Il nuovo Lo Hobbit e tanto cinema d’autore

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

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Riflettori puntati su «La desolazione di Smaug»: in uscita nelle nostre sale l’attesissimo e convincente secondo capitolo della trilogia de «Lo Hobbit», diretta da Peter Jackson.

Per il trono al botteghino dovrà però vedersela con la debolissima commedia «Un fantastico via vai» di Leonardo Pieraccioni, mentre per gli amanti del cinema d’autore sono da segnalare «Molière in bicicletta» di Philippe Le Guay e «Still Life» di Uberto Pasolini.

 

Se con «Un viaggio inaspettato», arrivato sul grande schermo esattamente un anno fa, Peter Jackson aveva fatto storcere il naso alla maggior parte dei fan di J.R.R.Tolkien, in particolare per una prima parte troppo macchinosa, con «La desolazione di Smaug» ritrova quella verve creativa che aveva mostrato nella trilogia de «Il signore degli anelli».

Il film si apre esattamente dove era terminato il precedente capitolo: Bilbo Baggins è in viaggio con il mago Gandalf e tredici Nani, decisi a riconquistare la Montagna Solitaria e il perduto Regno dei Nani di Erebor. Sulla loro strada il temibile Drago Smaug.

Scorrevole e quasi del tutto privo di tempi morti, «La desolazione di Smaug» è un prodotto spettacolare e divertente che sfrutta al meglio il ricco budget a disposizione (oltre 200 milioni di dollari) per creare una magnifica esperienza visiva.

Saggiamente, nonostante le tante critiche dei puristi del testo di partenza, Jackson inserisce diversi spunti narrativi inediti che giovano a una struttura drammaturgica che parte piano ma cresce sempre più col passare dei minuti.

Il vero valore aggiunto è però proprio il Drago Smaug, affascinante antagonista “interpretato” (non solo con la voce, ma anche con movimenti trasposti digitalmente) da Benedict Cumberbatch.

 

Toni più intimi sono quelli di «Molière in bicicletta» del francese Philippe Le Guay.

Protagonista è Serge che ha interrotto la carriera d’attore per ritirarsi in una casetta sull’Île de Ré, dove vive come un eremita. Tenterà di porre fine al suo isolamento l’amico e collega Gauthier, che gli propone di recitare insieme a teatro «Il misantropo» di Molière.

Presentato fuori concorso al Torino Film Festival 2013, «Molière in bicicletta» è una commedia gradevole e fin troppo ambiziosa.

L’opera si mescola con la vita, i due attori si contendono il ruolo principale e l’affetto di una ragazza italiana di nome Francesca: la sceneggiatura e gli ottimi dialoghi funzionano più della messinscena di Le Guay, scolastica e piuttosto insipida.

Bravi come sempre i due interpreti principali, Fabrice Luchini (Serge) e Lambert Wilson (Gauthier).

 

Ancor più significativa è però la performance di Eddie Marsan in «Still Life» di Uberto Pasolini.

L’attore inglese veste i panni di John May, un impiegato comunale addetto alla ricerca dei parenti di persone morte in solitudine. Quando il suo reparto viene ridimensionato a causa della crisi economica, John dedicherà tutti i suoi sforzi a un ultimo caso.

Dopo aver esordito dietro la macchina da presa con «Machan» nel 2007, Uberto Pasolini dimostra grande maturità con un’opera seconda intensa e coinvolgente.

Vincitore del premio come miglior regista della sezione Orizzonti dell’ultima Mostra di Venezia, Pasolini, autore romano che ha costruito la sua carriera in Inghilterra, con «Still Life» ha realizzato un film originale ed emozionante grazie anche al supporto di un cast in ottima forma, Marsan in primis.

Peccato soltanto per un finale non all’altezza del resto della pellicola.

 

Infine, una menzione negativa per «Un fantastico via vai», diretto e interpretato da Leonardo Pieraccioni.

Il regista toscano, qui nei panni di un padre di famiglia cinquantenne finito a vivere in una casa di studenti, si dimostra sempre più ripetitivo e privo di idee interessanti.

Pochissime risate e tanta noia per un film scontato in cui Pieraccioni arriva persino ad autocitarsi, riprendendo una delle sequenze cult del suo esordio «I laureati» del 1995.

 

Chimy

Voto Lo Hobbit-La desolazione di Smaug: 2,5/4

Voto Molière in bicicletta: 2/4

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