Dall’impegno di Ken Loach all’animazione di Winnie The Pooh, nel weekend di Pasqua arrivano film per tutti i gusti

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

Un weekend per tutti i gusti e per tutte le fasce di pubblico: da un film “adulto” impegnato politicamente a uno d’animazione per i più piccoli, passando per due titoli rivolti prevalentemente agli adolescenti.
Mentre lo scorso venerdì, al di là degli esiti al botteghino, gli occhi degli appassionati erano generalmente puntati verso l’ottimo «Habemus Papam» di Nanni Moretti, questa settimana escono pellicole, molto diverse l’una dall’altra, che si divideranno le preferenze degli spettatori.
All’interno del gruppetto emerge, visto il nome del regista, l’ultimo lavoro di Ken Loach, «L’altra verità», presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes.
Come spesso capita nelle opere dell’autore inglese, al centro della storia c’è un’amicizia di lunga data fra due uomini: Frankie e Fergus si sono conosciuti a Liverpool nel 1976, durante il loro primo giorno di scuola, e da quel momento sono diventati inseparabili.
Le loro strade s’incroceranno anche nel mondo del lavoro quando, nel settembre del 2004, Fergus (diventato soldato della Sas, le forze speciali britanniche) riuscirà a convincere Frankie a unirsi alla sua squadra di contractor (le guardie armate, al servizio di privati, un tempo definite più semplicemente “mercenari”) a Baghdad, salariati con una paga molto alta in una guerra sempre più privatizzata. Quando Frankie, nel settembre del 2007, verrà ucciso sulla Route Irish (la strada, considerata la più pericolosa del mondo, che collega l’aeroporto di Baghdad alla Green Zone della capitale irachena), Fergus rifiuterà la versione ufficiale dei fatti e inizierà a indagare sulla morte dell’amico.
Dopo i toni da commedia de «Il mio amico Eric», Ken Loach torna a pizzicare le sue corde abituali realizzando una pellicola, impegnata sia da un punto di vista politico che sociale, dai contenuti decisamente forti.
La sua denuncia va contro un sistema sempre più corrotto, di cui fanno parte anche le agenzie di contractor, che approfitta della guerra per ottenere il massimo dei profitti. Anche a discapito dell’etica e del buonsenso.
Nonostante le buone intenzioni, Loach rischia però di farsi prendere troppo la mano dalla sua passione politica: interessato unicamente a far emergere le idee che vuole sostenere, si limita a una regia scolastica, priva di quello spessore (anche dal punto di vista) cinematografico che aveva fatto la fortuna di tante sue opere precedenti. Basti pensare, fra le più recenti, alla Palma d’Oro di Cannes 2006 «Il vento che accarezza l’erba».
Nemmeno la sceneggiatura del fidato, e solitamente bravissimo, Paul Laverty riesce ad alzare il livello di un film i cui colpi di scena risultano spesso scontati e troppo simili a quelli di tanti altri classici titoli del filone “complottista”.
Quello che rimane di «L’altra verità» è quindi la sensazione di un’occasione persa da parte di un regista ancora importante (come dimostra la sua filmografia più recente) che ha voluto, seppur con troppo impeto, dare uno sguardo europeo al delicato tema della guerra in Iraq: argomento fin’ora trattato, con alterne fortune, quasi unicamente dal cinema americano.
 
Film di guerra (anche se presentato sotto l’etichetta di un altro genere) molto diverso da «L’altra verità», è «World Invasion» di Jonathan Liebesman che arriva nelle nostre sale dopo aver ottenuto più di 80 milioni di dollari al box office americano.
Come nel recente «Skyline» dei fratelli Strause, uscito nei cinema italiani a gennaio, «World Invasion» racconta l’evoluzione di un’invasione extra-terrestre sulla città di Los Angeles (e non solo). Un gruppo di marines, capitanati dal sergente maggiore Michael Nantz, verrà chiamato a rispondere agli attacchi alieni.
Seppur sembri appartenere a uno dei più classici sottofiloni della fantascienza, «World Invasion» segue invece la struttura stilistica delle più recenti pellicole di genere bellico: la battaglia, che dura senza soste dall’inizio alla fine del film, è contrassegnata da un montaggio rapido e dinamico, simile a quello che ha fatto la fortuna di «The Hurt Locker» di Kathryn Bigelow.
Nel caso di «World Invasion», il fine di Jonathan Liebesman è però quello di utilizzare questa regia “ad effetto”, composta da un ritmo d’immagini sempre più forsennato, per cercare (seppur inutilmente) di mascherare la totale assenza di una riflessione contenutistica o di una qualsiasi idea che vada oltre la forma del film.
La battaglia diventa sempre più schematica col passare dei minuti e nemmeno i ricchi effetti speciali, che dovrebbero essere il fiore all’occhiello della pellicola, potranno facilmente sopperire alla noia crescente che il pubblico rischierà di provare fin dalle primissime sequenze.
Dopo un breve incipit, seguito dal classico flashback che torna alle ore prima dell’attacco, «World Invasion» diventa infatti una sorta di trasposizione cinematografica di un “videogioco sparatutto”, un genere che ormai da diversi anni va di moda fra i tanti appassionati (adolescenti e non). Se questa modalità, in cui l’azione consiste nello sparare continuamente con diverse armi ai nemici che ci si trova davanti, può funzionare bene nell’universo videoludico, in cui l’utente è chiamato a partecipare in prima persona, rimane più di un dubbio che possa essere resa efficacemente (se non per poche sequenze) sul grande schermo.
 
Altro film in uscita rivolto prevalentemente a un pubblico adolescente è «Cappuccetto rosso sangue» di Catherine Hardwicke, scelto come titolo d’apertura del Future Film Festival di Bologna che si sta svolgendo in questi giorni.
La regista americana, nota per aver diretto il primo episodio della saga di «Twilight», riprende la celebre favola di Charles Perrault per realizzarne una versione gotica, ambientata in un piccolo villaggio medievale costantemente minacciato da un lupo mannaro che vive nella foresta circostante. La protagonista della pellicola è Valerie, affascinante ragazza divisa tra due spasimanti, che si ritroverà direttamente coinvolta nella caccia alla creatura.
Nonostante la Hardwicke si sia visibilmente impegnata nel tentativo di ricreare la formula di enorme successo di «Twilight», i risultati non sono stati quelli sperati (almeno per quanto riguarda il box office americano) seppur non sia difficile capirne i motivi.
La sua regia, sempre didascalica, è infatti priva di guizzi e incapace di trasmettere il senso di mistero che la storia vorrebbe portare avanti. Inoltre i tanti colpi di scena finali non riescono a rendere meno scontata una sceneggiatura che si trascina stancamente fin dalle primissime battute.
Persino Julie Christie, nei panni della nonna di Valerie, appare visibilmente sprecata, così come Gary Oldman che, nonostante risulti efficace nell’ennesimo ruolo oscuro della sua carriera (qui è un cacciatore di licantropi), non riesce con il suo carisma a sollevare le sorti di una pellicola di livello davvero basso.
 
A chiudere il cerchio delle uscite pasquali (seppur sia in sala da mercoledì) troviamo un film che farà felici (soprattutto) i più piccoli: «Winnie The Pooh – Nuove avventure nel bosco dei 100 acri» diretto da Stephen J. Anderson e Don Hall.
Il celebre orsetto goloso di miele, nato negli anni ’20 del ‘900 dalla penna di Alan Alexander Milne, fa da più di trent’anni («Le avventure di Winnie Pooh» è del 1977) capolino sul grande schermo con buoni risultati.
Anche in questo caso l’esito è più che soddisfacente grazie a una storia, semplice ma intensa, che fa da sfondo alle psicologie dei sempreverdi protagonisti: dall’asino depresso Hi-Ho all’impaurito maialino Pimpi.
Nonostante sia distante dalle eccellenze tecniche raggiunte da molte recenti pellicole animate, «Winnie The Pooh – Nuove avventure nel bosco dei 100 acri» è un prodotto decisamente gradevole e spontaneo che, grazie soprattutto alla sua messa in scena tradizionale (da segnalare un’ottima sequenza realizzata con lo stile dei gessetti colorati) lontana dall’invasività del 3d, svetta fra i consigli che ci sentiamo di darvi fra le uscite di questa (non troppo ricca, cinematograficamente parlando) settimana.
Un risultato che forse nemmeno il saggio gufo Uffa avrebbe potuto immaginare.

Chimy

Voto L'altra verità: 2/4

Voto World Invasion: 1,5/4

Voto Cappucetto rosso sangue: 1,5/4

Voto Winnie The Pooh: 2,5/4

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9 commenti

  1. Cioè mi stai dicendo che il meglio della settimana è Winnie The Pooh? ^__*

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  2. Ebbene sì carissimo 🙂

    Ci si vede settimana prossima!

    Chimy

    Rispondi
  3. Attendo il vostro post su Habemus Papam … 
    Rob.

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  4. Vedremo cosa riusciamo a fare 🙂

    Un saluto

    Chimy

    Rispondi
  5. Anche io attendo news su Habemus Papam
    In me ha partorito sangue e poesia
    Nell'attesa, ci gusteremo Winnie The Pooh, con trepidazione

    Rispondi
  6. Mi spiace per i film di Loach. Speravo molto di vedere qualcosa di diverso sulal guerra in Irak. A quanto pare si è lasciato "trascinare" da un impeto che deve averlo messo fuori strada. Peccato.

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  7. "Habemus Papam" l'ho trovato un film umanissimo, che parla più della solitudine che del potere. Alcune cose non mi hanno convinto (il torneo di beach volley, il pre-finale nel teatro), ma nonostante qualche altalenanza, lo reputo uno dei film più profondi usciti negli ultimi mesi. Piccoli straordinario.

    Chimy

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  8. In me ha lasciato un numero variabile di bozze sparse e un fastidio per il "morettismo" dirompente e senza direzione (nè politica, nè psicoanalitica, nè umana).

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  9. Il morettismo ha dato un po' fastidio anche a me in effetti, ma credo che venga superato da momenti di grandissima delicatezza cinematografica.
    Mi viene in mente il momento del conclave, del viaggio di Piccoli sull'autobus ma anche tutta l'ironia sull'attenzione mediatica verso l'annuncio del nuovo papa…

    Chimy

    Rispondi

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