Marco Tullio Giordana porta sul grande schermo la strage di Piazza Fontana, tra ricerca della verità e forte partecipazione emotiva

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

 

Il 12 dicembre 1969 dovrebbe essere una data impossibile da dimenticare. Eppure, a poco più di quarant’anni dall’attentato di Piazza Fontana, in cui persero la vita diciassette persone e da cui scaturì una sequela di fatti e morti oscure, la memoria appare confusa, annebbiata, soprattutto per le giovani generazioni. Per questo motivo, ma non solo, Marco Tullio Giordana, autore tra i più impegnati della nostra cinematografia attuale, ha deciso di realizzare «Romanzo di una strage», la pellicola più attesa tra le nuove uscite del weekend, incentrata sulle presunte verità nascoste dietro a quel tragico evento. Insieme agli esperti Sandro Petraglia e Stefano Rulli, Giordana costruisce un’ottima sceneggiatura, scandita da una coerente divisione in capitoli, in cui si alternano personaggi e situazioni legate da un unico filo conduttore.

Dopo il passo falso di «Sangue pazzo», Giordana, con la sua tipica messa in scena semplice ma efficace, è riuscito a tornare ai fasti de «I cento passi» coinvolgendo emotivamente il pubblico senza ricorrere a bassi mezzi retorici. Alcuni gli criticheranno di non aver preso una posizione decisa su alcuni episodi, la morte di Pinelli in primis, ma a volte un rumore fuori campo può (di)mostrare più di qualsiasi immagine.

Nonostante alcuni momenti in cui il ritmo tende a calare, «Romanzo di una strage», grazie anche a un cast in buona forma, risulta un film importante, in grado di scuotere e far riflettere sulla storia del nostro paese di ieri e di oggi. Al di là delle facili polemiche che farà immancabilmente scaturire.

 

Tra le nuove uscite c’è anche da segnalare «I colori della passione», progetto curioso e altrettanto coraggioso diretto dal polacco Lech Majewski. Artista a tutto tondo, Majewski ci propone in questo caso un viaggio all’interno de «La salita al calvario», quadro dipinto da Peter Bruegel il vecchio nel 1564, in cui la Passione di Cristo è ambientata nelle fiandre del XVI secolo, oppresse dall’occupazione spagnola. Pellicola più contemplativa che narrativa, «I colori della passione» è un’operazione affascinante e meticolosa, in cui ogni singolo fotogramma ricorda, per posizione dei personaggi e scelte di luce, le tele dei maestri fiamminghi. Seppur mai fine a se stesso, il gioco del regista rischia di risultare col passare dei minuti troppo ostico anche per gli spettatori più volenterosi, considerando inoltre la quasi totale assenza di comunicazione verbale tra i tanti personaggi in scena: Bruegel, interpretato da un inusuale Rutger Hauer, li guida e li controlla, ma i dialoghi sono totalmente ridotti all’osso.

 

Lavoro molto meno suggestivo e particolare, è invece quello di Anne Fontaine, autrice de «Il mio migliore incubo!» con protagonista Isabelle Huppert. L’attrice francese interpreta Agathe, direttrice snob e sarcastica di una fondazione d’arte contemporanea, residente con il marito editore François e il figlio Adrien in un appartamento di 200 metri quadrati nel centro di Parigi. La sua vita cambierà dopo l’incontro con Patrick, zoticone padre di un amico di Adrien, che vive nel retro di un furgone e sperpera nell’alcol i pochi soldi che riesce a guadagnare. Classica vicenda di mondi opposti che iniziano pian piano ad attrarsi, «Il mio migliore incubo!» è l’ultimo esempio di un filone di commedie transalpine su argomenti simili, basti pensare a «Giù al nord» di Dany Boon o a «Quasi amici» della coppia Nakache-Toledano, in grado di ottenere anche da noi ottimi risultati ai botteghini. In questo caso però la trama risulta piatta e scontata, priva di quell’audace ironia che aveva fatto la fortuna dei titoli menzionati sopra. Certamente non valorizzata da una regia scolastica, Isabelle Huppert è decisamente sotto i suoi livelli abituali, ma ci auguriamo di ritrovarla al meglio in «Amour», la nuova fatica di Michael Haneke prevista tra i titoli più attesi del prossimo Festival di Cannes.

 

Chimy

Voto Romanzo di una strage: 3/4

Voto I colori della passione: 2,5/4

Voto Il mio migliore incubo!: 1,5/4

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4 commenti

  1. cinemasema

     /  1 aprile 2012

    Sembra un film molto interessante. Assolutamente da vedere.

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  2. Come ho scritto da me, ho trovato Romanzo di una strage proprio un bel film. A parte forse l’unico neo di una ricostruzione finale dei fatti un pò semplicistica (quella spiegata da Calabresi nell’ultima scena prima dell’epilogo del film) ho apprezzato il film sia per come tratta in maniera organica la moltitudine di argomenti e temi che caratterizzarono la vicenda della strage di piazza fontana (il ruolo di moro, gladio, il golpe borghese, la strategia della tensione) che per la dimensione umana con cui sono stati rappresentati pinelli e calabresi (merito anche dei due interpreti). Un gran bel film, di uno dei pochi registi d’inchiesta veri che ci siano rimasti.

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    • Concordo e aggiungo che gli stessi pregi li ho trovati anche in “Diaz” che ho appena visto con grande ritardo. Chissà che tra una decina d’anni anche Vicari non sia da annoverare in quel gruppo dei registi d’inchiesta che hai citato…

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