Weekend all’insegna del cinema fantastico: dai vampiri di Tim Burton ai “super-adolescenti” di «Chronicle»

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

 

Da una soap opera degli anni ‘60 a un lungometraggio firmato Tim Burton: questa è la storia di «Dark Shadows», serie televisiva di culto (soprattutto negli Stati Uniti) ideata da Dan Curtis, tra le prime a proporre sul piccolo schermo figure soprannaturali in orari diurni. Da sempre dichiarato fan della serie, Burton ha voluto trarne un film, in uscita questo venerdì in contemporanea mondiale, per il quale ha chiamato nuovamente al suo fianco Johnny Depp, in quella che rappresenta la settima collaborazione tra i due. L’attore interpreta Barnabas Collins (personaggio i cui panni erano vestiti da Jonathan Frid nella serie originale), vampiro dandy ai limiti del kitsch che, dopo essere rimasto sepolto vivo in una bara per quasi duecento anni, viene accidentalmente liberato. Inizialmente entusiasta, Barnabas si ritroverà catapultato in un mondo molto diverso da quello che si ricordava: la sua, un tempo grande, proprietà è caduta in rovina e i suoi curiosi discendenti non se la passano tanto meglio. Ambientato nel 1972 (l’anno dopo la conclusione della soap opera televisiva), «Dark Shadows» alterna sistematicamente diversi registri stilistici, dall’horror al grottesco passando per il melodramma, con esiti non sempre armoniosi. I momenti visivamente suggestivi non mancano, ma, dopo il grande successo commerciale di «Alice in Wonderland», sembra che Burton sia costantemente preoccupato di trovare il giusto compromesso tra scelte personali e ragioni di cassetta: ne risulta un film altalenante, dove il talento del regista americano emerge soltanto a sprazzi. Tra le note positive, da segnalare un cast in ottima forma dove, oltre a un divertente cameo di Alice Cooper, svettano Michelle Pfeiffer ed Helena Bonham Carter.

 

Altro titolo di genere fantastico è «Chronicle», esordio alla regia di Josh Trank (in precedenza autore soltanto per il piccolo schermo), che arriva nelle nostre sale reduce da un ottimo successo ai botteghini americani. La trama ruota attorno a tre liceali che, dopo una casuale esposizione a radiazioni provenienti da un blocco di cristallo, si accorgono di aver acquisito incredibili poteri telecinetici. Molto presto però uno di loro, Andrew, sfogherà tutta la sua repressione esistenziale accrescendo le sue abilità in un vero e proprio delirio d’onnipotenza. Girato con la tecnica del “found footage” (la modalità narrativa in cui si aggrega, in maniera fittizia, del materiale girato con le videocamere degli stessi protagonisti), «Chronicle» rimane spesso vittima di scelte estetiche che, ormai sempre più abusate, ne limitano la freschezza e la portata innovativa. Scritto da Max Landis, figlio del celebre John, il film vorrebbe proporre una riflessione sulle conseguenze che possono nascere dal senso di solitudine in un adolescente, ma la portata psicologica della pellicola risulta sbrigativa e poco approfondita.

 

Tra le nuove uscite, particolarmente atteso è infine l’ultimo lavoro di Philippe Lioret, «Tutti i nostri desideri», presentato alla scorsa Mostra di Venezia all’interno delle Giornate degli Autori.
Dopo il toccante «Welcome» del 2009, Lioret ripropone al centro della scena un gruppo di persone i cui destini verranno uniti da un’imprevedibile tragedia: tra questi vi è Claire, un giudice, giovane madre e moglie, che scopre di avere una malattia incurabile ma decide di non rivelarlo ai familiari. L’obiettivo dei suoi ultimi mesi di vita sarà quello di sostenere la causa di Celine, altra giovane madre, assillata e raggirata dagli istituti di credito con i quali si è indebitata per cercare di mantenersi. Mentre il processo andrà avanti, Claire cercherà di programmare quello che sarà il futuro dei suoi cari senza di lei. Tratto dal romanzo «Vite che non sono la mia» di Emmanuel Carrére, «Tutti nostri desideri» segna un deciso passo indietro nella carriera di Lioret: nonostante le capacità del regista di ritrarre con umana partecipazione i suoi personaggi siano rimaste invariate, il suo stile appare meno spontaneo rispetto a quello messo in scena nella sua pellicola precedente. Se in «Welcome» infatti la narrazione procedeva senza intoppi, in «Tutti i nostri desideri» vi è più di un momento in cui si perde il coinvolgimento nelle vicende raccontate, a causa di un ampio ricorso alla facile retorica, spesso infarcita di svolte di sceneggiatura scontate e troppo costruite a tavolino. Peccato,  perché nel film non mancano momenti emotivamente sinceri, dovuti in particolare all’intensa recitazione del sempre notevole Vincent Lindon e della belga Marie Gillain, mai così brava in precedenza.

 

Chimy

Voto Dark Shadows: 2,5/4

Voto Chronicle: 2/4

Voto Tutti i nostri desideri: 2/4

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10 commenti

  1. Arrivo ora dalla visione di Dark Shadows, e sapete bene che quando lascio qui dei commenti a caldo vuol dire che è andato tutto molto bene o tutto molto male.
    In questo caso, ahimè, la seconda.
    Secondo me sei stato fin troppo buono e largo di manica col voto; più che film altalenante lo definirei un film terrificante.
    C’è da dire che le colpe del regista sono, in questo caso, limitate a quello che hai sapientemente definito “Burton […] costantemente preoccupato di trovare il giusto compromesso tra scelte personali e ragioni di cassetta”.

    Quel che mi ha lasciato veramente esterrefatto è la scrittura. E qui apro un capitolo.
    Ultimamente di film scritti male (e a volte anche girati o montati male) ne ho visti, Hunger Games e The Avengers per fare due nomi molto recenti. Però, per quanto di scrittura non certo eccelsa, entrambi avevano una loro ragione nel genere o nel target cui erano indirizzati.
    In questo caso, invece, le colpe dello sceneggiatore sono evidenti e macroscopiche: la trama, per quanto la libertà in questo campo fosse limitata dall’inevitabile confronto parentale con la serie tv, è di una banalità quasi sconcertante; l’ambientazione, se non nei primissimi passaggi del film, passa totalmente in secondo piano e anzi viene quasi dimenticata, risultando un elemento da inserire forzatamente di tanto in tanto, giusto per ricordare che sì, ci troviamo negli anni ’70. Al di là di qualche siparietto simpatico, la storia poteva svolgersi nel paleolitico o nel futuro di Blade Runner, nessuno avrebbe notato la differenza. Il finale non lo spoilero (ma che lingua è? :)) ma non mi sono tagliato le vene solo per mancanza di oggetti acuminati nelle vicinanze.
    Ma la cosa ancora peggiore è la scrittura dei personaggi: piatti, senza vita, senza caratteristiche che li rendessero anche minimamente interessanti. Johnny Depp è dandy solo perché è Johnny Depp e ha uno sciarpino, Eva Green non fa altro che sbattere gli occhi per tutto il tempo perché altro non può fare, Chloe Moretz sembra un personaggio inserito a forza a scrittura terminata perché il figlio dello sceneggiatore minacciava di andare avanti a piangere per svariate notti nel caso non fosse stato inserito… E così via.

    Torno sulle scene finali perché proprio non ce la faccio…
    AVVISO DI SPOILER

    Siamo tutti in casa e siamo pronti a un po’ di effetti speciali per giustificare il fatto che comunque un budget c’era. Dei personaggi che sembrano marionette sono pronti a dar vita al teatrino della lotta, e fin qui tutto bene (o quasi).
    Alt!
    Carolyn è un lupo mannaro. Perché? Perché ad Angelique pareva che ci stesse bene mandare un lupo mannaro a mordere un parente a caso di Barnabas nella culla. Il tutto risolto con una linea di dialogo.
    Inquietante…
    Finito?
    No, mettiamoci pure una Banshee!
    Urlo e fine della lotta. Del tipo: qual è l’elemento risolutivo? Un tormentone noiosamente propinato dal povero bimbo per tutto il film, che non si era però mai visto e di cui qualcuno probabilmente si era pure dimenticato.
    Giuro che a un certo punto mi aspettavo l’entrata della banda di Scooby Doo al completo…
    Il finale finale poi non lo sto nemmeno a commentare: sono anni che ci propinano Twilight e mi si risolve tutto così? Con una caduta da una rupe? 35 secondi senza pathos per dare senso ad un film?
    L’avesse almeno lasciata morire…

    FINE SPOILER

    Al di là della tristezza che mi pervade nel pensare che questo film sia targato Tim Burton (con ancora negli occhi Big Fish e la sua narrazione sognante ed evocativa…), credo che ci troviamo di fronte ad un problema che oltreoceano dovrebbero cominciare a pensare di affrontare.
    Ma forse non solo là, dato che l’anno scorso mi sono imbattuto in un bando (italiano) di concorso per sceneggiatori che chiedeva ai partecipanti di limitarsi ad inviare dei soggetti, dato il livello tremendo di scrittura degli elaborati che avevano ricevuto negli ultimi anni.
    Ad Hollywood sono anni che mancano idee, ma almeno una volta le storie, anche se banali o ripetitive, erano scritte bene. Ora, invece, sembra di trovarsi continuamente di fronte ai primi esercizi di sceneggiatura di qualche matricola entrata in una scuola di cinema per il rotto della cuffia.
    A questo punto, forse, era meglio Michael Bay, che riempiva i buchi di sceneggiatura con qualche fragorosa esplosione e qualche carrettata di dollaroni (sto scherzando).
    Comunque sono sempre più convinto che gli sceneggiatori bravi abbiano messo le tende fuori dagli studi televisivi, in attesa dell’opportunità di poter scrivere una serie TV…

    Un amareggiato
    Legolas

    Rispondi
  2. Caro Legolas, innanzitutto è sempre un piacere leggerti e ospitare i tuoi commenti (fanne di più!!!).
    Devo ammettere che tanti concetti che hai espresso sono gli stessi avuti anche da parte mia al termine della visione: purtroppo il poco spazio a disposizione non mi permette di inserirli tutti o di svilupparli al meglio….

    Concordo in pieno sulla crisi di sceneggiature hollywoodiane del periodo (soprattutto su The Avengers… Hunger Games non l’ho ancora visto, ma mi interessa poco) e Dark Shadows ne è un esempio eclatante: il finale è un pasticciaccio tremendo (concordo su ogni sillaba), la prima parte è troppo patinata mentre secondo me si salvano diverse sequenze “centrali”, al di là della sceneggiatura naturalmente, in cui l’ironia burtoniana viene fuori al meglio insieme al suo talento visivo.

    Sui personaggi sono meno cattivo rispetto a te, perché quantomeno sono ben interpreati e forse risultano adeguati a riassumere le varie caratteristiche psicologiche presenti negli stessi della serie televisiva (parlo per ipotesi). Eva Green mi è piaciuta e il suo personaggio mi è parso una sorta di eroina disperata da romanzi ottocenteschi…. o meglio, mi ha rimandato a quel tipo di narrazione. A tal proposito ti rimando a questa recensione (molto molto positiva, come quella di diversi altri cinefili che hanno osannato il film): http://www.comingsoon.it/News_Articoli/Recensioni/Page/?Key=13557

    Tornando alla sceneggiatura dico una banalità: ma se esce nel 2012 un reboot di Spider-Man, a dieci anni da quello “originale”, abbiamo ancora qualcosa da aggiungere sulla crisi d’idee hollywoodiana?

    Con medesima tristezza ti saluto e spero di ritrovarti presto su queste pagine (e non solo)

    Un abbraccio,

    Chimy

    Rispondi
  3. ale55andra

     /  16 maggio 2012

    Sono curiosissima di vedere tutte e tre queste opere, tempo a disposizione permettendo.

    Rispondi
  4. ale55andra

     /  17 maggio 2012

    Non so, spero sempre in Burton, nonostante le delusioni. Forse riesco a vederlo stasera.

    Rispondi
  5. d’accordissimo su Chronicle. secondo me parte molto molto bene, per poi perdersi. è come se la materia messa in campo gli esplodesse in faccia e non riuscisse più a gestirla, tanto da abbandonare anche le questioni formali messe in campo sin dall’inizio (mi riferisco al finale “spettacolare” che chiama in causa – un po’ troppo convenientemente – un controcampo altro, che non è più estensione dei ragazzi).

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  6. Concordo in pieno Noodles, niente da aggiungere.

    Chimy

    Rispondi
  7. Dark Shadows per me una delusione. Di solito non scrivo recensioni sui film che non ho apprezzato ma in questo caso potrei fare un’eccezione perché devo capire il motivo per cui Burton è “caduto” in una trappola simile. Forse sono troppo severo. Chronicle non l’ho ancora visto.

    Rispondi
    • Ti capisco Luciano, anch’io mi aspettavo di più seppur qualcosa d’interessante l’abbia trovato. Attendo la tua recensione…

      Un saluto,

      Chimy

      Rispondi

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