District 9: For Humans Only

La genesi di District 9 è estremamente interessante: nel 2005 Neill Blomkamp realizzò un potente cortometraggio (di circa sei minuti, visibile su youtube), Alive in Joburg, girato come un mockumentary che parlava dell’arrivo degli alieni a Johannesburg e della loro conseguente segregazione in un’area che li divideva dagli esseri umani.

District 9 è l’esatto ampliamento di quel cortometraggio.

Un’idea così forte, così simbolica, come quella di Blomkamp non poteva rimanere confinata nell’ambito del corto e saggiamente, grazie anche all’aiuto di Peter Jackson, è stata trasposta in questo film che sta avendo un grandioso successo, di critica e pubblico, in tutto il mondo.

La prima grande forza di District 9 sta certamente nel soggetto di base: la geniale metafora degli alieni (i diversi) per raccontare gli orrori della segregazione razziale, dell’apartheid Sudafricano e, più in generale, dello stato di xenofobia presente oggi (e ieri) nel mondo.

Un film di fantascienza torna così a parlare dell’attualità socio-politica come non si vedeva da diversi anni (è stato maggiormente il genere horror a farlo nel nuovo millennio).

La mano di Blomkamp è davvero sicura per un esordiente, ma dietro si vede anche la sapienza di Peter Jackson che sicuramente avrà consigliato il giovane regista su come unire la cronaca del mockumentary (Jackson aveva realizzato un imperdibile film di questo genere intitolato Forgotten Silver) con la spettacolarità degli effetti speciali (davvero formidabili per un film costato “solo” 30 milioni di dollari).

Oltre all’esplicita metafora socio-politica, District 9 riesce a essere anche un’opera estremamente toccante e, a tratti, commovente, con una seconda parte (soprattutto) dove si arriva a empatizzare meravigliosamente con il pubblico, giungendo a una scena finale dove risulta davvero difficile non emozionarsi.

Una spinta umanistica, rappresentata dal rapporto fra l’umano Wikus e il non-umano Christopher, che spazza via gli orrori del razzismo e dell’intolleranza di un’umanità molto meno civile degli alieni che vuole segregare (che possa anche questa essere la realtà?).

Estremamente interessante è poi riflettere sullo stato della fantascienza odierna (sperando di discuterne e di farlo più ampiamente in futuro), un genere che sembra sempre spacciato (il rischio della banalità) ma che invece ogni anno riesce a tirare fuori esempi di cinema importante; e a rifletterci bene non riesce a fare questo prevalentemente attraverso la regia, e più in generale attraverso l’apparato visivo, o grazie alla capacità di parlare con forza del presente e dell’attualità.

Pensiamo (giusto per fare qualche esempio recente) a Wall-e, pensiamo a Star Trek e soprattutto a questo District 9: sembra incredibile dirlo parlando di questo genere, ma la fantascienza sta sopravvivendo (molto bene) e si sta rinnovando (prendendo strade importanti) soprattutto grazie alla sceneggiatura.


Chimy

Voto Chimy: 3/4

Si potrebbe parlare di come i generi, popolari, siano spesso portatori di riflessioni ed innovazioni più di quanto lo siano molti film d’essai.

District 9 è un film di fantascienza, ma anche di fantapolitica, è prodotto da Peter Jackson e gode di una distribuzione e di un battage pubblicitario di assoluta rilevanza. Nonostante questo, come molti suo colleghi, è un film profondamente lucido ed accusatorio, un film che parla dell’oggi. E come i suoi colleghi, aggiunge un differente metodo con cui raggiungere il suo scopo.

District 9, diretto da Neil Blomkamp, mescola il mockumentary (il finto documentario) alle componenti fiction, ed il regista inserisce, in entrambe queste due “parti”, una serie di inquadrature che rimandano al videogioco (lo sparatutto), al cinema d’animazione giapponese, e una serie innumerevole di immagini da videocamere di sorveglianza. In District 9, quindi, si trovano metodi di rappresentazione differenti, che collaborano nella creazione di un mosaico d’attualità non solo nelle forti tematiche ma anche nei modi con cui si presenta.

Ma, è indubbio, che la forza di District 9 sia proprio in ciò che mette in scena. Il distretto 9 è una bidonville (simile a quelle che si trovano in Sudafrica o in Sudamerica), dove sono stati relegati da 20 anni i cosiddetti “gamberoni”, termine razzista per identificare gli appartenenti ad una razza aliena giunti sulla terra come una sorta di profughi. Vivono nel degrado, vengono sfruttati e sottomessi da nigeriani, vengono studiati e vivisezionati da agenzie governative per trovare il modo di mettere in funzione le loro armi, inutilizzabili dagli esseri umani.

Il film inizia come il reportage filmato in stile documentaristico (con inserti ad intervista) del primo sgombero dei gamberoni dal distretto 9 ad un nuovo distretto 10. La situazione si complica quando Wikus Van De Merwe, responsabile dello sgombero, viene contaminato da un fluido che innesca nel suo corpo la trasformazione in alieno. Wikus diventa un tramite tra la razza umana e quella aliena, e soltanto la mutazione fisica, dolorante, della carne, lo rende capace di comprendere la vera condizione dei segregati alieni, spingendolo a collaborare con Christopher Johnson, scienziato alieno che potrebbe riportare a casa la sua razza. Nonostante questo Wikus non è l’eroe che si redime, ma mantiene l’atteggiamento egoista e di superiorità verso la razza aliena per buona parte del film: il suo unico interesse è, inizialmente, ritornare umano.

Neil Blomkamp al suo esordio si impone con forza, sbattendo in faccia a tutti una realtà, in quanto i gamberoni non sono così diversi dagli emarginati di qualsiasi parte del nostro mondo, e il comportamento dei potenti non sarebbe diverso, forse addirittura peggiore, se ci fossero in ballo interessi economici e militari.

District 9 è un film che picchia pesante, un film necessario, un film che parla d’oggi aggiungendosi come nuova voce, ma un film che contiene anche della speranza: attraverso un simbolico bambino alieno, e attraverso un finale che ci ricorda che la speranza esiste ovunque, anche in un fiore fatto di spazzatura da un gamberone emarginato.


Para

Voto Para: 3/4

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