Love Massacre

lovemassDopo l’esordio con "The Sword", Patrick Tam realizza l’anno successivo "Love Massacre", film ben diverso per estetica e tematiche rispetto alla sua opera precedente.

Penso sia praticamente impossibile parlare di "Love Massacre" senza dividere il film in due parti.

Nella prima parte la regia di Tam tocca , probabilmente, l’apice della sua carriera: la trama  viene quasi congelata a favore di una grande attenzione alle immagini, alle atmosfere, ai silenzi che rimandano direttamente all’Antonioni de "L’avventura" e di "Zabriskie Point" film che viene omaggiato ritraendone gli stessi luoghi. La composizione delle inquadrature sembra rimandare invece al primo Godard per la grande attenzione nella posizione dei personaggi e degli oggetti.

La trama si avvia verso la metà del film, quando una delle ragazze protagoniste muore in di un incidente d’auto. Il fratello a causa di questo evento impazzisce: uccide prima la moglie, poi altre ragazze che trova sul suo cammino, fino allo scontro finale con la migliore amica di sua sorella, vera protagonista del film. La seconda parte è la descrizione di questo massacro.

Il grande cambiamento, tra le atmosfere rarefatte d’inizio film e quelle cruente della fine, potrebbe far storcere il naso ma dà agli spettatori un effetto spiazzante, di grande spaesamento, che porta "Love Massacre" ad essere, allo stesso tempo, il film più affascinante e inquietante di Patrick Tam.

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The Sword

swordCome primo lungometraggio della sua carriera Patrick Tam realizza nel 1980 un wuxiapian di pregevole fattura. Per chi non lo sapesse i wuxiapian sono, in parole povere, i film di cappa e spada cinesi.
In quanto wuxiapian a tutti gli effetti, The Sword contiene tutte le convenzioni e i clichè del genere, presentadosi però più energico e  coinvolgente di altri, data l’indubbia maestria di Tam alla regia.
Forse il fatto di essere così ancorato ad un genere lo rende meno invitante al pubblico non abituato al wuxia, seppur presentando grossi pregi.
Dopo un combattimento finale che ha fatto storcere il naso a molti, ma che rimane in perfetta sintonia con il resto del film, la pellicola si conclude con una vena nostalgica mai tanto azzeccata.
Un esordio al cinema di tutto rispetto per il buon Patrick Tam.

Nomad

nomadLa retrospettiva su Patrick Tam si apre con la versione "alternativa" di Nomad, film del 1982. Del film esistono tre versioni, oltre all’originale esiste infatti una versione censurata e una "alternativa" che ha gli stessi tagli censori, ma ha in più una scena iniziale inedita in cui viene presentata la famiglia di Pong, uno dei protagonisti.
Il film ci mostra come Tam sia un regista preciso, di indiscusso talento.
Nomad è uno spaccato tardo adolescenziale honkhongese, in cui ci vengono presentati quattro amici con i loro problemi e le loro gioie. Un film che anche se in alcuni momenti sembra presentare quelle situazioni tipiche del teenage movie occidentale si mostra senz’altro più maturo, soprattutto nella parte in cui i quattro protagonisti credono di aver trovato la pace tanto cercata su di un’isola.
Il finale spiazza completamente lo spettatore, sfociando in una violenza fuori luogo. In questa sequenza la pellicola perde l’alone che aveva positivamente acquisito, cadendo nel grottesco. Un finale a nostro avviso deludente, ma che non oscura la complessiva buona qualità del lavoro.

Retrospettiva su Patrick Tam

patrickhalfIl Far East Film Festival di quest’anno ha voluto dedicare un’interessante retrospettiva al regista di Hong Kong  Patrick Tam.

Tam, regista ancora sconosciuto al grande pubblico italiano, è stato uno dei protagonisti della cosiddetta "New Wave" Hongkonghese degli anni ’80, movimento (di cui fa parte anche John Woo) che ha aperto la strada a registi del calibro di Wong Kar-Way o Johnnie To.

Patrick Tam inizia a lavorare alla fine degli anni ’70 in ambito televisivo, da citare in particolare le serie "13" e "C.I.D.", per poi esordire al cinema nel 1980 con "The Sword".  Nel corso degli ’80, Tam realizza altri sei lungometraggi, tra cui "Love Massacre" e "My Heart Is That Eternal Rose", dopo quest’ultimo film del 1989 sembra prendere una pausa di riflessione: nei ’90 insegna cinema a giovani studenti hongkonghesi e collabora al montaggio di "Days of Being Wild" e  "Ashes of Time" del suo discepolo Wong Kar-Way, oltre che ad "Election" di Johnnie To.

Nel 2006 ritorna finalmente alla regia con "After This Our Exile" tratto da una sceneggiatura di un suo studente.

Filmografia (solo lungometraggi):
After This Our Exile (2006)
My Heart Is That Eternal Rose (1989)
Burning Snow (1988)
Final Victroy (1987)
Cherie (1984)
Nomad (1982)
Love Massacre (1981)
The Sword (1980)