Nemico pubblico: Micheal Mann e il suo H(eat)D

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Con Nemico Pubblico, Micheal Mann sembra aver voluto riaggiornare Heat – La sfida. Anche qui, infatti un poliziotto vuole catturare un rapinatore di banche.

Ma Micheal Mann, al contempo, ha chiuso quella che può essere considerata una trilogia. Collateral, Miami Vice e Nemico Pubblico non sono soltanto tre film girati in digitale, ma tre film in cui si muove una coppia di personaggi. Se in Collateral il bene e il male collaborano (e scambiano i ruoli), e in Miami Vice non c’è una distinzione netta tra bene e male, in Nemico Pubblico il bene e il male tornano a giocare a guardia e ladri, come in Heat.

Ma non è così semplice, John  Dillinger è sì un rapinatore, ma il suo personaggio è, a differenza di Purvis, umano, perché si permette di voler amare. Ma, come dalla migliore delle tradizioni, è un personaggio femminile a decretare la sconfitta dell’eroe, come in tutta l’epica statunitense, anche se qui siamo di fronte ad un fatto di cronaca più o meno recente. Ma in fondo, l’epica prende spunto dalla realtà. Perché se l’epica americana è asessuata, e la donna rappresenta la civiltà degli impegni, l’eroe dovrebbe rifiutarla, ma non può, anche se ne pagherà le conseguenze. E così John  Dillinger,anche se verrà tradito da un’altra donna, torna nella tana del lupo per la sua amata.

La storia di John Dillinger, nemico pubblico numero 1, eroe mediatico (radio e giornali) degli anni Trenta, viene affrontata da Mann con estetica iperrealista. Non più l’iperrealismo della notte di Los Angeles, o l’iperrealismo (contraffabile) di Miami Vice, ma un iperrealismo che tende a nascondersi quanto a farsi vedere. L’utilizzo del digitale, e l’intervento continuo con zoom, con inquadrature “impossibili” e con certa illuminazione, in un’ambientazione anni Trenta, arriva quasi a ridurre la distanza temporale e culturale che divide lo spettatore dalla diegesi, rendendo la storia di John Dillinger una storia attuale. L’operazione di Mann (e di Dante Spinotti, direttore della fotografia), quindi, di sfruttare il digitale (e una certa regia) per attualizzare un cinema del (e nel) passato, è di assoluta rilevanza. Perché Nemico Pubblico, come in qualche modo Heat, è, oltre che un noir, un western, dove il rapinatore e la sua banda lottano contro uno sceriffo disposto a tutto (ma che rispetta la dignità della donna), accompagnato da uomini senza mezze misure (texani o del sud), con addirittura l’innamoramento del protagonista di una donna (di origine) indiana.

Ma Nemico Pubblico, come da tradizione Mann, mette in scena personaggi che si scrivono con le proprie azioni, e mai totalmente inseribili nelle categorie in cui dovrebbero, per tradizione, iscriversi. Nel finale Purvis, nonostante sappiamo essere tiratore infallibile (lo sappiamo dalla prima scena in cui appare), non spara a Dillinger, di spalle (e in quella prima scena lo aveva invece fatto), ma ci penseranno i compagni texani, che lo colpiranno a tradimento, senza scrupoli, dopo che Dillinger rivedrà se stesso in Le due strade di Van Dyke, con un sorriso compiaciuto nel vedersi nei panni di Clark Gable. Soltanto che al posto di reinserire se stesso nelle dinamiche della cultura statunitense, facendosi arrestare, si lascia uccidere senza opporre resistenza. La sua umanità sarà custodita da una semplice frase, quel «Bye bye blackbird» che uno spietato poliziotto texano andrà a riferire alla donna che Dillinger amava.

 

Para

Voto Para: 3/4

 

 

Voto Chimy: 3/4

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5 commenti

  1. Avviso qui che fino a martedì notte non potrò rispondere ai commenti, ma voi lasciateli comunque, miraccomando. 🙂
    Saluti.
    Para

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  2. Il modo di usare digitale qui davvero stupisce, concordo, proprio per il modo in cui rappresenta il passato, creando una sorta di corto circuito. Una ambientazione da Grande Depressione e uno stile di ripresa che in certi punti da la sensazione di una materia che nasce sotto i nostri stessi occhi nel momento in cui la guardiamo. Forse meno compatto di altri film manniani, come Heat o Collateral, ma certo molto molto affascinante e segna cmq un passo in avanti nell-uso del digitale, che secondo me pero deve fare ancora della strada per equipararsi, in prospettiva, ai risultati della pellicola.

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  3. Interessantissimo il discorso sul western, sinceramente non ci avevo pensato. Mi fa piacere che anche voi abbiate apprezzato questo film di cui mi sono letteralmente innamorata. Forse diventerà il mio nuovo Collateral? Collateral è uno dei film del mio cuore, l’avrò visto 8-9 volte…

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  4. Bè, allora mi manca la parte centrale di questa ideale trilogia (intuizione e connessione azzecatissima): Miami Vice. Collateral è straordinario, migliore di questo "Nemico pubblico", ma stiamo sempre parlando di due grandi film. Ed è molto intelligente l’annotazione sulla metodica sfruttata da Mann nell’introdurci e descriverci i personaggi da lui raccontati. Come qui Purvis è reso "speciale" da determinati comportamenti che ha nel film, il sicario di Tom Cruise in "Collateral" è diverso da tutti i suoi colleghi. Ha onore, metodo e strategia. E il finale nel metrò Newyorkese conferma questa importante intuizione. Anche per "Nemico pubblico" vige la stessa norma. Nel finale il personaggio si "chiarifica" con lo spettatore, apparendo ancor più limpido nel suo carattere.

    Bye bye!
    AlDirektor

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  5. @noodles: Ottimo appunto quello di considerare il film come se si creasse sotto i nostri occhi mentre lo guardiamo. Effettivamente il digitale ora ha questa proprietà, quella di essere attuale come nient’altro. C’è anche da dire come però a volte l’effetto di simil pellicola ci sia e sia volutissimo, da parte di Mann e Spinotti.
    Anche secondo me Collateral e Heat restano superiori, ma la cosa bella è quando, come in questo caso, ogni film di un regista si dimostri comunque importante.

    @ale: grazie. 🙂 Collateral per me rimane superiore, comunque, ma capisco chi possa innamorarsi di film così. 🙂

    @al: Miami Vice è senz’altro il meno bello, ma poco importa, va comunque guardato. Sulla scrittura dei personaggi Mann è davvero maestro. Tu citi appunto Collateral ed è proprio così, il sicario ci viene descritto alla perfezione proprio nel suo non descriversi a parole, ma solo con atteggiamenti, azioni e fatti.
    Così come citi giustamente i finali, che rappresentano quella catarsi liberatoria che giunge solo con la morte.

    Saluti.
    Para

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