«Harry Potter e i doni della morte-Parte II», la degna conclusione della saga fantasy più fortunata della storia del cinema

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

Il momento della fine è arrivato. Dopo sette film  e oltre sei miliardi di dollari d’incasso complessivo, esce questa settimana in contemporanea mondiale «Harry Potter e i doni della morte-Parte II», l’attesissima conclusione di una delle saghe più fortunate dell’intera storia del cinema.
Quest’ultimo capitolo si apre dove il precedente si è concluso: mentre il malvagio Lord Voldemort è riuscito a trovare la potentissima Bacchetta di Sambuco, Harry Potter e i suoi amici fidati Ron ed Hermione proseguono nella ricerca degli Horcroux, la vera chiave dell’immortalità del Signore Oscuro, la cui distruzione è la loro unica speranza di salvezza.
Le forze del bene e quelle del male si preparano intanto all’epica battaglia finale che vedrà fronteggiarsi, per l’ultima volta, Harry Potter e il suo eterno nemico.
Diretto nuovamente da David Yates, al timone della saga dal quinto capitolo in avanti, «Harry Potter e i doni della morte – Parte II» è la degna conclusione di una serie di titoli che, almeno a livello di qualità cinematografica, è sempre vissuta di (pochi) alti e (tanti) bassi.
Se infatti Alfonso Cuarón aveva realizzato una vera perla con «Harry Potter e il prigioniero di Azkaban», la terza avventura del giovane mago, superando l’infantilismo dei primi due film diretti da Chris Columbus grazie a un maggiore spessore psicologico dei personaggi e a una regia sontuosa, successivamente sia Mike Newell (regista del quarto capitolo «Harry Potter e il calice di fuoco») sia David Yates si sono limitati a realizzare un prodotto  discreto, ma privo di uno spessore cinematografico che comunque ai botteghini sarebbe servito a poco.

Il regista inglese, in questo spettacolare epilogo, si dimostra però finalmente all’altezza della situazione, riuscendo per la prima volta a dare al film un buon ritmo, attraverso un perfetto equilibrio fra i diversi tempi della storia, con soltanto alcune ridondanze narrative nella seconda parte.
Ad aiutarlo nella messa in scena  gli ottimi effetti speciali supervisionati dall’esperto Tim Burke, premio Oscar nel 2000 per «Il gladiatore», e supportati da un 3d poco invasivo ma comunque efficace.
Mentre l’interpretazione di Daniel Radcliffe, nei panni del protagonista, risulta nuovamente poco intensa, da segnalare vi sono le performance di alcuni “grandi vecchi” del cinema inglese come Alan Rickman e Maggie Smith, che hanno dato un vero valore aggiunto a tutte le pellicole della saga.
Per i pochi che però non conoscono la conclusione delle avventure di Harry Potter, il rischio di rimanere delusi da un finale che, già sulla pagina scritta, risulta tanto comodo quanto scontato, è purtroppo davvero molto alto.   

Chimy

Voto Chimy: 2,5/4

 

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