FEFF 9: Primo classificato… No Mercy for the Rude

Quando è stato annunciato "No nomercyMercy for the Rude" come vincitore del nono Feff tra gli spettatori della manifestazione c’è stata grande sorpresa, in parte perchè si attendevano altri nomi, in parte perchè non tutti erano riusciti a vederlo, visto che il film è stato proiettato alle 9.30 del mattino, ora segnata dalla scarsa affluenza di pubblico.

La trama del film è basata interamente su un personaggio: un ragazzo muto, amante della corrida e dei frutti di mare, vuole ripulire il mondo uccidendo le persone che non meritano di abitarlo, cercando, inoltre, di guadagnare abbastanza soldi per pagarsi un’operazione alla lingua che gli permetta di parlare.

Il merito maggiore del film è proprio il personaggio protagonista, interpretato da Ha-kyun Shin, importante attore coreano visto tra gli altri in "Mr.Vendetta" , perfetto per la parte. Questo personaggio che non può parlare con gli altri personaggi del film, a causa del suo handicap, decide di comunicare direttamente con noi spettatori, trasmettendoci le sue impressioni sul mondo che lo circonda, un mondo che non sembra amare un granchè. Questa concentrazione totale del film sul protagonista da sì grande spessore al personaggio, ma allo stesso tempo sembra abbastanza limitante nei confronti degli altri (uomini, donne, bambini) che vengono soltanto accennati e poco sviluppati. Anche le uniche battute importanti, nello svolgimento del racconto, sono pronunciate dal protagonista, tra cui alcune veramente notevoli come: "Ho sempre voluto sventolare un mantello di fronte a tori scatenati (…) ma in questo paese non abbiamo tori. E le mucche non vanno bene", oppure da ricordare anche una delle frasi finali: "Essere ucciso da un cattivo….è così imbarazzante".

"No Mercy for the Rude", opera prima di Park Cheol-hie, è un film valido nella parte iniziale e finale, ma subisce troppi cali in una banale parte centrale; inoltre pecca molto di originalità, non rischiando abbastanza e rifacendosi a modelli ben consolidati, problema comune del cinema coreano di oggi, anche tra i film visti al Feff.  

Un film nel complesso interessante, anche se inferiore ad altri film del festival che meritavano maggiormente quel primo posto.

FEFF 9: Secondo classificato… After This Our Exile

afterexileIl Feff di quest’anno era il festival di Patrick Tam; il secondo posto andato ad "After This Our Exile" lo conferma.

Diciassette anni dopo il bel "My Heart Is That Eternal Rose", Patrick Tam torna alla regia con questo attesissimo film, passato in diversi festival (tra cui Roma) prima di giungere ad Udine, che ha colto la palla al balzo dedicando allo stesso regista la retrospettiva di quest’anno.

Il film, girato in Malesia, racconta dell’allontanamento di una madre dalla sua famiglia: padre e figlio cercano di cavarsela da soli, ma non è facile. Il padre gioca d’azzardo e costringerà il figlio a rubare per pagare i suoi debiti.

Con questo film Patrick Tam abbandona, in parte, le ossessioni che avevano contraddistinto la sua filmografia precedente, per concentrarsi maggiormente sull’aspetto visivo della rappresentazione e sui sentimenti dei due protagonisti. Il progetto riesce, però, soltanto in parte.

Per quanto si senta che la sceneggiatura, fatta da un suo studente, sia stata molto apprezzata da Tam, essa non riesce a reggere la grande durata del film (2h40m) e fa diventare "After This Our Exile" troppo ripetitivo e prolisso, ben diverso dai film degli anni ’80 del regista hongkonghese, che avevano un ottimo ritmo e spunti di grande vitalità.

Anche la regia rimane troppo piatta, troppo diversa dal migliore Tam (probabilmente quello di Love Massacre) che dava ai suoi film, grazie anche al suo talento di montatore (oltre che di regista), sprazzi di ottimo cinema.

Una delusione, soprattutto per la grande attesa che ha preceduto il film.

 Il secondo posto è, comunque, comprensibile visto che il Feff di quest’anno è stato, come detto, il festival di Patrick Tam.

FEFF 9: Terzo classificato… Memories Of Matsuko

matsukoMemories Of Matsuko è un film di Nakashima Tetsuia, regista di spot pubblicitari e del recente Kamikaze Girls.
In questa bellissima opera assistiamo a come sia possibile realizzare un film basato su una storia di una drammaticità intensissima senza cadere mai nel melodramma strappalacrime (e spaccaballe).
Nakashima riesce in maniera incredibilmente convincente a mascherare un dramma in una favola dall’estetica pop. Ogni singola scena ha in sè un particolare che stupisce e cattura lo spettatore, e tutti quegli elementi che sulla carta potrebbero far storcere il naso, come inserti animati, sequenze musicali e altre sperimentazioni visive rendono invece il film uno dei più originali degli ultimi mesi, e sicuramente uno dei migliori di questo nono Far East Film Festival.
L’attrice protagonista, Nakatani Miki, riesce nella sua interpretazione in maniera egregia, passando dal comico al drammatico senza mai perdere credibilità.
Un gran film dunque, che merita senz’altro la visione da parte di tutti, visto che per una volta qualcuno è riuscito a parlar d’amori infranti senza infrangerci qualcos’altro. Non che io sia radicalmente contro il melodramma o la storia d’amore, ma non se ne può veramente più di film buonisti, dalla retorica facile e dall’inquadratura rassicurante. Non so se mi spiego.

FEFF 9: Soddisfazioni… Eye In The Sky

eyeskyEye In The Sky segna l’esordio alla regia di Yau Nai Hoi, sceneggiatore di alcuni grandi successi di Johnnie To. Film confezionato dalla Milkyway Image Production, casa di produzione che è oramai divenuta simbolo di alta qualità, ci dimostra di come Yau Nai Hoi abbia imparato molto dai registi per cui ha scritto negli anni precedenti.
L’intero film si basa sull’inseguimento di alcuni criminali da parte di un’agenzia investigativa. Gli agenti monitorano gli spostamenti dei sospettati con lunghi appostamenti in borghese e con alcuni trucchi, sempre e comunque cercando di apparire normali cittadini.
La sceneggiatura del film è solidissima, soprattutto tenendo conto che non c’è nemmeno un minuto di film che non sia puro "inseguimento", e nonostante questo i personaggi principali vengono comunque ben caratterizzati.
Quello che colpisce di più è però la regia: solo ed esclusivamente riprese a "scatti rubati" rendono lo spettatore stesso un voyeur, perchè anche lo spettatore si ritrova a spiare ciò che accade. Riprese dal cielo ("eye in the sky" è l’occhio nel cielo, la cinepresa), dal basso, e da ogni altra possibile angolazione, ci mostrano Honk Hong e i suoi abitanti in ogni piccolo dettaglio.
Eye In The Sky è dunque un grande esordio per Yau Nai Hoi, cosa che ci fa sperare in bene per le sue prossime pellicole.

FEFF 9: Delusioni… Horror Day

chermin_posterAnche quest’anno il Far East Film Festival ha deciso di dedicare un’intera giornata al cinema horror e, anche quest’anno, è stata probabilmente la più grande delusione dell’intera manifestazione.

Il genere horror sta attraversando, in tutto il mondo, un periodo di grave crisi di idee; crisi molto forte in particolare nell’estremo oriente, area che ha conosciuto un periodo di grande successo nel genere nei primi anni del 2000, ma è ormai troppo tempo che non produce lavori interessanti all’interno di questo filone.

Prenderemo in considerazione tre film dell’Horror Day (particolarmente deludenti):

-"Chermin" di Zarina Abdullah: uno spirito vendicativo che abita in uno specchio decide di possedere una giovane ragazza; per liberarla da questa presenza le viene fatto un esorcismo islamico. Questo film è, tra quelli dell’horror day, l’unico che si possa, in parte, difendere perchè girato con pochi soldi e perchè della Malesia (nazione non certo celebre per la sua filmografia); questi però sono gli unici pregi (?) del film. La troppo alta presenza di scene ingenue e banali lo rendono, più che un film spaventoso, un film alquanto ridicolo.

-"The Slit-Mouthed Woman" di Koji Shiraishi: una donna dalla bocca tagliata ritorna dal regno dei morti e semina il terrore tra i bambini di una tranquilla cittadina. Il grande problema del film è un ritmo molto lento (problema gravissimo nel cinema horror) e, oltre a questo, il fatto di riuscire a capire ben presto dove il film vada a parare fa sì che l’attenzione del pubblico cali già dopo i primi venti minuti.

-"The Unseeable" di Wisit Sasanatieng: una giovane ragazza si accorge che la casa dove è andata a lavorare è invasa da inquietanti presenze. Come avrete già capito dalla trama, in questo film, non si scoprono dei territori inesplorati… proprio questo è l’enorme problema di "The Unseeable". Un film abbastanza ben confezionato, ma in cui si ha continuamente l’impressione di aver visto e rivisto ogni scena. Un film emblematico per la situazione del genere horror di oggi.

Consigliamo al Feff di pensarci attentamente se dedicare, anche nelle prossime edizioni, un’intera giornata dedicata ai film horror se questi sono i risultati…

FEFF 9: Delusioni… Dog Bite Dog

dogbitedogDog Bite Dog di Soi Cheang è uno di quei film che se finisse 20 minuti prima lo giudicheresti un bel film. E non parlo della durata, ma proprio di quello che succede negli ultimi 20 minuti.
La pellicola è un action movie honkhonghese che narra l’inseguimento di un delinquente cambogiano da parte di un poliziotto non molto conforme alle regole. Ambientazioni sudicie e sporche, fotografia tendente al marrone che risalta il degrado dei luoghi filmati e una buona dose di violenza rendono la pellicola davvero godibile, almeno fino ai tanto odiati 20 minuti finali. Non volendovi rovinare la visione del film non vi anticipiamo nulla, anche se in ogni caso ci penserà il finale stesso a rovinarvela.

FEFF 9 Delusioni… Dororo

dororoPer quest’anno il film d’apertuta ufficiale del festival è stato il blockbuster giapponese Dororo, di Akihiko Shiota, datato 2007. Una pellicola fantasy la cui storia è tratta da un manga di Osamu Tezuka (per chi non lo sapesse Osamu Tezuka è il padre del manga e della serie animata giapponese). 
Ci sono però alcune storie che è meglio lasciarle nella forma originale, e questa è una di quelle. Un film assolutamente  non all’altezza delle aspettative e di una durata decisamente eccessiva, ben 139 minuti.
Il samurai Kagemitsu Daigo per acquisire potere promette a 48 demoni di donare ad ognuno di loro una parte del suo futuro figlio. Questo, nascendo deforme, viene abbandonato, e solo grazie alle cure di un medico che gli costruirà artificialmente le parti mancanti potrà sopravvivere. Il film narra la lotta tra il giovane Hyakkimaru e i demoni che possiedono una parte del suo corpo. Alla sua avventura si unisce una ladruncola, Dororo, che lo segue per rubargli la sua katana.
Mostri di discutibile fattura, cali di ritmo e una storia non proprio adatta al grande schermo mi spingono a consigliarvi di leggere il manga e di lasciare stare il film.

Feff 9: Soddisfazioni… The Host

thehostA causa dell’inquinamento, dal fiume Han nasce un’orrenda creatura mutante, grande come un camion, che terrorizza gli abitanti di Seoul. Quest’ "ospite" cattura e nasconde, prima di mangiarle, le sue vittime nelle fogne; tra queste c’è anche una bambina i cui familiari si getteranno in prima linea nella lotta contro il mostro per cercare di salvarla.

Tutto fa pensare ad un normalissimo film di mostri giganti, ma non è così: "The Host" è uno dei film più originali e spiazzanti degli ultimi anni.

 Bong Joon-Ho, il regista, come aveva già fatto con il genere poliziesco nell’ottimo "Memories of Murder",  ribalta tutte le convenzioni del filone horror-monster movie, facendo vedere al pubblico il mostro fin dai primi minuti (in un folgorante inizio) e mescolando situazioni e convenzioni di generi diversi: dall’horror alla commedia familiare al comico-grottesco… Ma "The Host" non è solo questo: è anche una profonda riflessione sul mondo di oggi, dalla burocrazia (la famiglia protagonista lotta più con i medici dell’ospedale che con il mostro) al problema dell’inquinamento e al modo in cui ci interessiamo all’ambiente (la scena più spaventosa è quando gli abitanti di Seoul vedono un’ombra nel fiume e gli lanciano contro delle lattine di birra…);  riflettendoci attentamente ci si accorge che non è un film su un mostro, ma un film su dei mostri…

Un film notevole e da non perdere, probabilmente il migliore dell’intero festival, di uno dei più promettenti registi giovani del panorama asiatico e non solo.

Delusioni e soddisfazioni

Vi posteremo ora una piccola recensione di quei film che ci hanno colpito in positivo ed in negativo durante questo nono Far East Film Festival.
Come ultima cosa vi diremo la nostra sui film che occupano il podio di quest’anno. Per quanto riguarda i vincitori informiamo chi non lo sapesse che la giuria del FEFF è il pubblico stesso, il quale viene chiamato a votare grazie a dei cartellini che vengono consegnati ad ingresso sala e che devono essere restituiti all’uscita. La classifica ufficiale la potrete trovare sul sito del festival http://www.fareastfilm.com

My Heart Is That Eternal Rose

myheart"My Heart Is That Eternal Rose", film del 1989, è l’ultima opera di Patrick Tam prima della lunga pausa di allontanamento dalla regia, rotta soltanto lo scorso anno con "After This Our Exile".

 La trama sembra rifarsi direttamente alla tradizione e alle convenzioni del cinema gangster: Rick, giovane killer, rimane coinvolto senza volerlo nel gioco delle triadi hongkonghesi: dopo una sparatoria, decide di fuggire da Hong Kong, abbandonando la ragazza che ama, per nascondersi nelle Filippine. Tornato, in patria, dopo sei anni, per uccidere un testimone, incontra casualmente la sua vecchia fiamma, diventata ora la ragazza di un boss mafioso. Tra i due riesploderà l’amore.

Il film, compendio del cinema di Patrick Tam, rimanda a tutte le ossessioni del regista hongkonghese: la giovinezza rubata, il sangue, la morte, il massacro finale… Proprio per questi motivi resta uno dei film più personali e interessanti del regista omaggiato dal FEFF.

Da notare inoltre l’ottima interpretazione del grande attore hongkonghese Tony Leung Chiu-Way, in una delle sua prime apparizioni sul grande schermo.