Nel weekend de «Lo Hobbit» la vera sorpresa è «La parte degli angeli» di Ken Loach

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

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L’attesa dei fan di J.R.R.Tolkien è finalmente giunta al termine: nove anni dopo l’uscita in sala de «Il ritorno del re», l’ultima parte della saga de «Il signore degli anelli», la Terra di Mezzo torna protagonista sul grande schermo in «Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato».

Primo capitolo di una nuova ambiziosa trilogia, «Un viaggio inaspettato» è ambientato circa 60 anni prima dell’inizio de «Il signore degli anelli»: un vero e proprio prequel che tanto deve al successo dei film precedenti.
Al timone ancora Peter Jackson, il regista neozelandese che ha confermato al suo fianco buona parte della troupe e del cast già avvezzi a dar vita alle pagine di Tolkien.

Protagonista è Bilbo Baggins (lo zio di Frodo, che avevamo conosciuto in un ruolo minore), hobbit coinvolto dal mago Gandalf, insieme a tredici nani, in un’epica avventura il cui fine è reclamare Erebor, antico Regno Nanico governato dal terribile drago Smaug. Durante il viaggio, la compagnia dovrà fronteggiare diversi pericoli, orchi e troll in primis, mentre Bilbo verrà catapultato nella tana di Gollum, dove entrerà in possesso del leggendario anello da cui dipende il destino della Terra di Mezzo.

Girato a 48 fotogrammi al secondo (al posto dei classici 24), «Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato» è un’esperienza visivamente coinvolgente più per la maestosità della messa in scena che per le scelte “rivoluzionarie” della produzione.

Altalenante nella resa, il film è nettamente diviso in due parti: la prima verbosa e inutilmente tirata per le lunghe; la seconda finalmente spettacolare ed emozionante.

Tra le sequenze da ricordare, una menzione speciale va alla gara d’indovinelli tra Bilbo e Gollum: quest’ultimo sempre più credibile e inquietante grazie alla straordinaria performance (capture) di Andy Serkis.
Insieme all’attore londinese (per la prima volta anche assistente alla regia), in un cast ben equilibrato, svetta nuovamente Ian McKellen nei panni di Gandalf il Grigio.

Se «Lo Hobbit» per conquistare i botteghini dovrà vedersela con commedie italiane di tono minore, come «Colpi di fulmine» di Neri Parenti o «Tutto tutto niente niente» di Giulio Manfredonia, il film più riuscito della settimana non è di quelli che ambiscono a fare grandi incassi: si tratta de «La parte degli angeli», l’ultima fatica di Ken Loach, presentata in concorso all’ultimo Festival di Cannes dove ha ottenuto il Premio della Giuria.

Scritto da Paul Laverty, fidato collaboratore del regista, il film racconta la vita di Robbie, un giovane (ex) teppista, deciso a rigare dritto dopo la nascita del primogenito. A causa del suo passato burrascoso, trovare lavoro è ancora più difficile e l’unico che crede in lui sembra essere Rhino, il suo tutore. Scoperta la particolare sensibilità gustativa del giovane nei confronti del whisky, Rhino decide d’introdurlo nell’ambiente: così a Robbie, e al suo gruppo di rieducazione, viene l’idea di un “colpo” poco convenzionale in grado di offrir loro un futuro sereno.

Dopo il passo falso de «L’altra verità» (2010), Ken Loach realizza una pellicola, a metà tra il dramma sociale e la commedia nera, da annoverare tra le più importanti della sua carriera. Anarchico e persino sovversivo nel suo andamento narrativo, «La parte degli angeli» è un’intensa parabola esistenziale che offre diversi spunti interessanti per riflettere su ironie e contraddizioni dell’età contemporanea, a partire da un incipit divertente, profondo e angosciante al tempo stesso.

Paradossalmente, «La parte degli angeli» è un triste brindisi a un mondo dove, per essere felici, persino gli angeli vogliono la propria parte.

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Chimy

Voto Lo Hobbit-Un viaggio inaspettato: 2,5/4

Voto La parte degli angeli: 3/4

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1 Commento

  1. Salve,
    augurandoti un buon Natale e un felice anno nuovo, ti invito a votare migliori film del 2012 sul mio blog. Nella pagina trovi anche il link per votare come “blogger cinematografico”.

    A presto!!!

    Rispondi

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