Drag Me to Hell: tutti all'inferno con Raimi.

La dannata recensione di Chimy la trovate qui, su Paper Street

La recensione del Para:

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Drag Me to Hell è un esempio. Un esempio di come una ricetta, se ben cucinata, resiste nel tempo. Sam Raimi ritorna al cinema, e al genere, che più gli diede fortuna. L’horror “alla Raimi” è un cocktail di elementi grotteschi, trovate demenziali, colpi di scena, gag rivoltanti e tanta, tanta passione. È forse proprio questa grande passione che trasuda da ogni sequenza del film. La passione verso un cinema fatto relativamente con poco ma fatto con tanto gusto e con la giusta attenzione verso il proprio proposito: divertire.

E così tutto si riduce (nel senso positivo del termine), alla ricerca di questa essenza. Così il plot di Drag Me to Hell diviene un semplice pretesto per ritornare a ritrovare la freschezza e l’unicità di produzioni come La casa, La casa 2 o L’armata delle tenebre.

Anche in questo caso il leitmotif è la maledizione, quella di una vecchia zingara ai danni di un’ambiziosa consulente finanziaria che rifiuta di estinguerle il mutuo sulla sua casa, maledizione che diventa la motivazione narrativa di una serie di sequenze che si susseguono ad un ritmo serrato, ma calcolato, nei tempi di tensione, zeppi di effetti da “salto su poltroncina”, e nei tempi di stasi, zeppi di gag tesi all’effetto disgusto.

Ed il risultato è un ritorno, per pubblico e regista, a formule di successo, riaggiornate quanto basta per renderle nuovamente appetibili. E, sicuramente, sia il pubblico che Raimi, non possono che risultarne dannatamente soddisfatti.


Para
Voto Para: 3/4

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7 commenti

  1. Oh you’re “damn” right ^__*

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  2. Dannatamente soddisfatta. Ecco com’ero alla fine del film.

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  3. Para, mi soffermo proprio su quegli elementi demenziali, che sono in effetti la parte più gustosa proprio perché Raimi confonde talmente le carte che non sai se ridere o spaventarti o entrambe le cose. E molte delle scene del film son proprio così e come scrivi è la fonte di quel divertimento che è proprio sia del regista che dello spettatore.

    Chimy, forse hai ragione, la questione economica è tirata via un po’ velocemente e non più accennata, ma è anche vero che lo scopo del film è dichiaratamente edonistico. Insomma Raimi sfrutta sì un elemento socio-economico ma non è che una leva per innestare la sarabanda orrorifica. Anche se io ci ho visto anche un modo per non rendere i personaggi troppo bidimensionali: le scelte della Lohman, per quanto discutibili, derivano anche da questa paura e fame di lavoro che genera oggi forse ancor più un atteggiamento arcigno e forzosamente votato al proprio particolare.

    Rispondi
  4. @weltall: 🙂

    @ale: bene! Direi che Raimi ha centrato il segno!

    @noodles: esatto, è proprio quella commistione a risultare vincente: ti diverti perchè non sai se ridere, spaventarti o, come ben dici tu, entrambe le cose!

    Saluti.
    Para

    Rispondi
  5. @noodles: concordo pienamente che lo scopo del film sia edonistico. Raimi si è divertito molto e ha fatto divertire (tutto ok), però avrei preferito che si divertisse meno e facesse ragionare di più visto alcune basi importanti che aveva ben creato. Questo discorso va al di là dello scopo e del fine del film che è certamente riuscito, è un modo per spiegare una mancanza di uno spessore che mi avrebbe portato (qualora ci fosse stato) a dare al film un voto maggiore…

    Ciao

    Chimy

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  6. Me lo sono perso…?_?
    L’hanno già levato dalle sale!

    Rispondi
  7. Male, molto male, Valentina! 🙂
    Dai, hai sempre tempo di recuperalrlo più avanti!
    Saluti.
    Para

    Rispondi

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