, caso recente l’ipergeniale promozione di un film antipubblico come il clone “Funny Games” di Haneke; nel caso di “Watchmen” è più che normale che lo si pubblicizzi come film commerciale vista la presenza di “supereroi” che attirano cmq una larga fetta di pubblico; b) hai ragione che si possono trattare temi impegnati senza annoiare, ma per me “Watchmen” fa questo pienamente… almeno x come la vedo io le 2h45m sono volate.

    Sempre un piacere parlare con te, perché si aprono interessanti discussioni anche se si hanno punti di vista differenti.

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  28. anonimo

     /  18 marzo 2009

    Il piacere è reciproco, sempre e comunque 🙂
    Ah, un’ultima cosa: Snyder si è autocitato mettendo il Comedian a vivere nell’appartamento numero 300 ..questo non c’era nel fumetto vero? 😉

    Rispondi
  29. Di questo non mi ero neanche accorto 🙂

    Chimy

    Rispondi

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