Un weekend all’insegna dell'ottimo cinema con la fantascienza di «Melancholia» e il dramma familiare di «Una separazione»

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

L’apocalisse secondo Lars von Trier e una drammatica separazione nell’Iran contemporaneo: questo weekend arrivano nelle nostre sale due pellicole particolarmente suggestive, pronte a far parlare a lungo di sé.
Tra queste la più attesa è «Melancholia», l’ultima fatica del danese Lars von Trier, presentata allo scorso Festival di Cannes, dove la protagonista Kirsten Dunst ha ottenuto il premio per la miglior attrice mentre il regista veniva bandito dalla kermesse per le sue dichiarazioni filonaziste.
Il caso mediatico che ne è scaturito ha in parte distolto l’attenzione dal film, che avrebbe meritato una pubblicità di tutt’altro livello. Il titolo «Melancholia» si riferisce sia al nome di un gigantesco pianeta, destinato a scontrarsi con la Terra arrivando a distruggerla, sia allo stato d’animo della giovane Justine, afflitta da una profonda depressione che nemmeno il matrimonio ha saputo guarire.
Dopo il discusso, e ancor più discutibile, «Antichrist» del 2009, von Trier ritrova la verve di un tempo realizzando un’opera d’indubbio fascino, sempre coerente e perfino personale, partendo dalla rappresentazione della malattia di cui da anni è vittima anche lo stesso regista.
Nonostante perda un po’ di smalto col passare dei minuti, a causa di eccessive ridondanze narrative, «Melancholia» è uno dei ritratti più sinceri e angoscianti al tempo stesso dell’Apocalisse, che molto raramente è stata dipinta sul grande schermo con immagini tanto seducenti.
Oltre a Kirsten Dunst è d’obbligo segnalare l’ottima performance dell’intero cast, che conta tra gli interpreti di contorno anche Charlotte Rampling, John Hurt e Stellan Skarsgård.
 
Titolo altrettanto importante è «Una separazione», film diretto dall’iraniano Asghar Farhadi premiato con l’Orso d’oro all’ultimo Festival di Berlino.
Al centro di una trama dalla complessa semplicità vi sono Nader e Simin, marito e moglie che, dopo aver ottenuto il visto per lasciare l’Iran, sembrano aver perso il desiderio di stare insieme: Nader si rifiuta di andarsene dal paese per non abbandonare il padre afflitto da Alzheimer e Simin intende chiedere divorzio per partire ugualmente insieme alla figlia Termeh.
Da questa introduzione si apre un’inattesa spirale di eventi che fanno di questa pellicola, a metà tra il giallo alla Hitchcock e il cinema di denuncia sociale, una delle visioni cinematografiche più coinvolgenti degli ultimi tempi.
Infatti, fino e oltre uno struggente finale, gli spettatori si troveranno indecisi a giudicare e scegliere da che parte stare, sommersi dai diversi punti di vista dei personaggi che, nella loro conflittualità, hanno in comune una disperazione personale facilmente assimilabile alla condizione in cui verte oggi il popolo iraniano (e non solo).
 
Per chi invece cerca una visione più leggera, ecco «Un poliziotto da happy hour», diretto dall’esordiente John Michael McDonagh, con Brendan Gleeson.
L’attore interpreta Jerry Boyle, sergente di provincia irlandese dai modi poco ortodossi, che si troverà fiancheggiato da un agente dell’FBI per debellare un traffico internazionale di droga.
A metà tra il thriller comico e il western contemporaneo, dove alla Monument Valley si sostituisce l’altrettanto selvaggio parco del Connemara, «Un poliziotto da happy hour» è un curioso viaggio nella cultura gaelica, seppur con diversi cliché e svolte narrative poco originali.
Se la regia è piuttosto monotona, a rendere il film divertente ci pensa Gleeson che, tratteggiando un personaggio spesso irresistibile, riesce a ottenere quello spazio che troppo raramente, in una carriera quasi unicamente segnata da ruoli secondari, gli era stato concesso in precedenza.

Chimy

Voto Melancholia: 3/4

Voto Una separazione: 3/4

Voto Un poliziotto da happy hour: 2/4

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7 commenti

  1. Quindi The guard non è proprio un gioiello. Avevo qualche sospetto ma non so perché mi convincevo che doveva essere una bomba. Fa piacere almeno che Gleeson sia bravo, ma forse questo era sottinteso. Il dubbio infatti, per me, era se il film costruitogli intorno fosse solido o meno…

    Noodles

    Rispondi
  2. Dovrei riuscire a vedere Melancholia domani. E non vedo l'ora. Sembra un film molto interessante.

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  3. @noodles: The Guard è comunque da vedere, forse sono stato troppo duro per alcune cadute di stile ma nel complesso è un lavoro interessante che potrebbe piacerti…

    @luciano: credo che ti piacerà molto 🙂

    Saluti

    Chimy

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  4. Melancholia mi ha conquistata già dal trailer. Non vedo l'ora di riuscire a vederlo.

    Rispondi
  5. Credo che piacerà anche a te 🙂

    Ciao, a presto

    Chimy

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  6. Tra quelli usciti ho visto melancholia, super e un poliziotto da happy hour. Tra questi il film che ho preferito è "un poliziotto da happy hour"; un film molto divertente ma anche molto interessante per capire cosa significa essere irlandesi. Super è un film originale, fumettistico, che risulta abbastanza piacevole. Invece, a mio avviso, Melancholia è una delusione. Va bene la fotografia è fantastica e gli attori sono bravi, ma il ritmo è troppo lento. Ho faticato tantissimo ad arrivare alla fine e, onestamente, mi sono anche annoiato. Tra l'altro quella telecamera che balla continuamente, a mio avviso, non è stata una scelta felice (a tratti mi sentivo male). Comunque per chi interessa ho scritto le recensioni sul mio blog:
    letteraturaecinema.blogspot.com

    ciao ciao

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  7. Ciao, non concordo su Melancholia come puoi immaginare 🙂 A me non ha annoiato per nulla, seppur potesse essere tranquillamente meno lungo, e soprattutto la telecamera che balla l'ho trovata funzionale al racconto e coerente con le precedenti regie di von Trier che spesso utilizzavano tale modalità.
    Super purtroppo non l'ho visto…

    Ciao!

    Chimy

    Rispondi

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