«Le 5 leggende» della Dreamworks meglio di «Lawless» e Clint Eastwood

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

 

Gallery_le_cinque_leggende_012Al cinema il Natale arriva in anticipo: dopo la commedia italiana «Il peggior Natale della mia vita» di Alessandro Genovesi, uscita lo scorso weekend, questa settimana è il turno de «Le 5 leggende», film d’animazione targato Dreamworks, che si prepara a sbancare i botteghini di dicembre.

Diretto da Peter Ramsey, al suo esordio come regista per il grande schermo, «Le 5 leggende» ha come protagonisti quattro personaggi particolarmente noti ai bambini di tutto il mondo: Babbo Natale, il Coniglio Pasquale, la Fatina dei denti e Sandman.
Quando uno spirito maligno, l’Uomo nero, cercherà di sconfiggerli, i quattro avranno bisogno dell’aiuto di un nuovo guardiano: Jack Frost.
Ispirato a una serie di libri di William Joyce, «Le 5 leggende» è in assoluto il prodotto più riuscito della storia, ormai quindicennale, della Dreamworks Animation.
Grazie a una straordinaria qualità della computer grafica e a un sapiente uso del 3d, il film porta con sé una forza spettacolare che trascina gli spettatori in un vortice di colori, movimenti acrobatici e voli mozzafiato.
Il ritmo è il suo grande punto di forza sia dal punto di vista stilistico che narrativo: gli effetti speciali incorniciano una storia semplice, ma ben scritta e profonda nei contenuti, in grado di coinvolgere tanto i bambini quanto gli adulti. Tra le tante sequenze divertenti, una menzione speciale va alla sfida tra i guardiani per chi riesce a raccogliere il maggior numero di dentini caduti.
Decisamente meno emozionante è Lawless, l’ultima pellicola di John Hillcoat incentrata su una storia vera ambientata negli anni ‘30.
Siamo in Virginia nel periodo della grande depressione e del proibizionismo: i tre fratelli Bondurant sono molto attivi nel commercio clandestino di alcolici. Braccati per i loro affari poco leciti, i tre lotteranno per sopravvivere e tenere unita la famiglia.
Perennemente indecisa su quale strada prendere, a metà tra il gangster e il western metropolitano, «Lawless» è un’opera fragile e mai convincente, che conferma l’involuzione sofferta dal regista australiano negli ultimi anni.
L’ambientazione anni ’30 è poco credibile, sia per quanto riguarda i costumi che le scenografie: un difetto semplicemente imperdonabile per una pellicola dal budget superiore ai 20 milioni di dollari.

All’interno di un cast sottotono (in cui la pecora nera è l’indifendibile Shia LaBeouf), l’unico che si salva è Guy Pearce nei panni del feroce rappresentate della legge, Charlie Rakes.
Tra le nuove uscite, un’altra pellicola attesa è «Di nuovo in gioco», esordio dietro la macchina da presa di Robert Lorenz con fl-trouble-with-the-curve_320x240protagonista Clint Eastwood, tornato a recitare quattro anni dopo «Gran Torino».
L’attore interpreta Gus Lobel, uno scout degli Atlanta Braves, squadra professionistica di baseball della Major League americana. L’avanzare dell’età e i problemi alla vista lo costringono a farsi aiutare dalla figlia Mickey, con la quale non è mai stato in buoni rapporti, per andare a visionare un possibile nuovo talento: il viaggio rappresenterà per i due un’occasione di riavvicinamento.
Classico (anche troppo) nella forma e nei contenuti, «Di nuovo in gioco» è un prodotto ordinario, che racconta un tradizionale rapporto parentale, con poca voglia di rischiare e un pizzico di retorica di troppo.
Seppur privo di evidenti difetti, il film manca di guizzi registici degni di nota e di sequenze in grado di rimanere impresse al termine della visione.
Eastwood è meno intenso e convinto del solito, forse consapevole di aver preso parte a un progetto non all’altezza della sua reputazione.

Chimy

Voto Le 5 leggende: 3/4

Voto Lawless: 1,5/4

Voto Di nuovo in gioco: 2/4

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