Cinema paradossale: un pensiero su "A Serious Man"


Cinema Paradossale

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«Il gatto è morto/il gatto non è morto»: il paradosso di Schrödinger, che il protagonista Larry Gopnik cita fugacemente al termine di una lezione di fisica, può essere considerato il concetto attorno al quale si sviluppa A Serious Man, l’ultimo grandissimo ed enigmatico film dei fratelli Coen.

Nel 1935 Erwin Schrödinger pensò a un paradosso mentale in cui un gatto veniva rinchiuso in un contatore Geiger contenente una quantità di sostanza radioattiva così minuscola da potere, nel corso di un’ora, dare origine a due  effetti contrapposti: uno degli atomi si sarebbe potuto disintegrare attivando un martelletto presente nel contatore, che a sua volta avrebbe rotto una scatola contenente del cianuro causando così la morte del gatto, o parimenti nulla sarebbe accaduto se l’atomo non si fosse disintegrato. Così quando il contatore è già chiuso da un certo periodo di tempo, il gatto al suo interno potrebbe essere sia vivo che morto e non possiamo averne la certezza fino all’apertura della scatola.

Con questo paradosso Schrödinger voleva criticare le precedenti basi della meccanica quantistica (derivate dall’interpretazione della scuola di Copenaghen) che consideravano lo stato di ogni oggetto, di ogni essere, come qualcosa di assolutamente certo e definibile. Se si fossero seguite ancora quelle interpretazioni il gatto nel contatore, prima dell’apertura, sarebbe stato definito contemporaneamente vivo e morto.

Nel corso degli ultimi anni i fratelli Coen hanno portato il loro cinema a una negazione via via sempre più assoluta del senso: le certezze nel mondo di oggi sono un fenomeno totalmente superficiale.

Rimane il dubbio se la figura nell’incipit di A Serious Man, sia davvero un dybbuk (lo spirito di un defunto a cui è stato negato l’ingresso in paradiso) o semplicemente un uomo in carne e ossa; come per il paradosso del gatto che  poteva essere entrambe le cose: vivo o morto.

«Accetti il mistero» dice al protagonista il padre di un suo studente coreano che ha cercato di corromperlo per avere una sufficienza in pagella: lo stesso invito che sembrano fare i fratelli Coen a noi spettatori.

La ricerca della (introvabile) verità è così affidata a un uomo serio, un docente di fisica che fa della  matematica lo strumento per preservare le sue certezze: la ragione deriva dai numeri per Larry Gopnik e questo lo porta a ribellarsi di fronte alle parole del defunto Sy Ableman che considera la matematica semplicemente (?) la scienza del possibile.

I numeri e i simboli aritmetici legano Larry a suo fratello Arthur: una passione comune che immaginiamo essere nata in loro contemporaneamente durante la giovinezza, ma che da adulti i due utilizzano per attività molto differenti.

Arthur sfrutta la sua grande abilità per scrivere il Mentaculus, un libro che serve a calcolare ogni probabilità che può accadere nell’universo.

Al contrario di Larry che, da “uomo serio”, usa i numeri per fini logico-matematici, Arthur li utilizza “irrazionalmente” per scopi “malvagi” come il gioco d’azzardo.

Quando Arthur verrà arrestato, per accuse ben più gravi, Larry cercherà di difenderlo dicendo agli agenti che quello che fa suo fratello «è solo matematica!»; ma neanche lui sarà davvero convinto delle sue parole, negativo sull’uso irrazionale dei numeri causa solo di conseguenze nefaste.

Nel finale sarà però lo stesso Larry a cascare nello stesso gioco causa-effetto sui cui ha impostato tutta la sua vita di uomo che, come ripete costantemente, non ha mai fatto niente: il protagonista perde la sua “serietà” e cancella il precedente voto del suo alunno coreano, accettando i suoi soldi e scrivendo titubante la lettera C della sufficienza. 

L’universo non starà a guardare e la sua azione avrà conseguenze disastrose per il (suo) mondo.

Ma anche di questo forse non abbiamo l’assoluta certezza: il film s’interrompe, facendoci presagire ma non mostrandoci del tutto gli effetti del suo gesto, su una bandiera americana che sta per cadere, tesa a simboleggiare che gli errori degli Stati Uniti, di cui Larry rappresenta una funzione sineddotica, avranno presto terribili conseguenze. Se non le hanno già avute.

E chissà se davvero quel gesto di cancellare un’insufficienza ha provocato l’arrivo di quel tornado oppure se tutto era “già scritto”.

Nuovamente non abbiamo certezze, il senso finale di questo film importante e significativo appare ancora incerto e oscuro.

Non resta altro da fare che rivolgerci nuovamente all’elemento chiave che ci ha accompagnati per tutta la visione di A Serious Man: il paradosso.

La matematica ci salverà dall’Apocalisse/La matematica non ci salverà dall’Apocalisse.

 

 

                                                                                                                                       Chimy

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7 commenti

  1. Grandissimo scritto! 🙂

    Provvedo a linkarti nel mio ultimo post.

    Rispondi
  2. Grazie Stefano 🙂

    Chimy

    Rispondi
  3. "Nel finale sarà però lo stesso Larry a cascare nello stesso gioco causa-effetto sui cui ha impostato tutta la sua vita di uomo che, come ripete costantemente, non ha mai fatto niente: il protagonista perde la sua “serietà” e cancella il precedente voto del suo alunno coreano, accettando i suoi soldi e scrivendo titubante la lettera C della sufficienza. 
    L’universo non starà a guardare e la sua azione avrà conseguenze disastrose per il (suo) mondo."

    su questo punto non sono d’accordo, ovvero sì, accetti il mistero, ma accetti quindi il Caos, tutto il film è impostato sul Caos, e anche il Caos ha delle corsie che Potrebbero sembrare ragionevoli per un breve periodo e potrebbero "sembrare" principi di causa effetto e i Coen le usano per giostrare lo spettatore, anche il finale è puro Caos, anch’esso in binari preferenziali, ovvero la telefonata, questo capolavoro è un elogio del Caos, nel bene e nel male, non v’è punizione per cattive azioni, n’è premi per quelle buone, le punizioni e i "premi" sono solo Caos, accetti il mistero, e prima o poi la smetterà di guardare nella dentatura inferiore delle persone, semplicemente perchè ci dimenticheremo e quello che aveva un "senso" prima, che poteva sembrare avere un Motivo!! pur essendo la stessa identica cosa, ma Caotica, non verrà posta più alla nostra attenzione.

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  4. Il tuo pensiero mi affascina moltissimo, ma io credo che nel film ci siano anche dei principi di causa-effetto regolati dal Caos, certo, ma dei quali bisogna tenere conto. E, a mio parere, il fatto che quello che succede nel finale segua alla "perdita della serietà" di Larry sia un qualcosa che appartiene, oltre che al Caos, a una sorta di legge cosmica (seppur strana e paradossale).

    Chimy

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  5. mi è molto piaciuto questo pezzo, specie come puoi immaginare il tuo riferimento al paradosso di Schrödinger
    se ne avessi scritto lo avrei fatto in relazione all’indeterminazione di Heisenberg (anche perché alcune idee di montaggio lo richiamano molto, secondo me, al di là del fatto che il teorema venga espressamente citato)

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  6. Post interessantissimo e ricco di spunti di riflessione. Come ben dici la scena del dialogo tra il protagonista e il genitore dello studente coreano è davvero straordinaria. Ho gradito moltissimo anche la sequenza del doppio incidente.

    Rispondi
  7. @dome: grazie :). Avresti dovuto scriverne, sarebbe stato un gran post!

    @ale: grazie anche a te :). La scena del doppio incidente è per me la migliore di tutto il film.

    Saluti

    Chimy

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