Dream Home: lo slasher di Pang Ho-cheung al Feff 2010

Anche quest’anno, anche se per pochi giorni, abbiamo passato delle bellissime giornate al Far East Film Festival di Udine.
Doveroso ringraziare innanzitutto della compagnia i tanti amici presenti, fra i quali anche diversi blogger come Weltall , Rosuen, Nick , Deiv, Tob, Erica, Rob e poi Filippo, Sara, Francesco, Elena, Anna Paola e Giulia.
Abbiamo deciso di non fare le classiche mini-recensioni festivaliere per dare spazio ai due film che più ci hanno colpito.
Adesso è il turno di Dream Home di Pang Ho-cheung e nei prossimi giorni il Para pubblicherà quella di un altro film (vi lasciamo un po’ di suspense) visto nelle giornate udinesi.
Nel film la protagonista è Cheng Li-sheung, interpretata da una straordinaria Josie Ho (fra le performance femminili assolute degli ultimi anni), è una giovane ragazza hongkonghese che fa diversi lavori part-time per realizzare il suo sogno: comprare un appartamento con vista sul mare.
Quando riesce a ottenere la cifra necessaria per l’acquisto, i padroni di casa cambiano idea e cercano un nuovo acquirente che possa offrire loro una maggiore somma di denaro.
Cheng Li-sheung, sconvolta dalla notizia, sfogherà tutta la sua ira uccidendo, in una sola notte, alcuni inquilini del condominio in cui desiderava abitare.
Pang Ho-cheung, abbandonata la spocchia intellettuale del precedente Trivial Matters, abbraccia con Dream Home il cinema di genere più estremo immergendo la macchina da presa nel sangue.
L’estrema violenza degli omicidi non appare mai gratuita e diviene una sconvolgente metafora della repressione vissuta da chi non può permettersi l’appartamento che vorrebbe.
La grande importanza di Dream Home nasce proprio da una profonda riflessione contenutistica sulle condizioni abitative in cui si trovano molte persone nel mondo odierno: la protagonista arriverà a uccidere 11 inquilini per far sì che gli appartamenti di quel condominio abbiano, dopo gli omicidi, prezzi più abbordabili.
Il ragionamento che Pang vuole portare avanti appare coerente dall’inizio alla fine e a questo si unisce un montaggio che non nasconde nulla agli spettatori rendendo Dream Home uno dei film asiatici più shoccanti degli ultimi anni.
Nonostante le musiche siano dell’italiano Gabriele Roberto, "difficilmente" lo vedremo in futuro nelle nostre sale.

Chimy

Voto Chimy: 3/4

Voto Para: 3/4

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