Incanta e stupisce «Blancanieves», film muto di Pablo Berger. Delude Valeria Bruni Tedeschi

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

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Halloween sul grande schermo si festeggia… senza parole: il titolo più significativo in uscita questo weekend è «Blancanieves», film completamente muto in bianco e nero, diretto da Pablo Berger.

Vincitore di ben dieci premi Goya (gli Oscar spagnoli), la pellicola è una rivisitazione in chiave macabra e grottesca della celebre favola dei fratelli Grimm, «Biancaneve e i sette nani»: protagonista è la piccola Carmen, figlia di un ex torero paralitico e di una cantante morta dandola alla luce, viene cresciuta dalla nonna danzatrice di flamenco. Alla morte di quest’ultima va ad abitare dalla perfida matrigna, seconda moglie del padre, che la detesta e la tratta con sadico dispotismo tanto da desiderarne la morte.

Ormai adolescente, verrà salvata da una compagnia di nani girovaghi che la introdurranno al mondo della corrida: con il soprannome di Blancanieves, Carmen sfrutterà al meglio i consigli paterni per diventare una talentuosa torera.

Ambientato nell’Andalusia degli anni ’20, «Blancanieves» è innanzitutto un grande omaggio al cinema muto, ricco di citazioni e riferimenti a registi come Friedrich Wilhelm Murnau, Eric von Stroheim e Tod Browning.

Coinvolgente ed emozionante dal primo all’ultimo minuto, ha tra i suoi punti di forza un incantevole apparato visivo e una toccante colonna sonora, realizzata dal compositore Alfonso de Vilallonga.

Rispetto a «The Artist», celebre film muto vincitore di cinque premi Oscar nel 2012, la pellicola di Berger non appare mai gratuita e, al contrario, sceglie strade complesse e coraggiose sia dal punto di vista estetico, sia da quello contenutistico.

Tra le tante riflessioni che «Blancanieves» sviluppa nel corso della narrazione, svetta quella conclusiva sul freak show e sui fenomeni da baraccone: come si evince dall’ultima sequenza, spietata e commovente al tempo stesso, i personaggi delle favole vengono trasformati in merce mostruosa da vendere al miglior offerente.

 

Si prepara a dividere, invece, «Miss Violence» diretto dal greco Alexandros Avranas.

Vincitore del Leone d’Argento per la Miglior Regia all’ultima Mostra di Venezia, il film si apre con una sequenza scioccante: durante una festa di compleanno, all’interno di un condominio come tanti, la festeggiata (una ragazzina di undici anni) decide improvvisamente di buttarsi dal balcone. Il suicidio metterà a dura prova la, già precaria, stabilità familiare.

Ricco di momenti angoscianti e quasi intollerabili, «Miss Violence» è un durissimo pugno allo stomaco che ha, quantomeno, il merito di non lasciare indifferenti. Piuttosto altalenante nel suo andamento narrativo, il film ritrova la potenza drammaturgica dell’incipit soltanto nelle sequenze conclusive. Il modello di riferimento, fin troppo evidente, è il cinema di Yorgos Lanthimos, la firma più importante del panorama greco contemporaneo, ma Avranas riesce a raggiungerlo soltanto sul piano formale e non su quello dei contenuti. Piccola curiosità: nella colonna sonora è presente anche «L’italiano» di Toto Cutugno.

 

Toni decisamente diversi sono quelli di «Before Midnight», terzo capitolo della saga sentimentale di Richard Linklater, iniziata con «Prima dell’alba» (1995) e proseguita con «Before Sunset» (2004).

Jesse e Celine, lui americano e lei francese, sono in vacanza in Grecia, con le loro due gemelle. La coppia, ormai di mezz’età, dovrà affrontare nuove ombre legate al proprio futuro insieme.

Presentato al Festival di Berlino 2013, «Before Midnight» è un prodotto di sceneggiatura, costruito unicamente sui lunghi e colti dialoghi tra i due protagonisti. Il risultato è credibile e apprezzabile, seppur manchi al film il giusto cambio di ritmo che, vanamente, si aspetta per tutta la sua durata.

 

Infine, in un weekend segnato anche da diversi titoli di basso profilo – da «Sole a catinelle», la nuova commedia con Checco Zalone, all’horror «Smiley» – è forte la delusione per «Un castello in Italia», terzo lungometraggio diretto da Valeria Bruni Tedeschi dopo «È più facile per un cammello…» del 2003 e «Attrici» del 2007.
La regista interpreta anche la protagonista Louise, una donna appartenente a una famiglia, ormai decadente, di industriali italiani che si trovano costretti a vendere il castello in cui vivono. L’incontro con Nathan (Louis Garrel), un giovane attore francese, le restituirà speranza per il futuro.

Incapace di trovare il giusto equilibrio tra i registri, dal grottesco al drammatico, Valeria Bruni Tedeschi firma un film artificioso e forzato, i cui difetti partono da una sceneggiatura scritta grossolanamente. Tra i tanti attori noti in scena (ci sono anche Filippo Timi e Xavier Beauvois, entrambi fuori parte), la migliore è Marisa Borini nei panni della madre di Louise.

 

Chimy

 

Voto Blancanieves: 3/4

Voto Miss Violence: 2/4

Voto Before Midnight: 2,5/4

Voto Un castello in Italia: 1/4

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