Cop(p)ie conformi nello splendore dell'erba matta

Qual è il significato della fine? Non la definizione della parola, ma la sua ragione semantica, dove sta? Quando ci accorgiamo che qualcosa finisce? Siamo in grado di rendercene conto davvero? O fingiamo che una continuità con il passato continui a esserci? O speriamo che rappresenti soltanto (?) un nuovo inizio?
E’ curioso che negli scorsi mesi abbia scelto, rispettivamente come hype di aprile e maggio, due film che apparentemente non c’entrano nulla l’uno con l’altro, ma che cercherò di paragonare in questo post: Gli amori folli di Alain Resnais e Copia conforme di Abbas Kiarostami.
Entrambi raccontano la solitudine, la sofferenza nel cercare la persona giusta con la quale passare il resto della propria vita. Entrambi sono due film profondamente tristi.

Come spesso avviene nelle storie d’amore i rapporti sembrano unire realtà e finzione. E così fanno entrambi i film. Uno con la regia, l’altro con la sceneggiatura.
La deliziosa sur-realtà di Resnais ci mostra i pensieri del protagonista sul vetro della propria automobile, mentre s’immagina sembianze e carattere di quella donna di cui ha trovato il portafoglio e che diventa, prima di conoscerla realmente, la sua ossessione personale.
Tutti nel film francese sembrano personaggi monocordi, convenzionali, scontati, ridotti a seguire quello che la vita impone di seguire. Tutti tranne i due protagonisti, Georges e Marguerite, che sfondano l’asfalto per spuntare dal nulla dell’esistenza intorno a loro come fa l’erba matta.
Nella toscana di Kiarostami succede qualcosa di più: Elle, donna francese con figlio adolescente, invita lo scrittore James, da poco arrivato in Italia, a passare un pomeriggio per approfondire alcune discussioni sugli studi artistici dell’uomo. I due si sono appena conosciuti
. Iniziano però a fingere di essere una coppia che non si vedeva da diverso tempo, perché il "marito" è sempre lontano per lavoro. Il gioco prosegue. La finzione prosegue talmente a lungo da trasformarsi in pura realtà.
Il regista iraniano ci ha ingannati: non sappiamo se prima o dopo, ma certamente ci ha ingannati. Elle e James sono davvero una coppia? Oppure sono soltanto una copia dei tradizionali rapporti sentimentali dei giorni odierni?
Resnais e Kiarostami riprendono la finzione della realtà, o se preferite viceversa.
Cosa succede nei minuti conclusivi delle rispettive pellicole? Come finiscono questi due film?
Entrambi sono ambigui.
Resnais fa esplodere il suo surrealismo a livelli difficilmente raggiunti in precedenza: saggiamente ci dice che: "Solo quando accetterai la serena e fanciullesca follia di essere gatto, solo allora potrai avere i tuoi croccantini" (citazione dalla splendida recensione di Souffle
sul film). Kiarostami invece ci mostra il volto del protagonista che si guarda allo specchio, quasi a controllare se quel ruolo che ha recitato (?) è davvero sè stesso, prima di far scorrere i titoli di coda sulle campane toscane dietro di lui.


Non è però questo il finale del film. Questi sono solo gli ultimi minuti.
Copia conforme non è finito, perché forse non è mai iniziato. Esiste soltanto in quanto copia di altre opere. Non c’è il miracolo finale di Viaggio in Italia. Non ritorna l’amore, perché forse non c’è mai stato. O forse è finito prima che il film iniziasse veramente.
Gli amori folli genialmente anticipa invece la sua fine. Al momento in cui Georges e Marguerite finalmente (ah, che liberazione!) si baciano, il maestro francese scrive sullo schermo la parola Fin mentre un motivetto di una celebre major americana accompagna l’atto che il pubblico aspettava dall’inizio del film. Ma dopo la fine gli Amori folli continua. E Copia conforme dopo la fine riparte.
E allora cos’è la fine del film? La fine è il momento che passano tutti e quattro i personaggi: coppie o copie che siano. Georges e Marguerite e poi Elle e James. Ma potevano anche essere Elle e George e poi James e Marguerite.
Che la fine del film sia il momento di solitudine che stanno attraversando? Il momento che cercano di superare: e forse qualcuno di loro (glielo auguriamo) ci è riuscito davvero.
La fine arriva quando si inizia soltanto a pensare a cosa si poteva essere e non si è diventati (Can you picture what will be); a quando ci si immaginava di arrivare a essere liberi e senza limiti e si è diventati preda della routine e della malinconia (so limitless and free); quando si cerca disperatamente un contatto umano, persino di una mano straniera e sconosciuta (Desperately in need of some stranger’s hand) in una terra che vediamo disperata come noi (in a desperate land). Così forse ci hanno detto Resnais e Kiarostami. Così cantava Jim Morrison, in una canzone che, forse non a caso, è stata chiamata The End.

 

Chimy

Voto Chimy a Gli amori folli: 3/4

Voto Chimy a Copia conforme: 3/4