Oltre il cinema e la vita: l'istante di Tarkovskij

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C’è un istante in "Solaris" del nostro nume tutelare Andrej Tarkovskij (uno dei più grandi film dell’intera storia del cinema) in cui noi spettatori perdiamo il controllo dei nostri sensi, il nostro corpo inizia a tremare perchè non riusciamo più capire dove ci troviamo.
Un istante (quello nella foto…non aggiungiamo altro per non rovinare niente a chi non abbia ancora visto questa vetta dell’arte umana) che sembra prolungarsi per diversi secondi: un periodo di tempo indeterminato in cui ci dimentichiamo del nostro essere.
Un istante nel quale, semplicemente, diventiamo estranei a noi stessi; dobbiamo toccarci per capire se esistiamo davvero oppure se siamo soltanto un’immagine dispersa negli spazi siderali dell’animo umano…

Un istante che fa tornare alla memoria le parole e le sensazioni vissute e, magnificamente, descritte da Jack Kerouac nella sua opera più celebre: «..e quello fu l’unico, chiaro momento della mia vita, il momento più strano di tutti, in cui non seppi chi ero.. Mi trovavo lontano da casa, ossessionato e stanco del viaggio, in una misera camera d’albergo che non avevo mai vista, a sentire i sibili di vapore là fuori, e lo scricchiolare di vecchio legno di locanda, e dei passi al piano di sopra, e tutti quei suoni tristi; e guardavo l’alto soffitto pieno di crepe e davvero non seppi chi ero per circa quindici nani secondi. Non avevo paura: ero solo qualcun altro, un estraneo, e tutta la mia vita era una vita stregata, la vita di un fantasma. Mi trovavo a metà strada attraverso l’America, alla linea divisoria fra l’Est della mia giovinezza e l’Ovest del mio futuro, ed è forse per questo che ciò accadde proprio lì e in quel momento, in quello strano pomeriggio rosso.»

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