Nelle sale riparte la saga di «Spider-Man»: riuscirà il supereroe a salvare anche il box office?

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

 

Finalmente il blockbuster che in molti stavano aspettando. Dopo un mese di giugno da incubo per i botteghini italiani, in questa prima settimana di luglio arriva nelle nostre sale, in contemporanea mondiale, «The Amazing Spider-Man», il film chiamato a risollevare le sorti di un box office sempre più in crisi.

Diretto da Marc Webb, alla sua seconda prova per il grande schermo dopo «(500) giorni insieme» del 2009, «The Amazing Spider-Man» è un ritorno alle origini di uno dei supereroi più amati degli ultimi decenni. Non un prequel della saga diretta da Sam Raimi con protagonista Tobey Maguire, ma un vero e proprio reboot: un nuovo inizio in cui Peter Parker, adolescente solitario e introverso, scoprirà di aver sviluppato straordinari poteri dopo essere stato morso da un ragno radioattivo in un laboratorio.

All’interno di un confronto che pare inevitabile (il primo «Spider-Man» di Raimi è di soli dieci anni fa), risulta evidente come, in quest’ultimo lavoro, gli autori abbiano deciso di sacrificare lo spessore psicologico del personaggio a favore di una lettura più semplice e scanzonata: ne risulta così un teen movie di medio livello, che testimonia quale sia la considerazione odierna delle major hollywoodiane per il proprio pubblico di riferimento.

Seppur Marc Webb dimostri di avere buone capacità registiche, le idee visive scarseggiano e la spettacolarità non viene aiutata da un 3d di cui si potrebbe davvero fare a meno.

In un cast in cui i due protagonisti Andrew Garfield ed Emma Stone, rispettivamente interpreti di Peter Parker e Gwen Stacy, fanno il loro dovere e nulla più, il migliore è l’ottimo Rhys Ifans nei panni di Lizard: il cattivo di turno che, come si evince da una sequenza al termine dei titoli di coda, potrebbe tornare anche in un ipotetico sequel.

 

Altro titolo da segnalare in questo weekend, è il particolarmente atteso (soprattutto dal pubblico più cinefilo) «The Way Back», l’ultima fatica del regista australiano Peter Weir, che sbarca nelle nostre sale con quasi due anni di ritardo dalla presentazione al Telluride Film Festival.

Ispirato alle memorie di Slawomir Rawicz, il film, ambientato tra il 1939 e il 1942, racconta la fuga di un gruppo di prigionieri da un gulag siberiano: privi di cibo e di un adeguato equipaggiamento, si avventureranno in un viaggio che riserverà loro difficoltà e tragedie inimmaginabili.

Come spesso è avvenuto nel corso della sua carriera, basti pensare a «Picnic ad Hanging Rock» del 1975 o al più recente «Master & Commander» del 2003, Weir concentra le sue forze nel rendere il paesaggio circostante affascinante e minaccioso al tempo stesso, piuttosto che focalizzarsi sulla ricostruzione storica del periodo di riferimento.

Seppur più macchinoso del solito, anche a causa di una sceneggiatura spesso ridondante, il lavoro dell’autore australiano si dimostra ancora solido e coerente con la sua idea di cinema: come il Jim Carrey di «The Truman Show», altro titolo tra i più rappresentativi della poetica di Weir, anche i protagonisti di «The Way Back» sono esseri umani, sperduti e spesso impotenti, chiamati a lottare con tutte le forze a disposizione per salvarsi e trovare un proprio posto nel mondo.

Tra le note positive, un gruppo di attori in ottima forma, da Jim Sturgess a Colin Farrell, tra i quali svetta un monumentale Ed Harris.

 

Infine, tra le nuove uscite, una menzione per «Quell’idiota di nostro fratello», commedia indipendente americana, diretta da Jesse Peretz con protagonista Paul Rudd.

L’attore interpreta Ned, un trentenne ingenuo e sempre ottimista, che, dopo aver passato un breve periodo in galera per aver venduto droga a un poliziotto, si trova costretto a chiedere aiuto alla sua famiglia, con la quale ha da tempo pochi contatti.

Seppur le prime sequenze appaiano più che discrete, la verve creativa di «Quell’idiota di nostro fratello» si spegne quasi subito rendendolo un prodotto convenzionale e privo d’interesse che, nel tentativo continuo di essere alternativo e scandalizzare, si dimostra molto più politically correct della media delle produzioni a stelle e strisce. Indipendenti o meno che siano.

 

Chimy

Voto The Amazing Spider-Man: 2/4

Voto The Way Back: 2,5/4

Voto Quell’idiota di nostro fratello: 1,5/4

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9 commenti

  1. Niente di interesante, quindi. Avevo intuito che il nuovo Spider Man non era paragonabile al primo. Mi incuriosisce invece The Way Back.

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  2. Inutile Spider Man. Solo una trappola per rimpinzare le casse della Major. Posso capire una rifacimento di Atto di Forza che risale al 1990, ma quello di un film fatto solo dieci anni fa per altro con due sequel terminati 5 anni fa…! Bah.

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    • In effetti… non si può che concordare con te!

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      • C’era necessità di prendermi per i fondelli? Bah.

      • Ma guarda che qui nessuno ti ha preso per i fondelli… non ho capito perché l’hai pensato, ma comunque spero che il malinteso sia chiuso.

        Come leggi anche nel pezzo, concordiamo con la tua idea dell’inutilità di una tale operazione a così breve distanza dall’originale… e in più, al di là di questo, è anche un film inutile di per sé che dimostra la crisi creativa in cui sono finire le major.
        Ho scritto “non si può che concordare con te”, perché ogni altra opinione sarebbe impossibile…

        Nuovamente: spero che il malinteso sia chiuso.

        Un saluto!

  3. Certo, chiuso. Ero cmq incredulo perchè non conoscendoci la tua risposta mi sembrava strana, gratuita. L’ho interpretata come acida, pardon.
    Ciao.

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  4. Come ho scritto da me, Spider-Man mi ha deluso parecchio: il film di marc webb mi è sembrato un pò per bambini (un teen-movie, come dici giustamente) con personaggi che fanno e dicono cose incomprensibili (la scena in cui Peter bacia Gwen rivelandole la sua identità è una cosa inguardabile), e con una sceneggiatura parecchio debole. Salvo qualcosina (il mistero della scomparsa dei genitori, gli effetti speciali) ma per il resto anche Garfield non è granchè, Spider-Man era molto più sfigato di quanto non lo sia lui nel film.
    Un saluto!

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    • Concordo pienamente. E, per quanto mi riguarda, il confronto con Raimi è perso su tutti i fronti.

      Un saluto anche a te!

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