City of Life and Death: la strage di Nanchino secondo Chuan Lu

Premessa: altra recensione di uno dei film più belli e importanti visti al Far East Film Festival di Udine 2010.
 

È Nanchino la città della vita e della morte, luogo dove, tra il dicembre 1937 e il febbraio 1938 si è svolta una terribile strage di civili cinesi per mano di soldati giapponesi, durante uno dei momenti più scuri che precedono lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nonché uno dei momenti più scuri della storia cinese e giapponese. Sono state stimate, infatti, 300 mila vittime civili e almeno 20 mila stupri.
Chuan Lu, alla sua terza pellicola (e terza pellicola di genere bellico), realizza un film di indubbio impatto, riuscendo a non schierarsi, mostrando le due facce di una strage, senza cadere mai nel patetismo e nella propaganda accusatoria nei confronti del Giappone.
City of Life and Death, infatti, mostra in parallelo ciò che accade in un campo di rifugiati civili a Nanchino, e quello che succede nell’accampamento giapponese, scegliendo, in entrambi i casi, alcuni personaggi su cui concentrare la narrazione.
Il film, così, tra magistrali sequenze di battaglie, poste nella parte iniziale del film, e momenti di terribile vita quotidiana per soldati e civili, mostra sequenze di fortissimo pathos, dove a guidare l’emozione dello spettatore troviamo una macchina da presa che ribadisce la forza del cinema nel trasmettere lirismo e poesia.
Ma City of Life and Death è inoltre un  film che picchia pesante, che mostra l’orrore delle azioni giapponesi ma anche la realtà dei soldati nipponici. E City of Life and Death è un film che funziona e cattura lo spettatore nonostante la narrazione minimale, e nonostante l’assoluta mancanza di un punto di vista privilegiato, specie nelle pregevoli sequenze di battaglia iniziali. In City of Life and Death il punto di vista privilegiato è quello della macchina da presa, che cattura e trasmette due realtà opposte ma che si trovano a condividere un orrore che, sia per la vittima che per il carnefice, non può essere dimenticato.
City of Life and Death è un film onesto e necessario, che fa in una sola pellicola quello che Clint Eastwood fece, in due parti, con Flags of Our Fathers e Lettere da Iwo Jima: mostrare due parti in lotta, ma due parti fatte di uomini, sangue e (dis)onore.

 

Para
Voto Para: 3/4

 

In regalo, per voi, uno dei grandi momenti del film: la parata giapponese che celebra la conquista di Nanchino.

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2 commenti

  1. (Ecco, volevo ben dire! Una recensione su qualsiasi altro film visto al FEFF avrebbe portato a delle conseguenze ^__*)Film bello, doloroso e necessario! Personalmente ho molto apprezzato il punto di vista del soldato giapponese, fondamentale perchè da al film il perfetto equilibrio. 

    Ottimo il video che hai inserito: sicuramente non "forte" come le immagini delle violenze perpetrate dall' esercito giapponese ma ugualmente molto intenso ^__^

     

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  2. Weltall, c'è sempre Kimmy Dora nei nostri cuori, ma è un film troppo grande per una semplice recensione! :)Riguardo al video quella è una parte che mi aveva colpito molto. Certamente non un momento che "picchia duro", ma comunque un momento notevole, sia per impatto che per il senso nascosto tra le sue pieghe.E sono d'accordo con te riguardo la parte giapponese, certamente necessaria.Saluti.Para

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