Abraham Lincoln si trasforma sul grande schermo: da saggio uomo politico a violento cacciatore di vampiri

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

 

Un presidente così non si era mai visto: da sempre uno dei personaggi storici più rappresentati sul grande schermo, Abraham Lincoln torna nei nostri cinema in questo weekend in una versione decisamente inedita.

Dopo aver assistito all’omicidio della madre da parte di un vampiro, il giovane Lincoln deciderà di trasformarsi in uno spietato cacciatore di non-morti nel tentativo di realizzare la sua vendetta: così si apre il curioso «La leggenda del cacciatore di vampiri», pellicola che arriva nelle nostre sale dopo aver registrato un vero e proprio flop ai botteghini americani.

Diretto dal kazako Timur Bekmambetov e prodotto da Tim Burton, il film è un adattamento del romanzo «Abraham Lincoln-Vampire Hunter», scritto nel 2010 da Seth Grahame-Smith: lo scrittore di culto, autore anche di un altro mash-up narrativo di successo come «Orgoglio, pregiudizio e zombie», a cui Burton ha affidato la sceneggiatura del suo recente «Dark Shadows».

Seguendo la struttura totalmente fantastorica del testo di partenza, il film mescola generi e stili differenti in una sorta di divertissement tipico del cinema postmoderno, senza mai soffermarsi su possibili metafore socio-politiche o su riflessioni che cerchino di dare senso a una tale operazione.

Con gli stessi pregi e difetti della sua filmografia precedente, da «I guardiani della notte» del 2004 a «Wanted» del 2008, la regia di Bekmambetov alterna sequenze dal forte impatto spettacolare (da segnalare una scena di scontro tra i due antagonisti in mezzo a una muta di cavalli al galoppo) ad altre in cui calca troppo la mano, oltrepassando i limiti del kitsch.

Nel ruolo del protagonista il giovane semi-sconosciuto Benjamin Walker non riesce a dare credibilità allo storico, seppur in questo caso bizzarro, personaggio che interpreta: si preannuncia sostanzialmente impossibile il confronto con Daniel Day-Lewis che vestirà, in modo decisamente più classico, i panni del grande presidente americano in «Lincoln», la nuova fatica di Steven Spielberg che uscirà nelle sale americane a metà novembre.

 

Di tutt’altro genere è invece «L’estate di Giacomo» di Alessandro Comodin, seconda e ultima uscita di questo misero weekend.

Vincitrice del Pardo d’oro-Cineasti del Presente allo scorso Festival di Locarno, la pellicola ha per protagonisti due ragazzi, Giacomo (diciottenne, a cui un’operazione chirurgica ha da poco ridato l’udito) e Stefania, che si ritrovano nel mezzo di un bosco totalmente isolato nel tentativo di raggiungere le rive del Tagliamento per fare un pic-nic.

Non vi è poi molto d’aggiungere a commento di una trama che procede a rilento, in maniera ellittica lasciando diversi sottintesi, nel tentativo di trovare quella autorialità forzata che ancora piace a tante kermesse cinematografiche europee.

A metà tra il lungometraggio di finzione e il documentario (l’attore protagonista, la cui storia ricalca quella del film e viceversa, è un amico dello stesso regista), «L’estate di Giacomo» cerca di rifarsi allo stile dei cineasti francesi della nouvelle vague, Eric Rohmer in primis, ma manca nel lavoro di Comodin la necessaria spontaneità per mettere in scena un lavoro di questo tipo.

Se siete in cerca di un film nostrano realmente coraggioso, il consiglio è quello di recuperare, o ri-vedere «Diaz», il film sul G8 di Genova del 2001, diretto da Daniele Vicari, nuovamente in programmazione dalla scorsa settimana, dopo la sentenza che ha reso definitive le condanne nei confronti di 25 poliziotti e l’interdizione dai pubblici uffici per alcuni alti dirigenti coinvolti nei fatti.

 

Chimy

Voto La leggenda del cacciatore di vampiri: 2/4

Voto L’estate di Giacomo: 1/4

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