Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio in grande forma: «The Wolf of Wall Street» diverte e convince

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

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Il mondo della finanza secondo Martin Scorsese: il grande regista americano si conferma uno dei più importanti autori del cinema contemporaneo con «The Wolf of Wall Street», l’unico titolo imperdibile di un weekend complessivamente sottotono, a partire dal deludente «Last Vegas» di Jon Turteltaub.
Per la quinta volta in carriera, Scorsese sceglie Leonardo DiCaprio come protagonista di una sua pellicola: l’attore interpreta Jordan Belfort, un avido e truffaldino broker di Long Island, che negli anni ’90 guadagnò cifre straordinarie prima di venire incriminato e finire in prigione per ventidue mesi.

Il film ne racconta ascesa e declino, ispirandosi alla sua omonima autobiografia.
Candidato a cinque premi Oscar (tra cui spiccano le nomination come miglior film, miglior regista e miglior attore protagonista), «The Wolf of Wall Street» è uno spietato ritratto degli Stati Uniti di ieri e di oggi, disposti a tutto pur di imporsi sugli altri e “guadagnarsi” soldi, droga, donne e successo.

Il film, che ricorda diversi titoli scorsesiani degli anni ’90 come «Quei bravi ragazzi» e «Casinò», colpisce per il suo ritmo forsennato – praticamente senza cali, nonostante i 180 minuti di durata – e sorprende per il suo lato comico: «The Wolf of Wall Street» è infatti una pellicola straordinariamente divertente, come dimostra l’irresistibile sequenza in cui Belfort e il suo braccio destro Donnie Azoff sono sotto l’effetto del Quaalude, una potente droga con azione ipnotica e sedativa.

Se la confezione è ottima, dalla fotografia alla colonna sonora, altrettanto rilevanti sono le interpretazioni di un cast in gran forma: Leonardo DiCaprio, giustamente sopra le righe, regala una delle migliori performance della sua carriera, ma non da meno sono due splendidi comprimari come Jonah Hill, candidato agli Oscar come miglior non protagonista, e Matthew McConaughey, in grado di catalizzare tutte le attenzioni nei pochi minuti in cui è in scena.

Diverte molto meno, nonostante sia una commedia a tutti gli effetti, l’atteso «Last Vegas» di Jon Turteltaub con protagonista un quartetto di volti noti: Robert De Niro, Kevin Kline, Michael Douglas e Morgan Freeman nei panni di quattro amici di vecchia data.

In occasione dell’addio al celibato di uno di loro (Douglas), decidono di partire per Las Vegas con il proposito di divertirsi e rivivere i giorni di gloria del passato: la “città del peccato” si rivelerà però molto diversa da come se la ricordavano.
Pensato come una sorta di «Una notte da leoni» della terza età, «Last Vegas» è un prodotto gradevole ma poco rischioso, che si affida eccessivamente ai tipici cliché del genere.
Scelto come titolo d’apertura del Torino Film Festival 2013, il film riesce a strappare ben pochi sorrisi a causa di una sceneggiatura grossolana e sempre più scontata con il passare dei minuti.

Turteltaub, con poca personalità, si limita a lasciare spazio ai suoi quattro interpreti, tutti mediamente discreti e non troppo convinti del progetto a cui hanno preso parte.
Infine, una menzione negativa anche per «I, Frankenstein» di Stuart Beattie: una sorta di seguito del romanzo di Mary Shelley, del tutto trascurabile sia per il pacchiano apparato visivo, sia per la sconclusionata struttura narrativa.

 

Chimy

Voto The Wolf of Wall Street: 3/4

Voto Last Vegas: 1,5/4

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