Nei cinema arriva la coppia Johnny Depp – Angelina Jolie, ma le emozioni più grandi le riserva il nuovo film di Jean-Pierre Jeu

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

Il tempo delle battaglie natalizie è arrivato. Questo venerdì faranno il loro ingresso in sala i film che si contenderanno il primato al box office nelle prossime settimane: dal classico cine-panettone annuale di Neri Parenti («Natale in Sudafrica») al nuovo lungometraggio d’animazione della Dreamworks («Megamind»); dal terzo capitolo della saga fantasy «Le cronache di Narnia» («Il viaggio del veliero») all’ultimo lavoro di Aldo Giovanni e Giacomo («La banda dei Babbi Natale»).
In mezzo a questo gruppone potrebbe però svettare un titolo in grado di guadagnarsi i favori del botteghino grazie a un’inedita coppia di attori protagonisti: «The Tourist» di Florian Henckel von Donnersmarck, che vede per la prima volta insieme sul grande schermo Johnny Depp e Angelina Jolie.
L’interprete della saga dei «Pirati dei Caraibi» (il cui quarto episodio arriverà nei cinema a maggio 2011) veste i panni di Frank, un turista americano in visita a Venezia, che si ritroverà coinvolto suo malgrado in uno scontro fra spie internazionali. Non tutto però sarà chiaro come appare a prima vista.
Dopo il grande successo de «Le vite degli altri» (vincitore del Premio Oscar al miglior film straniero nel 2006), il tedesco Henckel von Donnersmarck sembra aver già perso lo spessore registico che aveva caratterizzato il suo fortunato esordio.
Nonostante il possibile fascino esercitato dalla coppia Depp – Jolie, «The Tourist» risulta semplicemente una banale spy story (con momenti da commedia, forse involontari) che diventa sempre meno interessante e più scontata col passare dei minuti.
Non basta una discreta alchimia fra i due divi di Hollywood (anche se entrambi non sembrano, fin dalle prime battute, molto convinti di lavorare in questo progetto) per alzare il livello di una pellicola decisamente piatta e mediocre.
 
Coppia d’attori molto meno glamour è invece quella composta dai semisconosciuti John Krasinski e Maya Rudolph, noti volti televisivi più che cinematografici, protagonisti della commedia agrodolce «American Life» di Sam Mendes.
I due interpretano rispettivamente Burt e Verona, coppia non sposata di trentenni in attesa di una bambina. Abbandonati dai genitori di lui (quelli di lei sono morti diverso tempo prima) che si stanno trasferendo in Europa, Burt e Verona intraprendono un lungo viaggio tra gli Stati Uniti e il Canada per cercare fra parenti e amici qualcuno che possa aiutarli in un momento così delicato.
Anche se probabilmente non otterrà grandi incassi in questo weekend pre-natalizio, è alta l’attesa per l’uscita nelle nostre sale (a un anno e mezzo di distanza da quella nei cinema americani) di questo prodotto indipendente che il talentuoso Sam Mendes ha realizzato a breve distanza dal precedente «Revolutionary Road», in cui i protagonisti erano Leonardo DiCaprio e Kate Winslet.
Dopo un incipit particolarmente originale, «American Life» non mantiene però le aspettative degne di un soggetto così interessante.
La riflessione del regista sulle difficoltà dell’essere genitori oggi, viene approfondita soltanto parzialmente: per gran parte il film descrive con superficialità la ricerca di un’identità familiare che si trascina verso un finale altamente prevedibile.
Curiosamente, uno dei difetti maggiori di questa pellicola sta nella sceneggiatura dello scrittore di culto Dave Eggers (realizzata insieme a Vendela Vida), che già aveva lavorato per il grande schermo adattando «Nel paese delle creature selvagge» tratto da un libro di Maurice Sendak e diretto da Spike Jonze. Dialoghi spesso forzati e sopra le righe portano a dire che la sua attività di romanziere sia, almeno per il momento, di gran lunga preferibile.
 
Una storia spontanea, divertente e brillante è invece quella scritta da Jean-Pierre Jeunet (in coppia con Guillaume Laurent) per la sua sesta fatica registica: «L’esplosivo piano di Bazil», unica pellicola francese in un weekend in cui  è il cinema americano a farla da padrone.
L’incontenibile Dany Boon (regista e attore di «Giù al nord») interpreta Bazil, impiegato in un videonoleggio la cui vita è stata segnata dalle armi da guerra.
Il padre, diversi anni prima, è rimasto vittima di una mina in Marocco e poi lui stesso, durante una notte di lavoro, viene colpito accidentalmente alla testa da un proiettile vagante che lo riduce in fin di vita. Dimesso dall’ospedale e rimasto senza casa viene adottato da una banda di eccentrici personaggi, che vivono in una sorta di caverna costruita all’interno di una discarica. Grazie al loro aiuto Bazil deciderà di vendicarsi di quei fabbricanti d’armi causa di tutte le sue sofferenze.
Otto anni dopo il grande successo de «Il favoloso mondo di Amelie» (seguito dal meno noto «Una lunga domenica di passioni» del 2004), Jean-Pierre Jeunet realizza uno dei suoi migliori lavori in assoluto: «L’esplosivo piano di Bazil» è infatti un’opera riuscitissima, piena di ottimi caratteristi e di sequenze davvero geniali.
Qualche piccolo calo nella seconda parte non toglie valore a questa pellicola surreale, costellata da tante colte citazioni dalla storia del cinema, che spaziano da Sergio Leone ai grandi comici (Charlie Chaplin e Buster Keaton in primis) del muto. E non solo.
Jean-Pierre Jeunet riesce davvero a sorprendere, proseguendo coerentemente la sua personale idea di cinema che ha portato avanti sin dal suo esordio, «Delicatessen» del 1990, senza mai scendere a compromessi. Lo dimostra il fatto che, con coraggio e personalità, nel 2007 ha persino rifiutato la proposta della Warner Bros. di dirigere il quinto episodio della saga di «Harry Potter».

Chimy

Voto The Tourist: 2/4

Voto American Life: 2/4

Voto L'esplosivo piano di Bazil: 3/4

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