Nelle sale arriva lo scandaloso «Shame» e lo spionistico «La talpa», con due interpreti in stato di grazia

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

Il nuovo anno cinematografico si è aperto all’insegna delle grandi interpretazioni maschili: dopo l’intensa performance di Leonardo DiCaprio in «J. Edgar» di Clint Eastwood, uscito la scorsa settimana, è il turno di Michael Fassbender e Gary Oldman che, rispettivamente in «Shame» e ne «La talpa», sono pronti a contendere all’ex divo di «Titanic» (il grande favorito insieme a Brad Pitt per «L’arte di vincere» e Jean Dujardin per «The Artist») la vittoria al premio Oscar come miglior attore dell’anno. Fassbender in «Shame» torna a lavorare per la seconda volta con Steve McQueen, il regista che per primo aveva valorizzato tutto il suo talento in «Hunger», pellicola del 2008 inedita in Italia, in cui l’attore vestiva i panni dell’attivista nordirlandese Bobby Sands. In «Shame» invece Fassbender interpreta, con straordinaria efficacia, il non facile ruolo di Brandon, brillante trentenne newyorkese, succube di una vera e propria dipendenza dal sesso che gli impedisce di vivere una normale relazione sentimentale. Il suo già precario equilibro mentale rischierà di spezzarsi quando Sissy, la sua insicura sorella minore interpretata da Carey Mulligan, decide di stabilirsi nel suo appartamento. «Shame» è soltanto l’opera seconda di Steve McQueen (non è un nome d’arte: si chiama proprio come il celebre attore di «Bullit»), ex video-artista di talento nato a Londra nel 1969, ma il suo tocco registico è già ben riconoscibile: lunghi piani sequenza e una incisiva rappresentazione claustrofobica degli ambienti (in «Hunger» la prigione, qui l’appartamento di Brandon) circondano il protagonista in una spirale di vergogna dalla quale l’unica via d’uscita sembra essere il sorriso di una sconosciuta. Grazie anche a un ottimo lavoro sul rapporto tra suoni e immagini, «Shame» rappresenta uno dei titoli più affascinanti visti alla scorsa Mostra di Venezia, dove Fassbender ha ottenuto la Coppa Volpi come miglior attore. Non ancora insignita di premi tanto importanti, seppur sia giustamente in odore di nomination agli Oscar come non protagonista, Carey Mulligan a cui basta cantare «New York New York», in una delle sequenze più struggenti del film, per rivelarci i sogni di Sissy e il suo rapporto con Brandon meglio di qualsiasi parola.

Sempre alla scorsa Mostra di Venezia è stato presentato «La talpa» di Tomas Alfredson, secondo titolo particolarmente atteso tra le uscite del weekend. Tratto da un noto romanzo di John Le Carré, «La talpa» è ambientato nei primi anni ’70 in piena guerra fredda e ha per protagonista George Smiley, un ex-agente dei servizi segreti inglese in semi-pensionamento, cui viene affidato il compito di scovare una talpa filo-sovietica all’interno dei gradi più alti della sua vecchia organizzazione. Affascinante ritratto d’epoca, «La talpa» rimanda, sia per messa in scena che per scelte narrative, ai classici thriller spionistici del periodo in cui la pellicola è ambientata, ma l’omaggio non riesce fino in fondo: se l’intero apparato tecnico è sempre degno di nota, le continue sovrapposizioni narrative rendono la visione troppo fredda e spesso difficile da seguire. Il lavoro del regista svedese Alfredson appare comunque rigoroso e, tra le note positive, è da segnalare un’ ottima prestazione complessiva del cast in cui svetta la recitazione minimale, silenziosa e mai sopra le righe di un perfetto Gary Oldman.

Per chi invece cercasse una visione meno impegnativa, ecco l’horror «Non avere paura del buio» diretto da Troy Nixey con Guy Pearce e Katie Holmes. Protagonista è la piccola Sally, una bambina taciturna che si è appena trasferita col padre e la nuova compagna di lui in un’antica villa piena di segreti. Perlustrando la cantina della casa Sally libererà delle creature malvagie che vogliono trascinarla nell’oscurità. Dopo una prima parte avvincente, «Non avere paura del buio» si adagia sui canoni convenzionali della maggioranza delle recenti produzioni horror facendo scemare l’attenzione col passare dei minuti. L’esordiente Nixey, pur riuscendo a trasmettere tensione agli spettatori, si limita a spesso a riprodurre troppo pedissequamente lo stile di Guillermo Del Toro, autore de «Il labirinto del fauno», qui nella doppia veste di sceneggiatore e produttore.

Chimy

Voto Shame: 3/4

Voto La talpa: 2,5/4

Voto Non avere paura del buio: 2/4

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3 commenti

  1. Buongiorno,

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    mentre per le questioni economico-finanziarie ti contatteranno altri miei colleghi.

    In attesa di una tua risposta
    ti auguro una buona giornata.

    Rispondi
  2. Film molto intenso che ho visto e “subito” come un pugno nello stomaco. Mi è piaciuto ma devo ancora metabolizzarlo.

    Rispondi
  3. Sensazioni che ho provato anch’io.

    Un saluto,

    Chimy

    Rispondi

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