Top 10 2007 del Para: in vetta la leggera delicatezza di un soffio…

1) Soffio di Kim Ki-Duk

2) Io non sono qui di Todd Haynes

3) Death Proof di Quentin Tarantino

4) Daratt di Mahamat-Saleh Haroun

5) Ratatouille di Brad Bird

6) Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti

7) Le ferie di Licu di Vittorio Moroni

8) Le vite degli altri di Florian Henckel von Donnersmarck

9) La promessa dell’assassino di David Cronenberg

10) INLAND EMPIRE di David Lynch

(Premessa: non ho ancora visto Lettere da Iwo Jima, per questo è assente.)

Kim Ki-Duk è in vetta, so che stupirà molti di voi, ma questo film ha una serie di pregi innegabili, che ne fanno una vera perla. Mentre pensavo a come esternarvi questa mia decisione mi sono tornate alla mente le parole del buon Chimy: «“Soffio” è stato girato e montato in dieci giorni con un budget molto ridotto, dimostrando così che l’arte non è una questione nè di soldi, nè di tempo; e “Soffio” è arte allo stato puro; arte che trascende il cinema e che tocca le corde più profonde dell’animo umano. Un’opera che rimarrà a lungo nella memoria, impressa come l’impronta di un bacio su un vetro appannato da un “soffio”».

Secondo posto per l’incredibile opera di Haynes, stupefacente per ideazione e realizzazione, film che avrebbe potuto tranquillamente occupare il primo posto, diciamo un pari merito.

Terzo posto a sorpresa anche per me stesso, in quanto dopo una lunga riflessione, e una revisione, non posso restare freddo di fronte alla pura esaltazione Tarantiniana che mi accompagna da sempre. Tarantino è stato uno dei registi che mi ha fatto amare il cinema e io amo il suo cinema.

"Daratt" è invece davvero la grande sorpresa dell’anno, un’altra dimostrazione della potenza della semplicità del cinema africano.

"Ratatouille" è la rivisitazione della gioia fanciullesca mentre i due grandi film italiani , "Il vento fa il suo giro" e "Le ferie di Licu" sono state le mie due enormi sorprese dell’anno, due ottime dimostrazioni di come ci siano cineasti italiani degni di rappresentarci. E che dalle migliori tradizioni italiane si sono dovuti fare il culo per emergere.

"Le vite degli altri" e "La promessa dell’assassino" sono i miei tre belli pieni, mentre "INLAND EMPIRE" doveva semplicemente essere messo in classifica. Perché questo film è una mina vagante che alla terza visione potrebbe arrivare in vetta, alla quarta tornare nell’ultima e alla quinta arrivare al terzo posto. L’importante è vederlo lì, dove non importa.

E dopo questa mia personalissima classifica, auguro a tutti gli avventori di Cineroom un bella serata, vista la data, e un felice inizio d’anno. Inoltre colgo l’occasione, anche da parte di Chimy, per ringraziarvi tutti quanti delle vostre sempre numerose visite nella nostra sempre aperta Cineroom.

Saluti.

Para