Resoconto da Alessandria su Quotidianisti vs. Bloggers

Quello che segue è un breve resoconto del match "Critici di carta contro critici di rete. Ma i bloggers fanno critica?" che nasce dai nostri appunti presi durante l’ incontro/scontro e dai nostri freschi ricordi.
Ci scusiamo quindi se mancheranno delle parti magari importanti (e se non usiamo il discorso diretto) e ci auguriamo che presto sia disponibile on-line una versione con tutti gli interventi e tutte le parole usate dai protagonisti del dibattito.
Cercheremo anche di essere il più distaccati possibile nel fare questo resoconto, anche se le posizioni che difendiamo sono chiare a tutti :).

Ricordiamo i protagonisti: Paolo Mereghetti e Roy Menarini per i quotidianisti, la nostra Violetta Bellocchio e il nostro Andrea Bruni per i blogger e Luca Malavasi come arbitro imparziale del dibattito.

La parola va inizialmente a Paolo Mereghetti che dice che sia chi scrive su un quotidiano, sia chi scrive su un sito internet deve fare conto sempre sulla sua capacità di critico e deve, comunque, stare in rapporto con un "super-IO" che è la testata giornalistica, che non ti lascia scrivere le prime cose che ti vengono in testa. Vi è, in questi (siti e quotidiani), un qualcosa che ti costringe a uscire da te stesso, così da non scrivere solo quello che hai in testa. Cosa che invece succede nei blog, nei quali (non in tutti naturalmente) Mereghetti sente spesso l’inutilità di quello che si scrive.
Luca Malavasi gli chiede un commento sulla grande libertà che però hanno i blog.
Mereghetti gli risponde che da soli (anche i quotidianisti) ci si rende conto della libertà di scrittura. Anche i blog a volte non si sentono liberi di criticare, dando un giudizio negativo, i film di registi di culto. La libertà è nella testa di ognuno di noi.
La parola passa poi ad Andrea Bruni che rammenta un incredibile episodio accaduto durante la Mostra di Venezia di alcuni anni fa. Natalia Aspesi aveva scritto su "La Repubblica" un articolo in cui parlava di (troppa) violenza nel cinema, facendo esempi di registi presenti alla rassegna veneziana: aveva citato Takeshi Kitano, Kim Ki-duk….e infine un film di Errol Morris, "I Dismember Mama", che era un documentario sull’ibernazione (!). Andrea Bruni allora era andato dalla Aspesi a chiederle il motivo di quest’ultimo inserimento in un articolo sulla violenza e questa gli rispose che non aveva visto il film (per motivi di tempo) e che dal titolo pensava fosse un film violento.
Andrea Bruni allora sottolinea la grande importanza che hanno i quotidianisti perché i lettori medi leggono loro (e non le riviste specializzate). Quello che contesta ai quotidianisti è la superficialità delle responsabilità.
Mereghetti gli risponde che l’autorevolezza di un critico non è data dalla testata per cui scrive, ma per la credibilità acquisita in molti anni.
Andrea Bruni sottolinea nuovamente che chi compra una rivista come "Nocturno" non sono i lettori-medi che invece comprano "La Repubblica", quindi la testata conta eccome. Cita poi una frase (che sottoscrive in pieno), usata qualche anno fa durante il famoso convegno a Bologna sui cinebloggers, di Roy Menarini sul fatto che "i cinebloggers non siano una nuova forma di critica, ma una nuova forma di cinefilia" e ne sottolinea l’importanza.
Per concludere Bruni dice che i quotidiani (nelle recensioni) gli danno un senso di stanchezza, critici che scrivono perché devono farlo. Su internet questo non avviene perché quello che si scrive, si scrive con passione.
La parola passa allora a Violetta Bellocchio che apre il suo discorso dicendo che chi abita lontano dalle grandi città fa fatica a trovare le più importanti riviste di cinema. Ad esempio vicino a Viareggio, da dove viene Violetta, arrivano soltanto Ciak e Film TV. La rete diventa così ancor più fondamentale.
Parla poi che all’estero tantissimi portali internet fanno seguire i festival più famosi da critici importanti.
Un esempio è quello di Mike D’Angelo, famoso critico, che ha tenuto (grazie ad una sua stessa brillante idea) un blog dall’ultimo Festival di Cannes, nel quale (soltanto 24 ore dopo rispetto alla visione delle pellicole) riusciva a scrivere recensioni molto approfondite, analizzando anche il montaggio e la profondità di campo (giusto per fare due esempi) dei film presenti.
Sui quotidiani italiani invece si parlava solo di vestiti, tacchi e anche di culi maschili: vergognosamente il valore del cinema e del film passa sempre in secondo piano. Il critico americano da Cannes invece dava approfonditi giudizi di visione, come tutti dovrebbero fare.
Il primo giro di interventi si conclude con Roy Menarini che dice innanzitutto che bisogna distinguere fra blog e riviste on-line. Trova i blog onesti e appassionati, persone che vogliono condividere qualcosa che si ama. Molte persone, invece, sulle riviste on-line non hanno alcuna competenza cinematografica. La critica ormai è svilita dall’opinione sociale ed è assolutamente normale. La critica istituzionale è stanca, dall’altra parte invece c’è molta fuffa.
Via blog bisogna cercare una cinefilia e non un ragionamento critico vero e proprio.
La testata conta già nell’autorizzare il critico a parlare ai lettori. L’apprendistato critico vero e proprio è svilito dalle riviste on-line sulle quali può scrivere chiunque senza basi di cinema.
Tutti in Italia sanno fare gli allenatori di calcio e i critici di cinema.
Interviene allora l’arbitro Luca Malavasi sottolineando l’importanza dei concetti espressi da Violetta sul fatto che nei quotidiani non c’è l’approfondimento tecnico che è presente invece via web. Chiede allora: la rete può salvare la critica?può diventare anche un luogo di formazione per i critici?
Andrea Bruni dice che la rete ha potenzialità che ancora non sono state sfruttate del tutto. Servirebbero maggiori sinergie fra questo mondo e le accademie. "SegnoCinema" aveva dedicato uno speciale ai blog, ma erano tutti molto critici sul fenomeno: non c’era il giusto confronto.
Solo la rete può dare l’emozione di condivisione e di dialogare anche con critici e registi importanti; e cita come esempi la sua lettera aperta a Piera Detassis, alla quale la direttrice di Ciak rispose o alcuni emozionanti dialoghi via facebook con nomi del calibro di Lorenzo Pellizzari e Umberto Lenzi.
Violetta Bellocchio aggiunge giustamente che la fuffa che c’è in rete riguarda molto l’Italia. All’estero invece ci si punta molto.
La critica letteraria (e in generale l’ "on-line letterario" in generale) in Italia è molto più importante rispetto a quello cinematografico. Cita allora il celebre caso di Giuseppe Genna, nato proprio in rete.
Cita poi alcuni bloggers come Francesco Chignola (Kekkoz) o Roberto Castrogiovanni (Rob) che partendo dai blog sono andati a scrivere-lavorare per progetti molto più importanti.
Roy Menarini risponde che la rete può essere un luogo di formazione per chi ha già basi universitarie importanti, come i blogger citati.
Andrea Bruni poi ci ricorda che purtroppo la blogosfera è in un momento di tragica stasi, ora è il momento dei social network. Viene meno il dialogo sui blog.
Interviene Paolo Mereghetti che chiede: "Ma è un valore il dialogo in sè"? A "Ombre rosse" (vecchia rivista dove lavorava) pensavamo di avere una funzione sociale e politica. Eravamo convinti che le nostre recensioni servivano a cose più importanti di noi. Lontano dal narcisismo di oggi in cui si punta solo a pubblicare gli articoli per gratificazione personale.
Aggiunge, in conclusione, che la critica (e il suo ruolo) deve andare oltre noi. Non solo dimostrare che siamo bravi, ma dire le cose importanti. La tanto citata passione viene dopo.
Luca Malavasi annuncia, purtroppo, che il tempo è scaduto e saggiamente conclude dicendo che a guidare ogni critico devono esserci sempre due valori: la passione e la responsabilità.

Da parte nostra, un applauso a tutti i relatori (speriamo di aver riportato il più adeguatamente possibile le loro parole..naturalmente sono più che invitati a intervenire se abbiamo dimenticato qualcosa o non abbiamo dato il giusto rilievo ad alcuni discorsi) che hanno dato vita a un bellissimo dialogo durato purtroppo soltanto un’ora perché questa tematica meriterebbe davvero che gli si dedicasse presto un’intera giornata di dibattiti.

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13 commenti

  1. Mi sorprende che in un confronto così importante non sia stato invitato anche Silvio Muccino che a suo tempo espresse delle brillanti considerazioni su blog e blogger.
    E anche in questa occasione avrebbe potuto dare un valido contributo alla discussione (che per inciso trovo interessantissima ed importante) con qualche perla di rara bellezza, mica cazzate ^__*

    Rispondi
  2. Ottimo ed interessante dibattito e se c’era Andrea Bruni sono sicuro che è riuscito ad esprimere e far capire l’importanza del fenomeno cineblogger. Personalmente ritengo che la critica sul blog sia una importante novità che porta ossigeno alla asfittica critica sui quotidiani che era (ed è) talmente codificata che mi rifiuto di leggerla. Preferisco le analisi di tanti amici blogger che spesso sono molto profonde e interessanti. Anche le riviste on-line sono un fenomeno comunque positivo perché ritengo che vi sia maggiore libertà di espressione rispetto alle riviste cartacee.

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  3. Il problema principale era che il Meregaus manco sapeva cosa fosse un cineblog…Per stigmatizzarli ha citato gli anni Novanta, e l’eccessiva accondiscendenza verso John Waters…

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  4. @weltall: l’hanno invitato, ma non ha potuto venire 🙂

    @luciano: condivido pienamente le tue opinioni. Spero proprio che si riesca a fare altri incontri (più lunghi) sull’argomento…

    @conte: verissimo, infatti ha parlato più che altro di on-line in generale. John Waters lo stavo dimenticando 🙂

    Saluti

    Chimy

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  5. Ehm … già la mia stima per Mereghetti era alquanto carente.

    Dopo questa difesa d’ufficio dei critici su carta stampata, e questo assurdo attacco ai cineblogger poi …

    Andrea Bruni ha, invece, la mia stima ed il mio affetto di sempre.

    Anche se, forse, andrebbe cercato un dialogo con i critici piuttosto, che dividersi sulle ontologie di questa pratica (peraltro errori ne possiamo commettere tutti, anche se quello dell’Aspesi è grave, basterebbe leggere una fish del film per evitare zarri del genere, che a lei non mancano di sicuro …).

    Infondo, però, amiamo tutti il cinema.

    Almeno è da sperarlo.

    Ottima anche Violetta Bellocchio.

    OFF TOPIC: Ho cambiato l’immagine header del blog e sarei lieto di un vostro parere al riguardo.

    Con stima.

    Rob.

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  6. Concordo con te Rob, ora passo da te 🙂

    Chimy

    Rispondi
  7. Il Mereghetti dice che sulle riviste on-line scrivono persone che non hanno competenze cinematografiche mentre sui giornali sì che si fa la critica seria: di quand’è l’ultima recensione cartacea che avete letto in cui si parlava della sceneggiatura del film? O del modo di muovere la macchina da presa del regista? O del rapporto linguaggio filmico-messaggio della pellicola? Non vi viene in mente niente? ESATTO! Ormai su quasi tutte le riviste come Ciak e sui giornali gli autori si limitano a fornire qualche dettaglio sulla trama e a dire se il film secondo loro è bello o è brutto. E questa signori non è critica cinematografica.
    I primi ad essersi uniformati allo spettatore medio che non sa nulla di cinema sono proprio i critici professionisti.
    Ci fossero in Italia critici come Pasolini o Truffaut allora non ci sarebbe storia, ma quando un blogger come Luciano sa sviscerare un opera dal punto di vista cinematografico, letterario, filosofico, molto meglio di un “professionista” mi chiedo se questi signori hanno mai letto qualcosa sui cineblogs e se la risposta (non credo proprio) è affermativa allora devono proprio avere le fette di salame sugli occhi!

    Rispondi
  8. Il Mereghetti dice che sulle riviste on-line scrivono persone che non hanno competenze cinematografiche mentre sui giornali sì che si fa la critica seria: di quand’è l’ultima recensione cartacea che avete letto in cui si parlava della sceneggiatura del film? O del modo di muovere la macchina da presa del regista? O del rapporto linguaggio filmico-messaggio della pellicola? Non vi viene in mente niente? ESATTO! Ormai su quasi tutte le riviste come Ciak e sui giornali gli autori si limitano a fornire qualche dettaglio sulla trama e a dire se il film secondo loro è bello o è brutto. E questa signori non è critica cinematografica.
    I primi ad essersi uniformati allo spettatore medio che non sa nulla di cinema sono proprio i critici professionisti.
    Ci fossero in Italia critici come Pasolini o Truffaut allora non ci sarebbe storia, ma quando un blogger come Luciano sa sviscerare un’ opera dal punto di vista cinematografico, letterario, filosofico, molto meglio di un “professionista” mi chiedo se questi signori hanno mai letto qualcosa sui cineblogs e se la risposta (non credo proprio) è affermativa allora devono proprio avere le fette di salame sugli occhi!

    Valentina

    Rispondi
  9. Giustissimo Valentina, infatti di questo punto si è discusso moltissimo (grazie in particolare a Violetta che ha sottolineato più volte l’argomento).
    Quando si faceva notare a Mereghetti che sui quotidiani non si parla mai di montaggio, movimenti di macchina etc etc lui diceva che per lui non era importante perché è più interessato a sviluppare nelle recensioni una riflessione (quasi) sociale-politica più che cinematografica. E che oggi quegli elementi (montaggio…) interessano sempre meno…

    Inutile dire che sono d’accordissimo con te e non con Mereghetti 🙂

    Ciao

    Chimy

    Rispondi
  10. Grazie mille per questo post interessantissimo. Inutile rimarcare da che parte sto, anche se mi piacerebbe essere super-partes. Però giustamente se io che sono appassionata di cinema devo scegliere se leggere una critica cartacea di qualcuno che magari il film non l’ha nemmeno visto e mi ripropone solo la trama con qualche considerazione tirata così a caso, oppure l’approfondimento di moltissimi dei miei amici cineblogger che trasmettono un sacco di cose inerenti alle pellicole (e non solo tecniche, ma veramente tutto), bè allora la scelta mi appare ovvia…

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  11. Più che ovvia direi :)… concordo in pieno naturalmente.

    Ciao

    Chimy

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  12. Il dibattito che qui è stato riportato è molto interessante.
    Il Mereghetti ha cercato di difendere la propria "casta", quella dei critici della carta stampata, che pare sempre più in difficoltà a tenere il passo con i bloggers della rete.
    Come tutti sanno, dietro ai giornali ci sono sempre degli interessi economici; ovviamente non mancheranno delle ricadute anche sulle recensioni dei film, che possono influenzare il successo di una pellicola in modo significativo.  Basti citare un caso che mi ha lasciato perplesso l’anno scorso. Sotto Natale, Mereghetti  usò una pagina intera del "Corriere della sera" per "sponsorizzare" l’ultimo cinepanettone di Neri Parenti. Se questa è critica…

    Interessante è poi notare come anche all’interno del mondo giornalistico ci sia una profonda divisione tra i sostenitori della Rete e i difensori del supporto cartaceo.

    Io tifo ovviamente per la Rete, che è più democratica e dove i bloggers fanno una critica di maggiore livello (come su questo bellissimo blog) di tutti i critici dei giornali.

    Un saluto al Chimy e al Para!!!

    Rispondi
  13. Grazie Ale :).

    Il tuo commento arricchisce ulteriormente la discussione.

    Ciao, a presto

    Chimy

    Rispondi

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