Weekend a stelle e strisce: dal toccante La fuga di Martha al deludente Molto forte, incredibilmente vicino

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

 

Mentre gli occhi degli appassionati di tutto il mondo sono puntati verso Cannes, in attesa di scoprire domani sera i vincitori del Festival europeo più prestigioso, nelle sale italiane sbarcano questo weekend diverse produzioni statunitensi. Proprio sulla Croisette, all’interno della sezione «Un certain regard», venne proposto lo scorso anno  il film di esordio di Sean Durkin,  «La fuga di Martha», tra i più apprezzati titoli indipendenti a stelle e strisce della scorsa stagione e, di conseguenza, una delle uscite più attese di questo venerdì. Ambientato ai giorni nostri, racconta, attraverso continui flashback, la vita di Martha: la ragazza, poco più che adolescente, decide di scappare dalla piccola comunità, molto simile a una setta, dove ha vissuto per due anni e trovare rifugio a casa della sorella maggiore Lucy. Tormentata dai ricordi del passato e incerta su quale debba essere il suo futuro, Martha rimarrà vittima di una paranoia crescente dalla quale fuggire sembra impossibile. Presentato come un’opera di denuncia sullo stile di vita delle comunità americane, «La fuga di Martha» è soprattutto una toccante riflessione sulla ricerca d’identità di una ragazza che non riesce a trovare un proprio posto nel mondo. A tratti troppo piatta (ma si può perdonare a un esordiente), la regia di Durkin segue costantemente la sua protagonista, interpretata da un’intensa Elizabeth Olsen (sorella minore delle più famose Mary-Kate e Ashley), nel tentativo di trasmettere allo spettatore le sue stesse paure e il medesimo senso di alienazione. Seppur l’obiettivo dell’autore non sia sempre raggiunto, un’inquadratura finale da applausi a scena aperta fa dimenticare i piccoli passi falsi compiuti durante il percorso.

 

Decisamente meno perdonabile è invece «Molto forte, incredibilmente vicino», ultima fatica di Stephen Daldry con Tom Hanks e Sandra Bullock. Tratto dall’omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer, il film ha per protagonista Oskar Schell, un bambino di nove anni che ha perso il padre negli attentati dell’11 settembre. Quando nell’armadio del genitore trova casualmente una chiave misteriosa, Oskar inizierà un lungo viaggio per le strade di New York nel tentativo di scoprire a quale serratura appartenga. Dopo l’insipido «The Reader» del 2008, Daldry in «Molto forte, incredibilmente vicino» prosegue nel realizzare un cinema ricattatorio per spingere il pubblico a commuoversi a tutti i costi, attraverso uno stile retorico e artificioso. Se nel romanzo i legami tra la ricerca del protagonista e il crollo delle Torri Gemelle erano sempre approfonditi, nel film l’11 settembre viene solo sfruttato sfacciatamente e superficialmente per accrescere il pathos degli eventi mostrati. All’interno di un cast davvero sottotono, nemmeno Max Von Sydow (meritatamente candidato all’Oscar come miglior attore non protagonista) riesce ad alzare il livello di una pellicola mortifera dal primo all’ultimo minuto.

 

 

Chimy

Voto La fuga di Martha: 2,5/4

Voto Molto forte, incredibilmente vicino: 1,5/4

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