Up: l'arte è… nell'aria


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Up inizia con un cinegiornale, rendendo immediatamente palese quale sia uno dei suoi obiettivi: la rievocazione del passato.

Sia il film che il suo protagonista cercano di rievocare il passato, il secondo attraverso la concretizzazione di un sogno, il primo (il film) attraverso il riutilizzo di elementi (che appaiono cronologicamente) quali il cinegiornale, il cinema muto, il genere dell’avventura, la narrazione Disney.

Così la Pixar dimostra nuovamente come il discorso fondante del suo (ultimo) cinema sia la dialettica tra il cinema come storia (o come fenomeno spettatoriale) e la storia della narrazione. In Ratatouille era l’omonimo piatto a rappresentare il cinema, attraverso il critico-spettatore Anton Ego; in Wall-e era lo stesso robottino a rappresentare un cinema del passato come una tradizione da perseverare e proteggere come si dovrebbe fare con la nostra terra; e ora con Up è il film stesso a divenire un discorso sull’emozione dell’essere spettatori (e uomini).

Up si dipana con un discorso inverso a quello che viene intavolato nei primi 15-20 meravigliosi minuti di puro cinema, non solo muto (perché senza dialoghi), ma audiovisivo (perché fondamentale è la musica). In questa sequenza è efficacemente raccontata, dopo un breve incipit canonico e con dialoghi, la vita di una coppia dall’infanzia fino alla vecchiaia, condita di momenti felici e infelici, della gioia della speranza e del dolore della delusione (di non avere figli, di non poter tramandare e rivivere nella propria casa la gioia dell’infanzia). Questi primi minuti, come la parte fino alla “condanna” della casa di riposo per Carl, sono palesemente indirizzati ad un pubblico adulto, capace di metabolizzare e percepire l’emozione che significa vivere.

Pete Docter accelera la vita, toccando svariati punti, per portare lo spettatore, con il protagonista, a considerare e considerarsi rapidamente attaccati ad una situazione senza via di scampo (ma che verrà ribaltata, essendo cinema). Dalla partenza di Carl con la sua casa volante, invece, si regredisce verso l’infanzia, e da lì il film diventa un’avventura, anche disneyana, per tutti e per i bambini, che si immedesimano nel cinesino (un vecchio e un cinese, in un film anche sulle generazioni, non vi ricorda niente?), che si divertono coi cani parlanti (che parlano attraverso un mezzo, il collare, che è anche un ulteriore sottoriflesso del mezzo cinema, che rendere possibile l’impossibile, e che rievoca i ricordi, i sogni e le speranze, cioè quello che cerca di fare il protagonista) e che godono dell’happy ending, dopo le pregevoli sequenze d’azione e di divertimento. Così se la prima parte del film parla delle radici, che sono rappresentate dalla casa, la seconda parla del germoglio di quelle radici, rappresentate dalla leggera innocenza del palloncino, simbolo infantile, che può sradicare le radici e farle librare nel cielo, fino a render vivo il sogno d’infanzia. E il cielo diventa il tunnel spazio temporale per tornare indietro, attraverso una simbolica macchina del tempo (dei ricordi) volante. E il finale è l’unione materiale dell’anziano che ha potuto render vivo un sogno, e del bambino a cui va consegnato un testimone, una spilletta di latta, che è il passaggio del testimone della capacità di sperare, sognare, e vivere.

Nuovamente, la Pixar (che è diventata una firma, quasi indipendentemente da quale sia il regista di turno), è riuscita a fare propaganda (dopo quella morale di Wall-e) d’emozioni. E se qualcuno potrebbe dire Miyazaki, per il volo, per l’infanzia e per la speranza, forse si potrebbe soltanto dire che l’arte è nell’aria e ogni tanto, a qualcuno, capita di respirane un po’ a pieni polmoni.


Para


Voto Para: 3,5/4


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Up: un titolo che diventa una particolare metafora della Pixar che ogni anno che passa riesce a salire sempre più su. È ormai impossibile riuscire a trovare ogni anno delle parole adatte a descrivere le meraviglie che ci troviamo davanti agli occhi quando bisogna recensire le nuove opere della Casa. Tutto era iniziato (nel campo dei lungometraggi) con Toy Story e le sue innovazioni, e lì si ritornerà l’anno prossimo con il già attesissimo Toy Story 3, per poi passare allo splendido A Bug’s Life e a una serie di altri film indimenticabili per grandi e piccini.

Forse la grande svolta è arrivata due anni fa, quando con il grandioso Ratatouille si iniziava un ragionamento sulla regia (a ricreare movimenti, e bellissimi, di una normale macchina da presa) che proseguì nel 2008 con il potentissimo Wall-E. La Pixar però non sembra fermarsi davvero mai, e il primo decennio del secondo secolo di vita del cinema (che ha visto la Pixar grandissima protagonista) si chiude con un film che forse riesce ad andare ancora più su (e, insieme a questo, una menzione speciale va al corto introduttivo Parzialmente nuvoloso che è un’ennesima meraviglia).

Up, un film con una forza narrativa talmente immensa che ci porta quasi a non accorgerci di una tecnica d’animazione sempre più avanzata, di una perfetta tempistica dei tagli di montaggio e di un uso del 3d mai invasivo ma estremamente efficace e avanzato.

Up è una poesia, le cui rime e i cui versi sono tracciati dal volo leggiadro di un palloncino. Up è un sogno: il sogno di una vita, il raggiungimento delle cascate Paradiso dove Carl ed Ellie avevano sempre voluto andare.

Up è un’avventura: la natura selvaggia, gli animali esotici, il volo verso luoghi sconosciuti, che da piccoli si potevano vedere soltanto al cinegiornale.

Up è una riflessione: sulla vecchiaia, sull’umanità stessa, sull’amore.

Up è il Cinema: in una delle sequenze più straordinarie del decennio, Pete Docter (già regista di Monsters & Co.) ci regala in pochissimi minuti la storia che hanno vissuto per tutta la vita Carl ed Ellie, dall’infanzia alla morte di lei. E qui, guardando il film, anche i più piccoli ci perdoneranno se non saremo in grado di spiegarli subito che quella donna anziana che fa fatica a scalare una collina era la bambina scatenata che c’era qualche secondo prima sullo schermo; ci perdoneranno vedendo che i nostri occhi, già estasiati di fronte alle meraviglia che stiamo ammirando, stanno davvero faticando a cercare di trattenere alcune lacrime.

 


Chimy

 

Voto Chimy: 3,5/4

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14 commenti

  1. anonimo

     /  24 ottobre 2009

    dato che non ho ancora visto "up" non vi leggo adesso, ma il corsivo di "wall-e" balza all’occhio cmq, semplicemente scorrendo la rotella:

    w "wall-e"!

    a buon intenditore poche parole…

    lenny nero

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  2. W Wall-E! 🙂
    Saluti.
    Para

    Rispondi
  3. L’ennesimo grande film Pixariano. Straordinarie (specialmente per diversità di espressioni utilizzate, cosa non facile da fare di fronte ad un film di casa Pixar) le vostre recensioni, entrambe intente a ripercorrere il filo rosso che lega tutti i film Pixar.  Menzione speciale per una frase (anzi una riflessione)di ognuno. La prima, quella di Para si trova all’inizio dell’analisi: "Up inizia con un cinegiornale……". La seconda, di Chimy, bellissima specialmente perchè mi ci sono ritrovato benissimo, è tutta l’ultima parte della recensione: da "Up è una poesia….." a "….trattenere alcune lacrime". Vedo (e ne sono felice) che non sono l’unico che al cinema si è commosso vividamente ammirando la bellissima scena ("storyboard" è meglio mi sa) della vita di Carl ed Ellie. Grandissimo film e splendide le vostre analisi. Come sempre ormai, complimenti ad entrambi 😉
    PS: Ma quanto è bella la scena in cui Carl si accorge che nelle "cose da fare" del "Libro delle mie avventure", sua moglie ha inserito tutte le foto che raccontano la loro vita insieme, chiudendo l’antologia con la frase "grazie per l’avventura, ora vai e vivine un’altra" ??

    Saluti ragazzi.

    Rispondi
  4. Grazie a te AlDirektor :). Giuste e bellissime anche le tue considerazioni, un film poetico e commovente che andrà molto in alto nella classifica dei migliori film dell’anno.
    La scena che citi nel PS è semplicemente meravigliosa 🙂

    Un saluto e grazie ancora

    Chimy

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  5. visto ieri, buon film…ottime le recensioni…

    un saluto,
    francesco

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  6. Ormai probabilmente farebbe più scalpore una stroncatura di un film Pixar che una recensione positiva. Ma ce ne saranno, di stroncature? Sulla blogosfera sembra che siamo tutti d’accordo e – quasi – tutti in modo totale. Ormai Pixar-capolavoro è un binomio inscindibile.

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  7. La Pixar produce, innegabilmente, un cinema saccarinico e mieloso, intriso di buoni sentimenti e di happy end, una critica ed una stroncatura potrebbero arrivare, solo, contro-argomentando questi specifici aspetti, credo.

    Detto questo io, personalmente, avevo maggiormente apprezzato Wall-e.

    La mia personale analisi al film UP, l’ho incentrata sulla leggerezza, ed in parte i alcuni vostri spunti coincidono i miei: es. Il tempo che passa e le cose che cambiano.

    Con stima.

    Rob.

    Rispondi
  8. @francesco: grazie :). Per noi è anche un grande film…

    @noodles: stroncare un film della Pixar è davvero dura… vedremo se qualcuno ha il coraggio :).

    @rob: fa piacere che abbiamo spunti comuni. è durissima fare una scala dei film della Casa.. a me ogni anno sembra che si migliori :). Passo a leggerti…

    Saluti a tutti e grazie ancora

    Chimy

    Rispondi
  9. Per quel che riguarda la tematica del volo, ammetto che ho associato subito la cosa a Miyazaki ma solo perchè ho ritrovato nella fuga verso i cieli di Carl, quella ricerca di libertà assoluta che il regista giapponese ha portato sullo schermo soprattutto con Nausicaa e con Porco Rosso. 
    Naturalmente senza sminuire lo splendido lavoro di Pete Docter e soci, ci mancherebbe. La Pixar ha delle basi artistiche solidissime e va avanti con successo senza bisogno di alcuna spinta da oriente ^__*
    Film splendido comunque, siamo perfettamente d’accordo ^__^
     

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  10. Sempre d’accordo sulla Pixar 🙂

    Chimy

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  11. Concordo in pieno!

    Rispondi
  12. Bene, ci fa piacere 🙂

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  13. Purtroppo per mia responsabilità non l’ho ancora visto e, leggendo le vostre ottime recensioni e quelle altrettanto positive di altri blogger, mi sto pentendo di non averne approfittato. Spero di essere ancora in tempo.

    Rispondi
  14. Credo che di tempo, fortunatamente, ne avrai ancora, viste le abituali stasi di settimane e settimane dei film Pixar nelle sale. Non affannarti troppo a cercare il 3d, se è fuori portata guardalo pure in 2d, piuttosto che perderderlo!
    Saluti.
    Para

    Rispondi

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